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Sant’Ivo alla Sapienza, la chiesa dalle acustiche “trifoniche”


Ecco le immagini di come si presenta, dopo i recenti restauri,  lo splendido interno della chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza di Francesco Borromini, il raro genio dell’architettura barocca romana del secolo diciassettesimo.

 

Sono sulla cantoria che rappresenta il terzo vertice del triangolo equilatero. 03-SantIvoallaSapienza.thumb.webp.ca1a5100d7eb63089948c1e8e5844821.webp

Proverò a mostrare la meraviglia attraverso le immagini da me scattate con il telefonino durante la visita.

 

Le cantorie

 

Di fronte a me si profilano le due cantorie, i restanti vertici del mirabile triangolo architettonico, nelle quali si posizionavano i musicisti, strumenti, cantanti, cori che eseguivano in "trifonia" nello straordinario ambiente acustico le meravigliose polifonie di Orazio Benevoli -  tra i più grandi polifonisti dell'epoca, coevo dell'architetto - e le musiche di altri autori barocchi contemporanei e non del Borromini. Raramente è possibile assistere a qualche episodico concerto organizzato sempre a livello privato e numero chiuso. 

 

Tale disposizione fu voluta dal Borromini nella stesura finale del progetto appositamente per ospitare di una "Messa a tre cori" del succitato Benevoli. 
Varrà al pena, suppongo, approfondire un po' la questione acustica in un forum di hi-fi ricorrendo all'aiuto di i AI Mode che facilita le ricerca e risponde in maniera concisa ed esaustiva sul piano della divulgazione popolare ma convenientemente approfondita.

 

Chissà quanti ingeneri del suono, esperti in acustica, progettisti di apparecchiature hi-fi, di sale della musica potrebbero apprendere qualcosa dalla lezione che ci giunge dal diciassettesimo secolo.

 

Le tre cantorie si trovano posizionate esattamente sui vertici della geometria di base della chiesa che si sviluppa dall'intersezione di due triangoli equilateri sovrapposti, formando una stella a sei punte. Simbologia della Trinità... l'acustica è strutturata come un vero e proprio strumento musicale architettonico, progettato per fondere lo spazio visivo con quello sonoro. Unica chiesa Roma a possedere tre cantorie distinte, e la sua acustica d'avanguardia per il XVIII secolo si basa su specifiche soluzioni geometriche e strutturali 

 

04-SantIvoallaSapienza.thumb.webp.07290532b3f2662b9f2027a073cb5033.webpIl Policentrismo sonoro e la "Sound Anamorphosis"

 

Invece di avere un'unica sorgente sonora frontale (come l'altare o la controfacciata), la disposizione geometrica crea un effetto di policentrismo. Il suono non si propaga in modo unidirezionale, ma avvolge l'ascoltatore. Gli studiosi parlano di una sorta di "anamorfosi sonora": la pienezza e l'armonia totale della composizione musicale possono essere percepite perfettamente solo posizionandosi in precisi punti della chiesa, dove le onde sonore dei tre cori si incrociano e si fondono senza sovrapporsi in modo caotico


Pareti concave e convesse come diffusori naturali

 

Il celebre alternarsi borrominiano di superfici concave e convesse lungo le pareti della chiesa non ha solo una funzione estetica o simbolica. 
Le pareti concave tendono a riflettere e focalizzare il suono verso il centro dell'aula.
Le pareti convesse agiscono da diffrattori, disperdendo le onde sonore in modo omogeneo ed evitando la formazione di echi fastidiosi o "punti morti" acustici.


Spazio ridotto e controllo del riverbero


A differenza delle grandi basiliche romane, caratterizzate da tempi di riverbero lunghissimi che impastano il suono (spesso superiori ai 7 secondi), lo spazio di Sant'Ivo è deliberatamente raccolto e limitato. Questo volume controllato permetteva alle intricate trame polifoniche della "Messa a 3 cori" di Orazio Benevoli di mantenere una straordinaria nitidezza e intelligibilità, senza che le voci dei diversi cori si trasformassero in un boato confuso.

 

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Effetto "Suono Celeste" verticale


Le tre cantorie sono posizionate in alto rispetto al piano del pubblico. Questa sopraelevazione, combinata con lo slancio verticale verso la cupola, fa sì che il suono rimbalzi verso l'alto prima di scendere sull'assemblea. Per chi ascoltava dal basso, la sensazione era quella di essere letteralmente sommersi da una musica fluttuante nell'aria, amplificando l'effetto mistico di un "canto angelico" proveniente direttamente dal cielo.

 

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Mi congedo con la Missa si Deus pro nobis, un brano di Orazio Benevolo le cui note risuonavano nella meravigliosa struttura.
 

 

Nota. Le foto sono state scattate dall'autore e restano di sua proprietà.

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7 Commenti


Commenti Raccomandati

appecundria

Inviato

Gran bel pezzo! Mi auguro che sia il primo d una lunga serie.

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CarloCa

Inviato

Grazie bellissimo. La conoscevo ma sapevo che era chiusa.

  • Thanks 1
analogico_09

Inviato

52 minuti fa, appecundria ha scritto:

Gran bel pezzo! Mi auguro che sia il primo d una lunga serie.

 

Grazie! Non mancherà occasione, tante sono le chiese di Roma... :classic_biggrin:

 

 

analogico_09

Inviato

1 ora fa, CarloCa ha scritto:

Grazie bellissimo. La conoscevo ma sapevo che era chiusa.

 

Grazie a te, si, Sant'Ivo resta ancora chiusa, terminati i restauri da un bel po'. Non si è ancora ben capito se e come verranno organizzate le visite al pubblico. Speriamo non entri in una di quelle organizzazioni private che promuovono i gruppi... Non credo, la "gestione della chiesa" è sempre stata "riservata". Prima dei restauri vi si poteva accedere la Domenica mattina, verso le 11 l'ora della Messa. 
Credo sia un vero peccato tuttavia che non si possa ascoltare la musica di Orazio Benevolo e di altri autori in quell'acustica che viene data così meravigliosa. Ma, specialmente di questi tempi la stupefacente e "raccolta" architettura non potrebbe accogliere le masse turistiche lanzichenesche... :classic_rolleyes: Scherzo ma non troppo oppure andante con moto... 🎼

I "francesi" si sono comunque organizzati bene.., riscopritori del nostro capitale polifonista, autore di luminosi brani policorali passano ai fatti promuovendo concerti pubblici, registrando dischi... Ammirevole ad esempio il lavoro di questi giovani musicisti d'oltralpe che pronunciano il nome del capitale autore italiano Benevolò... la cosa mi suona un po' stranò..  :classic_biggrin: ma non si potrà certamente biasimarli   :classic_smile:

 


Hervé Niquete suo ensemble Le Concert Spirituel

Qui dal vivo. 



 

 

analogico_09

Inviato

Vorrei condividere quanto riportato nelle note del video cho ho postato sopra, un interessante riassunto sull'autpre e sull'interprete. 

Orazion Benevolo "romano" di origini francesi. 

 

Hervé Niquet è caratterizzato da due tratti costanti: è un instancabile ricercatore di musica dimenticata e nutre un profondo amore per la polifonia e le «grandi forme». Qualche anno fa, ha suscitato grande scalpore riportando alla luce la musica monumentale di Striggio [Alessando]. In occasione del trentesimo anniversario del suo ensemble, Le Concert Spirituel, si cimenta ora con un altro vertice della polifonia: una messa di Orazio Benevolo (1605–1672), eseguita da otto cori di quattro cantori ciascuno, accompagnati da quindici strumentisti al basso continuo. Durante il concerto, i cori vengono disposti lungo la navata, con il pubblico al centro. Benevolo nacque da un pasticciere borgognone emigrato a Roma; formatosi presso la scuola corale di San Luigi dei Francesi, divenne uno dei massimi geni della policoralità, un compositore prolifico che seppe rappresentare i fasti dell'arte francese a Roma. Concluse la sua carriera come maestro di cappella in Vaticano. Questa musica è stata riscoperta grazie al lavoro del grande musicologo Jean Lionnet, che ha dedicato molti anni a trascrivere a mano, negli archivi vaticani – dai quali era impossibile prendere in prestito documenti –, le opere di numerosi compositori italiani. Frutto di questo immane lavoro è la registrazione della *Missa Si Deus pro nobis*, affiancata da brani vocali e strumentali di Monteverdi, Frescobaldi e Palestrina.

 

 

 

 

  • Thanks 1
Ivo Antonio

Inviato

 

Ivo Antonio

Inviato

La diposizione dei cantanti è stata fatta ib ase alle regole di distanziamento in vigore durante il periodo della pandemia. Ma uno sguardo più attento al titolo ci ricorda le ben più pesanti epidemie del passato: La messa in questione fu scritta ed eseguita pensando alla distanza fra i cantanti proprio per evitare contagi

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