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Il buon vino


rebeccariccobon

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9 ore fa, simpson ha scritto:

Dicono chenla prossima estate sarà più calda 🫣

Non mi spingerei a prevedere il tempo oltre i tre giorni 😊 quello che è certo è la ricorrenza di estati sempre più anticipate (30° a maggio ormai sono la norma), più roventi e più lunghe (nel Milanese anche oggi abbiamo superato in scioltezza i 32-33 gradi), con concentrazione delle precipitazioni in pochi eventi devastanti.

Come scritto nell'articolo linkato del Post sulla vendemmia di quest'anno nella regione dello Champagne, le conseguenze subite dalla vite sono molteplici, e ben esemplificano le difficoltà patite da tutto il regno vegetale: seguendo questa tendenza, tra cinquant'anni si coltiveranno con buonissimo profitto i territori dei fiordi norvegesi (ed in realtà accade già oggi).

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rebeccariccobon

Gravner Ribolla 2018, la prima stappata dell'annata [l'ultima], bevute tutte dalla 2009.

Meno potente e complesso - 13,5° , solitamente ben oltre i 14° - ma sempre elegantissimo. Per chi ama i macerati non ce n'è di più ... il Rè !

Riki

ps: 5 mesi di fermentazione e lunga macerazione in anfore georgiane, 6 anni in botte, e 2 di affinamento in bottiglia

 

20260906_200724.jpg

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rebeccariccobon

@simpson 

Mulo sei un appassionato, un intenditore di Champagne - che è vino - puoi altro che parlarne !

Mineralità, complessità, struttura, l'approccio - anche se può suonare strano visto che si tratta di uve a bacca bianca - non è così distante da quello che si ha con i grandi Barolo, Barbaresco, Amarone (e altri Rossi eccellenti).

I macerati normalmente affascinano chi ama i vini cosiddetti 'naturali' - naturalmente parliamo sempre di biodinamica vera (...) - niente di lontanamente convenzionale, edulcorato, commerciale.

Io li amo, come amo gli Champagne, normalmente però preferisco piccoli produttori che appunto credono nella biodinamica.

Ecco una brevissima introduzione:

https//ilsensodelvino.com/vini-macerati/

Riki

ps. alla fine, è il vino come lo si faceva nell'antichità ...

 

 

 

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Brunello di Montalcino 2020 – La Lecciaia
Un grande rosso toscano, prodotto a Montalcino con uve Sangiovese al 100%. L’annata 2020 è considerata molto buona, calda ma equilibrata. È un vino strutturato e complesso, con note tipiche del Sangiovese invecchiato. Ha bisogno di anni di affinamento prima di uscire sul mercato (minimo 5 anni), siccome ne ho due bottiglie ho deciso dopo 6 anni di sentire come stava invecchiando. Ottimo risultato, ma può ancora migliorare per cui la bottiglia rimasta la aprirò tra qualche annetto.
Si abbina benissimo a carni rosse, brasati, selvaggina e formaggi stagionati — perfetto per un pasto importante.
 

IMG_0942.jpeg

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8 ore fa, rebeccariccobon ha scritto:

@simpson 

Mulo sei un appassionato, un intenditore di Champagne - che è vino - puoi altro che parlarne !

Mineralità, complessità, struttura, l'approccio - anche se può suonare strano visto che si tratta di uve a bacca bianca - non è così distante da quello che si ha con i grandi Barolo, Barbaresco, Amarone (e altri Rossi eccellenti).

I macerati normalmente affascinano chi ama i vini cosiddetti 'naturali' - naturalmente parliamo sempre di biodinamica vera (...) - niente di lontanamente convenzionale, edulcorato, commerciale.

Io li amo, come amo gli Champagne, normalmente però preferisco piccoli produttori che appunto credono nella biodinamica.

Ecco una brevissima introduzione:

https//ilsensodelvino.com/vini-macerati/

Riki

ps. alla fine, è il vino come lo si faceva nell'antichità ...

 

 

 

La bacca bianca è minoritaria in Champagne, Pinot Meunier e Noir sono largamente più rappresentati rispetto a Chardonnay, Pinot Blanc e Gris, Arbane e Petit Meslier.

E, per me, lo champagne non è vero vino, nel senso che c'è quasi più cantina che vigna, il vigneron è, oltre a un contadino, quasi  un alchimista e questo differenzia molto lo champagne dal vino-vino. Personalmente, amo lo champagne, apprezzo molto i bianchi fermi, mentre nei confronti dei rossi sono anaffettivo: se c'è un buon rosso aperto lo bevo volentieri, ma non ne vado matto e non ci spenderei mai soldi. E ho bevuto alcuni grandi rossi, sia italiani che francesi, ma proprio non mi pigliano.

Per la questione del biodinamico, anch'io  lo ricerco, i Demeter sono spesso vini interessanti, uno fra i miei preferiti, la Cuvee des Caudalies millesimata di De Sousa, è Demeter

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Io, con i macerati, faccio una gran fatica. Alcuni, in verità, mi piacciono anche tanto, ma ne bevo oggi una bottiglia e per 6 mesi sono serenamente a posto. Con gravner proprio non riesco, ho bevuto grandi tocai di radikon, meravigliose bottiglie di vodopivec, catat di Bressan finiti in un soffio, ma non ci trovo quella magia. Troppo spesso il vitigno non è riconoscibile, o quantomeno io non riesco a riconoscerlo, e per me, questo è in limite importante. Trovo che la riconducibilità al territorio e all'uva siano fondamentali e tutte le lavorazioni che vanno a incidere troppo sul vino per me sono limitanti. Lo sono stati l'uso di barriques e le concentrazioni eccessive negli anni passati, più di recente le macerazioni esasperate (anche queste stanno perdendo terreno) e oggi ritengo che il dramma assoluto siano le eccessive fermentazioni carboniche, profumi di frutta  (principalmente per i rossi) e fiori super sparati, acidità in primissimo piano, poi il vino troppo spesso crolla immediatamente e rimane un finale di bocca iper acido e senza corpo.

Quando bevo un vino trovo che la magia, almeno quella che fa muovere le mie corde, sia l'equilibrio assoluto di tutte le componenti, nulla che prevarica, si ci sono elementi in primo piano o preponderanti, ma si amalgamo con tutti gli altri sentori e sapori in maniera fantastica. Qui per me, sta la poesia, o meglio, visto il forum che ci ospita, la musica celestiale.

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Oggi, con l'amico Massimo (titolare di un agriturismo in cui vado spesso e lui stesso produttore di un ottimo Merlot dei Colli Berici) sono andato a trovare in cantina l'amico e collega (si occupa anche lui di pelli) Gianluca Ferrari di Cortenera, cantina attiva sui colli di Gambellara. Tutti voi conoscerete il Soave, vino dell'omonima cittadina veronese; il Gambellara è il parente povero, figlio di agricoltori che non hanno creduto in lui e investito di conseguenza. La bacca è la stessa, la Garganega, che prospera su terreni vulcanici in cui sono presenti formazioni basaltiche molto rare in via di classificazione come patrimonio Unesco.

https://conosceregeologia.it/wp-content/uploads/2016/05/IMG_3183.jpg

Su queste colline ho anche lasciato il mio cuore di endurista e trialista prima, poi di ciclista elettrico.

Oltre alla Garganega, abbiamo un'altra varietà che sembra fatta apposta x il metodo classico, la Durella. Come lascia presagire il nome, è un'uva asprigna, dura, difficile da ammaestrare ma che si presta magnificamente x essere spumantizzata. Infatti da qualche anno, grazie al lavoro pionieristico dell'Ing Cecchin di Casa Cecchin (da assaggiare il suo Riserva), molti hanno cominciato a puntare sul Durello, come vino distintivo del nostro territorio. Purtroppo non ho fatto molte foto, ero troppo impegnato a bere, quindi allego una foto presa dal web

 

IMG_8220.jpeg

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