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Melius Club

Miles Dewey Davis III (Alton, 26 maggio 1926 – Santa Monica, 28 settembre 1991)


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Il 08/07/2026 at 23:53, Rafael ha scritto:

Andrò a vedere il concerto del 20 a Roma. Non vedo l'ora!



Un bel gruppo, tra i migliori musicsti che accompagnarono Davis nell'ultima fase della sua lunga carriera. Tra l'altro MIles Davis fece e seguita a fare la fortuna di molti musicisti che, benchè straordinari (forse non tutti tutti, è nelle cose) non avrebbero forse trovato una risonanza moondiale così estesa, solida, duratura. Basti pensare che sono ancor oggi riuniti per questo concerto che si prosetta molto interessante al quale non vorrei mancare semprechè non dovesse pigliarmi un colpo con questo orribile caldo tra i cementi della cavea dell'auditorium, la sera, dopo essere stata per tutto il giorno un'incudine del sole.
Comunque sia, come sarebbero andate le cose per questi musicisti conta nulla, sta di fatto che Bill Evans al sax soprano, Mino  Cileno alle percussioni, Mike Stern alla chitarra (mi piace particolarmente, un carattere rock e un impulso musicale quasi Bop, molto stimolante, ascoltato più volte con il suo gruppo), Marcus Miller, el. bass verso il quale nutro delle riserve, per un certo "saprofitismo" verso Davis..., ma transeat, non è il momento delle polemiche:  nella storia tutto è gloria passa e va...)  fecero grandi cose nelle registrazioni discografiche e nei concerti dell'ultimo Davis, ai quali assistei.  Nei primi due concerti romani del rientro dopo il lungo e drammatico ritiro "post funky",  25 e 26 aprile 1982,  Teatro Tenda Pianeta di Roma,  Miles Davis alla tromba, tastiere portò con se'

Bill Evans: Sax soprano, sax tenore, flauto, tastiere

Mike Stern: Chitarra elettrica

Marcus Miller: Basso elettrico

Al Foster: Batteria

Mino Cinelu: Percussioni 

Quarantaquattro anni fa... (on potrò mancare a questa sorta di anniversario). 
NAturalmente mi fiondai.., ascoltai il primo concerto uscendeno esaltati, noi tutti della ristertta e fremente compagnia di amici jazzofili. Non pago.., la sera dopo, poco prima che iniziasse il secondo concerto, ero a casa.., mi prese una smania.., sarei dovuto tornare.., e così feci, montai sul montorino e in un battibaleno mi ritrovai da torpigna al flaminio. Concerto iniziato da una mezz'ora o più, feci di nuovo il biglietto e mi stragustai un altro tre quarti d'ora di musiche indimendicabili.

Fortunatamente I concerti di Davis duravano molto. Sempre.

Durò quasi due ore, con un breve intervallo, il primo concerto di Davis al Festival Jazz di Pescara nel Luglio 1973, la prima volta che ascolta live la sua tromba. Qui in Italia si era ancora con le sonorità meno "telluriche" di B.B. e invece mi trovai di fronte ad una sorta di avant-funk-dark- psichedelico radficale, tromba costantemente distora, wha wha.., lamenti,  un fronte sonoro ipnotico costantemente battuto dalle pecussioni di Mtume, R. Rabal tabla, Krishna sitar, oltre agli altri,  senza un secondo di "silenzio", come in un inarrestabile trip onirico.  Davis soffiava nella tromba elettrificata cacciando fuori suoni laceranti, più che frasi, note "oscure", dolenti, aggressive... Nulla che si fosse sentito prima e si sentirà in seguito su disco. In quel periodo Davis diede altri concerti europei, uno dei quali a Vienna mi pare... Ne restai quasi impaurito ed insime esaltato.  L'era B.B. era finita, morta e sepolta, stava finendo la "funky" in modo lacerante. Di lì a poco Davis abbandonerà le scene per tornare nel 1982, ai concerti cui assistei, completamente cambiato. Peccato che Davis non abbia potuto sviluppare ancora di più quella irripetibile vena musicale, sonora, "oscura" e mistica, estremizzandola ancor  più di quanto non fece a Pescara.
Registrai parzialmente quella inattesa performance che ci colpì di sorpresa la quale fece per di più, seguito, tipo doccia fredda, all'esibizione di un Keith Jarrett "gospel"& soul un po' "romantico", creando un cambio atmosferico opposto di cui non serve dire, si potrà immaginare in proprio.

La critica parlò  di uno dei momenti più iconoclastici,  drammatici e incendiari dell'intera carriera del divino Miles. Forse Davis presagia il lungo periodo del rituro durante il quale vi fu per lui un affollamento di guai di vario tipo, tra cui di salute fisica bcon titorno alla tossicodipendenza. Ma Davis ne uscì, anche quella volta, la spinta interiore, la volontà  della sua profonda arte  era più forte delle sfortune e dei cedimenti dell'uomo. 

 

Ed io, nel mio piccolissimo infinitesimale insettismo potrò seguitare orgogliosamente a dire: "io c'ero!" testimone di un raro momento storico musicale da annali. :classic_cool::classic_biggrin:

 

Le cover fatte da me in casa per le registrazioni di Davis, mi permetto di condividere anche quella della registrazione di Jarrett visto che fu illustrissimo componente delle famigliole davisiane. 

 

 

 

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Una nota metà di colore e metà di sostanza, un po' ot ma anche non. Visto che questo tiopi resta pressochè desertico interloquirò con me stesso. In quegli anni vi era ancora la possibilità di ascoltare in grandi del jazz, gli attuali, e tradizionali/leggendari.

Facendo caso alla scaletta dei musicisti che avrebbero suonato nelle tre serate del jazz a Pescara con sole 3000 lire tre serate. Citerò solo in più celebri. Mi fu dato ascoltare Dexter Gordon, Horace Silver, K.Jarrett, M. Davis; sull fronte della tradizione/leggenda gli eccellenti trombettisti bianchi Max Kamisky e Bill Coleman, il grande bluesman afroamericano Menphis Slim, il "padre" del pianismo moderno Eral "Fhatha" Hines. Ed altri ottimi musicisti impegnati nelle jam sssion dedicate ad Satchmo/Armstrong, infine il sestetto Les Swingers del quale non mi resta stranamente memoria. 

 

 

31 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Nulla che si fosse sentito prima e si sentirà in seguito su disco. In quel periodo Davis diede altri concerti europei, uno dei quali a Vienna mi pare...

 

RIcordavo bene, esiste l'ottima registrazione audio-video del concerto tenuto a Vienna il 3 novembre, stesso "fatidico" anno, 1973, stesso organi di Pescara. 

Un grande concerto, meno "acido", astratto, lacerato, serrato  e spiazzante di quanto ricordo, e ricordo bene, ascoltammo a Pescara. In questo caso ho la possibilità di confrontare con la registrazione che effettuai all'epoca.

 

 

 

Altra registrazione di quella straordinaria tappa europea del '73... Live in Stockholm (27 ottobre 1973) anche questo più "arieggiato" del pescarese.., c'è un assolo di David Liebman pazzesco... verso l'inizio. 

Servizio completo (meno buoni audio e video ma di fronte al contenuto...)

 

Questo è il jazz che ad ogni nuovo concerto, stesso organico, stessi brani più o meno, è in grado di cambiare, esprimere ogni volta istanze formali, espressive, spirituali diversi, ne migliori, ne peggiore, solo diversi, segno di una capacità di trasformzione che solo i geni dell'improvvisazione sono in grado di operare. Improvvisare non è cambiare le geometrie delle forme conosciute, bensì costruire scenari immaginifici inesistenti, sconosciuti. Sono a volte dei dettagli che fanno l'enorme cambiamanto. Queste performance di V Davis sono densamente attraversate da "nuance" musicali che non si "vedono/semtono" che si rivelano più geniali dei passassi più sentibiloi e visibili... Ho sempre pensato che l'ultima rivoluzione del jazz e della carriera di Miles Davis fosse Bitches Brew: mi devo ricredere, l'ultima rivoluzione dalla storia del jazz afroamericano attrravesato ad un bues "furioso" e fiammeggiante avvenne in questa stagione del "funky". Riflettendo su queste cose mi si affaccia l'idea di un Davis che, consapevole di essere arrivato al punto del non ritorno, abbia temuto di non per andare oltre e quindi il ritiro. Sono speculazioni mie personali, ovviamente, ma a pensarci bene perchè no? Dopo i 6/7 anni del titiro, Davis cambiò profondamente cambiato con una chiara idea di quello che sarebbe stato il suo nuovo corso. 

 

 

 

27 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

c'è un assolo di David Liebman pazzesco.


 I ricordi sono come le cerase..  :classic_rolleyes: Una innocua gossippata: al concerto di Pescara ci fu un breve intervallo. Davis e il resto del gruppo sgattaiolarono verso il retro parco: David Liebman con la sua colorita bandana corsara ne scese davanti spostandosi un po' verso il pubblico. Situati negli avanposti lo notai mentre mi appicciavo l'ennesima sigaretta... Lui notò me non per quanto fossi bello ma per chiedermi con gentilezza a cigarette please?... Fui prontissimo a porgergli il pacchetto dal quale spuntavano le nazionali esportazioni o super con filto, una delle due, rimandendo senza parole se non per dire, imbarazzato, "bravi!! Mi fece un sorriso elegante... Mi sarei andato a sprofondare.
Non pago, girando intorno al palco per finire la mia sigaretta e curiosare, scorsi il camerino nel quale riposava il gruppo. Il parco delle Naidi a Montesilvano, Pescara, era un posto tranquillo, non erano ancora arrivati gli anni delle guardie del corpo, dei cecchini pronti a sparare a chi fotografasse.  Davis era in piedi appoggiato a qualcosa, intorno a lui stravaccati gli altri.., mi feci coraggio.., provai ad avvicinarmi lentamente. Davis notò l'intruso, guardò verso di me, non per male neppure per bene... con la stessa lentezza imbarazzata con la quale provai ad appropinquarmi guadagnai l'usita.. e poi... sto ancora a scappa!!  :classic_tongue: :classic_rolleyes:

Il 11/07/2026 at 16:31, analogico_09 ha scritto:

David Liebman con la sua colorita bandana corsara ne scese davanti spostandosi un po' verso il pubblico.

Grazie per i magnifici contributi Peppe. Ho quotato David Liebman che reputo uno dei più godibili nelle esecuzioni live ed ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente. A cavallo degli anni 80/9p frequentava i fratelli Nocenzi, in particolare Vittorio, nella zona del sud pontino, Fondi, Sperlonga, soprattutto Monte San Biagio e ci furono tante occasioni, di divulgazione e di piacere e basta. È incredibile quante cose siano successe in quegli anni magici, Liebman scendeva da Roma per lavorare con i Nocenzi o per i suoi seminari, la costa tra Sperlonga e il comprensorio di Fondi era il punto di ritrovo principale per conciliare la musica, la tranquillità e la convivialità tipica di quei luoghi. I responsabili delle label romane come Alfa Music, ed anche Red Records erano molto orgogliosi del fatto che Dave Liebman, durante quei lunghi periodi di lavoro in Italia, dichiarasse apertamente che "l'America musicale ormai sta qui"

 

Ciao

D.

 

  • Thanks 1
analogico_09

@damianoGrazie Damiano per le parole di apperezzamento, grazie soprattuto per aver condiviso le tue bellissime esperienze vissute in vicinanza con David Liebman, un musicaista davvero incredibile, musicale, eccellente "improvvisatore" con i suoi sax soprano e flauti. Lo si ascolta anche negli ottimi album di Davsi  On the Corner, Dark Magus, Get Up with It, afiziosissimi per dirla con un termine "estivo"... :classic_wink: Nel concerto con Miles dell''73 sul quale mi sono soffermato, fu protagonista di grande spicco, in un momento di "transizione" di Davis non facile. Seppe assecondarlo con "luccicanza"  durante i rituali che imbastiva lo "sciamano sulfureo" (rivendico la paternità della locuzione).

Segnalo unn articolo molto interessante sul nostro. 


https://www.saxonline.it/dave-liebman/

  • Melius 1
50 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

eccellente "improvvisatore" con i suoi sax soprano

Ricordo con gioia un concerto allo stadio Flaminio con Liebman, Scofield, Kirkland, Nussbaum e Ron McLure

A naso lo posiziono a metà (più o meno) degli anni 80 e Scofield aveva appena inciso "Still Warm" ancora caldo dall'esperienza davisiana. Un concerto pazzesco dove Liebman, che suonò solo il soprano dove secondo me dà il massimo, e Scofield fecero gara nel suonare assoli fuori tonalità. Kenny Kirkland era l'architetto armonico ideale per questo approccio. Aveva una conoscenza enciclopedica delle armonie, ma anche una solidità ritmica granitica senza suonare accordi statici. Modificava continuamente le estensioni degli accordi, offrendo continuamente "ganci" cromatici a Liebman e Scofield. 

Dave Liebman è uno dei massimi teorici e interpreti del concetto di "Suonare Outside" (fuori dalla tonalità). Ha persino scritto dei libri di testo fondamentali su questo argomento. Usava intere scale (spesso scale diminuite, esatonali o alterate) traslate di un semitono o di una quinta rispetto all'accordo di Kirkland con l'obiettivo di creare la massima tensione possibile prima di "risolvere" (tornare alla nota di casa), spesso stirando la frase musicale oltre ogni limite prevedibile. Scofield amava usare intervalli "strani" e geometrici sulla chitarra (come quarte eccedenti o settime) che suonavano volutamente aspri sulle armonie del pianoforte usando spesso il bending e la distorsione per alterare la micro-intonazione, dando l'impressione fisica di scivolare continuamente dentro e fuori dalla tonalità. In altre parole uno dei tre concerti più belli ai quali ho assistito.

Ciao

D.

 

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