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Symphonic Line RG14 Edition, amplificatore integrato


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Da ben più di 30 anni, figli del creativo estro progettuale di Rolf Gemein, i prodotti targati Symphonic Line sono un classicissimo esempio di apparecchiature HiFi realizzate con circuitazioni consolidate ma anche affinate nel tempo con una incessante azione di miglioria circuitale, di up-grade qualitativo della componentistica e da una serie di finezze realizzative, che costituiscono il valore aggiunto anche di questo concreto amplificatore integrato.

Nel comune immaginario, tutto ciò che è prodotto e arriva dalla teutonica terra di Germania è sempre contraddistinto da doti di robustezza, affidabilità, prestazioni, grande qualità e quindi ora ci accingiamo a comprendere se questa versatile elettronica conferma queste convinzioni.

 

Rolf-GemeinDesign

Appena sballato e posto a dimora, seppur con qualche imprecazione legata al suo insospettato e notevolissimo peso, con la sua abbagliante e magnifica cromatura estesa anche alle quatto manopole destinate rispettivamente all’accensione, alla commutazione dei quattro possibili ingressi, alla commutazione tape/source ormai di nostalgica memoria e alla regolazione continua di volume, non può non suscitare un espressione di grande ammirazione per la piacevolezza estetica.

Certo, parlando di stile ed estetica, un amplificatore integrato allo stato solido riconducibile inevitabilmente ad un parallelepipedo, sappiamo può avere mille interpretazioni, ma sicuramente questa elettronica di dimensioni frontali standard ma di profondità importante con i suoi oltre 40 cm, esprime un sapiente quanto riuscito mix fatto dell’assenza di qualunque barocco orpello e una esemplare linearità di forme e volumi, che non mancherà di impreziosire qualunque setup audio, diventandone protagonista centrale con la sua finitura a specchio, ma capace di inserirsi senza grande difficoltà in qualunque stile d’arredamento.

L’unica seria nota stonata è il telecomando in... "magnifica” plastica che a parte la stranezza della moltitudine di pulsanti, consente la sola e semplice regolazione del volume (essendo in realtà sicuramente pensato anche e soprattutto per le sorgenti di casa Symphonic Line) e sembra davvero caduto per errore nello scatolo d’imballaggio del RG14 Edition tant'è che ho dovuto prima provarlo per  capacitarmi che fosse realmente il telecomando a corredo.

 

CostruzioneSymphonic-Line-RG14_up.jpg.e10b01fe3cd7383c1e60e93fd6fb68ae.jpg

Sovvertendo il mio normale approccio ad una “macchina” da musica, perché veramente tanto incuriosito dalla circostanza di non aver mai ascoltato e sperimentato prima questo Brand, sono passato ancor prima della classica prova di ascolto ad una conoscenza immediata e "intima” del suo interno, che dopo la rimozione della manciata di viti e del cover cromato di notevole e inconsueto spessore, si è mostrato in tutta la sua virile e robusta costituzione.

In primis il giganteggiante trasformatore che ostenta la fattura tedesca e responsabile in buona parte dell’eccezionale peso di questo integrato, di tipo incapsulato da 450 VA di potenza con la chicca della griglia schermo primario/secondari e a seguire quattro prestanti elettrolitici realizzati su specifica e targati Symphonic Line per un totale di oltre 50.000 uF, due coppie per ogni singolo canale di finali di potenza complementari NPN-PNP (2SC5200 - 2SA1943) dell’apprezzata Toshiba che ben ad di là del sempre banale dato di potenza di targa R.M.S. dichiarato (100/170 Watt rispettivamente su 8 e 4 Ohm), sono il chiarissimo “biglietto da visita” di questo stage di potenza, che con il suo generoso dimensionamento, lascia subito intendere di che pasta è fatto, qualificandosi al di là di ogni ragionevole dubbio, come generoso erogatore di Corrente con caratteristiche di alta linearità e bassa distorsione armonica, in grado di non impensierirsi di fronte a nessun tipo di carico/diffusore alcuno.

Passando all’esame del “lato B” di questa bella amplificazione, dopo la vaschetta IEC di alimentazione, i validi connettori diffusori di presumibile fattura WBT, si susseguono:

  • l’uscita Preamplificata per l’impiego dell’integrato associato ad un eventuale finale di potenza;
  • le linee di ingresso/uscita Tape che senza pensare all’ormai defunto standard delle cassette Stereo 7 Philips potrebbe allettare l’audacia fantasia sul risvegliato interesse per i registratori a bobine analogici, ma che ovviamente si presta ugualmente bene anche a qualunque altro ingresso di tipo ad “alto livello”;
  • i tradizionali tre ingressi Aux/Tuner/CD,

e infine quello che personalmente, più di tutto, mi fa sempre tanto piacere vedere su un elettronica di amplificazione: un prezioso ingresso phono (anche se le coppie di connettori sono due) che attraverso uno switch dedicato alla commutazione MM/MC e il corredo di due connettori RCA maschi di adattamento d’impedenza a 100 Ohm per le testine Moving-Coil, insinua il sospetto sulle grandi velleità analogiche di questo integrato.

Symphonic-Line-RG14_in.jpg.167b46383fe3509d73270bcfc708d6f4.jpgAhimè però nel tempo ho imparato che molto spesso seppur esibiti con grande fierezza in apparecchi anche di grandi pretese, lo stadio phono alla fine però si riduce ad una manciata di circuiti operazionali tuttofare che in quattro e quattr’otto, bello e pronto, realizzano la delicata e preziosa preamplificazione e la rete di equalizzazione RIIA, dalla tutto sommato corretta ma tante volte anche smunta e avvizzita musicalità,  costringendo a ricorrere ad un pre-phono esterno dedicato.

Ben!! Magnifica è stata invece la sorpresa dello scoprire nel RG14 Edition uno stadio phono realizzato interamente da una popolosa pletora di eccellente componentistica di tipo “discreta”, tanto attiva che passiva, ad evidenziare subito l’attenzione riposta dal progettista sul versante della sorgente analogica costituita dal giradischi che manifestamente, invece di una economica soluzione copia/incolla, ha voluto investire un bel po’ di tempo e risorse in un ottimo stadio che se comprato a parte si confronterebbe senza timore alcuno direttamente con oggetti del costo di 7/800 Euro.

Ma altrettanto grande e inaspettato è stato il mio stupore nello scoprire invece che lo stadio di preamplificazione linea è stato interamente affidato a due coppie di amplificatori operazionali: due comunque validissimi Op-Amp con stadio d’ingresso a FET BurrBrown OPA604 e due “storici” NE5534 d’annata come stadio driver dei finali di potenza, alimentati da un dedicato stage di alimentazione stabilizzata.

Una scelta che sicuramente in termini di rapporto Segnale/Rumore, dinamica e bassa distorsione armonica è assolutamente impeccabile e incontestabile ma che come velocità, distorsione di intermodulazione e resa timbrica, andrà valutata sul campo con l’ascolto.

Alla fine pertanto, in questo più che rassicurante contesto, altre finezze e accortezze realizzative del quale anticipavo all’inizio, costituite dal potenziometro motorizzato di qualità, la selezionata componentistica tanto attiva che passiva, l’addensante antivibrazioni posto a cappello dei condensatori elettrolitici, la cavetteria di interconnessione segnale ordinata e ridotta al minimo e cosa ancora più importante di ottima qualità, insieme alla preziosità di impeccabili saldature realizzate con leghe ad alto tenore d’argento, fanno di questo RG14 Edition, un oggetto al di sopra di ben più di una spanna rispetto alla categoria degli amplificatori budget, entry-level e “vorrei ma non posso”, in grado di rivaleggiare assolutamente ad armi pari  con i migliori nel suo segmento di mercato.

 

AscoltoSymphonic-Line-RG14_rear.jpg.427e7f0f1152324837a50a0b051fa869.jpg

Al di là del solito menù di sorgenti del mio setup costituito da un lettore Marantz e da un media-player di rete Asus O!Play TV PRO per la musica liquida ad alta risoluzione, entrambi comunque allacciati al mio convertitore D/A PS-AUDIO Digital Link III e dal fronte analogico costituito dal Pro-Ject RPM 5.1 sul quale ho rimontato per l’occasione la storica testina MC Denon DL-160, prima della prova con le padrone di case costituite dalle mie Magnepan, grazie alla fortuita presenza nel mio soggiorno di due straordinarie e raffinate Vienna Acoustic Haydn SE, che con i loro 180 Watt di potenza massima e i tosti 4 Ohm di Impedenza, si pongono come ideali partners del Symphonic Line, ho voluto iniziare proprio con loro l’assaggio di ascolto.

L’ottimo feeling tattile con la manopola di accensione e con quella del potenziometro del volume, dopo il rassicurante click dei relè di inserzione diffusori, mi predispone subito molto bene all’incalzante ritmo di batteria di “What It Is” di Mark Knopfler e ai suoi magnifici accordi di chitarra elettrica.

Il timbro caldo e avvolgente della sua voce si materializza subito con un notevole corpo e spessore, nonostante l’ampli ancora decisamente “freddo” e ritrovo correttamente impostati gli assetti timbrici di base che con ricercata abilità vengono riproposti dalle correttissime Vienna Acoustic Haydn SE. Il successivo “Sailing to Philadelphia”, mi costringono al rilassato ascolto delle piacevoli atmosfere ricche di pathos e ambienza che questo album magistralmente ben realizzato, dal punto di vista artistico e tecnico/qualitativo, sa offrire.

Non resisto alla voglia del nero vinile e passo all’ascolto dell’album “Tre” con il brano “Oilloco” della brava Teresa De Sio e ...voilà, ecco che le grandi qualità dello stadio pre-phono escono fuori prepotenti, restituendo intatta l’incredibile seduzione del quale la voce dell’eclettica interprete partenopea è capace.

414aOpgm9oL._AC_.jpgIl gioco si fa duro e quindi la prova del fuoco: storica e preziosa  incisione con la straordinaria “Summertime” di George Gershwin (datata ’65 e quindi vecchia quasi quanto il suo orgoglioso padrone) e confronto diretto con il mio pre-phono. E neanche a dirlo il delicato dettaglio, la naturalezza espressiva, la corretta estensione e la corretta scena acustica confermano in pieno l’assoluto livello di questa eccellente sezione phono. Veramente lodevole!!

Cambio di registro e diffusori e passando alle Magnepan, per saggiarne le reali capacità di pilotaggio e tenuta potenza, ad ampli ben caldo, procedo con la selezione sul MediaPlayer del *.FLAC del brano relativo  all’energico  “Too Many Kids Finding Rain In The Dust” di Nicolas Jaar e finalmente incomincio a cogliere qualche chiara indicazione sulla diversità sonica di questo integrato rispetto al mio personale setup costituito dal pre valvolare e il finale di potenza s.s.,  progettato e praticamente “cucito” addosso alle mie magnetoplanari.

Velocità, articolazione, controllo ed energia del registro medio-basso ci sono tutti e tra l’altro gestiti con notevole maestria, ma mi appare anche abbastanza evidente una manciata di Hertz che mancano all’appello come estensione. Ovviamente nulla di assolutamente patologico, ma considerato il veramente impegnativo carico costituito dalle Magnepan nei passaggi ad alta dinamica ed elevato volume di riproduzione,sulla porzione più bassa del registro audio, rimane più che altro una impostazione sonica ancor prima del costituire un concreto deficit.

E con il desiderio di capire con la cartina tornasole costituita dalla musica strumentale e ricca d’ambienza di cosa è capace il tedesco integrato in termini di Timbrica e Sound-stage, cambio genere e passo al per me irrinunciabile  “A trace of Grace” dello straordinario Michel Godard. 8184I6ILwWL._AC_SL330_.jpg

Ed ecco il delicato dettaglio, l’elevata risoluzione e la dinamica dei più minuti passaggi, come esattamente li conosco, che si ripropongono in un impeccabile asset  che riesce ad offrire una Timbrica assolutamente precisa e rigorosa.

Solo proseguendo con l’abbandono alle stupende atmosfere e ambientazioni che questo album sa regalare è possibile cogliere la lieve carenza sia di quella ricchezza e preziosità armonica nell’accompagnare le note e quello spiccato senso di velocità e ritmo che solo le amplificazioni eccelse e più “ispirate” sanno donare. Giusto quel pizzico d’aria attorno ai fiati e alle corde che si desidererebbe un pizzico più evidente  per rendere più scolpita e definita sia l’immagine di ogni singolo strumento che lo scenario costituito dal sound-stage virtuale.

Ovviamente pretese e valutazioni che hanno un senso solo perché parliamo di una elettronica capace di una musicalità grande e compiuta, ben superiore alla media delle cose che si ascoltano normalmente ma che come tutte le cose terrene si prestano sempre a un possibile miglioramento. Una valutazione del resto, che in funzione delle premesse tecniche fatte sullo stage di preamplificazione, non mi colgono neanche tanto di sorpresa.

 

Valore

I 4.200 Euro del suo prezzo di listino collocano questo amplificatore integrato in un target di mercato sicuramente già di un certo impegno economico, ma nonostante tutto già affollato di competitor.

E’ comunque indiscutibile che in relazione agli ampi sovradimensionamenti dello stage di alimentazione e il dispiego di risorse, sia sotto il punto di vista quantitativo che qualitativo dove non vi è  ombra dei compromessi imposti invece molto spesso per le elettroniche di media/grande produzione, accompagnati da un set di prestazioni di assoluta eccellenza che non teme confronti neanche con agli acclamati e noti Brand giapponesi,  giustifica già di per sé il costo di questo amplificatore integrato di grande concretezza.

 

Conclusioni

Ma la particolare attenzione ai particolari realizzativi e soprattutto la ricercata musicalità di alto livello di questo Symphonic Line RG14 Edition, ben al di là delle solite e scontate preferenze snob, ne fanno una versatile, intelligente ed eclettica scelta in grado di impreziosire qualunque setup audio già di grandi pretese e che può rivelarsi vincente, veramente come pochi altri, anche con diffusori magnetodinamici di impegnativo carico e bassa sensibilità. E in relazione al suo rigore timbrico e all’esuberante controllo ed energia, il pensiero mi corre oltre che a un po’ a tutte le sorprendenti Vienna Acoustic anche alle ottime Dynaudio D/M e Focus o alle B&W Serie CM come anche le magnifiche KEF R300.  Abbinamenti che senza timore di smentita, sono più che certo, saprebbero regalare vere grandi soddisfazioni.

 

di Pino Di Prizio

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1 Comment


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Ultima Legione @

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@Admin

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Ringrazio di cuore lo Staff e gli Amministratori per essere riusciti a recuperare questa recensione e quella del Cary Audio CAD 805 A.E. al quale sono particolarmente e affettivamente attaccato, essendomi state richieste personalmente dal mitico Bebo MORONI ani fá e che volle affidarmi in prova queste eccellenti elettroniche e le Vienna Acoustic Haydin Grand SE recensite poi dal grande e bravo @vignotra Vincenzo VIGNOTRA.

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Sembra passata quasi una vita e ci chiamavamo ancora VideoHiFi .........😄😄

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Pino

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