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Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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La ragione è nell'interesse di chi la nomina perchè forse ne è alla ricerca; io sono per il ragionamento, quello che ho già fatto, giusto o sbagliato,  ma chiaro e precisiso, por lo tanto, parafrasando, ho detto tutto 

@Spadaccino1 Come descriveresti l'approccio interpretativo di Petrenko a questa sinfonia che apre la "trilogia del destino" (e, aggiungerei della "disperazione", tra alti e bassi) con quel delicagto, patetico andantino sorta di dichiarazione d'amore (platonico) sofferto e inquieto afferrto a Nadezda von Meck prodiga e prodigiosa mecenate del compositore, dopo la grande espozizione iniziale andante sostenuto di tutti i tempi e motivi ricorrenti nella sinfonia, rappresentazioni plastico-sonore della stessa travagliata psiche del compositore genio unico e irripetibile del canto musicale (melodia)? 

E il gran finale in grande spolvero così pieno apparentemente ottimistico lanciato per coprire invero i  passaggi tematici sgomenti e  "funerari" che riesploderanno fatalmente e senza possibilità di catarsi nella estrema (sesta) sinfonia del genialmente tragico, patetico, cimiteriale e teatrale creatore di musiche indimenticabili che aveva per nome Pyotr IIlvich Tchaikovsky? 

 

Un grande Muti!

 

 

 

 



 

1 ora fa, Spadaccino1 ha scritto:

Giuseppe, ti ringrazio per la richiesta, se cerchi un'opinione informata e dotta non sono però la persona adatta.

  E invece cercavo uno scambio di impressioni di natura emotiva in modo analogo a come ho cercato di "descrivere" la sinfonia, sollecitato dai prodigi interpretativi che ti avrebbero così tanto colpito e che descrivi con una profondità di sentimento e di espressione, oltre le paarole "dotte" od "informate" spesso malate di limiti. Grazie di questa spontanea e sentita condivisione nella quale non fatico a riconoscermi avendo ascoltato Petrenko in concerto due o tre volte, il suo andare anelle profondità della forma e dello spirito emotivo, specialmente con i russi, della partitura. :classic_smile:

  • Thanks 1
14 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Grazie di questa spontanea e sentita condivisione nella quale non fatico a riconoscermi avendo ascoltato Petrenko in concerto due o tre volte, il suo andare anelle profondità della forma e dello spirito emotivo, specialmente con i russi, della partitura. :classic_smile:

🤗🪊🎻🪉🇷🇺

Rimanendo in ambito russo e sempre a Salisburgo l’8 agosto Tugan Sokhiev ha diretto i Wiener in un programma sulla carta molto interessante. Il concerto in sol di Ravel, solista Lang Lang, e poi una suite dal Romeo e Giulietta di Prokofiev.

Devo dire che Lang Lang non mi ha entusiasmato, vero e’ che questo concerto dopo ABM e la Argerich (quest’ultima sentita in questo concerto varie volte) e’ cimento temerario per chiunque, trattandosi di opera nella quale il funambolismo dei mov estremi non e’ roboante e fine a se stesso ma e’ parte dell’esprit de finesse, qui nella forma dello spumeggiante ghirogoro, inarrivabile di Ravel. Lang Lang ha invece sparato trick e track e sia pure. Ma la cartina di tornasole e’ il

mov centrale dove il nostro ha esibito un melos senza deliquio, quindi privato della sostanza onirica che permea il movimento (sentite ABM che combina, ma anche la Marta).

Strepitoso invece il Prokofiev.

La perla quest’anno e’ stata -secondo me- il Saint Francois di Messiaen, esecuzione trionfale da ogni punto di vista di un’opera rarissima quasi mai eseguita (la vidi oltre 20 anni fa a Parigi, con Van Dam protagonista niente meno).

 

IMG_8469.jpeg

Musicalmente strepitoso ma molto deludente la regia del Ring del Giubileo a Bayreuth.

La sorpresa e’ stata invece il
Rienzi per la prima volta nel Teatro voluto da Wagner, dove si eseguono solo le famose dieci. 
Rienzi e’ un’opera in cui Wagner molto deve all’Opera alla francese (Grand Opera), ma quella dei migliori, Spontini tanto per cominciare. E quindi grandi concertati, un balletto qui eseguito

con sopraffina ironia sbertucciando le altre opere di Wagner, perfino la sublime aria che canta Rienzi nel

finale. Cio’ quasi scomparira’ nel Wagner ultimo delle sette opere della maturita’ (forse solo il quintetto dei Meistersinger). Esecuzione stratosferica.

L’acustica di Bayreuth, molto particolare, favorisce le voci senza pero’ “spegnere” l’orchestra, sepolta sotto il palcoscenico.

Me ne sono innamorato strada facendo dopo iniziali perplessita’.

Bellissima e festosa l’atmosfera bayreuthiana, entusiastica la partecipazione del pubblico come in nessun altro teatro o festival.

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  • Thanks 1

Qualche appuntamento prossimo venturo:

Al San Carlo, in forma di concerto il 6 settembre Aida, dovrebbe cantare Annuska. Grande cast

A Roma le Nozze di Figaro nell’imperdibile spettacolo proveniente da Salisburgo di Claus Guth. Regia di grandissima presa, cast  vocale e direzione ottimi sulla carta.

A Santa Cecilia c’e’ un festival Rach con i 4 concerti.

a Firenze un grande Wozzeck, a fine settembre.

Grandi cose qua e la’ ad ottobre: 

il 2 sempre a Firenze 7 di Bruckner Con Guggeis, allievo di Barenboim.

il 3 a Vienna ci sono due rare opere monoatto (la Tragedia Fiorentina di Zemlinsky e il Barbablu’ di Bartok) con Asmik Grigoria protagonista. Nel pomeriggio del 3 i Wiener Philarmoniker con l’ottava di Bruckner nel luogo ideale per far risuonare il

Nostro. Sul podio Muti.

l’11 Alcina di Haendel a Napoli

fra il 16 e il 18 festival Verdi a Parma con Alzira, opera giovanile di rara esecuzione.

Si parte poi col Siegfried a Santa Cecilia, poi c’e’ un interessante Flauto Magico a Vicenza (strauesaurito). Infine il Faust si Gounod e la Messa da Requiem di Verdi, entrambe alla Scala.

Il mio dovere l’ho fatto e sono certo d’aver dimenticato qualcosa

  • Thanks 2
20 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Lang Lang ha invece sparato trick e track e sia pure. Ma la cartina di tornasole e’ il

mov centrale dove il nostro ha esibito un melos senza deliquio

 Che il virtuosismo di Lang sia da castagnole di capodanno non rappresenta certamente una novità iinsieme al fatto che l'espressione non sia mai stata particolarmente trasfigurante. Le sue Gordberg al piano camarrone segnano il punto del non ritorno dalla più grottesca confusione. 

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