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Ai confini del Jazz


damiano

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one4seven

@ascoltoebasta Ah ecco, proprio te cercavo... :classic_biggrin:

Ricordi che ci segnalasti l'ottimo IMMERSED di Justin Gray? 

Ti dissi, ottimo, ma secondo me ci perdiamo la vera essenza del disco, pensato per l'audio Immersivo. (Aka Dolby Atmos etc..)

Lui che è oltre che un grande musicista, un mix engineer tra i più quotati per l'audio immersivo...

Profetico...

Justin Gray Wins Best Immersive Audio Album For IMMERSED – 2026 Grammys –

 


 

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ascoltoebasta
1 ora fa, one4seven ha scritto:

Ricordi che ci segnalasti l'ottimo IMMERSED di Justin Gray? 

Ricordo,effettivamente hai avuto ragione....

Disco fruibilissimo,ma decisamente ben curato ed eseguito,tra quelli da poter sentire come accompagnamento anche quando si è in altre faccende affacendati.

 

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Uno dei dischi che mi fecero capire che c'era della musica al di là dei confini di genere fu Mu 2° parte. Era la fine degli anni settanta, ero poco più che un adolescente e me lo indicò Riccardo Bertoncelli... in uno dei suoi libri, mi pare Pop Story o qualcosa del genere, per l'Arcana editrice (altri tempi) ne parlava come uno dei capolavori della musica tout court. Lo metteva assieme alle prime opere di  Tim Bucley, a "The End of the Game" di Peter Green e a qualcosa di captain Beefheart. Probabilmente è già stato citato ma vale la pena di riproporlo come capisaldo di questo "non genere" di cui stiamo parlando. Due grandi musicisti che dialogano liberamente! On line si trova solo la parte prima, del 1969, che mi piace un po' di meno:

 

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Altro pezzo per me memorabile è questo: Gato Barbieri / Dollar Brand - To Elsa / 81st Street Intro. Questo me lo fece scoprire la indimenticabile collana "i grandi del jazz" della Fabbri editori, che ha fatto conoscere a tanti ragazzi dell'epoca il jazz... il lirismo, la intensità sono pazzeschi! E c'è, come in Mu, Dollar Brand!

 

 

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analogico_09
Il 31/01/2026 at 11:16, one4seven ha scritto:

Mi è piaciuta molto la definizione "capolavoro cosmico" riferito a "Saudades" di Nanà Vasconcelos. Ed anche la considerazione sul presente di ECM: "etichetta in grado di sfidare sia il suo pubblico che i suoi artisti". Vero, verissimo. Si vede anche chiaramente che vecchi estimatori di ECM, soffrono questa sfida.

 

 

I "vecchi" estimatori di ECM ascoltavano musica giovane che tale resta; i giovani estimatori di ECM ascoltano invece musica vecchia la quale è per lo più un potpourri indifferenziato di generi e sottogeneri musicali già sentiti e riproposti con il bel vestitino muovo alla moda sotto il quale qualcuno sostiene vi sia meno... 
Opinione personale di un vecchio forse troppo smaliziato,  appassionato del grande beriomauista brasiliano. ... Dell'articoletto sulla musica di Nanà Vasconcelos, del suo Saudades, disco ECM "prima edizione" (che posseggo da quando avevo i calzoncini corti), grande poeta della "negritudine!" brasiliana (banale l'espressione "capolavoro cosmico".., dell'articolista farse fatta mi pare inn uso quando non si abbia di che dire di più centrato e meno piacioso e trendy) che può prendersi per mano con i musicisti che canta(rono)no  la poesia della "negritudine" afro - americana, chiamata jazz.
Per questo Nanà Vasconcelos è spititualmente, elettivamente, pienamente dentro l'universo del jazz. Inoltre il meglio del disco è quando il "primitivo" berimbau suona in piena ed identiraria, , "autoctona" solitudine, senza il rombombo orchestrale o soffocato da altri effetti sonori di vario genere, che pure piace a chi piace e pure a me piace un poco ma poi tendo a ricercare l'aspetto musicale e fonico-sonoro più puro, "selvaggio" non sovrastrutturato. Ciascuno ci ha il suo de gustibus del non sputtazzanda est, non servirebbe porecisare. 
In questa veste più spoglia e profondamente musicale ho avuto il piacere di ascoltare Nana più volte in concerto con l'Organic Music di Don Cherry in un contesto per l'appunto più organico nel quale l'espressione poetica di Cherry, del suo piccolo ensemble, di Nanà si combinano per via naturale con la grande tradizione del jazz che nasce multiculturale, dall'incontro di più culture, ma restando identitariamente, strutturalmente afroamericana,non (con)fusionario. 

 

Nel 1976 La Rai registrò in studio un concerto di Don Cheerry con Nana Vasconcelos, Gianpiero Pramaggiore e Moki Cherry, il giorno prima o dopo assistei al concerto pubblico che il gruppo diede al palazzo dello sport di Roma dove scattai delle foto che credo di aver già condiviso nel topic del jazz. 

 

Propongo la registrazione del concerto in studio segnando il punto (un poco prima) in cui Nana si lancia in una lunga improvvisazione al berimbau cacciando fuori dallo strumento "primitivo" una varietà di suoni organici, remoti, bellissimi, una musicalità senza tempo il tutto saldato nella scansione ritmica primordiale che si ricongiunge con i ritmi africani del grande jazz, con il blues parente stretto della saudade brasiliana, con le ritualità "tribali" del freejazz, non nsolo Sun Ra. 

Guardiamolo tutto.., perfino i corpi diventano strumenti musicali. Tutto è musica nato nella più gioiosa e poetica spontaneità

Da quella registrazione RAI è stato tratto qualche anno fa un disco bellissimo di un'etichetta indipendente italiana che riporta nell'iserto le foto che scattai al palasport. https://www.discogs.com/release/16463379-Don-Cherry-Om-Shanti-Om

 

 

 

 


A colori la scena, senza la "petulanza" del presentatore", era ancora più bella.., impagabile il piacere di ascoltare e fotografare stando sul palco a poca distanza dai musicisti. Altri tempi... 
 



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analogico_09
Il 31/01/2026 at 12:52, damiano ha scritto:
Il 31/01/2026 at 11:16, one4seven ha scritto:

Vero, verissimo. Si vede anche chiaramente che vecchi estimatori di ECM, soffrono questa sfida.

+++ e come dicevano un paio di illustri pensatori (e strimpellatori) "the times gonna change"....

Ciao

 

Vecchi estimatori di cose di prima nonchè illustri  "pensatori" di ieri e di oggi potrebbe pensare e magari testimoniare che i tempi a volte cambiano in peggio... :classic_cool::classic_wink:

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analogico_09
2 ore fa, one4seven ha scritto:

i tempi cambiano e basta.

 

 

Caspita, da scattare sull'attenti: SignorSi, Signore! (cit) :classic_laugh:

 

2 ore fa, one4seven ha scritto:

l peggiore o migliore è relativo.

A definirlo "peggio" di solito è chi il cambiamento per varie ragioni "lo subisce". 

C'è anche chi ne gode.


Tornando alle banalità... tutto è relativo però c'è il meglio e c'è il peggio dove a volte sia il meglio, sia il peggio lo si da' a livello di parere personale, a volte il parere rappresenta il dato di fatto oggettivo. 

Ma non serve mettersi a speculare dove sia il peggio e dove il meglio facendo separazioni astratte, io mi ero limitato a dire in maniera neutrale, a fronte della specifica battuta sui "tempi cambieranno" che potrebbero cambiare in meglio o in peggio. Sorvolo sull'ultima battuta, nel complesso mi sarei aspettato una "filosofia" un po' meno truistica. 

 

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analogico_09
20 ore fa, nteccu ha scritto:

Altro pezzo per me memorabile è questo: Gato Barbieri / Dollar Brand - To Elsa / 81st Street Intro. Questo me lo fece scoprire la indimenticabile collana "i grandi del jazz" della Fabbri editori, che ha fatto conoscere a tanti ragazzi dell'epoca il jazz... il lirismo, la intensità sono pazzeschi! E c'è, come in Mu, Dollar Brand!


Si ma con queste musiche, prim'ancora di essere "dischi", siamo dentro, nel cuore dei territori della psiche, dell'estetica, della storia, dell'immaginario più profondo e identitario del jazz.

Mi pare notare, da questa visita estemporanea, come il topic che ha un titolo e delle intenzioni specifiche annunciate stia diventando un contenitore dell'indifferenziali musicali.., e sta bene, ci mancherebbe, la tribù decide l'orientamento, ma allora ditelo. 

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one4seven
13 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

tutto è relativo


Esatto. E' qui il punto.
C'è ancora, chi non ha digerito e non digerirà mai l'evoluzione elettrica di Miles Davis. Giusto per fare un esempio "noto" e pure assai datato.
Figuriamoci difronte all'evoluzione dell'estetica di ECM.
Cosa vuoi oggettivare? :classic_biggrin:

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analogico_09

@one4sevenMa che c'entra? C'è chi non ha capito la svolta elettrica di Davis e c'è chi l'ha capita. Questa è la realtività, vale per il positivo e il negativo, per il bianco e per il nero. 

Che poi, ne abbiamo parlato chissà quante volte, la questione non sta tanto nel capire/apprezzare o meno la "forma", il tipo di strumento attraverso cui  Davis esprime la sua musica bensì se Davis cambiando forma, vestito, aspetti del linguaggio, perda o mantenga la poetica  interiore, la tensione spirituale, psichica, estetica, filosofica che crea  l'inalienabile legame con la muaica afroamericana, con lo spirito del blues, senza "additivi", mentre il jazz si arricchisce di nuove particolarità formali che espandono l'espressione senza modificarla o frustrarla. 
Ieri mente ero in giro pe'Roma, con le mie ottime cuffie da passeggio, riascoltavo Big Fun... pazzesco sentire, risentirte, è sempre una sensazione nuova, come quella tromba abbia mantenuto il profondo e soggiagante graffio lirico di KOB, di It Never Entered My Mind.., ad esempio. Lo stesso che ritroviamo in B.B., in Jack Jhonson, nelle più estreme tappe del funky. 

Il peggio con i dischi, dal vivo era sempre sorprendente, immutabile pur tra tanti cambiamenti, Davis lo da parzialmente nell'ultima tappa del rientro che fa dal 1982 fino alla morte..., sua disgrazia aver incontrato un Marcus Miller saprofita... 

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