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Max Richter, le Quattro Stagioni "recomposed"


Severus69
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pifti
Il 3/5/2022 at 17:58, analogico_09 ha scritto:

Ciò che dice di se stesso l'autore in rapporto alla musica composta, la sua apprezzabile e interessante "letteratura", resta sul piano delle buone intenzioni

 

Vedo che il Richter proprio non ti piace ... 🙂

A proposito di buone intenzioni, il tentativo di sottrarre Vivaldi alle pubblicità è miseramente fallito; ho ascoltato poco fa una bella pubblicità con immagini a sfondo bucolico proprio con colonna sonora Vivaldi-Richteriana 😁

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Grancolauro
Il 30/4/2022 at 20:08, analogico_09 ha scritto:
Il 30/4/2022 at 07:08, loureediano ha scritto:

Ci sono cose che a me danno emozione che ad altri non solo non ne danno, ma risultano indigeste. Naturalmente è vero anche il contrario, a me certe opere d'arte, anche altamente valutate dai critici, non mi dicono nulla, se non addirittura mi infastidiscono.

Si ma parlando di emozioni, di quel che piace e non piace senza motivare un minimo, non si dice nulla delle cose di cui si parla. E  questo non è costruttivo, utilie ai fini dello scambio delle idee, delle info, delle opinioni che sono lo scopo di un forum... In tutta sincerità a me interessa meno di nulla sapere delle altrui emozioni che non mi dicono nulla, nè dicono nulla di chi le prova, nemmeno a chi le prova...

Per me invece sono interessanti le emozioni che la musica suscita negli altri. Ad esempio, mi piacerebbe sapere che tipo di emozioni suscita in voi questo disco di Richter-Vivaldi, o perlomeno alcuni suoi passaggi: tranquillità, gioia, stupore, noia, rabbia, empatia, estasi, nostalgia... Credo sia interessante anche conoscere che tipo di associazioni produce nella testa dell'ascoltatore. Non si diceva forse una volta che la musica è il lingaggio delle emozioni? Certo, poi a partire da questo, come osserva giustamente Peppe, si possono costruire interi castelli intellettuali, spesso di grande interesse spirituale. Ma, come diceva il filosofo, è certo vero che le emozioni senza concetti sono cieche, ma è altrettanto vero che i concetti senza emozioni sono vuoti. La dimensione emotiva della musica è fondamentale, originaria. Cosa che invece dimenticano spesso i critici musicali, che non di rado arrivano a dire che qualcosa è esteticamente di valore oppure no soltanto per giustificare le loro categorie intellettuali e il loro status di sommi sacerdoti del bello.

Tutto questo senza polemica alcuna, ovviamente 😉

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my2cents
2 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Ad esempio, mi piacerebbe sapere che tipo di emozioni suscita in voi questo disco di Richter-Vivaldi, o perlomeno alcuni suoi passaggi

La prima volta che ho ascoltato le quattro stagioni ero molto emozionato. Ma cerco di chiarire. Non ero emozionato per l'ascolto anzi avevo già di parteza delle emozioni forti. Le emozioni sono già presenti di per sé, e la musica più che produrle a mio avviso le amplifica, per una sorta di gioco di risonanza. Ma torno al momento del mio primo ascolto che ricordo come fosse oggi.  "L'emozione" provata (tra virgolette perché è termine improprio) era l'abbandono delle emozioni, ovvero loro superamento. È stata una  liberazione dalle emozioni con i concetti, e dei concetti con le emozioni. È stato un loro trascendimento, e lo stato conseguente non è una "emozione", non è più emozione ma un senso di ......e chi riesce a descriverlo a parole; mi azzardo a dire uno stato di estasi. Questo cerco nella musica questo provoca la musica, e ritengo che quando ci si ferma alle emozioni ancora manca qualcosa. L'intuito che può dare la musica in chi ascolta e in chi esegue, anche nella improvvisazione è qualcosa più simile alla sincronicita', è qualcosa che supera l'emozione individuale. L'emozione è soggettiva e se uno stesso pezzo dovesse provocare emozioni diverse nei diversi esecutori sarebbe un po' limitante. Come possono accordarsi nell'esecuzione  chi va in eccitazione e chi va in depressione? Forse estremizzo per portare un esempio, ma ritengo che l'esperienza della musica per portare a questi stati di sincronicita' tra gli esecutori ma anche tra il pubblico (perché entrambi sono legati dall'tto dall'ascolto) fa sperimentare qualcosa di 'obbiettivo' qualcosa che è oltre noi. Per questo non ritengo la musica un linguaggio ma piuttosto un 'comando'.....il linguaggio ha troppi casini interpretativi. Il linguaggio è troppo relativo, anche se è quel che ci è dato per poterci esprimere a concetti, anche se e' un veicolo limitante. Se la parola fosse il linguaggio assoluto non esisterebbe la musica. Anche le emozioni sono un linguaggio, ma anche loro sono limitanti, ma è quel che abbiamo per poter capire cose che il linguaggio non può spiegare, ma solo generare. Poi c'è la musica ....

p.s...ho il disco di Richter ma questo interesse mi pare strasbordante...non ha generato la "non emozione" del primo assalto. "Linguisticamente" parlando poi non lo trovo propositore di qualcosa di innovativo od originale, non mi dilungo ma finito il disco sento il bisogno di passare ad ascoltare musica 😉

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analogico_09
3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Per me invece sono interessanti le emozioni che la musica suscita negli altri.

 

 

Mai negato il valore, il ruolo delle emozioni, Damiano (ne provo spesso, a volte fin troppe...) non nego il potere esercitato in chi le prova (come dicevo.., solo le pietre non ne provano). Ma SE le emozioni "primaticcie", intime e private, pre-logiche e meramente istintuali, preziosissime, NON trovano anche la via dell'elaborazione intellettuale e poetica, critico-"speculativa" (non è una parolaccia.., è il processo intellettivo che porta l'essere umano verso lo stadio superiore del "sentirie" e della conoscenza, una faccenda che investe l'io e l'es, la mente, il core e la coratella... - mi tocca rifare la battuta scema... 😄), finiscono per portare "piacere" solo in chi le prova, in ogni persona che resta chiusa in se stessa con la sua privata, incomunicabile, emozione.

Io invece penso - parlo in generale, prendo solo spunto da ciò che scrivi e che condivido nella sostanza -,  anzi provo l'esigenza estetica, ideale, "ludica", direi "sociale", di un'emozione "automatica" che  senza perdere le sue fondamentali immediate qualità istintuali ad esclusivo vantaggio di chi la provi, venga coltivata e intesa, attraverso l'evoluzione del pensiero e del sentimento, come una molla che spinga il fruitore di musica, di arte, verso la conoscenza, l'approfondimento dell'"oggetto" artistico che provoca in noi l'emozione personale e che a quel punto diventa "comunicabile", confrontabile con gli altri in grado di comprendere meglio il motivo, il senso, i "contorni" dell'emozione e dell'"oggetto" dalla quale l'emozione scaturisce, si sia d'accordo o meno sui giudizi di merito sull'oggetto artistico stesso.

 

3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Certo, poi a partire da questo, come osserva giustamente Peppe, si possono costruire interi castelli intellettuali, spesso di grande interesse spirituale. Ma, come diceva il filosofo, è certo vero che le emozioni senza concetti sono cieche, ma è altrettanto vero che i concetti senza emozioni sono vuoti. La dimensione emotiva della musica è fondamentale, originaria. Cosa che invece dimenticano spesso i critici musicali, che non di rado arrivano a dire che qualcosa è esteticamente di valore oppure no soltanto per giustificare le loro categorie intellettuali e il loro status di sommi sacerdoti del bello.

 

D'accordissimo.., ci vogliono entramente le cose, "emozioni" e "concetti"... con buona pace delle "categorie" dei critici...  categorici... 😉 Ma bisognerebbe anche fare attenzione a non ridurre tutto in termini di "emozioni"...  😉

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analogico_09
10 minuti fa, my2cents ha scritto:

Le emozioni sono già presenti di per sé, e la musica più che produrle a mio avviso le amplifica, per una sorta di gioco di risonanza.

 

 

Vero, e abbiamo parlato varie volte... è un gioco ancora più sottile e articolato: la musica suscita noi le emozioni che sono già in noi purchè la musica ascoltata riesca a coinvolgerci con la sua estetica, che in definitiva sarebbe  come dire che la musica non riesca a copinvolgerci con il suo "comando".., non ne riconoscendone il suo "potere", l'ascendenza, il "carisma" su di noi ... Spesso il limite della incomprensione della musica è dell'ascoltatore che non conosce o ri-conosce il suo linguaggio, ove la musica E' linguaggio, altrochè... il "potere del linguaggio" dei suoni musicali che sono sempre estetica e non già "caso".., magari "caos".., anche il  "caos" posiede una sua qualità estetica, una forma, una misura linguistica meta-comprensibile... La musica è anche "comunicazione", immaginario collettivo comune; anche dove si suoni individualmente esistono basi paradigmatiche trattabili in diverso modo all'occorrenza, ampia libertà di interpretazione e di improvvisazione, specialmente nelle musiche popolari, "orali", non scritte, ma anche nella musica "classica", antica e moderna si hanno in misura diversa caratteristiche analoghe. Se così non fosse la musica sarebbe solipsismo emozionistico privato e chiuso in se'...
Le teorie del "buon selvaggio" che suona inconsapevolmente non esiste, c'è sempre la consapevolezza più o meno inconscia, istintiva e meta-concettuale di una creazione estetica che (cor)risponde a un "comando" estetico.., un "comando" a cui non tutti i fruitori sono tenuti a rispondere se non ci si riconosce nello stesso.., questa è la realtà, vale per l'arte come per la vita, ed è un bene, anzi naturale, che così sia... 😉

Anche il "buon selvaggio" che non segue regole, grammatiche, sintassi musicali predefinite, crea delle forme estetiche specifiche spiritualmente profonde, non di meno di quanto non lo siano le forme estetiche delle musiche "colte" o "scritte"... 

 

 

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audio_fan

Le Quattro Stagioni è una composizione orecchiabile dal facile effetto emotivo sull' ascoltatore "non musicofilo", per cui la troviamo un po' dappertutto dalla pubblicità ai film sentimentali ecc ecc

.

Questa "ristesura" sembra voler restituire al materiale musicale "preso in prestito" da Vivaldi una dimensione intellettualoide di concezione moderna, e me sembra una sorta di mash-up, quel tipo di "creazioni" messe in atto rimaneggiando materiale altrui.

.

Indubbiamente per fare un buon mash-up un po' creativo lo devi essere ma l'arte, diciamolo francamente, è un' altra cosa.

 

 

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officialsm

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Questa mi dicono essere una versione di livello molto alto. Lo conoscete? Opinioni?

 

Col mio umile impianto mi piace molto, immagino con impianti pensati per la classica sia meglio. Mi piace molto anche la versione dei Solisti Aquilani.

La versione di Abbado è un pelo troppo complessa per il mio orecchio.

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audio_fan

Anche a me piace Carmignola, detto da un non-musicofilo ha "più cuore" di altre esecuzioni che trovo più meccaniche. 

.

Non credo che il gradimento o l'emozione derivante da questo genere aumenti o diminuisca in funzione della qualità dell' impianto, quello che ho definito "cuore" si percepisce anche su impianti modesti, non è di per sé la sonorità degli strumenti a fare la differenza anche se pure quella ha una sua importanza.

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analogico_09
Il 4/5/2022 at 20:40, pifti ha scritto:

Vedo che il Richter proprio non ti piace ... 🙂

A proposito di buone intenzioni, il tentativo di sottrarre Vivaldi alle pubblicità è miseramente fallito; ho ascoltato poco fa una bella pubblicità con immagini a sfondo bucolico proprio con colonna sonora Vivaldi-Richteriana 😁

 

 

E' un po' più articolato del mi piace non mi piace... 😉

Per quanto riguarda lo sfruttamento indiscriminato spesso arrogante, "osceno" della grande musica per le markettate delle pubblicità, fanno svariati lustri che martirizzo dentro di me un disprezzo implacabile e indicibile... All'inizio erano alcune ingenuità da Carosello.., della "pancia non c'è più".., e passi.., ma una volta presisi il dito, poi la mano, poi il braccio.., viai via è iniziata una specia di demolizione delle musiche dove che chi si prende il parafango, chi il faro, chi l'ammorizzatore, chi..., meglio che non dico cos'altro si prendono per cosa...  E in tutto questo assistiamo all'ipocrisia più ottusa di questi signori secondo cui queste proposte - una ballad di Billie Holiday struggente che fa da sottofondo a una pubblicità di un prodotto cosidetto di "bellezza".., l'effimero coatta più alieno alle questioni dell'intelligenza, della poesia, della "bellezza" artistica e fisica umana, -  avvicinano il popolo televisivo e radiofonico, cinematografico, ecc, alla musica asservita a sta roba qua...

Meglio che mi taccio...

Con la disoccupazione che c'è in tutti i campi, anche negli artistici.., non sono proprio capaci di ricorrere a musiche originali, composte di fresco, più adatte a presentare la "merce".., senza copiare, attingere al nobile passato saccheggiato, umiliato, 

Per tornare al discorso iniziale, e anche per questo che non apprezzo le operazioni "mo' ti riaggiorno il Vivaldi", o il Tchaikowsly .., cosa molto diversa dalla markettata pubblicitaria, ci mancherebbe.., ma anche in questo caso personalmente avverto l'idea per me pretenziosa e artata, di riaggiornare ciò che non è mai invecchiato e che si presenta al presente nel pieno vigore giovanile, tal quale era stato concepito restando tale senza scorciatorie, riduzioni, facilitazioni, accrescimenti, iniezioni vitamiche, alimentazioni omogenizzate... Non c'è peggior modo invece di "invecchiare" Vivaldi o quella musica con l'etichetta del brandy che crea un'atmosfera...  😜😄

 

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analogico_09
3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Sull’onda di quanto hai scritto, mi immagino, un po' per gioco, una recensione al disco di Richter più o meno fatta così, in stile proustiano, per così dire 😂:

 

 

Sarà per gioco, una recensione immaginaria.., non entro pertanto nel merito dei contenuti.., mi limito ad osservare, fuor di ironia, che hai fatto un pezzo di ottima e divertente letteratura! 😉

 

 

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tarantolazzi

Mah, mi sembra un prodotto dignitossissimo.

Per quello che conta, non parlerei di "versione delle quattro stagioni" ma piuttosto di un esempio di

minimal music un po' "elastica" (rispetto al minimalismo piu' rigoroso di Reich o altri capisaldi del genere) che prende il materiale melodico di partenza da frammenti di tali concerti.

Molto piu' mono-tono (non e' una critica, ma e' che il procedimento minimalista lo e' un po' per definizione....) e gelido

(di nuovo, non mi permetto giudizi di valore, ma l'uniformita' agogica e timbrica li' vanno a parare) rispetto ai fasti e alla sensualita' barocca.  Ma e' questione di gusti...

Premettendo il doveroso "ecchisenefrega" diro' che non sono particolarmente amico del minimalismo in genere, poiche' preferisco il rischio di perdermi nell'ascolto (non riuscendo magari a cogliere subito nessi strutturali, relazioni armonico/tonali e tematiche in forme piu' complesse) piuttosto che nella noia dell'  "e' tutto qui?".

Ricordo (mi pare che non ci sia su Qobuz) un disco vivaldiano di Loussier col suo trio jazz.  Ecco, quella declinazione jazzistica mi piace gia' di piu'  Ma sulle "aderenze" tra barocco e jazz e' facile centrare il bersaglio, con il minimalismo moderno (ripeto, qui una versione piu' temprata e "umanistica") il legame mi pare funzionare con piu' fatica.

Molto interessante, grazie della segnalazione.

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analogico_09

@tarantolazzi Scusa, senza offesa, ci mancherebbe, mi sembra che le tue siano osservazioni interessanti nell'approccio,  generiche negli sviluppi ed esiti nel toccare vari punti da cui mi sembra capire che si voglia dire tutto in maniera sommatia. Per quanto riguarda il minimalismo, l'ho già sostenuto che secondo me in questo "prodotto," richtiano non risuonino affatto gli intendimenti musicali dei "maestri" minimalisti "storici". Se poi tutto quello che appare ibrido lo vogliamo mettere nel calderone del minimalismo inteso come refugium buono per raccogliere tutto, potrebbe andare anche bene, ma si corre il rischio di fare quello che si fa con il jazz... quando non di sa dove collocare le musiche "anima in pena" in remotissimo odore di un po' di questo e di un po' di quello..,  la si "tagga" come jazz... 

Musica barocca e musica jazz.., si ravvisano vicinanze, ponti di congiunzione a doppio senso di circolazione, l'ho sempre sostenuto, non solo io che sono nessuno, ma non perché ce lo mostrino i Loussier che fanno fanno il Vivaldi da trio jazz.., ma perché il jazz è già in Vivaldi, in Bach, in A. Scarlatti, ecc, e viceversa, e chi abbia orecchie per riconoscerlo e sentirlo attinge dalle pure e inalterabili fonti originarie, non ha bisogno di chi ci mette la pedante e ingombrante  "didascalia" per spiegare lo spiegato. Poi va da sé  che, da che mondo è mondo, le legittime forme di  trasposizione, di parodie, di commistioni e rifacimenti di vario tipo, siano sempre state prodotte, e lo di fa anche oggi, ma bisognerebbe prendere la parodia come parodia è l'originale come originale... Mi sembra notare invece che in questa nostra levigata epoca dell'"ammucchiata", nella quale si è  assai poco inclini a creare il nuovo e si  cerca soccorso dal passato (ancora vivo e vegeto, pronto a soddisfare in pieno i bisogni estetici, ludici, spirituali, artistico-culturali, dell'uomo moderno - sono i rifacimenti vanitosi dell'arrogante pretesa ammodernatrice ad apparire vieti e distruttivi) si prenda tutto in maniera indistinta, disarticolata, omologante. Anzi, il nuovo nato vecchio cerca di sostituirsi - invidiosamente - al "vecchio" che rivendica, riafferma la sua immortalità. 

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analogico_09
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Per quanto riguarda il minimalismo, l'ho già sostenuto che secondo me in questo "prodotto," richtiano non risuonino affatto gli intendimenti musicali dei "maestri" minimalisti "storici".

 

 

Mi sembra giusto precisare che avevi già manifestato analoga idea sulla "parvenza" di minimalismo che contraddistingue tale opera; prendo spunto dalla stessa per approfondire un po' la mia al riguardo.
Penso che l'intenzione "minimalista" di Richter nelle "stagioni" potremmo a limite ritrovarla nella reiterazione, o ripetizione ostinata dell'idea musicale, melodico-ritmica, con qualche parvenza di contrappuntismo, nelle parti di nuova invenzione e in quelle mutuate dall'originale vivaldiano quasi "fotocopiato".
Questo mi fa pensare ai lavori di Michel Nyman, compositore anche dedito, come Richter, alla creazione di scores cinematografici, musicista "feticcio", quasi alter ego, del grande regista-architetto  - "pittorico, "letterario" e molto "musicale" - Peter Greenaway.
Con la differenza che Nyman con il suo "minimalismo" -  ne' "I misteri del giardino di Compton House"  ad esempio -  evoca il barocco inglese (squisitamente settecentesco), in particolare il carattere haendeliano (che è anche "italiano".., il "concertogrossismo"), senza usare pedissequamente e banalmente i temi di Handel, restando sul piano di una creazione personale, increata ed organica dal carattere formale ed espressivo "minimalista" proprio, mentre Richter, alternando con la reiterazione "minimalista" di cui al Nyman che la pratica da prima, riprende l'esatto e "facile" "motivo" di Vivaldi realizzando una sorta di potpourri disorganico, prolisso, spezzettato, come tanti siparietti musicali - alcuni interessanti, altri di risulta -  buoni per essere spalmati in più film.

 

 

 

 

 

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Il 23/4/2022 at 10:13, Severus69 ha scritto:

Voi che ne dite? 

terribile. Non amo, anzi non sopporto proprio, le rivisitazioni in ogni forma delle grandi opere classiche. 

Si possono solo rovinare, anche col massimo impegno e predisposizione d'animo non si può durante l'ascolto non fare continuamente confronto mentale con l'originale ed essendo questo opera di veri genii non possono che essere inarrivabili.

Ma anche il 95% delle cover di musica leggera non mi gustano per nulla.

 

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