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appecundria

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Gaetanoalberto

In effetti mi rendo conto che ai tempi di Trump e Musk, è sempre più difficile cogliere  le antinomie, soprattutto attraverso i ragionamenti.

È un epoca in cui possiamo dire contemporaneamente: ha fatto cose buone, però mi sta sulle palle e perciò se ne deve andare, contemporaneamente dando dell'inaffidabile ad un soggetto, per appoggiarsi al più grande traditore della storia, il Bruto che uccise Cesare per restaurare la Repubblica e dare la stura all'impero.

Però, per rimanere in TD, Veltroni ha provato a cambiare il PD, e la sua divergenza ideologica rispetto all'attuale linea del PD, semprechè la si conosca, è grande.

Per questo la sua frase è notevole, ma intende l'opposto di quel che vorremmo farle dire.

L'aggettivo "adolescenziale" è romantico, nulla di intenzionalmente offensivo. È la natura dei "movimenti" che si appropriano di motti senza averne approfondito il significato.

Per dire: sarebbe da applicare ad un Calenda...

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appecundria
20 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

sua divergenza ideologica rispetto all'attuale linea del PD, semprechè la si conosca, è grande.

Potresti fare qualche esempio per favore? Fatico a seguirti.

(Ammesso che un qualcosa partorito 20/40 anni fa sia ancora da considerare rilevante).

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best_music
21 ore fa, appecundria ha scritto:

Il centrosinistra dovrebbe imbarcare Renzi, Calenda, Marattin e cespugli vari?

Lo ha spiegato Renzi già da un pezzo: coalizione "barrage" nei confronti delle destre per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, poi si può di nuovo andare al voto se proprio non ce la si fa a governare.

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@appecundria intanto non ho mai avuto la tessera del PD  e quello che ho scritto era per evidenziare i ragionanenti di Gaetano tipici dei vecchi democristiani, quelli appunto del partito delle tessere. Per quanto mi riguarda politicamente resto un comunista, sicuramente meno disilluso, ma a posto con la mia coscienza. 

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3 ore fa, briandinazareth ha scritto:
6 ore fa, dariob ha scritto:

Veltroni aveva in mente il Partito Democratico americano.

 Che ha dentro tante tante cose, tranne la sinistra radicale

 

questo è assolutamente non vero. 

nel partito democratico americano c'è gente più a sinistra di che guevara..

 

2 ore fa, briandinazareth ha scritto:

il più importante è il DSA (democratic socialist of america) ha diversi suoi membri eletti nel partito democratico e alcuni sono molto famosi, come sanders o AOC.

Brian, io parlo di gente in grado di far cadere il governo, come accade da noi, dove un 'cespuglio' col

2% ne decide le sorti.

La famosa 'vocazione maggioritaria' di Veltroni imho serviva proprio ad un 'imprinting' tipo i Dem Americani,

centro-centrosinistra: ora al governo-ora all'opposizione.

 

Di quelli che hai nominato l'unico con una rilevanza nazionale è (stato) l'ottimo Bernie Sanders.

Ma ogni paragone è improprio data l'immensità del territorio.

Sicuramente c'è posto per tutti:

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Gaetanoalberto

Carissimi, sono costretto dalla storia ad avvalermi dei miei noiosi prolissón, partoriti da Gemini Pro.

Prolisson one

 

 

Quali cambiamenti ha apportato Veltroni alla linea del PD

 

Walter Veltroni, in qualità di primo segretario nazionale del Partito Democratico eletto nel 2007, ha impresso una svolta radicale alla linea politica, strategica e comunicativa del centro-sinistra italiano. Il suo progetto fondativo, sintetizzato nel celebre discorso del Lingotto di Torino, puntava a superare i vecchi schemi ideologici per costruire una forza progressista moderna e occidentale.

Ecco i principali cambiamenti apportati da Veltroni alla linea del PD:

1. La "Vocazione Maggioritaria"

È stata la vera rivoluzione geometrica del veltronismo. Fino ad allora, il centro-sinistra si era strutturato attraverso coalizioni larghissime ed eterogenee (come l'Unione guidata da Romano Prodi), che univano i moderati alla sinistra radicale, risultando spesso instabili e rissose. Veltroni teorizzò un PD capace di:

Presentarsi da solo alle elezioni (come avvenne nel 2008, accettando solo l'alleanza tattica con l'Italia dei Valori).

Rappresentare la maggioranza del Paese senza subire il ricatto dei piccoli partiti di veto.

Spingere il sistema politico verso un bipolarismo maturo (sul modello del Partito Democratico americano).

2. Il superamento delle ideologie del Novecento

Il PD nasceva dalla fusione tra i Democratici di Sinistra (DS) e la Margherita (cattolico-democratici). Veltroni impose una linea fortemente post-ideologica:

Archiviazione dei vecchi steccati identitari (comunismo, socialismo, democristianesimo).

Lotta simmetrica contro i "conservatorismi di destra e di sinistra", accusando una parte del suo stesso mondo di frenare la modernizzazione del Paese.

Sintesi tra mercato e giustizia sociale, promuovendo l'idea che lo sviluppo economico e l'equità non fossero in contrasto, ma l'uno il presupposto dell'altra.

3. L'agenda riformista e la "Precedenza al Futuro"

Veltroni mise al centro del programma temi fortemente innovativi per il dibattito italiano dell'epoca:

Diritti civili e laicità: Apertura ai Dico (le prime forme di unioni civili) e centralità della libertà individuale.

Lavoro e Welfare: Introduzione della formula della flexsecurity (flessibilità nel mercato del lavoro bilanciata da ammortizzatori sociali forti) per superare la precarietà.

Riforma delle istituzioni: Sostegno a modelli istituzionali che garantissero la governabilità (guardando al semipresidenzialismo francese), riassunto nella formula di "una democrazia che decide".

Ambiente e innovazione: Centralità della green economy e degli investimenti in cultura e ricerca.

4. Un nuovo stile comunicativo (il rifiuto dell'antiberlusconismo viscerale)

Dal punto di vista comunicativo e relazionale, Veltroni cercò di scardinare la polarizzazione totale che aveva caratterizzato il decennio precedente:

La scelta di non nominare l'avversario: Durante la campagna elettorale del 2008, scelse programmaticamente di non pronunciare mai il nome di Silvio Berlusconi, riferendosi a lui solo come "il principale esponente dello schieramento a noi opposto".

Dialogo istituzionale: Apertura al confronto con la destra sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale, nel tentativo di legittimare reciprocamente i due poli e superare la logica della "guerra civile calda" permanente.

In sintesi: Veltroni ha cercato di trasformare la sinistra italiana da una galassia di partiti identitari a un unico grande partito a vocazione maggioritaria, riformista, flessibile e orientato al futuro, fortemente ispirato al modello democratico statunitense (lo slogan "Si può fare" riprendeva direttamente il "Yes we can" di Barack Obama).

Sebbene questa strategia abbia portato il PD al suo massimo storico di voti assoluti in un'elezione politica (circa 12 milioni di voti nel 2008), la sconfitta elettorale contro il centro-destra e le forti resistenze delle correnti interne portarono alle sue dimissioni nel 2009, lasciando tuttavia l'impronta della "vocazione maggioritaria" come dibattito costante all'interno del partito.

 

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10 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

E poi, perché desiderare discussioni senza contraddittorio?

Senza menzogne se vogliamo.

Perché questa cosa dei "giusti" quando ci si riferisce ai colleghi del forum o al PD in generale?

Tu usi farlo, sai spiegare perché?

Scambiare opinioni è un'altra cosa.

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Gaetanoalberto

Prolisson two

 

È vero che a Veltroni voltarono le spalle? E chi lo fece?

 

Sì, è sostanzialmente vero. Nella storia politica della Seconda Repubblica, le dimissioni di Walter Veltroni da segretario del PD (il 17 febbraio 2009) restano uno degli esempi più plastici di isolamento politico e di "fuoco amico" interno a un partito.

Il progetto della "vocazione maggioritaria" e del Lingotto si scontrò rapidamente con la dura realtà della sconfitta elettorale del 2008 e con le resistenze degli apparati tradizionali. Nel giro di appena un anno e mezzo, Veltroni si trovò stretto in una morsa tra alleati esterni e correnti interne che, di fatto, gli voltarono le spalle.

Ecco chi furono i protagonisti di quel logoramento:

1. La vecchia guardia dei DS (Massimo D'Alema e i "correntisti")

I principali oppositori interni di Veltroni furono i leader della filiera ex comunista e post-comunista, guidati simbolicamente da Massimo D'Alema e dai quadri storici dei Democratici di Sinistra.

Il motivo: Non avevano mai digerito fino in fondo la svolta "post-ideologica" e l'archiviazione del socialismo europeo.

L'azione: Non appena l'effetto novità del PD svanì e il partito si assestò all'opposizione del governo Berlusconi, la minoranza interna iniziò a contestare ogni mossa di Veltroni, accusandolo di "mancanza di profilo identitario" e di aver ridotto il partito a un'imitazione dei Democratici americani, troppo distante dalle tutele sociali tradizionali.

2. Antonio Di Pietro (L'alleato "cannibale")

L'unico alleato strutturale del PD alle elezioni del 2008 era l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Quella che doveva essere una coalizione si trasformò in un boomerang per Veltroni:

Mentre Veltroni cercava di mantenere un profilo istituzionale e dialogante, rifiutandosi persino di pronunciare il nome di Berlusconi, Di Pietro cavalcava un antiberlusconismo radicale e urlato.

Questa strategia pagò nei sondaggi per l'IdV, ma svuotò il PD da sinistra. Di Pietro, di fatto, "voltò le spalle" alla linea della moderazione imposta da Veltroni, costringendo il segretario del PD a inseguirlo sul terreno della protesta, snaturando il progetto originario del Lingotto.

3. I leader locali e il "Ceto Politico" spaventato

Il PD era nato dalla fusione di apparati (DS e Margherita) che gestivano enormi pacchetti di voti e potere a livello locale. Quando i sondaggi nazionali iniziarono a calare e il governo Berlusconi sembrava imbattibile, i vari capicorrente e governatori locali si spaventarono. La leadership di Veltroni non veniva più vista come una garanzia di vittoria, ma come un pericolo per la tenuta dei propri feudi elettorali.

La goccia che fece traboccare il vaso: Il caso Sardegna

Il tradimento politico divenne palese nel febbraio del 2009, in occasione delle elezioni regionali in Sardegna. Il candidato del PD era Renato Soru (fondatore di Tiscali), un veltroniano di ferro. Soru perse contro il candidato del centro-destra, Ugo Cappellacci.

Subito dopo il voto, le correnti del PD (sia l'ala ex diessina che diverse componenti ex margheritine) scaricarono la colpa interamente su Veltroni, aprendo un processo pubblico alla sua leadership sui giornali e nelle assemblee.

Sentendosi isolato, delegittimato dai suoi stessi dirigenti e stanco del logoramento quotidiano, Veltroni convocò una conferenza stampa drammatica e pronunciò la parola: "Basta". Si dimise in diretta televisiva, dichiarando che la logica delle correnti stava distruggendo il PD sul nascere.

Pochi mesi dopo quell'addio, il partito virò bruscamente rotta, affidando la segreteria prima a Dario Franceschini (come reggente) e poi a Pier Luigi Bersani, segnando il ritorno a una linea politica più tradizionale, legata alla storia della sinistra sociale e all'idea di coalizione strutturata con le altre forze progressiste.

 

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Gaetanoalberto

Prolissòn three


 

Veltroni e Schlein, che rapporto c'è?

 

 

Il rapporto tra Walter Veltroni ed Elly Schlein incarna il filo conduttore (e talvolta il punto di tensione) tra le origini del Partito Democratico e la sua evoluzione contemporanea. Veltroni, fondatore e primo segretario del PD nel 2007, e Schlein, attuale segretaria alla guida del Nazareno, mantengono una relazione improntata alla massima correttezza istituzionale e al rispetto personale, che cela tuttavia una distanza ideale e strategica sul modo di intendere la sinistra e il partito.

Il loro rapporto può essere analizzato attraverso tre dimensioni principali:

1. La divergenza sul modello di partito: "Lingotto" vs. Svolta Radicale

Dal punto di vista puramente politico, Veltroni e Schlein rappresentano due visioni opposte del PD:

Il modello Veltroni (2007): Nato con il celebre discorso del Lingotto, il PD veltroniano era pensato come un grande partito "a vocazione maggioritaria", una sintesi post-ideologica tra la tradizione della sinistra (DS) e quella del cattolicesimo democratico (Margherita). L'obiettivo era parlare a tutto il Paese, superando i vecchi steccati e l'antiberlusconismo militante.

Il modello Schlein: L'elezione di Schlein ha segnato uno spostamento dell'asse del partito nettamente a sinistra, focalizzandosi su un'identità chiara e orientata ai diritti civili, alla giustizia sociale e alla transizione ecologica. Per Schlein, la vocazione maggioritaria isolata è tramontata, sostituita dalla necessità di costruire un "campo largo" strutturato (in particolare con il Movimento 5 Stelle), una linea che i veltroniani e i riformisti storici guardano spesso con diffidenza per il rischio di un appiattimento sulle posizioni contiane.

2. Il ruolo di "Padre Nobile" e le critiche velate

Veltroni non ha mai condotto guerre pubbliche o attacchi frontali e personali a Elly Schlein. Da anni ha scelto di non partecipare alla vita correntizia attiva, intervenendo nel dibattito politico principalmente attraverso editoriali di ampio respiro (soprattutto sul Corriere della Sera) e saggi storici.

Tuttavia, i suoi scritti contengono spesso riflessioni critiche, lette dagli osservatori come un "atto d'accusa sommesso" alla gestione attuale del centrosinistra. Veltroni ha più volte espresso preoccupazione per una politica che si consuma nella reattività immediata dei social network o nella pura contrapposizione, a scapito della profondità culturale. In una sua nota riflessione storica sulla sinistra, ha sottolineato come la politica progressista odierna fatichi a comprendere il "nuovo tempo della storia", lamentando che dall'altra parte della destra "non si vede nemmeno un gran presente". Un'ulteriore linea di faglia ideale è emersa sulla politica estera e la difesa europea, dove l'area che si rifà ai padri nobili (inclusi Romano Prodi, Giorgio Gori o i leader riformisti) ha spesso caldeggiato posizioni più nettamente europeiste e atlantiste rispetto ad alcune oscillazioni della segreteria.

3. La sponda per l'ala riformista del PD

La figura di Veltroni rimane un punto di riferimento imprescindibile per la minoranza riformista del partito. Nei mesi più recenti, la sua presenza a convegni e appuntamenti organizzati dalle aree più moderate del PD (come la componente che fa capo a Stefano Bonaccini) è stata letta come un preciso segnale politico rivolto a Schlein. I riformisti utilizzano l'autorevolezza dei padri nobili come Veltroni e Prodi per ricordare alla segretaria che il PD non può archiviare la sua natura plurale e la sua anima cattolico-democratica.

Sintesi

Sul piano umano, l'affetto della comunità dem li unisce: non sono mancati momenti di grande vicinanza pubblica, come l'abbraccio caloroso tra Schlein, Veltroni e gli altri ex segretari in occasioni simboliche di partito (ad esempio per i 90 anni di Achille Occhetto).

In conclusione, Veltroni osserva Schlein con il distacco protettivo del fondatore: difende strenuamente l'esistenza del "partito-albero" (da lui radicato) contro i rischi di dissoluzione, ma non rinuncia ad ammonire la leadership attuale affinché non ne disperda la vocazione originaria di sintesi e di governo.

 

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