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Quei matti degli scandinavi


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2 ore fa, Guru ha scritto:

"Lasciami entrare"

E' un' ottima variazione sul tema 'vampiri' universalmente lodato, tanto che gli Americani ne hanno

fatto un non disprezzabile remake.

2 ore fa, Guru ha scritto:

Border,

Questo va visto (splendido) si rifà alle leggende degli orchi norreni e dei neanderthal ai giorni nostri.

In ambedue i paesaggi naturali sono protagonisti.

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analogico_09

"Lasciami entrare" di Tomas Alfredson è un film delizioso. Tutti i film del lard von trier sono da buttare. Ma ci sono i film della regista danese Susan Bier, "Dopo il matrimonio", se ne parlava qui https://melius.club/topic/3784-lultimo-film-che-avete-visto-al-cinema-in-casa-dove-volete/page/193/#findComment-1843556, che fa risalire le azioni del cinema scandinavo 

Mi viene in mente il notevole "Dreams" del norvegese Dag Johan Haugerud... il satirico grottesco "Sick of Myself"i di Kristoffer Borgli.., opere provocatorie, dalle tematiche taglienti e complesse, film "matti", citando l'espressione del nostro opener,  come da tradizione del cinema scandinavo...  e  a tale riguardo, si parla solo del cinema attuale o si potrà tornare anche al glorioso passato? Dreyer, Bergman, Sjostrom...  

 

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analogico_09

 

" Il Sospetto" (Jagten), 2012, di Thomas Vinterberg che "riemerge" dalle secche del "Dogma" mantenendo l'essenzialità narrativa del metedo per esaltare maggiormente l'immaginifico. Un film doloroso e triste, con un finelae beffardo e amaro (benchè scagionato la macchia del mostro sbattuto in prima pagina resta indelebile) sull'ingiusta accusa di pedofilia piovuta addosso al maestro d’asilo interpretato da un meraviglioso Mads Mikkelsen.

 

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analogico_09
Il 26/09/2026 at 12:47, dariob ha scritto:

E' un' ottima variazione sul tema 'vampiri'


E allora bisognerà tornare un po' alle origini scandinave del "genere", ad uno dei film vampirici più potenti e intimamente disturbanti della storia del cinema occidentale che trascina lo spettatore in una dimensione pauristica impalpabile, onirica e spettrale, spesso presente nei fuoricampo. Una paura che sgorga dall'invisibile, dalla stessa luce del giorno, presente nelle angosciose ombre oscure che si staccano dai corpi umani prendendo vita propria mentre il terrore sprofonda nella bara nella quale giace il "cadavere cosciente" che osserva in soggettiva, attravreso  un'apertura sul copercio il suo stesso funerale. Il "nostro"...
Per non parlare della straordinaria fotografia lattiginosa e diafana, come osservare il delirante raccontro attraverso una garza, per dirla in breve, la questione è ben più complessa.
Per la prima volta nella storia il vampiro è una donna cosa che scardina l'iconografia classica del genere. Una signora del popolo apparentemente innocua, nome sconcertante: Marguerite Chopin ... figura destabiloizzante che emana un senso di rfepulsione profonda che va oltre i confini della follia più allucinatoria. Dreyer inoltre ricorre alle primissime tecniche del sonoro per amplificare il senso d'angoscia con musiche subcoscienti, stranianti e con suoni "mortuari" in alcuni casi se non ricordo male, diegetici. Parlato... ma che dico, sussurrato pochissimo. 

Ma  film è pieno di invenzioni figurative, immaginifico-testuali, tecnico-stilistiche, linguistiche, allegoriche e "colte" increate e paradigmatiche che verranno riprese immancabilmente dal cinema di genere, ed oltre il genere, a venire. Ci sarebbe molta roba da dire,  bisognerebbe aprire un topic dedicato . 

 

 

 

 

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analogico_09
7 ore fa, PL-L1000 ha scritto:

il richiamo della morte, che aleggia per tutta la durata del film. Un piccolo capolavoro.



Non conosco questo film, lo guarderò. La morte è sempre presente nei film di Dreyer permati da una religiosità nordica profonda ed oscura, inquisitoria, puntiva, si rimanda ai capolavori "Dies Irae" e "Ordet - La Parola" nel quale assistiano ad una resurrezione dalla morte. Sequenze davvero impressionanti.

 

 

 

 

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