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Melius Club

Lo Stato Del Vinile [Parte Seconda...]


Messaggi raccomandati

Inviato

@OTREBLA Ultimamente sei diventato incredibilmente criptico… 🤔😄

  • 2 settimane dopo...
Inviato

Per la Recensione Senza Parole non potevo prima o dopo omaggiare la DCC, stra compianta. 

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Pëtr Il'ič Čajkovskij - Leopold Stokowski - The Stadium Symphony Orchestra Of New York – Francesca Da Rimini - Hamlet - Everest Records (1958-!!!!!!) - AAA DCC Compact Classics (1994)

Ah la mitica DCC, quando le etichette audiophile scrivevano analogue, 180 grammi, pure virgin vinyl direttamente sulla copertina e al diavolo il rigore filologico. Taglio lacca Steve Hoffman, secondo ingegnere (!) Kevin Gray. Riversato direttamente dal nastro master a tre canali.

Alberto.

  • Thanks 1
  • 2 settimane dopo...
Inviato

 

Eeeccociquà, col caldone insopportabile. Mamma...si muore. E va be’, è Estate, fa caldo.
Cosa abbiamo oggi per la recensione without words domenicale? Apperò…

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Questo è vecchio eh! Questo è vecchio tanto.
Johann Sebastian Bach – Concerto Per Violino e Orchestra in MI Maggiore BWV 1042 – Wolfgang Amadeus Mozart – Concerto Per Violino E Orchestra in Sol K216 - Gioconda De Vito - Rafael Kubelik - The London Philarmonic Orchestra - The Royal Philarmonic Orchestra  – EMI Records (1961) - AAA Emi-Testament (fine anni ‘90)
La scheda allegata recita:

. realizzato dal master originale EMI

. copertina realizzata usando il materiale grafico originale

. lacca tagliata presso gli studi Emi Abbey Road

. masterizzato utilizzando processi interamente analogici

. pressaggio manuale su vinile vergine 180 grammi della migliore qualità (confermo…).
. stampato alla EMI Hayes pressing plant.

. controllo di qualità individuale e confezionato manualmente

. ristampato su licenza della EMI Records LtD.

Aggiungo io, Gioconda De Vito è….

Ah, già, non posso parlare.

Alberto.

 

  • Melius 1
  • 1 mese dopo...
Inviato

Eh vabbè ma Craft è Concord. È solo una "divisione aziendale", specificatamente cresta per occuparsi dei cataloghi storici.

Inviato

Allora la "Cortese" licenza se la sono data a loro stessi... :classic_biggrin:

Inviato

L’Estate volge al termine, bisogna tornare al lavoro...sono già alla seconda tazza di tè natalizio…me lo hanno regalato a Natale e sulla confezione c’è scritto Christmas Tea…è buono…molto…BUON NATALEEEE! Sa’...cosa recensisco...no, Bill Evans no. Parliamoci chiaro, i dischi di Bill Evans non sono recensibili. Ditemi voi chi è che non ama Bill...
come dite?
Mi sto ripetendo?
Sembra. Sembra lo stesso incipit della recensione di due settimane fa nel thread dedicato alle ristampe Craft Recordings, ma in realtà le conclusioni saranno ben diverse.
Questa Domenica il teino è un po’ acidulo poiché non mi sarei mai aspettato di parlare in maniera distaccata del mio amato Bill Evans. Per addolcirlo ci butto dentro un autoarticolato di Campagnole con ovetto pasqualizio di rincalzo, al latte, piccolino ma bbono da morire. Anzi due.
Bill Evans At The Montreux Jazz Festival – Verve (1968) AAA Analogue Productions (2018)
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Recensione alla veloce per coloro che pensano che questo disco sia un capolavoro: il Live di Bill Evans che mi è piaciuto di meno.
Ta-da’! Alberto, non avrai mica il coraggio di stare sotto il 10? Sì, ce l’ho.
Iniziamo col dire che, essendo una ripresa dal vivo, ho confrontato At The Montreux Jazz Festival con: Sunday At The Village Vanguard, Bill Evans At Town Hall, Bill Evans At Shelly Manne’s Hole e per finire Jazzhouse; non c’è alcun dubbio che preferisco tutti loro. Qual è la differenza? Con At The Montreux Jazz Festival Bill Evans inizia una nuova fase musicale, più introspettiva, caratterizzata da contrasti sperimentali, a tratti dissonanti e da un maggiore distacco dalla tradizione Bop e Swing del Jazz.
Uno stile più cerebrale ed asettico. Per usare una metafora, il buon Bill abbandona l’etichetta Verve e si avvicina all’etichetta ECM (che sarà fondata l’anno successivo). In definitiva a me piace di più lo stile precedente. Non contribuisce a scaldare l’atmosfera la registrazione di Pierre Grandjean e Jean-Claude Martin (missaggio di Bob Schwarz), che è a mio avviso eccessivamente secca. Ve lo dico chiaramente, Bill Evans At The Montreux Jazz Festival è il peggior Analogue Productions che possiedo. Avessi saputo che suonava in questo modo, non lo avrei comperato (avendolo pagato 50 zecchini d'oro). Lo avrei comunque acquistato ma in una versione meno elitaria, anche perché sembra di ascoltare un CD prima maniera ed a quel punto....
Il pianoforte è sottile, la batteria lontana e leggera; immagine sbilanciata sul contrabbasso che pare di alluminio. Questa registrazione manca di corpo, e nemmeno poco accidenti a lei! Non presenta reali frequenze in basso e naturalmente di tutto ciò se ne avvantaggia un certo dettaglio fotografico, ma è quel dettaglio che sa di finto.
Se passo allo splendido Bill Evans At Shelly’s Manne-Hole, che pure non è tutta ‘sta gran registrazione diciamocelo, pare di aver switchato la galassia. Tra l’altro mi sono appena comperato la versione doppio 45 giri, pur possedendo l’OJC degli anni ’80, e devo dire che la differenza con At The Montreux è drammatica.
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Peccato che Analogue Productions abbia optato per la tristissima copertina direct-board, tipo bbusta ‘de fave, in uso agli inizi degli anni 2000. ‘Na mezza fregatura, considerando che si tratta di una ristampa della ristampa, datata 2022. Passi per il 2002, ma vent’anni dopo la Stoughton era obbligatoria per decreto. Evidentemente Kassem aveva in magazzino un avanzo di bbuste ‘de fave risalenti a due decenni prima. Inoltre non ci sono inserti, niente di niente, soltanto i due vinile. Taccagni è dire poco.
Però il disco è di un bello… i due padelloni QRP praticamente è come se non ci fossero, la testina leggendo direttamente l’aria intorno ai solchi.
Tolgo con dispiacere il 45 giri e ri-piazzo sul perno d’acciaro Bill Evans At The Montreux Jazz Festival; punti a favore? Be’, molti. Innanzitutto lui, Bill Evans, che resta un maestro incontrastato ed incontrastabile, e nessuno dei comprimari può davvero tenergli testa. Parliamo di Eddie Gomez, i cui contributi risultano sovente centrali e di Jack De Johnette, il quale in Nardis si esibisce in un lungo ed evanescente assolo. Bill Evans At The Montreux Jazz Festival rappresenta notoriamente un punto di svolta nello stile del pianista, pertanto non so cosa mi aspettassi di diverso.
Forse il problema è che è troppo improvvisato per i miei gusti, condito per giunta da una registrazione che trovo irritante.
Bene, lo venderò. Chi lo vuole?
Sto scherzando, figuriamoci se lo vendo.
Pagato un’autentica fucilata (50 tintinnanti eurozzi, come ripeto) con lo sconto “E’ Già Tanto Che Lo Hai Trovato Disponibile” pari allo zero virgola zero zero per cento, riconosciuto soltanto a chi si permette pure di chiedere lo sconto!
Voto artistico: 9 -
Voto tecnico: 7 ½, perché so’ buono.

Ed anche per questa Domenica il mio dovere l'ho fatto, ah no, manca l'Analogue a 45 bei girozzi:

Voto artistico: 10+

Voto tecnico: 10 (a 45 giri suonano pure le ciabatte).

Alberto.

 

  • Melius 2
Inviato

 

Per la “Recensione Senza Dilungarsi In Chiacchiere” di questa Domenica, dovrò dilungarmi in chiacchiere perché c’è una cosa che proprio non capisco. Ma vediamo il disco in tutta la sua meraviglios…ah, no, è senza parole, meglio non avventurarsi:
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Louis Armstrong – Duke Ellington – The Great Reunion – Roulette Records (1961) – AAA Classic Records (2002)
Recensione alla veloce che non serve perché la recensione è già senza parole e quindi non si capisce come potrebbe venire ulteriormente sintetizzata: infatti.
Io dico e mi domando ed al contempo domando a tutti voi:
perchèca’?
Perchéca’ questi signori ristampatori di padelloni super lusso, non ri-ristampano The Great Reunion? Sono passati ventitre anni da quando la mai troppo compianta Classic Records lo ristampò, dopodiché il buio. Ma dico, lo avete ascoltato?
No, evidentemente no. Sareste capaci di ristampare “Mi’ Zio Flaminio Live At The Bocciodromo Of Carugate” e non ristampate The Great Reunion? Sarà…io all’epoca comunque lo avevo pagato BEN, tenetevi forte! Non so come potessi permettermelo, visto che ero ancora precario…comunque…BEN, SEDICI EURO SIGILLATO! Infatti mi ricordo che quell’anno dimagrei, dimagrai, dimagretti…per via del fatto di quella spesa un po’ azzardata…
Sedici Euro…con lo sconto “Bei tempi”…sigh…mi viene da piangere…
Alberto.

 

  • Melius 1

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