gabel Inviato 5 Luglio Inviato 5 Luglio @OTREBLA Ultimamente sei diventato incredibilmente criptico… 🤔😄
OTREBLA Inviato 19 Luglio Autore Inviato 19 Luglio Per la Recensione Senza Parole non potevo prima o dopo omaggiare la DCC, stra compianta. . . Pëtr Il'ič Čajkovskij - Leopold Stokowski - The Stadium Symphony Orchestra Of New York – Francesca Da Rimini - Hamlet - Everest Records (1958-!!!!!!) - AAA DCC Compact Classics (1994) Ah la mitica DCC, quando le etichette audiophile scrivevano analogue, 180 grammi, pure virgin vinyl direttamente sulla copertina e al diavolo il rigore filologico. Taglio lacca Steve Hoffman, secondo ingegnere (!) Kevin Gray. Riversato direttamente dal nastro master a tre canali. Alberto. 1
OTREBLA Inviato 2 Agosto Autore Inviato 2 Agosto Eeeccociquà, col caldone insopportabile. Mamma...si muore. E va be’, è Estate, fa caldo. Cosa abbiamo oggi per la recensione without words domenicale? Apperò… . . Questo è vecchio eh! Questo è vecchio tanto. Johann Sebastian Bach – Concerto Per Violino e Orchestra in MI Maggiore BWV 1042 – Wolfgang Amadeus Mozart – Concerto Per Violino E Orchestra in Sol K216 - Gioconda De Vito - Rafael Kubelik - The London Philarmonic Orchestra - The Royal Philarmonic Orchestra – EMI Records (1961) - AAA Emi-Testament (fine anni ‘90) La scheda allegata recita: . realizzato dal master originale EMI . copertina realizzata usando il materiale grafico originale . lacca tagliata presso gli studi Emi Abbey Road . masterizzato utilizzando processi interamente analogici . pressaggio manuale su vinile vergine 180 grammi della migliore qualità (confermo…). . stampato alla EMI Hayes pressing plant. . controllo di qualità individuale e confezionato manualmente . ristampato su licenza della EMI Records LtD. Aggiungo io, Gioconda De Vito è…. Ah, già, non posso parlare. Alberto. 1
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 13 Settembre Autore Questo è un messaggio popolare. Inviato 13 Settembre Eccoci qua, si torna alle "Recensioni Senza Parole" dopo la vacanza (meritata) estiva. Però oggi non è che abbia tutta 'sta voglia, sarà l'Estate che non accenna a placarsi, quindi mi semplifico il compito. . . John Coltrane – Lush Life (Prestige 1961 – R. 1957-1958) – AAA Analogue Productions (2022) . Perché quando non ne hai voglia, acchiappi un Analogue Productions a caso, senza nemmeno guardare cos’è, e la Recensione Senza Parole è bella che fatta. C’è un curioso aspetto legale a proposito di queste recenti, più o meno recenti ristampe AP: confrontate con le analoghe (questa è bella) ristampe di 10/15 anni fa: cambiano le scritte sul retro della copertina. All’epoca era riportato: Analogue Productions under license from Concord Music. E fin qua tutto chiaro. Evidentemente Concord detiene i diritti delle registrazioni Prestige. Su questa ristampa del 2022 si legge: Craft Recordings under license courtesy of Concord to Analogue Productions. Qual è la differenza? Nel 2015 i diritti delle registrazioni di proprietà di Concord Records venivano gestiti direttamente da Concord. Successivamente Concord ha "Cortesemente", ceduto la gestione a Craft Records; pertanto ora chi intende ristampare i titoli i cui diritti appartengono alla Concord, deve rivolgersi a Craft Records, che fa da tramite. Per il resto la recensione è senza parole, quindi non posso dirvi che il Coltrane di Lush Life è il Coltrane che io amo alla follia, pertanto se lo recensissi con tante parole, non sarei nemmeno troppo imparziale. Il biscotto è al cioccolato, il tè è già nella tazza, il disco è bello che piazzato, e l'audiofilo se lo sbevazza. AAAlberto. 3
one4seven Inviato 13 Settembre Inviato 13 Settembre Eh vabbè ma Craft è Concord. È solo una "divisione aziendale", specificatamente cresta per occuparsi dei cataloghi storici.
OTREBLA Inviato 13 Settembre Autore Inviato 13 Settembre Allora la "Cortese" licenza se la sono data a loro stessi...
OTREBLA Inviato 20 Settembre Autore Inviato 20 Settembre L’Estate volge al termine, bisogna tornare al lavoro...sono già alla seconda tazza di tè natalizio…me lo hanno regalato a Natale e sulla confezione c’è scritto Christmas Tea…è buono…molto…BUON NATALEEEE! Sa’...cosa recensisco...no, Bill Evans no. Parliamoci chiaro, i dischi di Bill Evans non sono recensibili. Ditemi voi chi è che non ama Bill... come dite? Mi sto ripetendo? Sembra. Sembra lo stesso incipit della recensione di due settimane fa nel thread dedicato alle ristampe Craft Recordings, ma in realtà le conclusioni saranno ben diverse. Questa Domenica il teino è un po’ acidulo poiché non mi sarei mai aspettato di parlare in maniera distaccata del mio amato Bill Evans. Per addolcirlo ci butto dentro un autoarticolato di Campagnole con ovetto pasqualizio di rincalzo, al latte, piccolino ma bbono da morire. Anzi due. Bill Evans At The Montreux Jazz Festival – Verve (1968) AAA Analogue Productions (2018) . . Recensione alla veloce per coloro che pensano che questo disco sia un capolavoro: il Live di Bill Evans che mi è piaciuto di meno. Ta-da’! Alberto, non avrai mica il coraggio di stare sotto il 10? Sì, ce l’ho. Iniziamo col dire che, essendo una ripresa dal vivo, ho confrontato At The Montreux Jazz Festival con: Sunday At The Village Vanguard, Bill Evans At Town Hall, Bill Evans At Shelly Manne’s Hole e per finire Jazzhouse; non c’è alcun dubbio che preferisco tutti loro. Qual è la differenza? Con At The Montreux Jazz Festival Bill Evans inizia una nuova fase musicale, più introspettiva, caratterizzata da contrasti sperimentali, a tratti dissonanti e da un maggiore distacco dalla tradizione Bop e Swing del Jazz. Uno stile più cerebrale ed asettico. Per usare una metafora, il buon Bill abbandona l’etichetta Verve e si avvicina all’etichetta ECM (che sarà fondata l’anno successivo). In definitiva a me piace di più lo stile precedente. Non contribuisce a scaldare l’atmosfera la registrazione di Pierre Grandjean e Jean-Claude Martin (missaggio di Bob Schwarz), che è a mio avviso eccessivamente secca. Ve lo dico chiaramente, Bill Evans At The Montreux Jazz Festival è il peggior Analogue Productions che possiedo. Avessi saputo che suonava in questo modo, non lo avrei comperato (avendolo pagato 50 zecchini d'oro). Lo avrei comunque acquistato ma in una versione meno elitaria, anche perché sembra di ascoltare un CD prima maniera ed a quel punto.... Il pianoforte è sottile, la batteria lontana e leggera; immagine sbilanciata sul contrabbasso che pare di alluminio. Questa registrazione manca di corpo, e nemmeno poco accidenti a lei! Non presenta reali frequenze in basso e naturalmente di tutto ciò se ne avvantaggia un certo dettaglio fotografico, ma è quel dettaglio che sa di finto. Se passo allo splendido Bill Evans At Shelly’s Manne-Hole, che pure non è tutta ‘sta gran registrazione diciamocelo, pare di aver switchato la galassia. Tra l’altro mi sono appena comperato la versione doppio 45 giri, pur possedendo l’OJC degli anni ’80, e devo dire che la differenza con At The Montreux è drammatica. . . Peccato che Analogue Productions abbia optato per la tristissima copertina direct-board, tipo bbusta ‘de fave, in uso agli inizi degli anni 2000. ‘Na mezza fregatura, considerando che si tratta di una ristampa della ristampa, datata 2022. Passi per il 2002, ma vent’anni dopo la Stoughton era obbligatoria per decreto. Evidentemente Kassem aveva in magazzino un avanzo di bbuste ‘de fave risalenti a due decenni prima. Inoltre non ci sono inserti, niente di niente, soltanto i due vinile. Taccagni è dire poco. Però il disco è di un bello… i due padelloni QRP praticamente è come se non ci fossero, la testina leggendo direttamente l’aria intorno ai solchi. Tolgo con dispiacere il 45 giri e ri-piazzo sul perno d’acciaro Bill Evans At The Montreux Jazz Festival; punti a favore? Be’, molti. Innanzitutto lui, Bill Evans, che resta un maestro incontrastato ed incontrastabile, e nessuno dei comprimari può davvero tenergli testa. Parliamo di Eddie Gomez, i cui contributi risultano sovente centrali e di Jack De Johnette, il quale in Nardis si esibisce in un lungo ed evanescente assolo. Bill Evans At The Montreux Jazz Festival rappresenta notoriamente un punto di svolta nello stile del pianista, pertanto non so cosa mi aspettassi di diverso. Forse il problema è che è troppo improvvisato per i miei gusti, condito per giunta da una registrazione che trovo irritante. Bene, lo venderò. Chi lo vuole? Sto scherzando, figuriamoci se lo vendo. Pagato un’autentica fucilata (50 tintinnanti eurozzi, come ripeto) con lo sconto “E’ Già Tanto Che Lo Hai Trovato Disponibile” pari allo zero virgola zero zero per cento, riconosciuto soltanto a chi si permette pure di chiedere lo sconto! Voto artistico: 9 - Voto tecnico: 7 ½, perché so’ buono. Ed anche per questa Domenica il mio dovere l'ho fatto, ah no, manca l'Analogue a 45 bei girozzi: Voto artistico: 10+ Voto tecnico: 10 (a 45 giri suonano pure le ciabatte). Alberto. 2
OTREBLA Inviato 27 Settembre Autore Inviato 27 Settembre Per la “Recensione Senza Dilungarsi In Chiacchiere” di questa Domenica, dovrò dilungarmi in chiacchiere perché c’è una cosa che proprio non capisco. Ma vediamo il disco in tutta la sua meraviglios…ah, no, è senza parole, meglio non avventurarsi: . . Louis Armstrong – Duke Ellington – The Great Reunion – Roulette Records (1961) – AAA Classic Records (2002) Recensione alla veloce che non serve perché la recensione è già senza parole e quindi non si capisce come potrebbe venire ulteriormente sintetizzata: infatti. Io dico e mi domando ed al contempo domando a tutti voi: perchèca’? Perchéca’ questi signori ristampatori di padelloni super lusso, non ri-ristampano The Great Reunion? Sono passati ventitre anni da quando la mai troppo compianta Classic Records lo ristampò, dopodiché il buio. Ma dico, lo avete ascoltato? No, evidentemente no. Sareste capaci di ristampare “Mi’ Zio Flaminio Live At The Bocciodromo Of Carugate” e non ristampate The Great Reunion? Sarà…io all’epoca comunque lo avevo pagato BEN, tenetevi forte! Non so come potessi permettermelo, visto che ero ancora precario…comunque…BEN, SEDICI EURO SIGILLATO! Infatti mi ricordo che quell’anno dimagrei, dimagrai, dimagretti…per via del fatto di quella spesa un po’ azzardata… Sedici Euro…con lo sconto “Bei tempi”…sigh…mi viene da piangere… Alberto. 1
OTREBLA Inviato 11 Ottobre Autore Inviato 11 Ottobre Adoro quest’uomo. L’ho sempre adorato e sempre lo adorerò. Per questa Domenica praticamente niente sforzo intellettuale. Non che in altre occasioni vi sia stato da parte mia chissà quale impegno sotto detto profilo, ma oggi meno del solito. Perchè si parla di: Stan Getz – Sweet Train – Verve Records (1967) – AAA Acoustic Sounds (2024) . Mattinata di tutto riposo, teino e biscottini ultra buoni, si sorseggia con goduria totale, e ci si lascia cullare: . . Recensione alla veloce perché abbiamo capito che la recensione non sarà imparziale, quindi tanto vale farla breve: il solito Getz, un poeta e maestro assoluto. Personalmente considero Stan Getz uno dei pochi sassofonisti che si contendono la palma di migliore tenor-sassofonista della storia del Jazz. Non ci posso fare niente, a me Stan Getz piace da pazzi. Lui ed Eric Dolphy. Reputo Stan Getz un imperatore del sassofono tenore; giusto per essere chiari, al pari di: Coltrane, Rollins, Hawkins e Webster. Se dovessi scegliere tra questi cinque non so chi sceglierei, ma la rosa è quella. E’ indubbio che in Stan Getz vi è un po’ di Hawkins (la tradizione) e di Coltrane (il nuovo stile). Già con Litha (di Chick Corea) il buon Stan si fa subito riconoscere: magico, panteistico. Il suono vellutato del suo sax, vicino al clarinetto, è inconfondibile. Litha, quasi modale ma con impianto di fondo latino, è come se iniziasse a metà, esordendo senza alcun preambolo, improvvisamente. Una bella trovata. Si passa al brano che da solo vale il costo del disco, O Grande Amor, capolavoro di Antonio Carlos Jobim. Qui siamo in pieno Jazz Samba, peccato duri solo 4 minuti. L’esecuzione è di riferimento. Si finisce con Sweet Rain, brano dolcissimo, magicamente commentato da Chick Corea, che per tutto il disco mostra un’intesa pressoché perfetta col sassofonista. Il lato B si apre con uno dei miei pezzi jazz preferiti, il famoso Con Alma di Dizzy Gillespie. Se c’è un brano latino nel Jazz be’, quello è Con Alma. Getz sfodera il suo solito procedere impressionistico, alla Bill Evans (Stan Getz è il Bill Evans del sassofono tenore) mentre Chick Corea lo tallona. Una interpretazione di Con Alma sfuggente, conserva la sua spinta ritmica latina ma si snoda tra assoli di contrabbasso e digressioni hard-bop. Ultimo brano del disco, Windows, il quale sì, è composizione di Chick Corea ma subisce l’incantesimo del sassofonista. Altro brano melodico, procede placido, come un ruscello di pianura. Nel disco si realizza l’unione perfetta tra due personalità abbastanza distanti, quella elegiaca del sassofonista e quella moderna e più astratta del pianista. Purtuttavia a condurre il gioco è il primo. Eccellente e direi anche indispensabile il contributo del batterista Grady Tate, senza il quale il progetto non starebbe in piedi. Sweet Rain è un disco figlio degli anni '60, vuole essere moderno perché il periodo lo richiede, ma senza che lo stile del sassofonista debba sacrificare un’oncia della sua anima idilliaca. Il disco dimostra che Stan Getz poteva replicare Coleman Hawkins, così come John Coltrane. Quale tenor-sassofonista Getz aveva possibilità infinite, al di là del fatto che divenne famoso con la Bossa Nova. Registrazione di Val Valentin molto buona ma non a livello delle migliori Val Valentin. Il basso è un po’ troppo morbido, ovattato, a volte confuso. Il suono pare velato, l’immagine è centrale e spinta in avanti, il palcoscenico sonoro non è molto profondo. Trovo questa registrazione manipolata e compressa. Inoltre c’è un che di riverbero artificiale che a me da sempre un certo fastidio. Vinile QRP afono come le steppe marziane. Pagato 32 Euro con lo sconto “Recensori Parziali" riconosciuto soltanto a chi ama Stan Getz. E se piace anche a voi, Sweet Rain è obbligatorio. Voto artistico: 10 + Voto tecnico: 9
OTREBLA Inviato 18 Ottobre Autore Inviato 18 Ottobre Allora, per farmi perdonare che mi sono permesso di dare meno di 10 ad un disco di Bill Evans, questa Domenica la Review Without Words sarà dedicata proprio al maestro del pianoforte Jazz. Era un po’ che non ascoltavo questo disco: . . Bill Evans – Everybody Digs Bill Evans – Riverside Records (1959 – R. 1958) – AAA Acoustic Sounds (2002) Ecco, a questo disco, se dovessi recensirlo, decisamente non assegnerei 9...mi sa proprio di no. Ma non lo recensisco. Il titolo significa, A Tutti Piace Bill Evans, che in effetti è vero. Usa to dig (scavare), come verbo dico, che è uno slang dell’epoca, al posto del più naturale to like. Rara ma rara tanto ristampa Acoustic Sounds di mille mila anni fa. Ci sarebbe anche la versione doppio 45 giri, la qual cosa non mi sorprende affatto (diciamo che il doppio 45 giri per un disco così è obbligatorio): . https://store.acousticsounds.com/d/12963/Bill_Evans_Trio-Everybody_Digs_Bill_Evans-45_RPM_Vinyl_Record . Potendosela permettere... Mi sono inventato La Recensione Senza Parole non per pigrizia ma proprio perché di certi dischi non saprei proprio cosa scrivere. Di Everybody Digs Bill Evans ancora meno degli altri. . L’Eco Della Musica Soave Viene Alle Anime Ardenti Il Grande Pianista Mi Libera Da Ogni Tormento Campagnole E Dolcetti, Tanto Da Mettere Sotto Ai Denti Ma Bill Evans Ammonisce: Bada Che Il Pre-phono E’ Spento! . Ah ecco perché c’era l’eco... Azz...mi devo alzare di nuovo... AAAlberto. Maro’...che poet’…
OTREBLA Inviato 18 Ottobre Autore Inviato 18 Ottobre Certo che sì, sono fondamentali. Migliorano la risposta in frequenza. Si possono ordinare direttamente da me. Prezzi: Pennarello Giallino: Euro 120 + IVA. Adatto a chi ha pochi bassi. Ma anche a chi ne ha tanti. Insomma il Giallino è un pennarello molto versatile. Pennarello Giallino un po' meno Giallino: Euro 150 + IGE. Rifinisce il palcoscenico sonoro. Da una mano di bianco. La cosa può apparire controintuitiva poiché il colore del pennarello porterebbe a pensare che dia una mano di giallo, e difatti la da di giallo, però poi col tempo schiarisce. Pennarello Giallino Smorto: MA SON TUTTI GIALLI 'STI PENNARELLI? Comunque, Euro 200 spedizione ad Albenga inclusa. Ve lo andate a ritirare ad Albenga checcà...volete da me? Tutti gli altri pennarelli, 400 Euro cadauno, perché quelli cambiano proprio il suono e valgono di più. Pagamento con bonifico su conto svizzero cifrato. AAAlberto. 1
Tronio Inviato 18 Ottobre Inviato 18 Ottobre 1 ora fa, OTREBLA ha scritto: Si possono ordinare direttamente da me. Cuanti danari kiedi per il set kompleto? Fai belo skonto se io paga contanti, zì?
OTREBLA Inviato 18 Ottobre Autore Inviato 18 Ottobre Tra parentesi SENZA GUARDARE IN RETE, perché se no è troppo facile, chi indovina per primo di chi sono le firme sulla copertina? Non barate eh!
gabel Inviato 18 Ottobre Inviato 18 Ottobre be', é facilissimo, però prima voglio sapere se si vince qualcosa, altrimenti nisba!
Messaggi raccomandati
Crea un account o accedi per lasciare un commento
Devi essere un membro per lasciare un commento
Crea un account
Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!
Registra un nuovo accountAccedi
Sei già registrato? Accedi qui.
Accedi Ora