analogico_09 Inviato 2 ore fa Autore Condividi Inviato 2 ore fa A proposito del cool jazz, generalmente associato ai musicisti bianchi che suonavano in modo più rilassato e raffreddato, meno aggresivo rispetto alle ardenti fiammate in jazz & blues degli afroamericani della east coast, veniva inquadrato sotto il profilo meramente estetico-stilistico quando non erano state ancora individuate le reali valenze "filosofiche", allegoriche, socio-razziali del "genere". Tali caratteristiche emersero dalla tromba "siderale" di Miles Davis che portò nel 1949-50 alcuni del migliori rappresentanti del jazz californiano corrente musicale della west coast prevalentemente bianco, negli studi della Capitol per registrare il leggendario Manifesto del cool intitolato "The Birth of the cool" gettando sul "genere" una nuova luce musicale, filosofico- culturale, antopologico-razziale "sommessamente" rivoluzionaria. Mi piacerebbe condividere ciò che scrive al riguardo Amiri Baraka (LE Roi Jones), 1934, autore afroamericano di testi teatrali, saggista, scrittore, musicista, musicologo, sociologo, attivo all'interno dei movimenti della protesta "negra" come intellettuale presente fisicamente nelle drammatiche e violente sommosse che costarono sangue e prigione, durissime repressioni agli afroamericani in rivolta. Lascio ad Amiri Baraka la parola estrapolando del suo straordinario resto intitolato "Il Popolo del Blues - Sociologia degli afroamericani attraverso il blues" alcuni passaggi molto significativi ed illuminanti. [...] Il nucleo di arrangiatori (Gil Evans, Mulligan, Carisi) e di musicisti che Davis impiegò per le incisioni del 1949-50 proveniva da un'orchestra bianca da ballo di Claude Thornhill. Gil Evans era stato uno dei primi a riarrangiare per grande orchestra alcune composizioni di Charlie Parker. È del resto palese che Davis ebbe una profonda ammirazione per la pienezza sensuale dell'orchestra di Thornhill, come molti suoi dischi, specie quelli con l'arrangiamento di Evans. Ma, per Davis, il suo suono sommesso e senza vibrato era solo un mezzo, e non un fine: dati i profondi legami che seguono con l'impulso del blues, era capace di insinuare, con una sola nota o una pausa altamente significativa, più blues di quanto non riuscissero a produrre gli altri strumentisti cool con un'intera composizione Forse, per le ragioni che ho ricordato nel terzo capitolo, il cool si adattava perfettamente ai musicisti bianchi, amanti della "purezza del suono" e di un prodotto finito, piuttosto che del materiale più scoperto dell'espressione drammatica. [...] Allontanandosi dal contesto originario, swing divenne un nome che stava a indicare una musica commerciale, ispirazione da quattro soldi della musica afroamericana. Il termine cool significava un particolare modo di relazionarsi con il mondo e con l'ambiente circostante, definiva cioè un atteggiamento che effettivamente esisteva: essere cool, freddo, significava essere calmi, non lasciarsi impressionare dall'orrore quotidiano che il mondo pre-senta. E per i neri l'orrore poteva anche non essere altro che la mentalità mortalmente noiosa dell'America bianca. Questa calma, stoica repressione della sofferenza, è antica quanto l'ingresso del nero nella società schiavista, ma può affondare le radici anche molto più lontano, per giungere fino all'aricano che accetta e incorpora pragmaticamente le obbligazioni del vinto fra le proprie. Probabilmente è questa distorsione che ha permesso al nero di sopravvivere, questa sua capacità di essere "freddo", calmo, non impressiona-bile, distaccato, forse per rendere il proprio fallimento il più segreto possibile. L'unico rapporto giusto con un mondo fondamentalmente irrazionale è la non partecipazione. Se vediamo tale atteggiamento in una sua compara che si manifesta in varia misura in tutte le fasi della vita del nero in America, pos-siamo subito ribaltare molti stereotipi. La raccomandazione "sbrigati, sennò resti a mani lente", per esempio, perde ogni senso se solo si pensa che, data la sua immutabile posizione in fondo alla scala sociale, il nero non aveva proprio nessuna ragione di "sbrigarsi" [...] ----- Il Blues è una musica sporca. Senza il dissidio, la lotta, non ci può essere un'estetica né nera né blu, ma solo un'estetica di sottomissionr. (Amiri Baraka) Miles davis non partecipò attivamente anelle lotte di emancipazione, non fece parte della protesta social e razziale abbracciando i movimenti rivoluzionari socio-estetici che facevano riferimento al Free Jazz, ma non smise mai di lottare riaffermando fino alla fine dei suoi giorni la propria negritudine attraverso il suo "cool jazz" così come lo rappresenta Amiri Baraka. Una rivoluzione silente, siderale, lirica, distaccata, di una freddezza di ghiaccio che brucia più del fuoco accendendo i cuori e le menti degli uomini di buona volontà dell'intero pianeta Terra. Un antidoto universale contro ogni forma di sottomisione. Un potente brano "politico" di Miles. "Right Off" , dall'album "A Tribute to Jack Johnson" (1971). Colonna sonora, inoltre, di un documentario sul primo campione mondiale di pugilato dei pesi massimi afroamericano che aveva sfidato apertamente il razzismo e il sistema giudiziario bianco negli Stati Uniti. Link al commento https://melius.club/topic/29530-miles-dewey-davis-iii-alton-26-maggio-1926-%E2%80%93-santa-monica-28-settembre-1991/page/4/#findComment-1777227 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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