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Saranno almeno venti anni che Lincetto rivela qualcosa. Ma davvero pendete dalle labbra di questi personaggi (non e' il solo, ovviamente) ?24 punti
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Il decennio degli anni Sessanta ha segnato il passaggio definitivo dall'empirismo artigianale alla progettazione elettroacustica sistematica. Il settore ha visto l'integrazione di misurazioni strumentali rigorose e ricerche avanzate sulla scienza dei materiali applicata ai driver. Si sono consolidate tre filosofie geografiche: la East Coast americana focalizzata sulla sospensione pneumatica, la West Coast orientata all'efficienza professionale e la scuola britannica guidata dai canoni di neutralità della BBC. Ho provato a farne una lista ragionata col supporto di @ediate e di @appecundria, aggiungendo anche qualche riflessione sui prezzi. Se l'operazione risulterà gradita ripeteremo l'esercizio per i decenni successivi. Dopo la lettura potete votare i vostri preferiti a questo link: https://melius.club/topic/28733-diffusori-significativi-hi-fi-degli-anni-‘60-sondaggio/ I “game changers” Ecco quattro che hanno impresso la svolta al settore, a mio parere. Il Quad ESL-57 rappresenta l'apice della tecnologia elettrostatica applicata alla riproduzione domestica. Il principio di funzionamento si basa su una membrana sottilissima, carica elettricamente e sospesa tra due griglie metalliche (statori) a cui viene applicato il segnale audio ad alta tensione. La massa estremamente ridotta del diaframma permette una risposta ai transienti quasi istantanea, eliminando le distorsioni legate all'inerzia meccanica. Quando furono introdotte, le Quad ESL-57 erano considerate diffusori di fascia alta, con un prezzo che rifletteva l'innovazione della tecnologia elettrostatica: per la coppia occorrevano circa 4 o 5 mesi dello stipendio medio dell’epoca, nemmeno tantissimo rispetto ai prezzi odierni. Questo sistema rimane ancora oggi un parametro di confronto per la trasparenza della gamma media e la risoluzione del micro-dettaglio. Il Tannoy Monitor Gold 15 era la terza generazione dei driver Dual Concentric Tannoy, fondate sul brevetto del driver Dual Concentric per ottenere la coerenza del punto sorgente. In questa configurazione, un driver a compressione per le alte frequenze è montato fisicamente dietro il centro del woofer, utilizzando il cono di quest'ultimo come guida d'onda. L'allineamento dei trasduttori sullo stesso asse acustico minimizza le rotazioni di fase e le cancellazioni che tipicamente si verificano nella regione di incrocio del crossover. L'immagine stereofonica risultante è dotata di una precisione millimetrica, rendendo il sistema uno standard imprescindibile sia per l'ascolto domestico che per il monitoraggio in studio. Le Monitor Gold 15 erano componenti di fascia alta ma molto meno costose rispetto ai sistemi moderni, venivano via complete di cabinet opzionale con un paio di mesi di stipendio dell’epoca. Il diffusore Bose 901 ha introdotto il paradigma dell'energia riflessa, sfidando la concezione tradizionale dell'ascolto in asse. Il progetto si basa sulle ricerche di Amar Bose, il quale osservò che in una sala da concerto la maggior parte del suono raggiunge l'ascoltatore dopo aver interagito con l'ambiente. Utilizzando nove driver a larga banda identici, di cui otto rivolti verso la parete posteriore, il sistema simula la dispersione del suono riflesso. Un equalizzatore attivo dedicato interviene per correggere la risposta in frequenza dei piccoli driver, garantendo un'estensione e una spazialità del tutto inedite per l'epoca. Era un prodotto costoso ma non proibitivo per un appassionato serio dell’audio a fine anni ’60: costava circa un paio di mesi di stipendio dell’epoca. È stato forse il diffusore hi-fi più influente della storia, l’Acoustic Research AR-3a ha perfezionato il concetto di sospensione pneumatica introdotto da Edgar Villchur. Il sistema utilizza un volume d'aria sigillato all'interno del cabinet come molla elastica per controllare il movimento del woofer, sostituendo le sospensioni meccaniche rigide. Questa soluzione ha permesso di ottenere un'estensione delle basse frequenze lineare e profonda in volumi di carico molto contenuti rispetto ai sistemi a reflex. L'assenza di enfasi artificiale in gamma bassa e l'accuratezza tonale complessiva hanno consolidato il modello come riferimento per l'alta fedeltà di precisione. Possederne un paio significava avere il "massimo", ma il costo era proporzionato a tale prestigio: una coppia costava circa 500.000 Lire nel 1967. Per averle un lavoratore italiano medio doveva sborsare tra i 4 e i 5 stipendi. Evoluzione della sospensione pneumatica e della Scuola americana (oltre alle Bose e le AR). Se le AR-3a erano considerate il "top" per l'appassionato serio, le KLH Model Nine, lanciate intorno al 1960, appartenevano a un'altra galassia. Non erano semplici diffusori, ma enormi pannelli elettrostatici a figura intera, considerati da molti come i migliori al mondo per decenni. Il KLH Model Nine si è distinto come uno dei rari sistemi elettrostatici americani a banda intera prodotti in serie. Diversamente dai Quad, i pannelli KLH erano progettati per gestire potenze maggiori e offrire una superficie radiante superiore per migliorare la risposta in basso. Il KLH Model Five, di matrice dinamica, ha invece rappresentato l'eccellenza della New England School. Il progetto privilegia un equilibrio timbrico sobrio, focalizzandosi sulla linearità della risposta e sull'assenza di distorsione armonica udibile. Nel 1960 costavano oltre 1.000.000 di Lire, a fronte di una stipendio medio di 50.000 - 60.000 Lire al mese. Il termine di paragone: in Italia, nel 1960, una Fiat 500 costava circa 450.000 Lire. Per farle suonare al massimo del potenziale, alcuni appassionati ne compravano due coppie, raddoppiando l'investimento. In Italia, significava spendere l'equivalente del costo di un piccolo appartamento in periferia. La Scuola britannica: monitoring BBC e linee di trasmissione (Oltre le Quad e le Tannoy). Nate nel 1969 dal genio di Spencer Hughes, ex tecnico della BBC, le Spendor BC1 incarnano la ricerca della BBC sulla fedeltà del parlato e sulla riproduzione degli strumenti acustici. La progettazione prevedeva l'uso di cabinet a pareti sottili (thin-wall) smorzate con bitume, progettate per risuonare in modo controllato fuori dalla banda critica delle medie frequenze. L'obiettivo era la massima precisione timbrica nella gamma media, fondamentale per le trasmissioni radiotelevisive di alta qualità. In Italia, le Spendor BC1 arrivarono nei primi anni '70, una coppia costava circa 380.000 - 420.000 Lire (esclusi gli stand, spesso necessari), pari a circa 3 stipendi e mezzo. Si posizionavano quindi un gradino sotto le AR-3a in termini di costo, ma richiedevano comunque un sacrificio economico notevole per un lavoratore medio. Sebbene Irving M. "Bud" Fried (il fondatore americano) avesse già venduto diffusori in precedenza con altri nomi o importato modelli Radford, il "Professional Monitor" segnò l'inizio della leggenda della Linea di Trasmissione (Transmission Line) applicata all'alta fedeltà commerciale di massa. Il diffusore IMF Professional Monitor reso popolare l'architettura a linea di trasmissione nel segmento high-end. In questo schema, l'emissione posteriore del woofer viaggia attraverso un condotto labirintico ripiegato e riempito di materiale assorbente a densità variabile. Il condotto è calcolato per agire come un filtro passa-basso acustico che scarica l'energia residua senza le risonanze tipiche dei sistemi bass-reflex. In Italia, le IMF erano distribuite come prodotti d'importazione di alto livello. Non erano esoteriche ma erano decisamente più care di un diffusore commerciale standard. Per acquistare una coppia di Professional Monitor in Italia servivano tra i 5 e i 6 stipendi medi. Il Celestion Ditton 66 ha esplorato una via alternativa per l'estensione delle basse frequenze attraverso l'uso di un radiatore passivo (ABR). Esibiva ottimi componenti, in particolare il midrange MD500 era un driver a cupola da 2 pollici che ancora oggi è considerato uno dei migliori mai prodotti per la naturalezza delle medie frequenze e il tweeter, il celebre HF2000. Il radiatore passivo, privo di bobina e magnete, viene messo in movimento dalla pressione dell'aria generata dal woofer attivo. Questa configurazione combina i vantaggi del sistema sigillato con l'estensione del reflex, evitando però i rumori di turbolenza dell'aria nei condotti. Le Ditton 66 erano il "lusso raggiungibile", pur richiedendo sacrifici erano alla portata di un appassionato con un buon reddito. Una coppia costava circa 420.000 - 460.000 Lire, per portarsi a casa queste torri servivano quindi circa 3 stipendi italiani medi. Dinamica e alta efficienza: West coast e caricamento a tromba Le JBL L100 Century, a cavallo tra i due decenni, rappresentano l'estetica sonora della West Coast statunitense. Questi sistemi sono progettati per offrire un'elevata pressione sonora e un impatto dinamico viscerale, tipici dell'ambiente di produzione musicale. L'uso di driver a compressione caricati a tromba per le medie frequenze assicura una velocità di risposta che i driver a cupola tradizionali raramente raggiungono. Il JBL L100, con il suo iconico frontale in schiuma Quadrex, è diventato il simbolo dell'hi-fi energico e coinvolgente degli anni '70, pur essendo nato alla fine dei '60. In pratica le Century costavano quanto le AR-3a, offrendo un'esperienza d'ascolto opposta: mentre le AR erano scure e vellutate, le JBL erano brillanti e "davanti a te". Curiosità: le L100 sembrano oggi più accessibili (almeno per il mercato italiano) rispetto a cinquant'anni fa. Le 600.000 Lire dei primi anni '70, rivalutate tramite i coefficienti ISTAT, corrispondono a circa 6.200 - 6.500 Euro. Il prezzo di listino attuale è di circa 5.000 Euro oltre i soliti sconti. Risultato: in termini di valore reale oggi le L100 costano circa il 20-25% in meno rispetto al 1970. Il Klipsch Klipschorn e il Cornwall hanno portato il caricamento a tromba totale negli ambienti domestici. Il Klipschorn sfrutta un design unico che utilizza le pareti della stanza come parte integrante della tromba per le basse frequenze. Questo approccio permette di raggiungere un'efficienza superiore ai 100 dB con un solo Watt di potenza. La distorsione da modulazione d'ampiezza è minimizzata grazie alla ridotta escursione dei diaframmi richiesta per ottenere volumi d'ascolto elevati. Le Klipsch Cornwall, lanciate originariamente nel 1959, occupano un posto speciale nella gerarchia Klipsch: nate come "compromesso" (da qui il nome Corn-Wall, potendo stare sia in un angolo - Corner - che contro una parete - Wall), divennero presto uno dei diffusori più amati per la loro capacità di offrire il suono "live" tipico delle Klipschorn ma in un cabinet più semplice. Considerando i costi di trasporto e i dazi, una coppia di Cornwall poteva arrivare a costare quanto 8-10 stipendi di un operaio italiano Il Lowther PM6 rappresenta l'approccio minimalista del driver full-range ad altissima sensibilità. Il driver opera senza alcun filtro di crossover tra l'amplificatore e la bobina mobile, eliminando ogni sfasamento elettrico. Il cabinet Acousta fornisce un caricamento a tromba posteriore che estende la risposta del piccolo driver verso le frequenze gravi. È un sistema venerato per la coerenza spaziale e la capacità di restituire la trama della voce umana. In Italia, le Lowther arrivarono con il contagocce e con prezzi gonfiati dall'esclusività del marchio. Un appassionato italiano doveva spendere quasi tre stipendi medi solo per i due altoparlanti. Se desiderava il sistema completo di mobili originali, la cifra saliva a 6-7 stipendi. Soluzioni Ibride e Sistemi di grande scala Il B&W DM70 in versione “Continental” ha cercato di unire il meglio di due mondi: la trasparenza dei pannelli elettrostatici e il corpo dei driver dinamici. La gamma medio-alta è affidata a un pannello curvo per migliorare la dispersione, mentre un woofer tradizionale gestisce le frequenze sotto i 400 Hz. Questo progetto ha anticipato di decenni la moderna tendenza verso i diffusori ibridi di fascia alta. A causa della complessità costruttiva e dell'estetica rivoluzionaria, le DM70 erano posizionate in una fascia di prezzo altissima, superiore persino a molte delle icone americane e inglesi dell'epoca. Per acquistare le DM70 servivano circa sei stipendi italiani medi. Le Bozak B-410 Concert Grand, lanciate nella loro forma definitiva intorno al 1965, rappresentano l'apice della filosofia di Rudy Bozak: nessun compromesso, nessuna distorsione, solo pura grandezza sonora. Erano diffusori enormi, pesanti quasi 100 kg l'uno, e contenevano 4 woofer, 2 midrange e ben 8 tweeter per ciascun diffusore. Utilizzando multipli di ogni driver in un cabinet monumentale, il sistema riduce lo sforzo meccanico di ogni singolo componente. Il risultato è una scena sonora di proporzioni orchestrali, capace di riprodurre con autorità la dinamica di una grande sezione di ottoni o di un organo a canne. In Italia, le Bozak B-410 erano oggetti mitologici dal prezzo astronomico. Per portarsi a casa le Concert Grand servivano tra i 12 e i 14 stipendi italiani medi. In pratica, in Italia una coppia di Bozak costava come tre Fiat 500 nuove. Negli U.S.A. costavano quanto una Ford Mustang. L'Altec Lansing 604 Duplex, lanciato nel 1944, è forse l'altoparlante più importante della storia dell'audio professionale e resta uno dei driver più significativi della storia della riproduzione audio. L'integrazione di un tweeter a compressione con tromba multicellulare all'interno del nucleo del woofer garantisce un allineamento temporale superbo. Come per le Lowther, le 604 venivano vendute principalmente come driver sciolti (altoparlante + crossover) per essere montati in cabinet. Sono stati il monitor di riferimento in cui sono state registrate le pietre miliari della musica jazz e rock nordamericana. Arriveranno in Italia solo molti anni dopo, con la ricostruzione dei grandi studi cinematografici e delle sedi radiofoniche. In quel contesto, il loro valore era incalcolabile, paragonabile oggi a un'attrezzatura medica di alta specializzazione. Sintesi tecnica e retaggio Le soluzioni ingegneristiche degli anni '60 non sono semplici reperti storici, ma rappresentano i pilastri dell'elettroacustica moderna. Dalla gestione delle fasi nei sistemi coassiali al controllo dell'impedenza nei sistemi a sospensione, i problemi risolti in quel decennio definiscono ancora oggi la qualità del suono. L'eredità di questi modelli risiede nella loro capacità di offrire un'esperienza d'ascolto che, in molti parametri critici, sfida ancora i progetti contemporanei più sofisticati. Vota i tuoi preferiti15 punti
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Vengo da un HSA-05S che mi ha dato grandi soddisfazioni: ne ho scritto in passato e l’ho utilizzato per diversi anni, anche in diversi confronti d’ascolto con altri amici e appassionati, ricevendo sempre riscontri molto positivi. Forte dell’esperienza maturata, ho deciso di inserire nella mia catena il nuovo finale HSA-12S, attuale top di gamma. Provo a descrivere le impressioni emerse nel passaggio al nuovo modello. Il resto dell’impianto è rimasto invariato, con i diffusori Graham LS5/5; l’unica differenza riguarda la gestione del volume: in precedenza utilizzavo l’HSA-05S come ampli integrato con il DAC a livello fisso, mentre ora sfrutto il controllo di volume integrato del DAC collegandolo direttamente al finale in bilanciato (sul finale è presente un selettore per impostare la sensibilità di ingresso su 2V o 5V). Una configurazione meno favorevole, ma che non mi ha impedito di percepire i cambiamenti apportati dal finale HSA-12S e che sarà ulteriormente ottimizzata con l’inserimento di un preamplificatore dedicato ItaliAcoustic, la cui uscita è prevista nel corso del 2026. Inserito il 12S, il carattere sonoro resta immediatamente riconoscibile: non interpreta, non caratterizza e non introduce una propria firma sonora, una prerogativa già distintiva dello 05S. Le differenze diventano invece evidenti spostando l’attenzione su: - impatto fisico del suono - riserva in potenza - capacità dinamica e micro-informazioni La prima differenza riguarda il senso di presenza. Se lo dovessi descrivere con un solo termine: immanente. La gamma bassa e medio-bassa acquistano una sorta di immanenza fisica: il suono riempie l’ambiente con maggiore densità e sembra di essere letteralmente avvolti dalla musica. Per inciso, la zona del medio-basso rappresenta la fascia dello spettro più determinante per restituire la consistenza e la fisicità degli strumenti. Il controllo è totale, la gamma bassa è profonda, veloce, perfettamente articolata e senza sbavature, perfettamente in linea con quella già notevole dello 05S. La seconda differenza riguarda la capacità di pilotaggio e la disponibilità di energia. Anche in condizioni di ascolto impegnative, per livello o complessità del programma musicale, si ha sempre l’impressione che l’amplificatore stia lavorando molto lontano dai propri limiti, che abbia una riserva in potenza “inesauribile”. Questo si traduce in una dinamica più libera, meno trattenuta. I passaggi dal piano al forte avvengono in modo fluido e naturale, senza irrigidimenti. Anche a livelli sostenuti non emerge mai la sensazione di compressione o di fatica. Una dinamica virtualmente “inesauribile” si riflette anche in una maggiore leggibilità del dettaglio a basso livello. Con il 12S emergono più chiaramente microinformazioni che prima risultavano meno evidenti: piccoli dettagli dinamici, sfumature che appaiono più nitide, senza mai diventare artificiali. Non perché vengano messe in evidenza, ma perché trovano più spazio per manifestarsi all’interno di un quadro dinamico più “libero”. Anche la scena sonora ne beneficia: se la registrazione è di qualità si presenta ampia, tridimensionale e olografica, con la percezione credibile che i musicisti siano lì. Il livello estremamente basso di distorsione percepita porta facilmente ad aumentare progressivamente il volume. Il limite finisce così per spostarsi dall’amplificatore ad altri fattori: l’ambiente, il resto dell’impianto o, più semplicemente, la tolleranza delle nostre orecchie, proprio perché l’assenza di distorsione rende meno immediata la percezione di quando ci si sta spingendo troppo oltre. L’HSA-12S sembra riassumere alcune caratteristiche delle amplificazioni che ho utilizzato negli ultimi 20 anni: il senso di fluidità, assenza di limite e bassissima distorsione richiamano le ATC SCM50 ASL Anniversary (sistema attivo tri-amplificato); la libertà dinamica mi ricorda i finali YBA Signature Mono. Ora ritrovo quelle stesse sensazioni di fluidità, naturalezza e apertura, ma con una maggiore trasparenza e senso di presenza/corpo. Condivide inoltre la raffinatezza e finezza di grana degli Swiss Physics 5 e 6A, con la differenza però di non avere un “suo” timbro distintivo. Con l’HSA-12S il termine “timbro” ha un’importanza relativa e diventa quasi spontaneo parlare piuttosto di “realismo”. Questo finale si “limita” ad amplificare. Più che mettere in risalto una propria personalità, valorizza quella degli altri componenti. Non addolcisce, non nasconde, non colora, racconta esattamente ciò che è inciso nella registrazione. È anche per questa capacità di risultare “assenti” che 05S prima e il 12S poi hanno finito per incidere, almeno in parte, sul mio modo di concepire l’impianto e gli abbinamenti. Ma al netto di tutte le considerazioni (o “pippe” ) audiofile, l’aspetto fondamentale resta il tipo di coinvolgimento: il fluire della musica crea un senso di immersione “viscerale”, e ci si ritrova semplicemente ad ascoltare, disco dopo disco. Come direbbe Gineprio (Ubaldo Pantani), “Io sono a posto così” . P.S. Di seguito alcuni dei dischi che ho ascoltato per valutare il comportamento del 12S:15 punti
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Annunzio vobis E’ in preparazione una disamina completa sui problemi legati alla rete di casa ed altre faccende Con test vari Verrà pubblicata Walter15 punti
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A Napoli e in tutta la Campania i casi di epatite A sono letteralmente esplosi: dai tre registrati a gennaio si è passati a quasi duecento tra casi confermati e probabili a metà marzo, con oltre cinquanta ricoveri. I numeri parlano chiaro: l’incidenza attuale è più di quaranta volte superiore a quella media degli ultimi tre anni. Insomma, siamo davanti a qualcosa di preoccupante. L’origine del focolaio è nelle acque del golfo, nell’area flegrea tra Bacoli, Varcaturo e Nisida. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha analizzato oltre centoquaranta campioni di molluschi provenienti dagli allevamenti di quella zona e ha trovato il virus dell’epatite A in otto di essi — sette lotti di cozze e uno di ostriche. Gli allevamenti contaminati sono stati immediatamente bloccati e le vendite sospese. Come sia arrivato il virus nelle acque degli allevamenti è ancora oggetto di indagine ufficiale. L’ipotesi più accreditata chiama in causa le cosiddette «scolmate»: le esondazioni di reflui fognari non depurati che in caso di piogge intense defluiscono direttamente in mare, aggirando i sistemi di depurazione. Nell’area flegrea, nei mesi precedenti, si erano verificate precipitazioni abbondanti e alcune segnalazioni di esondazioni fecali nelle acque costiere. Se quella catena di eventi è confermata, si tratta di un cortocircuito antico e irrisolto tra infrastrutture carenti e salute pubblica: un problema di fogne prima ancora che di cozze. Il sindaco di Napoli ha firmato un’ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, con multe fino a ventimila euro. Una misura draconiana che racconta, più di qualsiasi comunicato, la gravità percepita della situazione. Il focolaio, tuttavia, si sta evolvendo. Dopo le prime settimane in cui quasi tutti i contagiati avevano in comune il consumo di molluschi crudi, ora i casi secondari si moltiplicano: persone che non hanno mangiato cozze ma che sono state a contatto con chi era già infetto. Il virus si è messo a camminare sulle proprie gambe, attraverso le mani, le famiglie, i bagni condivisi. È il momento più delicato di ogni focolaio. Per capire quello che sta succedendo bisogna partire dal protagonista: il virus dell’epatite A, indicato con la sigla HAV. È un virus piccolo, privo di involucro lipidico esterno, che appartiene alla famiglia delle Picornaviridae. Questa sua struttura «nuda» lo rende straordinariamente resistente: sopravvive nell’ambiente per mesi. Non è un microrganismo che si fa scoraggiare facilmente e questo, come vedremo, è importante per la diffusione del contagio perché rende inefficaci alcuni disinfettanti. Il bersaglio dell’infezione è il fegato dove il virus si replica e provoca un’infiammazione acuta che in casi gravi può compromettere seriamente la funzione dell’organo. Il decorso tipico è questo: dopo un periodo di incubazione che può durare dalle due alle sei settimane dal momento del contagio, compaiono i primi sintomi (quindi i casi che vediamo oggi sono riferiti a infezioni avvenute un mese fa!). La malattia esordisce come un’influenza: poi arriva il segno distintivo: l’ittero. La cute e il bianco degli occhi ingialliscono e il paziente sembra un evidenziatore Stabilo Boss (veramente), le urine diventano scure come il tè, le feci si scoloriscono fino a diventare quasi bianche. È il fegato che protesta, incapace di elaborare la bilirubina come fa normalmente, e questa invece di finire nelle feci (che rimangono bianche) finiscono nella cute (gialla) e nelle urine (scure). La buona notizia è che, salvo casi eccezionali, l’epatite A guarisce da sola, senza farmaci specifici, e questa è una grande fortuna perché non esiste un antivirale efficace contro questo virus. La cattiva notizia è che «guarire da soli» non significa «guarire in fretta». La malattia può durare settimane, a volte mesi. La stanchezza è debilitante, il fegato infiammato impone un riposo forzato, e chi ha un lavoro che richiede presenza fisica si ritrova fuori gioco per un periodo lungo e difficile. I pazienti ricoverati al Cotugno in questi giorni hanno in media tra i trentacinque e i cinquantacinque anni: persone sanissime, nel fiore degli anni, in piena attività lavorativa, messe a letto per qualche settimana. L’epatite A viaggia per via oro-fecale. Significa che il virus si trova nelle feci di chi è infetto, e arriva a contagiare un’altra persona attraverso la bocca. La catena del contagio sembra ripugnante descritta così, ma nella pratica quotidiana è molto più sottile: non serve un contatto diretto. Basta una mosca. Basta un alimento toccato da mani non lavate. Basta l’acqua contaminata da scarichi fognari. Basta un mollusco che ha filtrato acqua sporca. I molluschi bivalvi — cozze, ostriche, vongole— sono filtri biologici per natura. Pompano grandi quantità d’acqua per nutrirsi di plancton, e in questo processo concentrano tutto ciò che l’acqua contiene, compresi i virus. Se l’acqua dell’allevamento è contaminata da scarichi fognari, il mollusco diventa un concentratore di agenti infettivi. Non si vede, non si sente, non si odora. L’ostrica contaminata è identica a quella sana. Cucinata, non è un problema: il calore distrugge il virus. Cruda, è un rischio. È esattamente questo il meccanismo alla base del focolaio napoletano: le piogge intense avrebbero causato lo sversamento di reflui fognari non depurati nelle acque costiere della zona flegrea, dove le cozze filtrano continuamente. Il virus presente nelle feci delle persone infette — ignare di esserlo, nella fase pre-sintomatica in cui la contagiosità è massima — è finito nell’acqua, nelle cozze, e da lì nei piatti dei ristoranti e nelle tavole di casa. Ma le cozze non sono l’unica via. L’epatite A può diffondersi attraverso l’acqua potabile contaminata, le verdure irrigate con acque non depurate, la frutta non sbucciata, le insalate. In Italia qualche anno fa un focolaio rilevante fu associato ai frutti di bosco surgelati importati dall’est Europa. La trasmissione interumana diretta, attraverso le mani, è la modalità che alimenta i cosiddetti casi secondari: chi ha avuto un familiare malato, chi ha condiviso un bagno, chi ha toccato superfici contaminate senza poi lavarsi le mani. È per questo che i contagi continuano ad aumentare anche dopo che gli allevamenti contaminati sono stati bloccati: il virus ha già trovato una seconda strada. La prevenzione ha due livelli: quello immediato, che riguarda i comportamenti, e quello a lungo termine, che riguarda la vaccinazione. Sul fronte dei comportamenti, il calore è il nemico del virus. Il calore intenso, non quello tiepido. Gli studi di laboratorio sono inequivocabili: il virus dell’epatite A viene inattivato in pochi secondi a ottantacinque gradi centigradi, e in circa quattro minuti a settanta gradi. Questo vuol dire che i molluschi devono essere cotti a fondo, non scottati. Una cozza aperta al vapore per trenta secondi non è cozza cotta: è cozza tiepida. Per rendere sicuro un frutto di mare ci vuole una bollitura prolungata — almeno cinque minuti a fuoco vivo — o una cottura in forno ad alta temperatura. Il guscio che si apre non è un indicatore di sicurezza: è solo un segnale che il muscolo si è rilassato. Il virus, a quella temperatura, potrebbe essere ancora vivo e vegeto. Il lavaggio delle mani — accurato, con acqua e sapone — è l’altra arma quotidiana. Prima di cucinare, dopo essere stati in bagno, dopo aver toccato superfici potenzialmente contaminate. I gel alcolici, tanto diffusi dopo la pandemia, non sono efficaci contro il virus dell’epatite A: il suo involucro «nudo», privo di lipidi, lo rende resistente all’alcol. Solo l’acqua e il sapone funzionano. Per fortuna, abbiamo un vaccino. Il vaccino contro l’epatite A esiste da decenni ed è uno dei più sicuri e ben tollerati in assoluto. È composto da virus inattivati — uccisi, quindi incapaci di causare malattia — a cui viene aggiunto un sale di alluminio che funge da adiuvante, cioè da amplificatore della risposta immunitaria. Viene somministrato con un’iniezione nel muscolo. Lo schema standard prevede due dosi: la prima, e poi un richiamo da sei mesi a un anno dopo. Con la sola prima dose la protezione compare entro due o tre settimane ed è già molto alta — nell’ordine del novantacinque per cento. Con il richiamo, l’immunità si estende a più di vent’anni. Il vaccino è sicurissimo, praticamente non ha effetti collaterali degni di menzione. Il vaccino può essere somministrato a partire da un anno di età, ed è raccomandato per chi viaggia in paesi a rischio e per chiunque si trovi in una situazione di rischio elevato. Come quella di essere a Napoli in questo momento. Il vaccino anti-epatite A non fa parte del calendario vaccinale italiano, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei e negli Stati Uniti, dove viene somministrato a tutti i bambini. Se lo fosse, focolai come quello di Napoli probabilmente non si sarebbero verificati. Quello che sta accadendo a Napoli è la storia di un virus prevenibile con un vaccino sicuro ed efficace, che viene aiutato da infrastrutture fognarie insufficienti e da una copertura vaccinale praticamente inesistente. La risposta non è solo l’ordinanza del sindaco che vieta le cozze crude — giusta, necessaria, urgente. La risposta risolutiva è molto più semplice: una siringa, due dosi e venti anni di protezione.12 punti
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Certo, sicuramente un atto di fede 'al buio' verso un commentatore che notoriamente è pacato, moderato nei giudizi, di mentalità aperta e rispettosa verso marchi e utenti che non rientrano nelle sue preferenze, appare la scelta migliore, molto meglio che una prova diretta ed approfondita nel proprio impianto.12 punti
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Copio ed incollo. Il vero errore è stato far rimanere la madre nella casa famiglia, errore dettato presumibilmente dalle pressioni esterne. *** Per chi ancora difende questi genitori senza conoscere i fatti, ecco cosa è realmente successo. Cercate di leggere tutto prima di commentare. Nel 2021 Nathan e Catherine, con tre figli piccoli, si trasferiscono in un casolare fatiscente a Palmoli: niente acqua corrente, niente energia elettrica, niente bagno interno, niente riscaldamento. I bambini crescono senza scuola, senza pediatra, senza vaccinazioni, senza parlare italiano, senza saper leggere né scrivere. Per quattro anni nessuno sa nulla. Poi, nel settembre 2024, la famiglia si avvelena con funghi tossici raccolti dal padre, convinto di essere un esperto. Si ritrovano tutti privi di sensi fuori dal casolare. Non chiamano il 118. Li trova un vicino contadino per puro caso e dà l'allarme. Senza di lui probabilmente non staremmo qui a discutere. In ospedale i genitori rifiutano il sondino naso-gastrico per i figli perché fatto di silicone. Il bambino se lo strappa da solo e la madre impedisce che venga rimesso. Durante un avvelenamento. A dei bambini. Da lì partono le segnalazioni. I carabinieri descrivono una situazione di "sostanziale abbandono". I servizi sociali propongono un percorso: ristrutturazione della casa, visite mediche, incontri educativi. I genitori accettano, poi si tirano indietro e dichiarano di non essere più interessati. Catherine fugge addirittura a Bologna con i figli, facendo perdere le proprie tracce per settimane. Quando torna, il Comune di Palmoli — un paesino di 850 anime — offre gratuitamente una casa vera: tre camere, due bagni, riscaldamento, tutte le utenze. Rifiutata. Un imprenditore offre un'altra casa gratis. Rifiutata. Un geometra e una ditta edile si offrono di ristrutturare il casolare a costo zero. Il padre doveva solo firmare un foglio. Ha rifiutato perché i lavori sarebbero stati "troppo invasivi". Per le visite mediche dei figli hanno chiesto 150.000 euro, cinquantamila a bambino. La figlia più grande nel frattempo s'è beccata una bronchite acuta, non curata e non segnalata. Il loro stesso avvocato a un certo punto ha rimesso il mandato, dichiarando di non poterli più difendere perché rifiutavano sistematicamente ogni proposta. A novembre 2025 il tribunale sospende la responsabilità genitoriale e trasferisce i bambini in una casa famiglia con la madre. E qui si arriva all'ultimo capitolo. Catherine nella struttura si è comportata in modo "ostile e squalificante" verso le educatrici, ha preteso che i figli seguissero regole diverse dagli altri bambini, ha screditato il personale davanti ai figli chiamandole "cattive persone". I bambini, influenzati dalla madre, hanno iniziato a compiere atti aggressivi: HANNO ROTTO PERSIANE PER FABBRICARSI BASTONI CON CUI COLPIRE LE EDUCATRICI e hanno messo in pericolo una neonata ospite della struttura. Il padre, al contrario, è sempre stato descritto come collaborativo. Risultato: pochi giorni fa il tribunale ha disposto la separazione della madre dai figli e il trasferimento dei bambini in un'altra struttura. A 18 mesi dall'inizio della vicenda, nessun progetto di ristrutturazione del casolare è mai stato depositato in Comune. Quindi, prima di gridare allo scandalo e allo Stato cattivo, chiedetevi: quante possibilità sono state offerte a questa famiglia? Quante case gratuite, quanti lavori dignitosi, quanti percorsi di aiuto? E quante volte hanno detto "NO"? Non si è arrivati a questo punto per cattiveria delle istituzioni, ma per l'intransigenza sistematica di due genitori che hanno anteposto la propria ideologia alla salute, alla sicurezza e al futuro dei propri figli. Lo Stato non ha tolto dei bambini a una famiglia. Lo Stato ha protetto tre bambini da chi avrebbe dovuto tutelarli e non l'ha fatto. E sapete cosa mi fa davvero rabbia? Che in Italia ci sono migliaia di famiglie che vivono in condizioni di indigenza non per scelta, ma perché la vita le ha messe in ginocchio. Famiglie che dormono in case fatiscenti, che non riescono a pagare le bollette, che non hanno i soldi per curare i figli. Famiglie che darebbero qualsiasi cosa per avere anche solo una delle opportunità che questa coppia ha rifiutato con arroganza. A loro nessuno offre una casa gratis con tre camere e due bagni. A loro nessuno offre ristrutturazioni a costo zero. A loro nessun imprenditore consegna le chiavi di un B&B. A loro nessun programma televisivo dedica settimane di copertura. Vivono nell'invisibilità, e nessuno si indigna. Ecco, se proprio volete indignarvi, indignatevi per loro. Per chi lotta ogni giorno senza che nessuno gli tenda la mano, non per chi quella mano l'ha avuta, più e più volte, e l'ha schiaffeggiata ogni singola volta.12 punti
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Timostene @SandroR75196788 · La legge che si scrive per vincere, la fretta dice tutto. La fretta di votare prima possibile, di andare alle urne con una legge cucita addosso, di blindare il potere prima che il referendum si trasformi in una sconfitta politica. Per farlo, Giorgia Meloni è pronta a ingoiare ciò che fino a ieri definiva “il nemico dell’Italia”: il proporzionale. Non un avversario tecnico. Un nemico. Lo ha detto nei comizi, nelle interviste, in pubblico. Il proporzionale era la causa dell’instabilità, il simbolo dei giochi di palazzo, la negazione della volontà popolare. Oggi diventa utile. Non per convinzione. Per convenienza. Questa è la sostanza politica di ciò che sta accadendo: una leader che cambia posizione su un principio che aveva dichiarato fondamentale, non perché abbia maturato una visione diversa, ma perché il proporzionale, con il premio giusto, le consente di arrivare prima al voto e di arrivarci in vantaggio. Le idee contano finché servono. Quando non servono più, si cambiano. La legge prevede un premio di maggioranza enorme, già bocciato dalla Corte costituzionale quando altera in modo irragionevole la rappresentanza. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: se il premio trasforma una minoranza relativa in una maggioranza assoluta blindata, il Parlamento non rappresenta il voto reale. Rappresenta un trucco. A scriverla è Roberto Calderoli. Lo stesso del Porcellum, dichiarato incostituzionale. Non un incidente di percorso: una legge demolita perché violava principi fondamentali, dall’uguaglianza del voto alla ragionevolezza del premio. Affidarsi di nuovo alla stessa mano, con la stessa logica, è un messaggio preciso: si tira la corda, poi si vedrà. Non è confusione. È strategia. Si corre verso le urne con una legge che rischia di essere impugnata, e nel frattempo si parla di riformare la Costituzione per rafforzare l’esecutivo. La Costituzione la vogliono cambiare. Non perché sia sbagliata. Perché ostacola. Quando le regole del gioco si scrivono in funzione del risultato, la democrazia si indebolisce. Quando si accetta il rischio dell’incostituzionalità pur di avere un vantaggio numerico, il messaggio è uno solo: la Costituzione vale finché non intralcia.12 punti
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Eppure, dopo il precedente della non meno orrida riforma Renzi, mi viene da pensare una cosa: la Costituzione sembra avere una sorta di potere magico di autodifesa. Riuscendo a mobilitare nei momenti cruciali l'elettorato italico, che per quanto pigro e sgangherato ha un legame sottile, invisibile ma concreto con essa.11 punti
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Il guaio Jack e’ che non risponderebbero ai cittadini ma ai politici e al Potere. Vedo ogni giorno nell’amministrazione anche comune (appalti, urbanistica ec) la pericolosita’ del Potere. E’ bene che il Potere che maneggia Miliardi per conventicole tema la Magistratura, altrimenti sai che andazzo11 punti
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Dopo gli ultimi commenti ritengo opportuno chiarire meglio il mio approccio alla riproduzione musicale, con la speranza di calmare i toni. Nel post iniziale ho fatto riferimenti a misure o grafici?? No, semplicemente perché non mi interessano. La musica per me non è fatta di parametri, è fatta di ciccia, carne e ossa, di presenza, espressione. Voglio ascoltare quello che ha fatto l'artista, non il suono delle amplificazioni, non voglio pensare all'impianto mentre ascolto. E questo finale è perfetto per il mio scopo. Se qualcuno ha un approccio diverso, più tecnico o più classico (inteso come tipo di sonorità/colorazioni) certo non sto a denigrarlo, non pretendo una "ragione" che non esiste. Ho condiviso la mia esperienza per chi ha una sensibilità simile alla mia, è normale che altri non ci si ritrovino, non c'è nulla di sbagliato. Chi cerca qualcosa di simile al mio modo di ascoltare, sappia che io ho trovato soddisfazione, dopo anni di prove e ricerche. Eviterei ulteriori polemiche e contrapposizioni, abbiamo tanti marchi e prodotti tra cui scegliere, l’importante è la soddisfazione personale.11 punti
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Sto assistendo - al gioco sporchissimo del governo che, pur di affermare l'egemonia della politica, mette il becco dappertutto, anche su argomenti che non la riguardano o sui quali non ha competenze culturali e scientifiche (i politici sono la casta più scarsamente acculturata), negando così il principio della separazione dei poteri e delle stesse competenze che però, con scarsa coerenza, invoca strumentalmente in questo frangente per criminalizzare la magistratura. - allo psicodramma social nel quale la stessa presunzione di poter esprimere giudizi e pareri più si è ignoranti nel particolare settore, si unisce alla cultura del sospetto e del complotto. - alla affermazione dell'idea tribale che la famiglia, in quanto pilastro, assieme a dio e patria, del trittico tanto caro a certo conservatorismo, sia non solo il luogo della felicità, della serenità e dell'armonia (insomma il mitico mulino bianco) ma che, nel bene e nel male, sia una entità avulsa dal resto del mondo, nella quale, viceversa, in questo caso, nessuno deve mettere il becco. Si nega, insomma, che ci siano famiglie che sono un inferno, che ci siano situazioni di prevaricazione e di violenza anche psicologica, che la genitorialità non mette al riparo dai disturbi psichiatrici, non conferisce poteri di vita e di morte sui componenti più deboli e che sia necessario proteggere questi ultimi dalle personalità disturbate.11 punti
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L'audiofilo necessita di qualcuno e qualcosa che lo impressioni Il prezzo La vista di implementazioni elettroniche esuberanti (che per un DAC non servono ad una ceppa) La fama11 punti
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La situazione in Iran sta diventando così imbarazzante che fra un po' converrà rilasciare tutti gli Epstein Files senza censura per distrarre l'opinione pubblica.10 punti
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vedi, le forze che sostengono il Sì fanno capo al governo, sfruttano le risorse dello Stato e sono ferreamente coordinate dal cerchio magico delle sorelle Meloni. Il No è sostenuto da una galassia che non ha un vertice gerarchico, quindi non c'è alcun duce o gran consiglio che ha scelto Gratteri come alfiere. Semplicemente lo invitano perché fa ascolti. Lasciami dire però che trovo sconcertante storcere il naso per il Procuratore della Repubblica di Napoli mentre si sostiene il biellese vice ministro della giustizia che costituisce società con esponenti di un clan mafioso (che guarda caso è lo stesso cui era affiliato il padre della PdC). Va bene tutto ma ad un certo punto bisogna fare una scelta di campo: o col malaffare o con la perfettibile giustizia delle democrazie.10 punti
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Ma certo, questo è oramai un voto che implica una prova di forza, un via libera, in caso di si vincente, a nuove modifiche, l'assalto al potere giudiziario è il primo passo di un progetto di modifica più pesante della costituzione repubblicana.10 punti
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@magoturi@domenico80 Ringrazio Voi e Tutti sinceramente per le vostre parole e per la stima che continuate a esprimere nei confronti di Gianpiero. Il vuoto ed il dolore che ha lasciato è enorme, sul piano umano e professionale. Proprio per questo sento il dovere di chiarire, con rispetto ma anche con fermezza, che il lavoro, la visione e i valori costruiti in questi anni non si interrompono qui. Io e Gian siamo stati co-fondatori di Pragma Electro-Acoustics Ltd, e il nostro percorso professionale è stato condiviso per 15 anni, ben oltre la sola dimensione operativa. Oggi sarò io a dare continuità a quanto costruito insieme, portando avanti l’attività con la stessa serietà, competenza e responsabilità che hanno sempre contraddistinto il nostro lavoro. Ci sarà naturalmente bisogno di tempo, ordine e ricostruzione su alcuni fronti, ma desidero che sia chiaro un punto: esiste una continuità concreta, solida e professionale. Farò tutto il possibile perché ciò che Gianpiero ha rappresentato non venga disperso, ma custodito e proiettato in avanti nel modo più degno. Per chi avesse lavori in corso, necessità tecniche o desiderasse semplicemente comprendere come interfacciarsi per il prosieguo delle attività, può contattarmi direttamente in privato, mezzo i comuni canali di contatto. Farò del mio meglio perché il suo lavoro e il suo spirito continuino a vivere nei fatti, non solo nel ricordo. A conferma di quanto sopra espresso: si allega lettera di referenza di Studio Majandi (documento datato 10 ottobre 2024, da lui firmata).10 punti
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Il problema dei frutti di mare sta nel fatto che consumati crudi, sono molto pericolosi. E il punto più scomodo della questione non è il rischio in sé: è che le persone lo sanno, o lo intuiscono, e continuano a mangiarli lo stesso. La cozza cruda è uno di quegli alimenti per cui nessuna campagna di informazione ha mai funzionato davvero, perché il piacere che procura è immediato e concreto, mentre il rischio è remoto e statistico. Vince sempre il piacere. Questo rende il problema igienico dei frutti di mare crudi fondamentalmente diverso da altri rischi alimentari. Non si risolve con l’educazione del consumatore, perché il consumatore già sa — e sceglie comunque. Non si risolve nemmeno solo con i controlli sulla filiera, per ragioni che vedremo. Tra le malattie trasmesse dai frutti di mare crudi, l’epatite A occupa un posto speciale. Il virus che la causa — HAV — viaggia per via oro-fecale e trova nei molluschi bivalvi un vettore quasi perfetto. Le cozze, le vongole, le ostriche sono animali filtratori: si nutrono aspirando l’acqua marina e trattenendo tutto ciò che vi è disciolto, nutrienti e patogeni insieme. Se l’acqua in cui vivono è contaminata da scarichi fognari — e in molte zone costiere del Mediterraneo lo è, almeno periodicamente — i molluschi concentrano nel loro corpo il virus in quantità che nessun processo di depurazione standard riesce a eliminare completamente. Il limone non serve. L’aceto non serve. La “scottatura” veloce non serve. Come fare? Vediamolo insieme. L’unico modo per inattivare il virus è la cottura prolungata e uniforme fino a temperature molto alte al cuore del mollusco. Non basta che le cozze si aprano: l’apertura delle valve avviene a temperature troppo basse per uccidere il virus. Questo è un dato di fatto che la comunità scientifica ribadisce da decenni e che la maggior parte dei consumatori continua a ignorare, perché cuocendole si perde completamente il gusto. In questo contesto, due regioni del Sud Italia con tradizioni gastronomiche molto simili — Puglia e Campania — hanno scelto strade radicalmente diverse per affrontare il problema. E i risultati sono stati radicalmente diversi. La storia pugliese inizia con una catastrofe. Negli anni 1996 e 1997, la Puglia fu colpita da una delle più gravi epidemie di epatite A mai registrate in Italia in epoca moderna. Il virus, partito dalla provincia di Bari (ovviamente attraverso il consumo di frutti di mare), si diffuse progressivamente a tutte le province, raggiungendo un picco con oltre 4.600 casi notificati in pochi mesi. L’incidenza toccò valori che non si vedevano da decenni: oltre 130 casi ogni 100.000 abitanti in un anno. Ospedali sotto pressione, famiglie colpite, la Puglia con i suoi mercati del pesce e le sue tradizioni di frutti di mare crudi si trovò a fare i conti con una crisi sanitaria che non poteva essere ignorata. La risposta istituzionale fu pragmatica e, in retrospettiva, visionaria. La regione decise di non limitarsi a rinforzare i controlli sulla filiera dei molluschi o a fare campagne di sensibilizzazione — misure che erano già in vigore e che evidentemente non avevano impedito l’epidemia. Decise di vaccinare. Il vaccino contro l’epatite A fu inserito nel calendario vaccinale regionale e offerto gratuitamente a tutti i neonati e agli adolescenti. La logica era semplice: se non si può contare sul comportamento dei consumatori, e se i controlli sanitari non riescono a garantire la sicurezza assoluta dei molluschi, bisogna rendere la popolazione immune al virus. Non selettivamente, non solo per le categorie a rischio, ma in modo capillare, cominciando dai più giovani. La copertura vaccinale raggiunse punte molto elevate — in alcune coorti di adolescenti arrivò vicino al 90% — grazie anche all’effetto trainante della vaccinazione già in corso contro l’epatite B, che aveva abituato famiglie e medici a vaccinare i giovani contro i virus epatitici. Il risultato fu visibile con una velocità sorprendente. A partire dal 1998, appena un anno dopo l’avvio della campagna vaccinale di massa, l’incidenza dell’epatite A in Puglia cominciò a scendere in modo netto e bassa è rimasta. I casi continuano a esistere ma i focolai alimentati dai frutti di mare ai quali seguono le epidemie che si autosostengono attraverso la trasmissione interpersonale, sono diventati storia. Linea grigia, incidenza di epatite A in Puglia, linea nera, incidenza in Italia, linea tratteggiata (riferita all’asse sulla destra) copertura vaccinale negli adolescenti. Fonte La Puglia, regione in cui si consumano tradizionalmente cozze crude, ricci di mare, tartufi di mare — e in cui la pressione biologica del virus è rimasta presente — non ha più vissuto nulla di paragonabile all’epidemia del 1996-97. La Campania ha seguito un percorso diverso. Regione con una tradizione altrettanto radicata nel consumo di frutti di mare crudi — e con acque costiere in cui la contaminazione da scarichi fognari è un problema documentato da anni — ha puntato sul controllo della filiera e sulla vaccinazione selettiva. Il modello campano prevede il rafforzamento periodico dei controlli sugli allevamenti di cozze e vongole, la sorveglianza epidemiologica per individuare precocemente i casi, e la vaccinazione offerta ai contatti dei soggetti colpiti e alle categorie considerate più esposte. L’idea di fondo è che un buon sistema di controllo sanitario possa tenere sotto controllo il rischio, e che non sia necessario vaccinare l’intera popolazione quando si possono individuare e circoscrivere i focolai. In teoria è un approccio razionale. In pratica il risultato lo state vedendo questi giorni. Mentre la Campania affronta la sua emergenza, in Puglia non sta succedendo nulla di simile. La regione che trent’anni fa fu colpita più duramente, quella con le stesse abitudini alimentari e le stesse acque, quella in cui si mangiano frutti di mare crudi come in nessun altro posto d’Italia, non ha un focolaio. Non ha ordinanze di emergenza. Non ha ospedali pieni di itterici. Questo non è un caso. È il risultato di una scelta fatta decenni fa, quando qualcuno ha capito che i controlli sulla filiera, per quanto necessari, non bastano, e che l’unica protezione davvero affidabile è quella che si costruisce nella biologia del paziente, non nella rete di sorveglianza del mollusco. Un’epidemia come quella che sta colpendo Napoli in questi mesi, in Puglia sarebbe oggi praticamente impossibile. Non perché i pugliesi abbiano smesso di mangiare cozze crude — non lo hanno fatto. Non perché le acque pugliesi siano più pulite — non lo sono necessariamente. Ma perché una parte enorme della popolazione pugliese è immune: chi è stato vaccinato da bambino, chi è stato vaccinato da adolescente, chi ha sviluppato immunità naturale in anni di bassa circolazione del virus. Quando il virus incontra una popolazione in larga parte immune, non riesce a causare una epidemia. Si esaurisce prima di autoalimentarsi. È il principio dell’immunità di gregge applicato a una comunità specifica, ottenuto non con la fortuna ma con una politica sanitaria deliberata. L’epatite A si può prevenire quasi completamente con due dosi di vaccino. La protezione comincia a manifestarsi in un paio di settimane dalla prima dose e dura molti anni. Il vaccino è sicuro, ben tollerato, e disponibile gratuitamente in Italia per le categorie a rischio. Vaccinare i bambini e gli adolescenti che vivono in aree ad alta endemia — come il Sud Italia — non è una misura draconiana: è buon senso. Vaccinare chi consuma regolarmente frutti di mare crudi è ancora più opportuno. L’esperienza pugliese ha dimostrato che funziona. L’esperienza campana del 2026 ha dimostrato che cosa succede quando non lo si fa. Non ci sono molti casi in medicina pubblica in cui il confronto sia così netto, così geograficamente circoscritto, così leggibile nei dati. Due regioni confinanti, stesso mare, stesse abitudini alimentari, stessa cultura, stessa irresistibile passione per i frutti di mare crudi: una ha vaccinato, l’altra ha controllato. Una ha evitato il problema, l’altra si trova questa primavera a gestire un’emergenza. La vaccinazione non è una risposta a ogni problema sanitario, e non è mai saggio presentarla come tale. Ma per alcune malattie, in alcuni contesti, rimane lo strumento più efficace che abbiamo. Concludo con una precisazione: mangiare frutti di mare crude espone a molte altre infezioni, che non sono prevenibili con il vaccino. E’ quindi una pratica da evitare.9 punti
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Classica formula per fare follower su YouTube. Il passo successivo è svelare il complotto degli alieni.9 punti
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“Qualcuno dedica questa riforma a Berlusconi: noi invece dovremmo dire con forza che dedichiamo il No a Livatino, ad Alessandrini, a Terranova, a Falcone, a Borsellino, a Bachelet… a gente che ha dato la vita per farci venire fuori da complotti, da mafie, dal terrore. Questa riforma manomette sette articoli della Costituzione senza risolvere nessuno dei problemi della giustizia italiana. Se vincerà il No, sarà una riscossa civica, un contropiede italiano all’aria che tira nel mondo, cioè un'ideologia presente in molti Paesi, con dosaggi diversi, che vuol semplificare il più possibile: la divisione dei poteri è un impaccio, e la laicità dello Stato non serve, questi trattano Dio come un sottosegretario e spiegano al Papa come dire messa”. Pierluigi Bersani.9 punti
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In Italia ci sono delle regole e delle leggi, non è che se sei marocchino le devi rispettare mentre se sei australiano puoi fare il ca@@o che vuoi; peraltro alcune regole (leggi) sono state promulgate da questo stesso governo, il decreto Caivano prevede una pena fino a due anni per i genitori che non mandano i piccoli a scuola. Fatte queste premesse è emerso chiaramente che la madre dei bimbi in questione non sia proprio una persona equilibrata e la vicenda è venuta fuori del tutto casualmente in seguito ad una intossicazione da funghi che ha portato, grazie al casuale rinvenimento di un contadino, all'osservazione, da chi se ne è preso cura, di anomalie nel comportamento dei genitori stessi che si opponevano ai trattamenti sanitari per i bimbi che in quel momento rischiavano la vita. Se la vicenda si fosse svolta in Australia, non sarebbe andata diversamente. I genitori hanno delle responsabilità nei confronti della crescita dei bimbi che non è solo economica ma anche di educazione e sviluppo relazionale e mentale, quindi tutto quello che sta succedendo da un punto di vista giudiziario è del tutto normale e riguarda anche altri casi magari meno noti. Quello che non è normale è avere una classe politica che strumentalizza la vicenda solo per pura propaganda in prossimità di un referendum che ha altri obiettivi.9 punti
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Secondo me la maggior differenza di un ascolto a basso volume la fa il silenzio che c'è intorno.9 punti
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A me continua a sembrare un operazione di politica interna da parte di due vecchi satrapi in difficoltà a cui del popolo iraniano non frega assolutamente nulla. Le eventuali ricadute positive, eradicamento di una teocrazia etc. etc., come sottoprodotti.9 punti
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Forse sarebbe utile un approccio pragmatico, che poi è quello messo in essere dalla maggioranza dei produttori quando si deve cercare un conveniente compromesso tra la teoria (scienza acustica e misure) e la pratica (ascolti e gradimento delle persone, veri destinatari dei prodotti). Qui di seguito sono mostrate due curve isofoniche, a 80p (phon) e 40p, ossia quelle corrispondenti alla sensibilità dell'orecchio umano (una sensibilità media che non tiene conto delle differenze tra persona e persona, affatto trascurabili), indicative di un ascolto a volume normale (80p, in verde, quella che passa per 80dB di SPL ad 1kHz) e di un ascolto a volume basso (40p, in rosso, quella che passa per 40dB di SPL ad 1kHz) Queste curve mostrano chiaramente la diversa sensibilità dell'orecchio umano in funzione della frequenza (per un microfono calibrato queste curve sarebbero piatte in tutta la gamma udibile). I brani musicali sono composti, registrati e lavorati per una fruibilità umana, quindi nella musica è già presente una risposta complementare che ci fa apparire egualmente presente tutta la gamma audio per livelli di SPL intorno agli 80dB (nei picchi dinamici le incisioni possono superare i 105dB facilmente e più volte). Musicisti e orecchio sono "fuori" dal lavoro di un impianto Hi-Fi e in teoria dovrebbero compensarsi da soli, come avviene in un ascolto dal vivo. Quindi (in risposta all'opener @astrodany) è per questo che i produttori di sorgenti, preamplificatori, amplificatori e diffusori sono attenti a garantire una risposta "piatta" il più possibile: per rispettare chi ha composto la musica, chi ci ha lavorato in registrazione ed editazione, chi la ascolta in un ambiente domestico a volumi "nomali" con media intorno gli 80dB di SPL. Un buon diffusore domestico, in particolare, dovrebbe essere il più possibile lineare (e quindi "piatto" come risposta) nella gamma di SPL compresa tra 30dB e 100dB, che è quella più usata. Non si possono fare miracoli ma ci si mette tanto impegno e risorse per ottenere un buon risultato (al netto delle caratterizzazioni che un costruttore intende dare ai propri prodotti). Lo stesso dovrebbe avvenire per una amplificazione. Dal momento che ci sono diffusori con sensibilità molto diverse (si parte dagli 83dB a superare i 105dB) non è possibile sapere a priori che tipo di diffusore dovrà pilotare un certo amplificatore, quindi nemmeno quale sarà la potenza necessaria per ottenere gli 80dB di riferimento. Per esempio, con un diffusore da 83dB a 8Ohm si otterrà un volume "normale" con poco meno di 1Watt mentre con un diffusore da 105dB a 8Ohm si otterrà lo stesso volume di ascolto con potenze di milliWatt. Se poi aggiungiamo il fattore di cresta necessario a rendere i picchi dinamici, queste potenze andranno moltiplicate per 100 volte o anche più. Tali differenze "obbligano" chi produce amplificatori ad ottenere una risposta il più lineare possibile non solo nella risposta in frequenza ma anche nel livello di uscita, in modo da funzionare bene con la maggior parte dei diffusori. A questo punto ci si chiede giustamente cosa fare quando l'ascoltatore abbassa il volume e sposta il contesto dalla curva 80p a quella 40p, perché con le premesse appena esposte la sua ricettività sarà diversa. Per affrontare questo aspetto è necessario anche quantificare le differenze, altrimenti con la sola soggettività non se ne esce. Ecco le due curve 80p (ascolto normale) e 40p (ascolto serale) a confronto diretto, per capire quanto sono diverse tra loro (e non solo diverse dalla risposta piatta che avrebbe un buon microfono, il quale non è un ascoltatore ma uno strumento): Esse sono chiaramente differenti (come atteso) ma la loro forma è somigliante, e una volta sovrapposte ci fanno capire che l'andamento qualitativo del nostro orecchio non cambia radicalmente, solo va a "pesare" in modo diverso alcune porzioni della gamma. Diverso quanto? Nel grafico sotto è riportata la differenza nella sensibilità tra un ascolto a volume normale (80dB di SPL) ed uno a volume basso (40dB di SPL), cioè la "distanza nella forma" tra la curva rossa e quella verde sopra: Si vede chiaramente che la differenza massima è inferiore a 20dB e si verifica a frequenze bassissime (meno di 30Hz). In arancione abbiamo evidenziato la differenza nella gamma 100Hz-10kHz, che è quella dove si concentra la maggior parte dell'informazione, almeno per alcuni generi musicali (voci, piccole formazioni strumentali, incisioni molto datate). In quella gamma le differenze fisiologiche rimangono confinate in pochi dB, ed è questo che va a motivare le preferenze di alcuni o di altri riguardo all'esigenza di un sistema di correzione fisiologica. Ovviamente non si sostiene che 5-6dB siano pochi in senso assoluto (non lo sono affatto), ma che in senso relativo possono essere "assorbiti" da altri fattori importanti che un circuito loudness non può considerare (a meno che non vi sia una misurazione di ambiente a vari livelli con un buon sistema digitale). Infatti va considerato che: - si fanno ascolti a basso volume tipicamente la sera o in presenza di ambienti molto silenziosi (rumore di fondo inferiore a 30dB SPL), ed in quelle condizioni il cervello umano è in grado di distinguere (e quindi "sentire") meglio, perché il rapporto segnale/rumore è molto più favorevole che di giorno o in ambienti rumorosi - la mente umana "equalizza" la risposta, come fa quando passa da un tipo di diffusore (o ambiente) ad un altro, o anche da un'incisione ad un'altra (tra due diverse incisioni o edizioni discografiche ci possono essere differenze maggiori che nella curva sopra). E' per questo motivo che prima di fare una comparazione si ascolta l'impianto per un tempo sufficiente ad ambientare la percezione, tempo variabile da persona a persona ma dell'ordine di minuti o decine di minuti - l'ambiente modifica pesantemente la risposta di un sistema e non lo fa in modo lineare ossia risonanze, riflessioni e ricombinazioni in generale dipendono dalla pressione sonora e possono in alcuni casi "compensare fortuitamente" parte della risposta fisiologica. Ad esempio il parametro RT60 diventa meno importante sotto un certo livello perché le riverberazioni in alta frequenza cadono sotto la soglia del rumore ambientale (e/o dell'udito) e ciò porta ad una minore presenza di suoni acuti, che nella nostra percezione vanno a spostare il baricentro timbrico verso il basso, e questo in qualche modo va a "recuperare" parzialmente quei dB sui registri più gravi. Poi ci sono le tipologie di diffusori (che interagiscono con l'ambiente in modo diverso), il fattore di smorzamento eventualmente basso che in alcuni sistemi va a lasciare più "presenza" ai registri gravi a basso volume e altre cose che in un contesto "ideale" non si verificano, ma qui stiamo trattando di impianti domestici e non di studi di registrazione. Ascoltare sempre a basso volume fa notare meno i difetti nell'articolazione e nella distorsione, e apprezzare di più una certa "libertà" nel movimento del diffusore. Chi fa dimostrazioni pubbliche sa fin troppo bene che la stanza di un albergo può assorbire i bassi e "costringere" ad alzare il volume per valorizzare i propri prodotti, mentre la stanza della demo successiva invece può rispondere decentemente fino ad un certo volume e poi generare caos. Lo sanno bene anche i visitatori perplessi che oggi apprezzano una catena e nella fiera successiva ne rimangono perplessi, eppure è lo stesso identico impianto. Per chi intende decidere in base alle misure occorrerebbe andare in quel particolare ambiente, eseguire rilevamenti a livelli di pressione sonora diversa e in orario diverso, valutare il rumore di fondo e la posizione di ascolto, e infine la risposta fisiologica soggettiva del fruitore dell'impianto, e ancora rimarrebbe (probabilmente non valutabile) la sua capacità di discernimento su brani musicali e non su semplici segnali di prova. La conclusione è che chi ricorda e considera la differenza fisiologica descritta nelle curve isofoniche ha ragione, ma coloro che nel proprio impianto hanno un'esperienza appagante anche a basso volume e non ritengono di avere bisogno di un loudness probabilmente sono nel giusto perché in quel contesto particolare le differenze dovute all'azione combinata di fisiologia, ambiente, elettroniche e diffusori magari rendono inutile avere un tale sistema di correzione.8 punti
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Sono state le condizioni dei bambini e i comportamenti anomali dei genitori a sterminare l'azione dei servizi sociali; la scarsa collaborazione dei genitori hanno determinato l'azione giudiziaria. Vi faccio un esempio: qualche anno fa mi è capitata una bimba di circa un anno con una frattura ad un femore e l'infermiera che era con me la riconobbe per un precedente accesso in ps; ebbene facendo una ricerca ci siamo accorti che era già venuta ben due volte per lesioni traumatiche. A questo punto è stato mio dovere avvertire l'autorità giudiziaria e i servizi sociali perché indagassero sui fatti ed è venuta fuori una storia di maltrattamenti alla piccola con conseguente decadenza della responsabilità genitoriale ed affido della bimba ai servizi sociali. A scanso di equivoci aggiungo che i genitori erano italiani e anche benestanti. So di casi analoghi accaduti ad altri miei colleghi per i quali non c'è stato questo clamore mediatico né presa di posizione da parte della politica, ma non c'era nemmeno sentore di referendum. Cavalcare questa vicenda per squallidi fini politici facendo leva sull'ignoranza della gente, la dice lunga sul bassissimo livello dell'attuale governo e della servile classe giornalistica che l'appoggia. D'altra parte è lo stesso metodo usato per vincere democraticamente le elezioni del 2022. Siamo davvero un popolo decadente ormai8 punti
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dopo lunga e travagliata lavorazione (che ha messo pure a rischio la mia relazione ) ho pubblicato questo singolo. è stato presentato in anteprima su radiorock lo scorso lunedì, il 23 uscirà l'intero album. mi farebbe molto piacere conoscere il vostro parere, sincero, diretto e spassionato, non mi offendo! per me è una grande occasione il poter chiedere ad una comunità di appassionati come questa. grazie mille! a questo link tutti i riferimenti ai principali servizi di streaming: https://artists.landr.com/991043037194 https://music.apple.com/it/album/1881335210?app=music&at=1l3vpUI&ct=LFV_a11a4e8054a7484ccbce8914d82279d5&itscg=30440&itsct=catchall_p1&lId=215316556&cId=none&sr=1&src=Linkfire&ls=1 http://www.tidal.com/album/503334499 https://music.amazon.com/albums/B0GQQHXZVN?tag=linkfiregen&ie=UTF8&linkCode=as2&ascsubtag=a11a4e8054a7484ccbce8914d82279d5&ref=dmm_acq_soc_it_u_lfire_lp_x_a11a4e8054a7484ccbce8914d82279d5 https://open.spotify.com/album/2EUjyrBy5sSwadu97Vnqoe?go=18 punti
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Allora... lo vogliamo fare un piccolo sforzo e citare nome della band e titolo del disco (soprattutto se non è riportato esplicitamente in copertina) ! Mica tutti conoscono tutte le band e i loro album... Ciao ☮️ Stefano R.8 punti
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Non ho capito ma quella che fumi mi sembra roba buona8 punti
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@one4seven io sono molto d’accordo con te. È una frase che si sente dire da sempre: “la musica di oggi fa schifo”. La dicevano già negli anni ’60 parlando del rock, negli anni ’80 parlando del punk e del pop elettronico, negli anni ’90 parlando dell’hip‑hop. Quindi la prima cosa da dire, con un po’ di onestà storica, è questa: non è una novità generazionale, è un meccanismo ricorrente. Detto questo, la questione non è banale e qualche elemento di verità c’è. Chi è cresciuto con Beatles, Pink Floyd, Led Zeppelin, Dylan, oppure con il grande pop italiano d’autore, ha interiorizzato quella musica in un momento formativo della vita. Il cervello lega quei brani a emozioni, scoperte, identità. Risultato: quella musica sembra oggettivamente migliore quella di oggi sembra povera o superficiale Ma è in parte un bias cognitivo: la musica che ascolti tra adolescenza e prima età adulta ti segna più di qualunque altra. La vera differenza: il contesto e cambiato non il talento. Se guardiamo bene, il talento oggi non è diminuito. Anzi: musicisti tecnicamente straordinari ce ne sono moltissimi, la contaminazione di generi è più ricca che mai e l’accesso alla produzione musicale non è mai stato così democratico La grande differenza sta in tre fattori strutturali: a) Sovrabbondanza Una volta passavano pochi dischi, selezionati. Oggi escono milioni di brani all’anno. Questo crea l’illusione che “sia tutto mediocre”, perché: il rumore di fondo è enorme la musica davvero valida è più difficile da intercettare. È un po come i film. Quanti ne vedete che sono veramente eccellenti ? b) Algoritmi e consumo rapido La musica oggi è spesso: pensata per lo streaming ottimizzata per 15–30 secondi costruita per “funzionare subito” Questo penalizza complessità, sviluppo nel tempo, ascolto profondo Non perché non siano più possibili, ma perché non sono premiati dal sistema. c) Fine della centralità culturale della musica Negli anni ’60–’90 la musica era identità, ribellione, linguaggio generazionale Oggi divide quello spazio con i social, il gaming, i video La musica non deve più “dire tutto”, e questo la rende meno “epocale”, non meno valida. E i millennials (e dopo)? Dire che “non avranno una base musicale solida” è, secondo me, falso, ma in modo interessante. La loro base è più frammentata, meno canonica, più trasversale. Un millennial può conoscere Miles Davis, ascoltare elettronica sperimentale, apprezzare hip‑hop e ambient e scoprire artisti di nicchia che negli anni ’70 non avrebbero mai avuto un contratto Non è una base più povera, è una base meno condivisa. La qualità c’è, ma non è mainstream Qui forse tocchiamo il punto più vero della critica. Negli anni d’oro musica di qualità e mainstream coincidevano spesso Oggi la qualità è perlopiù laterale, va cercata, richiede curiosità. Jazz contemporaneo, elettronica d’autore, indie raffinato, neo‑classica, soul moderno… C’è tantissima musica eccellente, ma non te la mette davanti la radio generalista. 5. Quindi: la musica nuova fa davvero schifo? La mia risposta, netta, è: No. Ma è più difficile da incontrare e più facile da ignorare. E aggiungo: chi dice che “oggi è tutto brutto” spesso ha smesso di cercare e chi dice che “prima era tutto meglio” confonde qualità con memoria emotiva tanto per essere non boomer, prendiamo kind of blue che all’epoca fu dirompente, una rivoluzione silenziosa. Se vi dico Promises di Sam Shepehrd (Floating Points) siete sicuri che e meno rilevante ? A me toglie il fiato quando lo ascolto. The wall per me rappresenta l’aporeosi musicale. L’esempio maestro di un concept album. Sulla famosa isola deserta sé dovessi portarmi un solo disco porterei questo. Ma siamo sicuri che To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar sia così distante ? per concludere questo pistolotto, scusate la prolissità, possiamo domandarci come mai oggi non percepiamo più un kind of blue o un The Wall ? la risposta per me è che non esiste più una flusso di cultura unica, ma ce ne sono variegati; le grandi rivoluzioni di un tempo oggi sono più piccole, più profonde e meno sbandierate. saluti7 punti
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Sono diventato un pilota di F1; quando guido la mia elettrica, specie in città, mi comporto così...7 punti
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