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Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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Spadaccino1
1 ora fa, Lolparpit ha scritto:

immortale una sinfonia come la IV di Ciaikovsky, un condensato inestricabile di fatalismo, angoscia, sogno, delirio, disperazione, isteria, che da ascoltatore quasi faccio fatica a sostenere

Sono molto d'accordo, richiede un grande impegno emotivo. Soprattutto dal vivo.

mozarteum

La 4 di Cia di Petrenko l’ho ascoltata all’Opera di Monaco nel dicembre scorso insieme al primo di Brahms con Trifonov.

Esecuzione tagliente, drammatica, senza alcun accenno retorico, avete ben detto.

Petrenko conferma l’abitudine di preparare il pezzo che poi dirigera’ a Berlino con altre orchestre.

analogico_09

I biglietti.., son tutti buoni a fare i biglietti con il ticket one e carta di credito, Ai tempi, non ai miei tempi, bensì ai tempi dell'eternità, per certi autentici mostri sacri passati alla storia  toccava di sera parcheggiare davanti all'auditorium, dormire, si fa per dire.., in macchina attendendo l'alba quando iniziava la distribuzione autogestita dei pre-numeretti con i quali accedere in ordine rigorosamente progressivo, fino ad esaurimento degli stessi, in biglietteria che apriva alle 9 o anche poco più tardi. Ricordo che in bigliettarai c'era una signora molto gentile, dolce, affascinante, non una bellezza con "sorriso da "pubblicità" e cercavo sempre di capitare con lei... a volte, per concerti non particolarmente eclatanti se telefonavi ti riservavano il biglietto che ritirati e pagavi la sera stessa, così a fiducia. Embè.., si, altri tempi! . Dopo una notta insonne, staccato il biglietto, scappavi a casa a dormire per poter restare sveglio la sera stessa del concerto che potevi a ragione dire di essertelo conquistato: una piccola ma eroica sensazione di libertà e di autostima che accresceva anche il godimento della musica ricercata.
Tutto ciò che diventa troppo facile, erotizza in proporzione molto meno rispetto a quando l'oggetto artistico te lo sei sudato, perlomeno secondi gli antichi ceriteri "rinascimentali" ed artigianali, decisamente più "manuali", con i quali si andava alla ricerca di musica con la stessa ansia con quale la sentinella attende l'aurora... (dal de profundis... una citazione del bellissimo film di Ermanno Olmi, "il Mestiere delle armi" sulla eroica vicenda di GIovanni della Bande nere che cercò, scrificandosi,  di sbarrare la strada ai lanzichenetti rappresentati oggi dalle genertazioni della cultura intesa come turismo e sfruttamento, consumo, spesso status symbol, non già della interiorizzazione  della materia poetica, cose che fanno più danni delle prime soldataglie che misero a ferro e fuoco la città eterna) .

Naturalemnte detto senza voler geberalizzare. N Mi riferisco al landscape viù vusibile e desolato. 

  • Melius 1
mozarteum

Analogico non e’ cosi

anche online per certi appuntamenti e’ quasi impossibile prenotare anche sintonizzandosi il primo giorno di vendita.

Mi e’ accaduto varie volte, a quel punto bisogna sperare che a ridosso della data compaia qualche biglietto “restituito”. E’ l’equivalente delle sere passate col numeretto a via della Conciliazione che ho fatto anche io quando venivano Giulini (a fare Beethoven e Brahms mica Cesti) o Gilels o anche Celibidache (anche qui per repertori che giudichi di routine) per non dire dell’integrale di LvB che Abbado fece a Roma coi Berliner.

Non e’ cambiato niente da allora se non che NOI non siamo piu’ giovani.

C’e’ ancora oggi passione per la musica all’estero ancor di piu’ fra i giovani; ma anche qui, la Scala e’ piena di giovani in galleria dove ho l’abbonamento. Idem altri luoghi.

Questa solita tirata contro i borghesi, o una dimensione consumistica della musica non e’ fondata: intanto perche’ i ricconi presenzialisti c’erano anche negli anni 70 eccome (alla Scala lo sfarzo di quegli anni non si e’ piu’ ripetuto cosi’ come le uova lanciate dal buon Capanna); ci sono anche oggi -a Salisburgo si raduna mezzo pil d’europa- ma moltissimi sono veri e grandi appassionati di musica oltreche’ valorosi mecenati per coprire i costi laddove la

 contribuzione pubblica non basta. Il Pomo d’Oro di Cesti a Innsbruck era straesaurito (realizzato con fondi dei borghesacci).

Oggi secondo me c’e’ ancor piu’ musica, nel complesso. Rispetto agli anni 70/80 sono aumentati i piccoli ensamble dediti a repertori meno battuti (il concerto italiano, il giardino armonico, la cappella bizantina tanto per dirne qualcuno), all’estero non ne parliamo. Sono fioriti in Italia festival tematici bellissimi: Trame sonore con musica dal rinascimento ad oggi, il Festival Monteverdi a Cremona, a Fano perfino c’e’ un piccolo festival dove si eseguono opere rare.

Quest’anno al Rossini opera festival e’ andato Le Siege de Corinthe, raramente rappresentato.

Bisognerebbe un po’ conoscere la realta’ musicale non solo italiana altrimenti diventano discorsi da laudator temporis acti.

Frequento la musica vera (quella riprodotta dopo un po’ mi annoia) dagli anni 70. Francamente non vedo un regresso. Per dirne una il livello di Santa Cecilia e’ di molto superiore a quegli anni, e anche quello di altre orchestre italiane (quella del Maggio ad esempio, anch’esso frequentato da fine anni 70). Sopra facevo un esempio di cio’ che ha offre la programmazione. Alcina e’ banale? Wozzeck e’ banale? Mitridate?

lo stesso Falstaff, puoi dirmi quando lo hai visto l’ultima volta per sembrarti repertorio frusto?

analogico_09

@mozarteum Io parlavo dell'approccio psicologico al biglietto, non dei problemi di disponibilità che si avevano ieri come oggi. Non metto neppure in dubbio l'eccellenza degli interpreti odierni e della qualità dei repertori i quali però purtroppo mi tocca di nuovo tornare sul fatto che in Italia, specialmente, essenzialmente, per quanto riguarda gli ambiti concertistici più istituzionali resta polarizzato sui soliti peraltro meravigliosi repertorio di stampo romantico o post romantico, avnaguardie del 900, dodecafoniche e gtonali. E questo limiti secondo me è un autentico guaio perché se ai tempi della nostra gioventù la musica antica barocca quasi non esisteva e quel poco che c'era veniva massacrato, oggi dopo la grande corrente filologica improntata sulla riscoperta di repertorio musicali di inestimabile importanza storica e valore estetico abbiamo saputo raccogliere di ciò  una scarsa dote e non solo sotto l'aspetto concertistico bensì anche su quello discografico:  quattro cosette che si ripetono pure in maniera un po' patetica mandata in onda tanto per farle presenziare , far vedere che anche Santa Cecilia, che per il resto manda concerti di elevatissimo prestigio, si occupa di musica antica e di musica barocca dove anche la "classica" latita fin troppo. E questa mancanza ci rende ancora più colpevoli dove l'offerta abbondi e sia entrata oramai negli altri paesi europei più evoluti del nostro musicalmente come "normalità". I quali hanno invece saputo raccogliere la ricchezza proveniente dalla filologia che riscopre inoltre le prassi interpretative estremamente più musicali e possibili per quanto riguarda tali repertori ancorat a criteri esecutivi di vieta derivazione accademico ottocentesca o post romantica. La filologia  compie oramai quasi un secolo vita mentre noi in Italia ce ne stiamo allontanando sempre di più. Innegabile che ciò che sia stato scoperto non sono quattro musichette bensì capolvori capitali cher andrebbero conosciuti a menadito come si conoscono le sinfonie o le sonate per pianoforte di Beethoven, etc, senza i quali non ci sarebbe stato quanto oggi esista grazie al loro fondamento. Nell'Ottocento Bach veniva eseguito in concerto raramente salvo che negli ambiti privati della buona borghesia che suonava la musica in proprio comprando mlo spartito come oggi si compère il disco (mondi opposti...) , ma non c'era compositore del secolo 19 che non attingesse a piene mani alle musiche del grande Kanton non certamente per ricopiare ma per rielaborare nuovi paesaggi musicali meravigliosi come sempre succede nell'arte che copia sempre se stessa non per sedersi.  Quindi per tornare al tuo discorso vero che una volta vedevamo le cose con gli occhi della gioventù ma anche con lo spirito più pionieristico della gioventù che oggi abbiamo un po' perduto. È pur vero che se la vista a una certa età peggiora e l'occhio si avvia verso la cataratta, lo spirito della maturità potrebbe invece conservare e magari accrescere lo spirito giovanile, quelle parti più "bambine" che dovrebbero seguitare ad albergare negli adulti nel tentativo di romprere le sovrastrutturre mentali le zavorre  accumulate a forza di inseguire l'ambizione ascoltatoriale non già la vocazione per la musica che non potrà non inditizzare ogni appassionato ed autentico amante dell'arte bdei suoni nverso ndirezionim musicali a 360 gradi.  Quindi non è questione di borghesia come classe sociale che ha la sua realtà inalienabile, virtù e difetti come tutti, dalla quale anche giungono i grandi progressi dell'Arte della vita della politica, del pensiero, eccetera,  mi riferisco a quella forma di borghesia mentale cbhiusa spesso gretta radicata in se stessa nei suoi ruoli nei suoi riti nei suoi privilegi. Ecco qualche parola gettata giù all'impronta mentre aspettavo in sala d'attesa del dentista che è tornato il maledetto!! ... dettando al cellulare queste poche parole. Mi scuso per gli orrori ortografici ortogonali ed anche ortofrutticoli ma devo sbrigarmi prima che venga chiamato a sedere la poltrona del torturatore...:classic_biggrin:

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