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Melius Club

Il Club di "La musica oggi fa schifo".


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@dariob la nostalgia è un "dsp" difficilissimo da controllare...

In ogni caso è anche vero che periodi storici di diversa "intensità" portano a "intensità" artistiche diverse. 

Ma è un terreno scivoloso anche questo, perché è molto legato al "territorio"...

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3 minuti fa, one4seven ha scritto:

è un terreno scivoloso anche questo, perché è molto legato al "territorio"...

Ah certamente. Ma credo qui si parli di musica occidentale o 'dell'impero americano.'

Però hai ragione: del resto del mondo non so praticamente nulla.

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1 ora fa, dariob ha scritto:

 Tuttavia imho :

C'è stato un periodo fra i '60 e i'70 in cui contemporaneamente a un intenso 'ribollire' sociale c'è stato

un fiorire di idee musicali nuove, con frequenza e intensità mai più varificatasi.

E questo assieme ad un interesse per la musica  e ad una influenza della musica nella vita delle persone

anche mai più verificatasi.

 

 

Mi tocca condividere Dario, non che sarebbe la prima volta quando non si mette a fare la "calzetta"... :classic_biggrin:

 

Aggiungerei gli anni '50 che furono molto propizi per il rock & roll e per altra musica americana originata da jazz, dal soul, dal blues, cose più o meno commerciali, molto popolari espesso di qualità. C'era tutto un fiorire di canzoni americane che rivoluzionarono lo stile della canzone italiana, portando nuovi suoni ed atmosfere che fecere sicura breccia tra i giovani, specialmente, e nella popolazione più matura. 

Ricordo un vero tormentone, una celeberrima canzone americana che si ascoltava ovunque, nel bar, in casa, nei primi jukebox, in gitas e in ritiro spirituale... ... Quando si attraversavano le strade delle  periferie e del centro dellà citta durante quelle mattinate romane luminose e calde dalle finestre spalancate era tutto un provenir di note della canzone del momento: "Diana" cantata da  Paul Anka in americano e in italiano. Tu avanzavi tra vicole, piazze e stradette e il flusso di note interminabili sembravano inseguirti mischiandosi tra di loro come a formare un "canone" e con il vociare delle persone, il suonar di clacson...
Restavo affascinato da quei suoni nuovi che giungevano d'oltreoceano e creavano suggestioni di un'america del sogno vista attraverso i film; nuove canzoni, nuove atmosfere musicale che rivoluzionarono lo stile della canzone italiana facendo breccia tra i giovani e tra i più maturi. Suoni nuovi non associati alle immagine del cinema e della televisione che in tal mondo sembravano ancor più immaginative. Non capivamo mezza parola del testo ma c'era una forma di comunicazione sotterrfanea tutta di pancia...
Credo che alla base del mio precoce e istintivo amore per il jazz nelle varie declinazioni, per la musica nera in genere, vi siano anche i suoni di queste musiche. 

Forse i ggiovani di oggi che non erano ancora nati o che fossero troppo piccoli per poter ricordare, potrebbero non capire appieno quanto quegli anni "cuscinetto" furono determinanti ai fini dello scatenarsi propulsivo di tutto il grande rock e pop che arrivò subito dopo attravresando i '60, i '70, e ancora oltre fino a... ma ci sarà stata davvero una fine? E un inizio? 

E se fosse nostalgia? Embè, embè che c'è! :classic_cool:
 


 

 

  • Melius 1
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8 ore fa, one4seven ha scritto:

Gli psicologi la chiamano “reminiscence bump”: tra i 12 e i 25 anni viviamo un’esplosione emotiva, sociale e identitaria.

Ritengo questa spiegazione valida per la gran parte degli appassionati meno appassionati (a tutto tondo),a me la musica del mio periodo 12-25 anni (quindi anni 80/'90) non piace affatto e non la ascolto,anzi dai 16 ai 28 anni ho vissuto il periodo (suonando la batteria amatorialmente) di grande curiosità e ricerca,peculiarità che si è in me consolidata e ampliata negli anni ed è ancora ben presente.Già qualche altro forumer ha citato,giustamente,il fatto che ciò che vien propinata è solitamente la parte più commerciale,ciò è accaduto anche con la Classica,i discografici di oggi,ai tempi erano gli aristocratici.

Personalmente il mio limite è il non riuscire ad apprezzare la musica programmata e non suonata,aldilà del fatto che sia attuale o degli anni '90.

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1 ora fa, dariob ha scritto:

del resto del mondo non so praticamente nulla.


Ma sai che non è necessario nemmeno andare "nel resto del mondo".

Anche nel "nostro" abbiamo moltissime istanze "sub territoriali". 

Il problema è la conoscenza.

E molta di più la musica che NON conosciamo rispetto quella che crediamo di conoscere.


Una volta che ci si rende conto di ciò, la strada è tutta in discesa.

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Adesso vi provoco: :classic_biggrin: (e con la provocazione cerco di spiegarvi con un esempio concreto, cosa vuole dire questo pensiero di Stanzani)

Nessuno ha saputo raccontare meglio di Max Pezzali (e Mauro Rapetto), "l'adolescenza popolare" degli anni '90 del nostro Paese.
Per rendersene conto però, bisogna essere stati adolescenti negli anni '90 in questo Paese.

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Mah, anche oggi si fa ottima musica, ma è roba di nicchia, che vende poco e non passa mai né in televisione né in radio. La musica così detta popolare è sinceramente una schifezza, al contrario di quello che accadeva negli anni 70. Manca oggi il substrato culturale per creare qualcosa di buono 

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46 minuti fa, one4seven ha scritto:

Nessuno ha saputo raccontare meglio di Max Pezzali (e Mauro Rapetto), "l'adolescenza popolare" degli anni '90 del nostro Paese.
Per rendersene conto però, bisogna essere stati adolescenti negli anni '90 in questo Paese.

 

E no, la grande musica è universale, per tutte le età e per tutte le stagioni. Le musiche di moda finiscono insieme alla fine dei costumi, non da bagno... :classic_biggrin:

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1 ora fa, ferdydurke ha scritto:

Mah, anche oggi si fa ottima musica, ma è roba di nicchia, che vende poco e non passa mai né in televisione né in radio.

 

 

Sono d'accordo. In ogni caso c'è anche musica ottima meno di nicchia, più popolare e di buona qualità, ma è poca, le eccezioni che confermano la regola. 

 

1 ora fa, ferdydurke ha scritto:

La musica così detta popolare è sinceramente una schifezza, al contrario di quello che accadeva negli anni 70. Manca oggi il substrato culturale per creare qualcosa di buono 

 
Come divevo, la musica è l'espressione dei tempi. Se mutano i contesti storico-sociaali e culturali anche la musica ne risente essendo l'emanazione di quelli. Oggi le tradizionali e grandi espressioni di musica popolare che venivano davvero improvvisate e fatte dal popolo, si sono "televisionizzate" e dove vi siano stati cambiamenti socio-culturali di forte impatto tali da trasfrormare i contesti sociali di riferimento c'è un recupero delle tradizioni musicali autentiche filtrate dagli uffici provinciali, paesani o cittadini del turismo... Magari son bravissimi certi gruppi a suonare,.,ma suonare bene non è sempre fare buona musica espressiva e personale. Questo  vale per tutti i generi musicali. Perchè sostengo spesso che il jazz sia morto? Perchè i cambiamenti di carattere socio-psichico-esistenziale, intervenuti a un certo punto verso la fine del secolo scorso all'interno delle comunità afroamericane incidendo profondamente nelle loro espressioni culturali, determinarono una musica senza più quel "dolore" che, benchè drammatico se non anche tragico, rappresentava la propulsione estetica, etica, morale, civile e sociale della musica afroamerican. 

Le cui formule residuali più di maniera e di schema le ritroviamo spurie e av(s)vilite in quelle musiche delle contaminazioni più confusionarie, industriali, fatte in serie.
Suonano bene, eh.., bravi bravissimi strumentisti ma manca il blues, il feeling, el duende manca quella profonda unità espressiva e spirituale inalienabile che correva nel jazz quando era ancora musica afroamericana, aldilà dell'etichetta convenzionale, tra il corpo e l'anima, tra "body and solul"... uno dei più iconici e non a caso allegorici standard della storia della musica nera con il quale si cimentarono tutti i grandi musicisti del calibro di Billie Holiday grande eroina del "dolore" che emerge ìdalla sua stessa musica,  dalla sua insigne, inesauribile musicalità. 

Abbiamo oggi, lo abbiamo forse avuto a partire dagli ultimi decenni delle nostre vite, qualcosa che possa avvicinarsi ad un'espressione così dolorosamente felice e viva? 

 

 

 

 

  • Melius 1
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35 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Le musiche di moda finiscono insieme alla fine dei costumi,

 

Non vedo il problema.

Milioni di adolescenti (di provincia e delle aree popolari, perché a loro era diretta) dei 90 si sono riconosciuti in quella musica ed in quei testi, invece che con altro. Sbagli a definirla moda. Non lo è stata per nulla. È stata musica popolare, simbolo di una precisa generazione, che è finita e non c'è più.

 

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