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Diffusori Aliante Decò, una gradita novità Made in Italy


cactus_atomo

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Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

Aliante
La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.

Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.


Design e costruzione
Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.

Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.

I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
 

Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
 

Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 

Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

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Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
 

Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.

 

Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee

Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.

Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
 

La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente

Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.

La di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.

E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.


Conclusioni
In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche.

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