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Max Richter, le Quattro Stagioni "recomposed"


Severus69
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faber_57

Stravinsky che riscrive Pergolesi è vivo e vegeto, Waldo de Los Rios che riscrive Mozart forse me lo ricordo solo io.
Sta tutto nel manico, come sempre. Ai posteri dunque l'ardua sentenza. Personalmente trovo questa specie di minimalismo vicina all'ipnosi: non fa danno, un po' mi culla ma quando mi sveglio non resta nulla.

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luckyjopc

Sentito in parte ieri l’ho trovato gradevole,ma com’è stato detto le 4 stagioni sono diventate solo un pretesto per fare tutt’altro quindi il confronto non ha molto senso 

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Grancolauro

Ascoltato anch’io oggi. Strano davvero sto disco! 🙂 Incatalogabile a dir poco. 

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A mio modesto parere ,quando un artista intitola un album con il nome di un capolavoro del passato o lo suona così come il compositore l'aveva composto o lo reinterpreta a suo piacimento.

Sono comunque modi diversi di omaggiare questi capolavori.  Secondo me una reinterpretazione nuova non va paragonata all'originale , ma va vissuta come una nuova esperienza.

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analogico_09

 

 

 

Ed io cosa vado scrivendo da quando è iniziato questo topic? Fa piacere accorgersi che si venga letti ma non opportunamente "citati"... 😄

 

 

 

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analogico_09
Il 23/4/2022 at 18:04, MCnerone ha scritto:

Aggiungerei anche Vikingur Òlafsson, i due dischi  di Bach Rework sono deliziosi.

 

Sarà forse perchè è da queste rielaborazioni per così dire "facilitate" della musica del Cantor che potresti eventualmente cogliere, l'autentica e profonda essenza dello spirito musicale bachiano nel caso in cui non la conoscessi , oppure tornare ad amarla di nuovo se te ne fossi stancato dopo tanti ascolti?

 

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luckyjopc

@faber_57 ho persino un vinile anni 70 di waldo de los rios della sinfonia concertante di Mozart , chissà perché allora riscosse molto successo. Questi rifacimenti raramente poi ottengono successo duraturo 

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  • Moderators
oscilloscopio

Anche io ho ancora un 45 giri preso da ragazzino del primo e terzo movimento della lll di Brahms rivisitato da Waldo de Los Rios ed abbandonato senza rimpianto nei dischi che non ascolto più da 45 anni...

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Grancolauro
14 ore fa, Look01 ha scritto:

Secondo me una reinterpretazione nuova non va paragonata all'originale , ma va vissuta come una nuova esperienza.

 

9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Ed io cosa vado scrivendo da quando è iniziato questo topic?

Penso anch'io che il disco di Richter vada vissuto come una nuova esperienza, senza paragonarlo alle opere originali di Vivaldi.

Quello che trovo strano è che si tratta di un lavoro eclettico e un po' discontinuo. In alcuni casi Richter usa brevi incisi o frammenti di Vivaldi per costruirci sopra il proprio pezzo. Questi sono i brani che a me piacciono di più perché si coglie bene lo stile di Richter, il suo modo di costruire la musica. In altri casi invece Richter usa lunghe porzioni della partitura originale facendo qua e là delle modifiche ritmiche, melodiche o nell'armonizzazione. Insomma, "corregge" l'originale per tirarne fuori qualcosa di nuovo. Questi pezzi a me sembrano francamente quelli meno riusciti e non ne capisco bene il senso. Forse, ma dico forse, si tratta di un tentativo di "alterare" l'originale inoculando degli elementi che generano nell'ascoltatore delle associazioni con la musica contemporanea non-classica (ad esempio, quella delle colonne sonore di cui Richter è autore di successo). Poi ci sono dei pezzi (la serie Shadows) fatti col Moog dove la musica di Vivaldi traspare soltanto per brevi istanti, come emergendo dalla nebbia per dissolversi subito dopo. Qui il senso è ancora diverso, mi sembra: la musica di Vivaldi e il suo grande dinamismo appaiono oggi come ombre del passato affogate nella continuità di un flusso sonoro indistinto. Questi brani mi sembrano interessanti, anche se piuttosto poveri dal punto di vista musicale.

Insomma, in questo lavoro mi sembrano convergere idee e progetti diversi che non è chiaro come si connettano tra loro.

Detto questo, uno potrebbe dire: e chi se ne frega?? 😀

In effetti, la musica serve anche (e soprattutto) per staccare la mente e farsi trasportare dai suoni, ovunque essi ci portino. E Richter ha senz'altro la capacità di farlo. Altrimenti non si spiegherebbe il suo grande successo.

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analogico_09
4 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Quello che trovo strano è che si tratta di un lavoro eclettico e un po' discontinuo. In alcuni casi Richter usa brevi incisi o frammenti di Vivaldi per costruirci sopra il proprio pezzo. Questi sono i brani che a me piacciono di più perché si coglie bene lo stile di Richter, il suo modo di costruire la musica. In altri casi invece Richter usa lunghe porzioni della partitura originale facendo qua e là delle modifiche ritmiche, melodiche o nell'armonizzazione. Insomma, "corregge" l'originale per tirarne fuori qualcosa di nuovo. Questi pezzi a me sembrano francamente quelli meno riusciti e non ne capisco bene il senso. Forse, ma dico forse, si tratta di un tentativo di "alterare" l'originale inoculando degli elementi che generano nell'ascoltatore delle associazioni con la musica

Sono d'accordo, con quanto quoto e sul resto del tuo mex; avevo più o meno espresso analoga osservazione in modo più sintetico rispetto alla tua nel mio primo post, chiedo scusa se mi autocito: Le parti più somiglianti all'originale sono viepiù peggiori delle parti più "arbitrarie" alle quali potrenno perlomeno attribuire il merito di essere più personali e "coraggiose". 

 

 Penso inoltre in generale che le intenzioni "letterarie" dell'autore contino poco; io guardo ai risultati musicali, agli sviluppi e agli esiti, che, piacciano o meno, non hanno bisogno di essere spiegati..,a meno che non si tratti di musica a "programma" , ad imitazione o naturalistica come di si voglia, associata a un testo letterario specifico, come nel caso della 4 Stagioni di Vivaldi: ogni stagione viene accompagnata da "didascalie" poetiche, dove anche in questo caso la riuscita estetica  puramente musicale che trascende il pre-testo letterario, darà ragione o torto alle intenzione, più o meno "pie", dell'autore.

 

4 ore fa, Grancolauro ha scritto:

In effetti, la musica serve anche (e soprattutto) per staccare la mente e farsi trasportare dai suoni, ovunque essi ci portino. E Richter ha senz'altro la capacità di farlo. Altrimenti non si spiegherebbe il suo grande successo.



La musica, l'ascolto musicale, per me è come una sorta di hic et nunc ... mi aiuta spesso a ritrovarmi con la mia mente stressata dalle tante cose prosaiche della vita. Durante l'ascolto musicale vivo delle "contingenze" mentali ed emozionali "guidate", diciamo così, ma lascio che la mente resti anche libera di andare dove la musica c vorrebbe portarla quando tra la mente e i "suoni" vi siano delle affinità elettive, purchè la mente sappaia a quale strumento del "viaggio" si sia affidata. Quando non si verificano tali condizioni di solito scendo alla prossima.., non ce la facciom ad arrivare fino al capolinea.

Ma credo che questo valga un po' per tutti. 🙂

 

EDIT -  dimenticavo..  il successo di Max Richter credo sia dovuto anche alle numerose colonne cinematografiche, per film più o meno celebrati.

 

Mi viene in mente la "beethoveniana" (e non solo quella) realizzata da Walter Carlos per Arancia Meccanica di Kubrick.., uno score parodia/adattamento che presenta una sua specifica e organica funzione cinematografica che diventa "altro" rispetto alla sinfonia nona del compositore tedesco...

Non mi pare infatti che tale adattamento, benchè a mio avviso di per se molto interessante, già passato alla storia come una delle prime "icone" cinematografiche più popolari e amate, sia particolarmente celebrato all'infuori della collocazione filmica.

 

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MCnerone
Il 25/4/2022 at 02:26, analogico_09 ha scritto:

Sarà forse perchè è da queste rielaborazioni per così dire "facilitate" della musica del Cantor che potresti eventualmente cogliere, l'autentica e profonda essenza dello spirito musicale bachiano nel caso in cui non la conoscessi , oppure tornare ad amarla di nuovo se te ne fossi stancato dopo tanti ascolti?

Non ci si può mai stancare di Bach, almeno per me, ma questo tipo di rielaborazione, è molto interessante, soprattutto per me che ascolto solo in cuffia.

Quello che bisogna constatare, è che Bach affascina chiunque, a qualunque età, oggi è Vikingur, il secolo scorso era Jacques Loussier col suo trio. 

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luckyjopc

Loussier mi fa uno strano effetto piacevole al primo ascolto poi dal secondo comincio pian piano a percepirne linutilitá. Come molte cose francesi pieno di orpelli ma inutile come una ds con i sedili in pelle martellata

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analogico_09
9 ore fa, MCnerone ha scritto:

Non ci si può mai stancare di Bach, almeno per me, ma questo tipo di rielaborazione, è molto interessante, soprattutto per me che ascolto solo in cuffia.

Quello che bisogna constatare, è che Bach affascina chiunque, a qualunque età, oggi è Vikingur, il secolo scorso era Jacques Loussier col suo trio. 

 

C'è però un piccolo dettaglio: nei liberi e ovviamente legittimi rifacimenti delle musiche di Bach non c'è Bach (legittimo pensare anche questo) bensì l'autore della rivisitazione, un vago remoto quantunque piacevole surrogato di Il Bach. Mi sembra si dia il caso del Bach new-ageistico di Vikingur, del jazz-Bach ibrido e di Loussier (la musica di Bach è già piena di un suo "swing" interiore ed esterior., non serve stracaricare...) che a mio avviso con i loro rifacimenti studiatamente "facilitanti", abituano l'ascoltatore ad allontanarsi dal Bach autentico, integrale, "completo", molto più "difficile" da approfondire così come andrebbe fatto con tanta meravigliosa grazia di dio da non spulciare superficialmente, anzichè ad avvicinarlo.
 

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Grancolauro
Il 25/4/2022 at 15:59, analogico_09 ha scritto:

il successo di Max Richter credo sia dovuto anche alle numerose colonne cinematografiche

Sì infatti, penso anch’io. Molto cinematografico anche il disco dedicato a Vivaldi. Ci sono piani sequenza, scene d’azione, primi piani, campi lunghi. Per me perlomeno è musica che ha un forte impatto visuale

10 ore fa, MCnerone ha scritto:

Bach affascina chiunque, a qualunque età

Condivido anche questo. La musica di Bach ha questa misteriosa capacità di catturare, di trasportarti in un mondo parallelo. E questo vale tanto per chi ascolta quanto per chi scrive o fa musica. Il perché è difficile da dire. Molti ci hanno provato, spesso costruendo teorie molto complicate, esoteriche, spesso evanescenti. Eppure è una cosa che si tocca con mano, che moltissimi sperimentano concretamente. Forse dunque meglio non cercare spiegazioni e semplicemente lasciarsi andare

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analogico_09
3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Sì infatti, penso anch’io. Molto cinematografico anche il disco dedicato a Vivaldi. Ci sono piani sequenza, scene d’azione, primi piani, campi lunghi. Per me perlomeno è musica che ha un forte impatto visuale

 

 

E'  una musica "descrittiva", abbiamo entrambi notato gli sbalzi di "climax" e di forma, che si susseguono come se rincorressero le scene e le inquadrature mutevoli di un film... D'altra parte Richter è uno "specialista" di musiche per cinema che si ritrova anche nelle composizioni "normali".

 

 

3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

La musica di Bach ha questa misteriosa capacità di catturare, di trasportarti in un mondo parallelo. E questo vale tanto per chi ascolta quanto per chi scrive o fa musica. Il perché è difficile da dire. Molti ci hanno provato, spesso costruendo teorie molto complicate, esoteriche, spesso evanescenti. Eppure è una cosa che si tocca con mano, che moltissimi sperimentano concretamente. Forse dunque meglio non cercare spiegazioni e semplicemente lasciarsi andare

 

 

Penso anch'io che il "segreto" delle musiche di Bach sia tutto racchiuso nella "semplice" e trasparente immediatezza meta-formale del progetto che genera la somma espressione avvertibile a livello razionale, intellettuale, istintuale. Testa, cuore e viscere. Un insieme di "matematica" e di "escatologia", di umanità e di trascendenza.

La "spiegazione" credo sia proprio in questo "misterioso" insieme di cose troppo difficile da sbrogliare razionalmente, le quali sono anzi fortunatamente irrisolvibili, come tuttie le cose "mistreriose" che si rispettino.

Sta bene lasciarsi andare al "flusso" emotivo, ma senza smarrirsi sulla strada univoca dell'emozione "edonistica".

 

 

 

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loureediano

Per me esiste musica che trasmette emozioni e altra che non lascia niente.

Richter a mio avviso le emozioni le crea.

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@loureediano Non so se hai sentito dall'Album : The Blue Notebooks la traccia : This Bitter Earth / On The Nature Of Daylight.

Dove sovraincise alla sua musica la voce di Dinah Washington.

Per me bellissima, questo connubio tra passato e moderno lo trovo in questo caso molto affascinante e emozionante.IMG20220429090117__01.thumb.jpg.03f0af1ceaad6f10b14cba5674968083.jpg

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analogico_09
Il 28/4/2022 at 09:32, loureediano ha scritto:

Per me esiste musica che trasmette emozioni e altra che non lascia niente.

Richter a mio avviso le emozioni le crea.

 

Tutto è emozione nell'arte autentica, chi non ne prova.., viene fornita a tutti noi nascituri di serie, inclusa nel prezzo, dopodichè basta essere dotati di un minimo di sensibilità umana perchè l'emozione "primitiva" e "meccanica" si attivi evolvendosi intellettualmente, spiritualmente, psichicamente (non parliamo ovviamente delle emozioni che ci procurano le storielle del "lanciostory" - con tutto il rispetto.., è solo ad esempio.., personalmente le leggo con avidità emozionandomi fino alle lacrime... 😅).
Ma se dovessimo comunicare agli altri le ragioni per cui una determinata opera d'arte ci procura delle emozioni individuali che non si possono trasmettere nè "spiegare" a parole agli altri, cosa diremmo dell'opera d'arte stessa, della sua forma, del suo linguaggio, della sua poetica, della sua espressione, ecc., tutte cose invece spiegabili dove "spiegando"  l'arte diventa anche possibile "spiegare" le nostre emozioni.

 

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analogico_09
7 ore fa, Look01 ha scritto:

Non so se hai sentito dall'Album : The Blue Notebooks la traccia : This Bitter Earth / On The Nature Of Daylight.

 

 

E' per caso questa "sviolinata" piuttosto strasentita?
 

 

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