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Ubaldo Bricco: un artista a tutto tondo


oscilloscopio

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Per tutti un pittore, scultore musicista e compositore, per me è stato inoltre un Maestro, un amico ed uno “zio acquisito”.

 

 

Chi era Ubaldo Bricco?
Nato a Milano nel 1934, ha perso la madre da bambino a causa della guerra, ha avuto un’infanzia non propriamente felice anche se il forte legame con la nonna gli è stato di grande aiuto. Di carattere eclettico e sensibile, fin da bambino si è avvicinato alla musica, passione che ha coltivato costantemente e che ha influenzato significativamente la sua espressione nel mondo della pittura e della scultura, arti nelle quali si è cimentato in età più matura. Non mi pronuncio in merito a critiche sulla sua arte, in quanto già espresse da personaggi molto più competenti di me, vorrei solo ricordare la persona che mi ha avvicinato alla musica, in particolare classica e jazz, insegnandomi da bambino a suonare il flauto dolce ed a leggere uno spartito (ricordo le ore in sua compagnia ad imparare il solfeggio con il “metodo Bona”). Mi ha affascinato con quei suoi dipinti “strani” che da bambino mi colpivano per l’insieme di colori e tratti, e che da adulto ho imparato ad apprezzare per il loro senso di “movimento” e “musica” che mi trasmettono, come fossero uno spartito che esterna il suo (o mio?) stato d’animo del momento.

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E’ sempre stato uno sperimentatore, sia in campo musicale, che pittorico. Lo conobbi che suonava il contrabbasso, soprattutto nell’ambito jazz ed ebbi modo di ascoltarlo più volte in  locali che erano un po’ la “culla” del genere (nella zona milanese), come il teatro Uomo, “Il capolinea” o “Le scimmie”. Anche se per poco tempo, fece parte di quello che fu forse il primo gruppo di free jazz italiano, chiamato “Gruppo contemporaneo”, composto da Daniele Cavallanti, Luigi Maria Corsanico, Guido Mazzon, Marco Marilli, Filippo Monico ed appunto Ubaldo Bricco.
Negli anni l’ho sentito suonare anche il flauto, il clarinetto, il violino ed il piano elettrico. Negli ultimi tempi in cui ci siamo frequentati, si era dedicato anche alla composizione, soprattutto per pianoforte. Nel campo della pittura e della scultura gli ho visto utilizzare, oltre alle tele ed ai supporti classici, i materiali più improbabili, come carta catramata, sughero, tondi di metallo ed addirittura vecchie porte, piuttosto che tapparelle di legno. Nella scultura, oltre al legno, per un breve periodo usò una sorta di prodotto chimico (fino agli anni ’70 lavorò presso la Farmitalia nei laboratori) a sua detta piuttosto pericoloso da maneggiare e che sviluppava vapori nauseabondi (infatti smise di utilizzarlo), ma che ha dato risultati stupefacenti. 

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Ricordo, dato che collezionavo pipe, che ne acquistai uno sbozzo in schiuma (sepiolite) e chiesi ad Ubaldo, se volesse farne una scultura. Lui prese il pezzo e per alcuni mesi non ne seppi più nulla. Il giorno di Natale, sotto l’albero, trovai la pipa scolpita e quello che mi fece ridere, fu che insieme allo sbozzo pronto per la scolpitura, davano un pezzetto di materiale per prendere confidenza con la lavorazione e non rovinare il blocco principale; ebbene, lui con quel pezzo, al posto che le prove, ci fece un coperchio per la pipa (ovviamente anch’esso scolpito).

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Vivendo mia zia al terzo piano e noi al quarto dello stesso stabile, le occasioni per frequentarci erano ricorrenti. 
Un altro ricordo, è di noi seduti a disegnare alla stessa scrivania, uno di fronte all’altro (avevo otto o nove anni) e, mentre eravamo impegnati nel lavoro, lui mi faceva una serie di domande su cosa mi sarebbe piaciuto suonare, cosa avrei voluto fare da grande, ed io rispondevo che mi sarebbe piaciuto suonare la tromba, fare l’architetto, scalare le montagne. be', alla fine io mi ritrovai con la mia schifezza di disegno e lui mi consegnò una grafica con il mio ritratto e quelle che erano le mie aspirazioni di allora, chiaramente interpretate secondo il suo stile.

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Un episodio divertente che voglio raccontare, e mette in risalto l’eccentricità del Bricco, è avvenuto quando avevo sempre sette od otto anni: propose a me e mio cugino, maggiore di quattro anni, di andare alle “Varesine” (un circo con luna park annesso che c’era a Milano). Il problema stava nel fatto che lui non aveva l’automobile, ma girava con la Vespa 150. Quando salii a casa per prendere il giubbotto, dando spiegazioni vaghe su dove stessi andando, mia nonna, che era la mia custode dato che i miei genitori lavoravano entrambi, si insospettì, ma ormai ero uscito e quando dal balcone ci vide partire in tre sulla Vespa per ignota destinazione, iniziò a gridare di tornare indietro… Il buffo della cosa sta nel fatto che tutti e tre eravamo senza soldi e quando arrivammo alle Varesine, ci infiltrammo di nascosto sotto il tendone del circo per assistere allo spettacolo. Ricordo la grossa ramanzina a me ed al povero Ubaldo, da parte di mia madre e mia nonna per la fuga non autorizzata.

Vivendo in stretto contatto dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’90, ho avuto modo di vedere l’evoluzione del suo stile pittorico e la continua ricerca di linguaggi espressivi diversi, anche se la sua impronta era sempre riconoscibile, sembrava quasi che la pittura non fosse sufficiente ed esternare la sua creatività.

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Inventò anche una propria “scrittografia”, basata sul linguaggio dei segni, dell’armonia e della melodia. I suoi insegnamenti nell’ambito musicale, mi guidarono in un percorso passante per la classica tradizionale, fino ad autori più complessi come Mahler, Schomberg, Bruckner, Milhaud.  
Ricordo lunghe discussioni sul rock, il progressive, il funky, in cui ci confrontavamo e proponevamo a vicenda pezzi da ascoltare. Ma mentre per lui era facile seguirmi, io spesso faticavo (e fatico tuttora) ad apprezzare brani con sonorità troppo fuori dagli schemi.  Diverse volte, riproducendo dischi di musica classica, mi faceva notare quando qualcuno “steccava” o, facendogli ascoltare un brano, prendeva lo strumento che aveva sotto mano e ci improvvisava sopra.

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Alla fine degli anni ’60 ha lasciato il lavoro per dedicarsi completamente all’arte e non ha mai tradito se stesso cedendo a chi gli suggeriva di fare un prodotto più "commerciale”, anche se questa scelta ha economicamente condizionato la sua vita. Il suo studio dove si ritirava quando aveva bisogno di solitudine o per sperimentare qualcosa di nuovo, era letteralmente un magazzino con stipata una quantità incredibile di quadri, sculture e materiale di ogni tipo al limite dell’invivibile, ma era il suo regno.

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I giorni prima dell’inaugurazione di una mostra, erano sempre piuttosto caotici: Ubaldo e mia zia impegnati a scegliere quadri, mandare inviti e provare abiti da sera. Personalmente da bambino mi interessava maggiormente il discorso rinfresco…poi crescendo, ho preso parte attiva agli eventi, soprattutto effettuando i servizi fotografici ed aiutando a volte nell’allestimento.

 

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Gli anni ’90 furono un vero e proprio spartiacque: noi ci trasferimmo a Peschiera Borromeo, e mia zia decise di andare a Cremona. Purtroppo una sera nebbiosa, mentre rientrava a casa, venne tamponata in autostrada e perse la vita. Fu un grande trauma per tutti noi ed in particolare per Ubaldo.

Continuammo a frequentarci (anche se più sporadicamente vista la distanza) sino a fine millennio. Ogni volta che ci si incontrava, inevitabilmente il discorso andava al pensiero della zia scomparsa ed Ubaldo ci chiese di interrompere i rapporti per non alimentare ulteriormente il dolore, e così facemmo.
Lo rividi alcuni anni più tardi e, con grande piacere, appresi che aveva conosciuto una donna, diventata sua nuova compagna, che mi presentò in quella occasione.
Da allora non ho più avuto sue notizie, o almeno fino a qualche giorno fa, quando ho deciso di passare presso il suo studio per incontrarlo. Da suoi vicini ho saputo che purtroppo è venuto a mancare da alcuni anni, e da una ricerca fatta in seguito, ho appreso da un suo amico che un tumore se l’è portato via a settembre del 2016 (fortunatamente confortato dalla sua compagna e dalla famiglia, che gli sono stati vicini negli ultimi anni).
Mi è molto dispiaciuto non poterlo rincontrare e presentargli anche mia figlia che ha visto appena nata ed ora ha vent’anni. Ho voluto scrivere queste righe per ricordarlo, condividere con voi questa storia e ringraziare chi gli è stato di fianco nell’ultima parte della sua vita. Di Ubaldo Bricco ci restano le opere, la musica ed il ricordo di un grande artista.

 

Ciao Ubaldo.

 

più informazioni: https://www.ubaldobricco.com/

 

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