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Melius Club

Bollani "Tutta Vita Live" (Roma, Perugia, ...)


Messaggi raccomandati

1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

Seguo con interesse

 

1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

oppure, in alcuni casi, voluti, quasi per conquistare la medaglia di cartapesta della ragione.

 

1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

soltanto per affermare ed ottenere la ragione a tutti i costi

Secondo me, questa è il discrimine

Hai seguito con interesse e poco dopo commentato...

 

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https://melius.club/topic/28561-bollani-tutta-vita-live-roma-perugia/page/9/#findComment-1796936
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analogico_09

 

5 ore fa, briandinazareth ha scritto:
7 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Chiedo anche a te di riconoscere "onestamente" che con questo primo messaggio entravi come si suol dire a gamba tesa e con una certa sicurezza di se delle proprie asserzioni in dis-prezzo delle giuste e autentiche osservazioni altrui, copndivisibili o meno.

 

... ho scritto, anche con formula dubitativa, il mio pensiero su una tua affermazione che mi pareva molto netta. 

più che legittima naturalmente, e non c'era disprezzo ma solo un modo diverso di vedere la cosa. 

come è legittima la mia. ... omissis 

 

 

Riprendo il nostro discorso da dove avevo lasciato, non so fare i multiquote provo ad arrangiarmi in modo elementare, spero si capisca


Tu sei mister B io mister A

 

B - in generale, e non mi riferisco a te nello specifico, c'è una tendenza diffusa ad osservare e giudicare la musica e i musicisti in base alla "gravitas" e a quell'atteggiamento romantico che vuole l'arte nata necessariamente e spesso esclusivamente da una sofferenza speciale (singola o del gruppo), e che perde quella parte giocosa, funzionale, di autoaffermazione e narcisismo, di esibizione e spettacolo, fino alla ricerca del pubblico e dell'approvazione ecc. che sono invece da sempre fondanti in qualunque arte e nella musica in modo ancora più profondo. 


A - sono d’accordo, ma è un argomento che non mi interessa, conosco bene queste dinamiche, è tra i leitmotiv più gettonati da chi non è interessato al dialogo ma alla provocazione, solito ienesco ghigno della frustrazione. Non trovo utile parlare di questioni che esulano totalmente da  tutto ciò che abbia potuto scrivere in questa discussione e in altre fino ad ora. Resto ai contenuti. 


B - per questo scatta il riflesso alla semplice e vera affermazione che il jazz nasce come musica da ballo nei bordelli e nei club di dubbia fama, dove non c'era nessuna gravitas o chissà quale raffinatezza estetica nel pubblico... 


A - Il jazz nasce anche, o in primis, le primissime forme, nelle campagne delle province americane abbandonate e depresse; abbandonate a se stesse le comunità “negre” appena affrancate e che attraverso il blues e il jazz, sono la stessa cosa, padre e figlio (forse spirito santo) esprimevano, raccontavano la gioie il dolore il male di vivere, e ne avevano ben più di che dolersi che rallegrarsi. Succede ancora oggi, in modo meno eclatante ed esteso. In fono c’è solo più ipocrisia, si nascondono i panni sporchi da lavare in famiglia.  Il jazz arriva, in seguito, nelle massive migrazione dei neri dalle campagne verso le città “dalle spalle terribili”in cerca di cibo, di una possibile forma di riscatto, emancipazione, sempre represse. Arriva quindi anche nei bordelli e locali da ballo malfamati dei quartieri della segregazione, non certo a manatthan.., nei quali andavano a sbattere i loro glutei anche i bianchi borghesi razzisti annoiati  in cerca di una botta di vita “esotica”.., specialmente le donne, superata la moda del charleston meno selvaggia e più  borghes, sbattevano le terga e allungavano le gambe al suono di ragtime, boogie-woogie e grove, cose che sono all’origine del rock and roll bianco che “ruba a piene mani le musiche i ritmi negri, ai legittimi creatori, iniziando a fare tanti soldi mente i “derubati”  si puzzavano di fame. In realtà la borghesia ha sempre subito il fascino del “proletariato”, ma per non darlo a vedere lo ha sempre disprezzato.  Ne parlavo nell’altro post. Anche in questo sta la rivoluzione socio-culturale e razziale del jazz… i bianchi mangiavano nei piatti nei quali sputavano. Imitavano le danze “scimmiesche” che creano loro scandalo.o essendo una roba  da “negri”. Questo era il pubblico prevalentemente nero ma anche misto rappresentato dai bianchi borghesi noti masochisti. Avevano più cultura e psiche i selvaggi “negri”. 


B - e non c'è nulla di male e non toglie niente al jazz, anzi... 


A -Nulla di male, anzi, il jazz spopola, come ricordavo sopra, anche tra i bianchi (nel mondo intero.., arriva alle orecchie del grandi compositori della "classica) che fanno tuttavia carte false per accaparrarsene il controllo artistico e commerciale, discografico, per copiarlo, per sfruttare la creativià  musicale del popolo del blues. E in questo c'è del male, parecchio male, anche se si sa che questi processi imperialistico- segragazionistici approfittando dello stato di necessita dei popoli o delle comunità cittadine ghettizzate, razzistizzate, (de)portano prima o poi alla sopraffazione. Ci vorrà tempo, molto tempo affinché il “negro” iniziasse a rialzare la testa…  


B - e non vuol dire certamente che non abbia  contato la vita degli afroamericani, o il razzismo, o le tante differenti culture nere presenti (new orleans non aveva molto a che fare con new york o chicago...) e che il jazz e in generale la black music ha contribuito in modo evidente ad unificare e creare una narrazione comune.


A - rispondo ancora per il piacere del confronto, lo dico davvero senza saccentissimo o vanteria, ma tutte queste cose mi sono stranote, le vado studiando, sperimentando attraverso gli eventi storici e musicologici, attravreso i ripetuti ascolti in live e in disco, inoltre sono cose diciamo stranote a chi sia un po’ messo all’interno di questa musica; il jazz trova tuttavia pur tra tante difficoltà, attraverso i vari stili, Chicago, Kansas city, new Orleans, delle campagna e di altri agglomerati urbani e metrolopitani, californiani, east and west coast, il lungo e in largo per l'ìamerica passata la fase “mitologica” entrato in quella della forte crescita e sviluppo che esprimeranno personalità musicali pazzesche (non la faccio lunga con i nomi, dovremmo conoscerli più o meno tutti) la sua grande affermazione.., Però.., però… il bianco nascosto dietro l’angolo spia. Ruba, dispone, sfutta la loro creatività vita per farci un pacco di soldi per poi dover  Mingus impiegato alle poste come postino con Parker che gli chiedeva prestiti in denaro che non reastituiva,, Roswell Rudd, eccellente trombonista jazz costretto a fare il tassinaro a N-Y., evito di allungare…sono cose più o meno risapute.   

 

B - ma c'è molto di più.


A- certamente anche quello che ho aggio sto sopra. 


B - e poi, se escludiamo la parte improvvisativa (che comunque non è propria del jazz perché diffusa in moltissime altre musiche ad ogni latitudine), è diventato un universo talmente ampio e diversificato che usiamo la parola jazz per via della tradizione ma che è diventato molto stretto.


A- però serrve proprio dirlo che l’improvvisazione non sia solo del jazz? Ridiciamolo. Ma non si potrà sicuramente dire che l’improvvisazione non sia PROPIA del jazz ed ai massimi livelli formali, strutturali, stilistici, linguistici, estetici e poetici! Che la realtà estetica del jazz si sia allargata anche ad altri ambiti sociali mi pare alla luce del sole, ma che possa diventare un calderone entro il quale ficcarci tutto, ogni musica più o meno spuria o di incerta classificazione, non mi trova assolutamente d’accordo. Il destino o fine od utilizzo di un brano musicale non è quello di essere "classificato", ne convengo ma, precedendo  l'eventuale osservazione, non si può cacciare nel conenitore dedicato al jazz. L'dentità estetica e storica, musicologica del jazz benchè flessibile fino a un certo punto - ciuascuno avrà il suo mentale - è chiara e inoppugnabile, non è porto franco, così come quella del barocco, o della tarantella, o del flamenco e della bossa. Le contaminazioni sono altra cosa… 


B - goodman,  jarrett,  davis, makhatini e pure bollani (che poi era il topic), fanno tutti parte del jazz e in qualche modo usano e hanno usato parti della tradizione, ma sono musicisti totalmente diversi l'uno dall'altro. 


A. Sicuro, rispondo anche s questo benché, come d'altra parte il resto non mi riguardi direttamente.., avrei mai negato che bollani suoni il genere musicale chiamato jazz come pure lo suonava  Davis, o gli altri musicisti da te cita e se ne potrebbero aggiungere a migliaia? Sarà tuttavia possibile possibile cercare di ravvisare per legittima curiosità quali differenze intercorrono tra tra il jazz di  bollani e quello di Davis, non per stabilire quale si meglio o peggio (non serve scoprire quello che si scopre da se) ma sono per vedere le differenze, per mera curiosità. Sono certe ne converrai che non basta suonare tutti uno stesso genere musicale per essere tutti uguali, lo dico in generale non cretamente rivolto a te. 


B - la cosa che hanno in comune è la continua contaminazione tipica del jazz, che può mischiare stilemi classici e ritmi zulu, musica da ballo e incredibili e sofisticate armonie, groove e sperimentazione... 


A - questo è un altro discorso le contaminazioni, andrebbe fatto a parte, troppa carne tutta su una stessa graticola si rischia eccessivo fumo
Potrei dire che adoro le contaminazioni delle quali mi nutro a sazietà, ma con la premessa che per quanto mi riguarda prendo le contaminazioni come contaminazioni e il jazz (e basta) come jazz (e basta). E si vive tutti felici e contenti, anzi io, non so gli altri. 

B. quindi si, penso che si possa fare ottimo jazz senza gravitas, più in generale ottima musica senza l'idea ottocentesca dellìoscurità tormentata, dell'arte per l'arte e pure con molto gioco e spettacolo. 


 A - Arrivati qui, detto de core e con afetto, co' ‘sta storia dell’idea ottocentesca dell’oscurità del jazz, della tua fervida immaginazionei, non che l’abbia mai professata in alcun modo io, un refrain dialettico davvero appiccicaticcio, ce li ha fatti a peperini…  😂. 🤣. Scherzo, eh, per sdrammatizzare un po’.  🤗

 

p. s. ci sarebbero altre due o tre cosette c ette in altro tuo post su cui vorrei dire la mia, ma se seguitiamo di questo serrato passo finiremo per scrivere un saggio sil jazz che nessuno ci renumererebbe... :classic_biggrin:

 

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https://melius.club/topic/28561-bollani-tutta-vita-live-roma-perugia/page/9/#findComment-1796995
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analogico_09
37 minuti fa, best_music ha scritto:
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Sparare genericamente sul micchio di quelli che definisci "intelletual"

Se avessi aggiunto "esclusi i presenti" sarebbe cambiato qualcosa? :classic_wink:


Hahaha... non molli, Best, complimenti per la voglia che hai di pazziare con quest caldo.., no non cambierebbe nulla, rimarrebbe la frescaccia.., non se ne fa una questio ad personam bensì di principio generale. Se per esempio dai dell'intellettuale a me a mo' di semplice osservazione non mi offenderei affatto perchè sono uno che cerca di usare l'intelletto, la mente,  siamo in molti a farlo... se lo scrivi per darmi dell'intellettule spocchioso e incapace di godersi la musica  nella spontanea semplicità mi offenderei ancor mano perchè consapevole che avresti profferito una strumbolata... :classic_biggrin:

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