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Melius Club

La corazzata Mofi/Music Direct si è autoaffondata?


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1 minuto fa, one4seven ha scritto:

Ma hanno riattacco i 3d? :classic_blink: 

scelta giusta, non aveva senso avere 2 discussioni differenti. Altrimenti questa discussione si poteva chiudere in attesa di eventuali novità giuridiche ecc.ecc.

20 minuti fa, giorgiovinyl ha scritto:

Il punto però non è stabilire se sia meglio una registrazione analogica o digitale in DSD o meno. Questo potrà essere anche interessante dal punto di vista audiofilo.

Stavamo esplorando diverse strade in un 3d apposito, ma come vedi...

1 minuto fa, Jackhomo ha scritto:

scelta giusta

Ok, allora è il caso che chi si lamentava non lo faccia più.

Gentilmente siccome si stava discutendo con @aldofranci dei processi di mastering, se potesse essere riammesso a questa discussione... 🙂

8 ore fa, one4seven ha scritto:

Ma hanno fuso i 3d su MoFi? :classic_blink: 

No, non hanno fuso niente, ma i digitalisti, da 90 pagine a questa parte, non si danno per vinti.

E' soprattutto una questione di visibilità; se apri un thread per stabilre se MFSL fa AADA o ADDA o ADAD, o ADAA, ecc. giustamente non se lo fila nessuno. Un thread come questo invece è molto frequentato ed il digitalista vi si attacca come i ragazzini negli anni '60 si attaccavano alle vetture dei tram per essere trainati con la bicicletta e scroccare un passaggio evitando la fatica di pedalare. Va bene una scusa qualunque. Uno scrive, sarebbe bello poter confrontare il mio MFSL digitale con lo stessa versione Full Analogue; alè, musica per il digitalista, che cala un incredibile pippone tecnicistico, che non ha nulla a che fare con quanto scritto, arrivano subito i rinforzi, parte il dibattito ed il gioco è fatto.

Alberto.

Penso che oggi come oggi, un trattamento full analogico del processo di registrazione mastering fino al prodotto vinilico sia adatto solo a piccole produzioni specialistiche.

basti pensare ai costi del nastro magnetico, alla complessi dei tagli e adattamenti e delle correzioni. Per ogni registrazioni ci vogliono km di nastro e in più mani sapienti per manutenzione e gestione delle macchine in tutte le fasi successive.

per quanto mi riguarda sarebbe il nirvana, ma oggettivamente con i tempi che corrono, rimane un’utopia. Una via di mezzo, assai efficace comunque, è quella praticata da un amico Tonmeister, assai conosciuto ma di cui non rivelerò il nome, che registra i live con uno e più Studer 810 e 820 e i suoi neumann, poi li trasferisce immediatamente in dsd 256 o più per tutte le fasi successive, con le migliori macchine digitali oggi disponibili. Il risultato è comunque di altissimo livello, ed è posto decisamente fuori dalla portata, per dinamica e resa delle masse orchestrali.. della maggior parte degli impianti domestici.. cioè picchiano talmente duro a livello dinamico, che mettono alla frusta qualsiasi impianto che non sia davvero full range. Quindi secondo me i limiti di molte registrazioni high end sono da ricercare nei limiti e nelle capacità dei nostri impianti domestici.. anche e a maggior ragione se denominati high end.. 😏

 

1 ora fa, alexis ha scritto:

Penso che oggi come oggi, un trattamento full analogico del processo di registrazione mastering fino al prodotto vinilico sia adatto solo a piccole produzioni specialistiche.

In genere è così, però la Blue Note che fa parte della Universal ha creato la serie Tone Poet, affidandosi a Joe Harley, e poi la serie Classic. Sempre l'Universal si è affidata a Chad Kassem per realizzare gli Acoustic Sounds (Verve, Impulse etc.)

Quindi qualche esempio di majors che stampino dischi analogici c'è. Anzi per jazz si può dire che sia un periodo d'oro.

La speranza è che diventi tendenza.

Altri esempi isolati per gli altri generi, da scovare con il lanternino purtroppo, ci sono stati e continueranno a essere.

Scusate se faccio una precisazione, ma forse non tutti sanno che.....

Un master di un LP è composto minimo da 2 bobine, 1 per facciata. Se parliamo di una produzione standard derivata da multitraccia, ogni bobina conterrà un lungo nastro con : un primo tratto di nastro in plastica (leader) seguito da un pezzo di nastro magnetico, attaccato al primo con il nastro adesivo, con il tono di riferimento a 0 db. Seguono 4-5-6 segmenti di nastro attaccati tra di loro con il nastro, 1 per brano, fino ad un altro tratto di leader per chiudere.

Le giunzioni sono necessarie perché non posso neanche lontanamente pensare di mixare su un'unica bobina, il master si deteriorerebbe ancora prima di fare il primo cutting. Per i live o simili invece è pensabile usare un nastro quasi senza giunte.

Dopodiché, con il master realizzo un po' di copie di sicurezza, possibilmente mettendo in parallelo più registratori possibile contemporaneamente.

I cutting commerciali (etichette non tipo MoFi, per capirsi) vengono TUTTI realizzati con copie di seconda generazione. Però sono AAA...

Chi ha la possibilità di operare sui master di prima generazione deve operare con la massima perizia, evitando ripetuti play - stop - rewind - play per tarare le operazioni di mastering. Sono più che convinto che tali operazioni di mastering vengano fatte con copie, magari digitali e solo al momento del cutting vero e proprio venga utilizzato il master analogico.

Questo per dire che secondo me anche negli AAA si usano copie analogiche di master e non master di prima generazione.

  • Melius 2

@TetsuSan Torniamo quindi al solito, ineluttabile, inamovibile concetto di fondo: i tecnici quando realizzano il cutting dei vinili dentro gli studi sanno perfettamente cosa fanno e come lo fanno, noi no.

Senza eccezioni.

  • Melius 2
Ospite
Questa discussione è chiusa.



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