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Fiaba di Natale. Il guru dell'audiovideo


Fabio Cottatellucci

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Da parecchio tempo avevo strappato al mio amico Paolo la promessa di portarmi con sé a trovare il Guru, una persona che era ben nota nel mondo dell’Audiovideo come uno dei più “addentro alle secrete cose”. 

 

Il guru dell'Audiovideo
Un vero guru finalmente, uno che doveva certamente essere in grado di dire l’ultima parola nella diatriba fra plasma e LCD, che doveva sapere quali fossero i cavi che suonano meglio e quali fossero le stelle guida nelle costellazioni delle valvole; un uomo insomma che doveva conoscere a menadito tutti i più reconditi segreti degli impianti audiovideo. Quei segreti insomma che tante volte avevo intuito essere appannaggio di pochi iniziati nei forum in Internet, nei negozi e nelle fiere. Sacerdoti del culto iniziatico dell’audiovideo che si rivolgevano l’un l’altro gli ammiccamenti consenzienti di chi sa e non vuole far sapere al volgo, e che comunicavano fra loro con brevi motti che sottintendevano una sapienza infinita: “Eh… come tutti i Piospheer anche questo solarizza in RGB” oppure “Il solito suono MacMahon… scuro sotto” o anche “questo è un vero valvolare, pastoso, corposo e caldo”. Evidentemente costoro tutto sapevano, e facevano cadere dall’alto solo stille della loro infinita saggezza a noi comuni mortali assetati.
Chi avrebbe potuto liberare me, principiante, da così tanti dubbi e farmi entrare nel sancta sanctorum dell’audiovideo? Chi mi avrebbe aperto le porte dei segreti giudizi sugli apparecchi? Certamente il Guru amico di Paolo, cui avevo dato a lungo il tormento perché organizzasse quell’incontro. Lui avrebbe potuto liberarmi.

In quel pomeriggio d’antivigilia di Natale, mentre tutti facevano shopping e l’alito fumava nell’aria, in un’atmosfera un po’ da film di Frank Capra attendevo Paolo sul luogo dell’appuntamento. Nelle mani rattrappite dal freddo nonostante fossero sprofondate nelle tasche del soprabito (accidenti a Paolo, mai puntuale) stringevo un pezzetto di carta con le mie vere domande esistenziali: meglio l’RGB o il Component? Meglio il biwiring o il monowring? Meglio un proiettore DLP o uno CRT? Meglio i pre passivi o quelli attivi?
Ecco, fra poco avrei saputo, fra poco non avrei avuto più incertezze e anch’io, nei negozi, nelle mostre, nei forum, avrei potuto lanciare quelle occhiate sapienti e beffarde ai non iniziati, e pronunciare con alterigia sentenze quali “mi sembra che i medi siano nasali come in tutti i diffusori a tromba”. Paolo arrivò con un sorriso a trentadue denti. S’era fermato a comprare delle caldarroste perché piacevano molto sia a lui sia al Guru, e si produsse in un lungo ragionamento sul fatto che costavano venti volte di più di quando era bambino. Ma come poteva pensare alle caldarroste in un momento come quello? Mi sorpresi a cogitare, lui che è amico personale del Guru (chissà quali prove avrà superato per diventarlo), come mai non si comporta come un iniziato? Sarà stato forse stato allontanato dalla Cerchia?

 

L'apparizione
Suonammo il campanello, la porta si aprì e il Guru comparve.
Io non sapevo come dovesse essere fatto un Guru dell’Audiovideo, forse me lo aspettavo che levitasse a mezz’aria con una tunica arancione. Questo era piuttosto alto, robusto e indossava una felpa blu e dei jeans. Ci presentammo, e riflettei che poteva sembrare una persona assolutamente normale, probabilmente le sue capacità sensoriali sovrumane erano ben dissimulate.
Sorprendentemente Paolo e il Guru non iniziarono a parlare di quale fosse il miglior cavo Component dell’universo come mi attendevo, ma si produssero in un vivace dibattito sulla amministrazione della nostra città.
Io osservavo l’impianto audiovideo. Era collocato su un lato corto del salone, i grandi pannelli elettrostatici dei frontali si ergevano quasi al centro della stanza, il canale centrale e i surround erano posizionati in modo molto accurato. Le elettroniche occhieggiavano da dentro un mobile auto costruito, completamente di legno, erano i più bei e costosi nomi dell’amplificazione americana che si stavano scaldando per dare corrente a quelle divoratrici di watt. Il lettore CD / SACD solo due canali era di una marca ben nota ma per me fuori del Gotha dell’hi-fi e il lettore di DVD Video era addirittura il modello di punta di un grande marchio consumer, orrore, nipponico. Tutto questo mi turbò non poco.
Ricordando come si parlava di quelle specifiche macchine durante una cena fra audiofili, schiaritami la voce chiesi “Come mai proprio questi lettori? Sono serie speciali o modificate? Non mi sembrano modelli top” interrompendo un’animata conversazione che era ormai scivolata sulla comparazione fra la Ferilli e la Falchi con ampi gesti esplicativi delle rispettive doti da parte di Paolo (ma dico, di questo va a parlare con un Guru quello scellerato?).
“Sono di serie tranne gli stadi d’uscita del lettore CD / SACD, sostituiti dal laboratorio di un amico” disse il Guru “ho anche lavorato un po’ sull’ottimizzazione. Francamente, in questo impianto non è possibile far di meglio sulle sorgenti digitali a meno di spendere una cifra tale da… rendere più conveniente far venire i muratori e far ricostruire la stanza secondo principi di acustica. Il giradischi è a sostituire il motore per un upgrade”.
Santa pace, ma allora anche i Giapponesi sapevano fare i lettori? E l’altro marchio… insomma… era noto per i suoi lettori ma non era da Gotha!

Il Guru ritenendo l’impianto in temperatura alzò il volume e un gruppo jazz si materializzò nella stanza con una naturalezza e una presenza che mi lasciarono a bocca aperta. Seguì il SACD di un cantante folk americano che sembrava fosse seduto davanti a me, poi una sinfonica mozzafiato per solennità e rifinitura dei singoli strumenti. Io, semplicemente, non avevo mai ascoltato niente di simile in vita mia per quante mostre e negozi avessi girato. “Hai dei tuoi CD da provare?” Mi chiese il Guru e io, ripresomi, sfoderai malignamente un dischetto di batteria jazz pieno di frequenze basse e di dinamica, sperando di mettere in difficoltà l’impianto. Invece anche la gamma bassa venne fuori credibile e profonda, e non mancava la dinamica. “La dinamica è ottima e anche l’estensione in basso, sorprendente per una elettrostatica “ Esclamai. 
“Per un’elettrostatica di trent’anni fa, che è alla base delle chiacchiere che hai sentito e che ora riporti” disse ridendo quel mascalzone di Paolo (ed era proprio così, ancora una volta riportavo!).

Il Guru aggiunse “Certo che non saranno mai dinamiche e presenti in basso come delle trombe, ma un sistema top non ha mai buchi clamorosi. Comunque, perché forzare un apparecchio a fare quello che fa meno bene solo per vederne i limiti, e perché comprarsi una macchina per poi torturarla per farle fare quello che fa meno bene dandole partner che anziché esaltarne le virtù le smussano? Meglio usarla per fare ciò che le riesce meglio, la scelta si fa prima, se avessi cercato dinamica estrema e presenza in basso mi sarei procurato delle trombe e non ho intenzione adesso di forzare in tal senso i miei pannelli elettrostatici”.
Decisi allora di giocarmi ancora una frase altrui che avevo carpito a una mostra a due austeri signori dall’aspetto molto grave e navigato: “Le amplificazioni di questa marca non sono un po’ fredde?” Il Guru osservò “Beh, hanno una timbrica molto rigorosa, direi che con i pannelli sono perfette anche perché hanno grosse capacità di pilotaggio. Soprattutto, ho provato una quantità di amplificazioni in questo setup e il risultato lo stai ascoltando: com’è?”
“Impeccabile” crollai, ma poi sbottai “Ma allora cosa devo dire quando sento affermare che il vero amplificatore suona corposo, caldo e pastoso?”
“Devi dirgli di farsi un semolino ben caldo col formaggino squagliato dentro” rise sgangheratamente Paolo, che stava scartabellando la vasta collezione di vecchie riviste audio americane del Guru che rise appresso a lui.

 

Segreti e strategie di ottimizzazione
Il tempo volò mentre ascoltavamo ancora quella musica che sembrava scendesse direttamente dal cielo, poi passammo al video. Nel guardare le casse posteriori mi resi conto che… uno stendipanni era lì, aperto fra surround left e surround right. I panni erano disposti in modo simmetrico, soprattutto pullover. Mi fu subito chiaro che si trattava di un brillante sistema ad assetto variabile per correggere l’acustica della parte posteriore della sala, e mi domandai quanto tempo e quante prove fossero state necessarie per mettere a punto quell’originale correttore. Finalmente un segreto del Guru pensai, già mi vedevo rivenderlo con un sorrisetto beffardo alla prossima cena di audiofili dalle mani appiccicose di pasta per lavelli. Deciso a carpirlo, chiesi: “A che cosa serve quello stendipanni?”

Il Guru rispose interdetto: ”Beh, a stendere in casa quando fuori è brutto tempo come oggi … avrei dovuto portarlo in cucina ma me ne sono totalmente dimenticato, scusami”. Questa risposta mi gettò nel più nero sconforto.

Sempre sui surround notai che essi erano alimentati da… una normale piattina audio piuttosto cicciotta di una marca piuttosto commerciale! Lo feci presente per sentirmi dire “Vedi, su frontali e centrale prova che ti riprova ho trovato un piuttosto costoso ma che va anche molto, molto bene. Me lo prestò un amico, mi piacque e attesi finché lo trovai usato in Internet a metà prezzo, sei mesi dopo. Ma sui surround, ho fatto tante prove ma non ho mai riscontrato una differenza che andasse oltre le sfumature, e non ne sono neppure certo. Pertanto non ho investito nulla per cambiare quei cavi”. Ma… e se questo venisse a conoscenza della community audiovideo, impegnata a discutere sulle più squisite geometrie dei cavi e sui più sublimi colori delle loro guaine? Mi preoccupai. “Io l’ho sempre dichiarato in tutti i Forum e poi, a casa mia e con i miei soldi, il mio impianto me lo faccio come mi pare” osservò il Guru.
Avevo esaurito tutte le frasi a effetto mandate a memoria ascoltando i “veri esperti”. Esse si erano infrante contro un muro di scelte basate solo sulla logica e sull’indipendenza di giudizio. Ma che cosa avrebbe rimpiazzato il mio repertorio distrutto?

Per i test video il Guru aprì una tenda e comparve un grosso plasma, uno dei pochissimi ritenuti in grado di battersi ad armi pari con un televisore CRT di punta, ma io rimasi molto sorpreso perché mi aspettavo un proiettore. Riflettei a voce alta: “Certo un proiettore sarebbe meglio. Ma fra la necessità di fare buio, il tempo per renderlo operativo, la grandezza dell’immagine eccetera, uno rischia di vedere molti meno film e meno TV. Così almeno è come avere un televisore tradizionale sempre pronto, chiunque in famiglia può usarlo facilmente anche per un telegiornale”. Quasi mi morsi la lingua per questa affermazione sincera ma banale, da pivello, ma il Guru disse: ”E’ esattamente il motivo per cui ho dato via il mio proiettore in favore di questo plasma: era bellissimo, ma mi faceva guardare pochi film. Intendiamoci, questo non è al suo livello ma è un signor display e, soprattutto, mi fa macinare ore ed ore di video”. 
Improvvisamente compresi. L’unica volta in cui avevo espresso il mio personale parere, anche se in controtendenza rispetto agli ”esperti”, avevo ragionato come il Guru. L’importante era lo scopo, erano i film, non il mezzo. Iniziammo a vedere delle sequenze di film noti, spettacolari per profondità e dettaglio con una qualità video ancora una volta a me sconosciuta.
Provammo sia il collegamento Component sia l’HDMI. Io avrei voluto dire che il collegamento digitale era superiore, perché in un Forum un ragazzo mi aveva seppellito di numeri, bande di trasferimento, protocolli, e mi aveva fatto fare la figura del bamboccio. Da allora mi ero ripromesso di proclamare sempre la superiorità del collegamento digitale per far bella figura, ma lì il Component stava andando meglio, meno rigoroso forse ma più fluido, e trovai il coraggio di dirlo. Ancora una volta il Guru la pensava come me, infatti disse “Anche io preferisco il Component con questa coppia lettore - plasma ”.

Ormai sapevo tutto ciò che volevo sapere, ma la risposta non era quella che avevo creduto: il Graal dell’audiovideo non esisteva, gli iniziati neppure, c’era solo tanta passione per la musica e per i film e rispetto per le macchine che li riproducevano e per il lavoro di chi le costruiva. Molto, molto più difficile da maturare di chiacchiere riciclate all’occorrenza o di fare, con i cartellini del prezzo degli apparecchi e degli accessori, una foglia di fico alla propria scarsa capacità di discernimento. E il Guru era un esperto non perché conoscesse qualche segreto, ma perché aveva pazientemente provato e riprovato tante soluzioni diverse senza entrare nel vortice delle opinioni prevalenti maturando convinzioni proprie. E soprattutto perché aveva tenuto il timone fisso sulla stella polare del risultato: visione dei film e ascolto della musica. E aveva fatto capire quel metodo anche a me, non lo aveva tenuto nascosto e io non avrei dimenticato la lezione e non l’avrei tenuta nascosta agli altri appassionati.

 

L'illuminazione
Il pomeriggio giunse al termine, ci salutammo e uscendo per strada ripassammo sotto le finestre del Guru, e solo allora pensai che lui non avrebbe mai voluto essere chiamato così. 
Attraverso i vetri chiusi si sentivano i Beach Boys. Stavo per dire “Le loro voci sono di altissimo livello, è lì che si vede un grande impianto, specie con le elettrostatiche” ma mi trattenni e sorrisi, perché ormai immaginavo la risposta. Essa infatti arrivò da Paolo: “Surfista, quando era a studiare negli States” disse indicando col pollice dietro di sé la casa del nostro ospite o forse direttamente quel ricordo di un’estate di tanti anni prima.  Il foglietto con le domande mi era caduto di tasca ma ormai non mi importava più. Camminavamo allegri come ragazzini in mezzo alla gente carica di pacchi e il vento faceva turbinare nell’aria il nevischio mentre la musica, la musica delle cornamuse, la musica delle pianole, la musica dei suonatori di strada annunciava il Natale intorno a noi.

 

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Scoperto per caso, mi ha conquistato: sia per come è scritto che per i contenuti, che condivido pienamente. Complimenti all'autore. Adesso il problema è che vorrei leggere un sequel...

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