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Melius Club

Il Club di "La musica oggi fa schifo".


Messaggi raccomandati

16 ore fa, CDJ ha scritto:
18 ore fa, one4seven ha scritto:

molta di più la musica che NON conosciamo rispetto quella che crediamo di conoscere.

Parole sante

 

 

Sono d'accordo, fenomeno riscontrabile anche nel cinema, c'è molta musica creativa che resta nel sommerso perchè l'industria e il marketing sono più interessati a vendete i prodotti commerciali di immediato e più largo acchiappo e consumo. In genere si fa sempre più fatica a considerare l'arte come strumento di poesia e di "riflessione", di cultura e psiche, più attratti dalla veloce primitiva emozione che piace a molti e che pure ci vuole fin quando non diventi l'unica spiagga dell'intelletto e dello spirito. 

Siamo distratti da cento cose, presi da tanti stimoli del fare a volte affannoso e nevrotico, si ha sempre meno tempo ed energie mentali per poter scendere più in profondità nelle cose dell'arte.

Faccio l'esempio del jazz: si tende più spesso a chiedere consigli su quali musiche musicisti ascoltare ma a condizione che siano easy... (agevole, comodo.., da pomicio sul divano della stanza della musica con due calici di vecchia romagna etichetta nera il brandy che crea un'atmosfera...) 

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14 ore fa, OTREBLA ha scritto:

 Oh, intendiamoci, non sono discorsi particolarmente originali. Già Kandinsky nel 1910, nel suo libriccino "Lo spirituale nell'arte" usava i medesimi argomenti: il colore che avvicina, quello che allontana, il colore che rattrista, quello che rallegra, la musica del colore...un cumulo di scemenze che non vi 'sto a dire! Lo Spirituale Nell'Arte è stato l'inizio della giustificazione dello scarabocchio assurto ad espressione artistica, tra le più alte. 

 

 
Questo ragionamento, l'intero intervento rappresenta imho una posizione sommaria, populista, risentita. Eccentricità oramai relegate ai posticci. 

 

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No, non credo sia effetto nostalgia. E' un dato oggettivo ed è inutile girarci intorno. Ci sono picchi, momenti di splendore e ci sono periodi di decadenza. Per tutte le cose è così. 

 

Nel primo secolo a.C. la poesia latina ha conosciuto Catullo, Virgilio ed Orazio, poi Properzio e Tibullo (e già siamo parecchio sotto), poi praticamente più nulla di rilevante. 

 

E' la storia, ogni forma d'arte ha i suoi cicli.

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Il 13/02/2026 at 06:24, one4seven ha scritto:

7. Il cervello ama ciò che conosce

 

 

Vale anche che la mente si concentra di più su ciò di cui viene privata. E' la nostagia, sottile e profonda risonanza lirica che somiglia alla sehnsucht tedesca la quale definisce il desiderio struggente ed inappagabile, a sua volta vicina alla añoranza spagnola di cui parla lo scrittore inglese Gerald Brenan nel libro di memorie "A Sud di Granada" fuggito dall'esclusivo e snob circolo di Bloomsbury per trasferirsi in una zona remota ed isolata dell'Andalusia vivendo con pochi mezzi.  

Cosa c'entra questo con quello di cui stiamo parlando? Che la musica si fa da tramite, da medium, strumento capace di esprimere il sentimento che non si può dire con le parole né con altre forme d'arte in modo così profondo e "risonante" nell'inconscio baipassando la coscienza viglie resistente e razionale. 

Evocare non corrisponde a definire: la musica non definisce nulla, non traccia contorni precisi e netti; con l'astrattezza dei suoi linguaggi la musica è la forma d'arte più adatta ad esprimere il sentimento della nostalgia, il più astratto che ci sia... Sentimento nobile e poetico quando, vissuto, anzi sentito senza rimpianti, non sia langiudo abbandonarsi alla fantasticheria. 

La musica ha delle grandi "responsabilità", per compiere la sua trasfigurante missione non potrà quindi che essere grande musica, universale, eterna, giammai passeggera. 
 

 

 

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Il Blues è l'espressione musicale della nostalgia, anche della nostalgia, per eccellenza.
La spina dorsale del jazz, fonte d'ispirazione d'ogni altra musica spirituale, talvolta anche dei bianci, di discendenza afroamericana. 

 

In the evening.... Alla sera, al calar del sole, come ci si sente tristi quando non c'è colei che si ama..."

 canta accompagnandosi al pianoforte Memphis Slim i suoi blues, la sua sehnsuch, la sua añoranza

 

Lo ascoltai dal vivo al Festival jazz di Pescara nel 1973 (quando ascoltai dal vivo per la prima volta anche Miles Davis e Keith Jarrett, separatamente: la modernità s'innestava alla tradizione, che meraviglia!);  il bluesman che si accompagnava al piano era già considerato leggenda, erede della grande tradizione del passato che restava desta, allora come oggi. Mezzo secolo è passato, e la sua musica, le musiche della tradizione restano ancora senza tempo. 
 

 

 

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C'è un'altra aspetto per noi 'vecchiardi' che conferma quello che dicevo sugli anni '60/'70.

La stragrande maggioranza delle cose attuali che ascoltiamo mi paiono copie aggiornate da quegli anni.

La nuova scena", "il nuovo jazz" ecc., perlopiù di nuovo hanno 'il vestito' e basta.

Allora preferisco gli 'originali' di quegli anni.

E poi naturalmente ci sono le 'eccezioni', 'chè  naturalmente di cose 'nuove' ne sono uscite da allora.

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2 minuti fa, dariob ha scritto:

anni '60/'70.

 

Tra i 60/70 e "oggi" c'è un buco enorme.

80, 90, 2000, 2010... 

.

Infatti avevo chiesto, e lo richiedo: ma "oggi", da quando? :classic_biggrin: 

.

Giusto per capire dove secondo alcuni ci si è fermati.

Per qualcuno addirittura non vanno bene manco i 70... Per cui...

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Ma per il rock prendete qualsiasi singolo anno 1971-75 e fate la lista dei dischi usciti.

Per il jazz dal 1965-71, lo stesso.

Quinquenni presi esclusivamente secondo il mio criterio eh!

Giusto per esempio, considerate cosa è uscito in quei quinquenni.

Qualsiasi paragone con i successivi è inutile

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5 ore fa, one4seven ha scritto:

Ma "oggi" da quando? 

 

Eh, da un bel po’. Ha iniziato Schönberg. Perché i poli sono esattamente opposti, ma il risultato è lo stesso: la noia. Uno, quello intellettualistico di Schönberg ed epigoni, di un certo Jazz Modale e Free, della Frankenthaler, propugna l’arte per pochi, il cui esoterismo è alla portata soltanto di una ristretta cerchia di iniziati. Le masse si rompono le p…? Peggio per loro, sono ignoranti e passatiste. Cosa c'è di più attuale, moderno, futuristico, delle macchie sulla tela, della dodecafonia, del Free Jazz?
L’altro polo, esattamente all'opposto, dove  si incontrano Andy Warhol ed il moderno Rap, è costituto da un'arte destinata proprio alle masse, alla nuova borghesia incolta, facilmente influenzabile, e non richiede alcuna preparazione. La Marilyn colorata non ha necessità di alcun sottotesto, chi non conosce Marilyn Monroe?
L’intellettuale la trova insulsa e vuota? Peggio per lui, è snob, ignorante, ammuffito.

Quando si parla di Arte esoterica (naturalmente contemporanea), è molto più comodo dire che Fedez è un mediocre musicista e il Coltrane lunare è un genio la cui genialità è tuttavia percepibile soltanto dagli eletti. Ma così non è, essi sono le due facce della stessa medaglia.
Per quanto mi riguarda il secolo ventesimo ha sdoganato la falsa arte ed i falsi artisti (nelle arti figurative, nella letteratura, nella musica, ecc.), e questo è stato il suo più grande capolavoro. Lo scopo è sempre quello e nemmeno tanto coperto: controllare le masse.

Con la falsa arte pseudo-intellettualistica ghettizzi gli intellettuali non allineati (e gli istintivi, guidati solo dal buon senso: "Questo dipinto lo saprei fare anche io!", non sottovalutarti, tu lo faresti meglio!) e fai sentire intelligenti le masse allineate, con la falsa arte popolare conquisti il grande pubblico e fai sentire gli intellettuali non allineati delle mummie ottuse.

Il re tuttavia, continua ad essere nudo.

Alberto.
 

 

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7 minuti fa, OTREBLA ha scritto:

controllare le masse.


No te prego... sta roba no, non qui. 


A me va benissimo che sei in sintonia con il sumero si lamentò perché “le nuove melodie per lira non hanno più la profondità di quelle di una volta”. 

Ma se possibile rimaniamo nel nostro... 

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Ritengo si facciano eccessive e cervellotiche considerazioni,esiste un mare quasi infinito di ottima musica odierna,fatta di varie influenze nate da collaborazioni multiculturali e anche di preparazione ed esecuzione tecnica nell'uso degli strumenti,sta a noi aver curiosità e apertura mentale libera da pregiudizi incasellanti,personalmente amo l'intricarsi di culture musicali dettato dalla passione per la musica.

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Per chi fosse curioso e voglioso di ascoltare tanta buona musica attuale, ritengo imperdibili i podcast della trasmissione di rai radio3 "battiti", una vera e propria miniera su quanto di buono si continua a produrre attualmente in giro per il mondo.

Detto questo, la musica più commerciale sovente fa rima con dozzinale: era tale negli anni '70 od '80 (per citare due decenni a caso) così come al giorno d'oggi, non la prenderei a modello musicale dei nostri tempi così come non la prendevo a modello allora.

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