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Jazz!


analogico_09

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17 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Nel jazz non è come nella "canzone" pop, un tema non si esaurisce con strofa, titornrllo ecc, 3/4 minuti e via. Il tema è sempre un "pretesto" per poter sviluppare altro quindi va preso per quello che è. Ma se non piacer, non piace... :classic_wink:

Sono d' accordo, nel Jazz il tema non si esaurisce mai.., testimonianza i numerosi "standard" eseguiti in tutte le salse in tutti gli stili con tutti gli strumenti possibili, come anche la voce, che a tutti gli effetti e' strumento.

Forse., ma parlo per me "Time After Time" lo vedo poco "standard" e sicuramente fu scelta coraggiosa da parte di Davis ma continuo a ritenerla debole dal punto di vista Davisiano.

Ma del resto ad esempio trovo trionfante "Human Nature" (Michael Jackson) restando alla visione Pop di Miles :classic_cool:

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Al'epoca le riletture davisiane di Time After Time mi hanno dato un'idea di crepuscolo del jazz. O, per meglio dire, del jazz della grande tradizione innovativa americana (ossimoro non casuale) degli anni cinquanta e sessanta. Non che il jazz non avesse più nulla da dire, non aveva più nulla di nuovo da dire. Il che non è necessariamente una brutta cosa: mica abbiamo smesso di ascoltare Beethoven per tutta l'acqua passata dai suoi tempi sotto i ponti della grande musica. A un certo punto anche il genio assoluto di Miles si è avviluppato su se stesso e sulla propria storia...

 

Oggi credo che abbiamo un rapporto più rilassato con il jazz, è venuta a mancare l'ansia da prestazione. Non ci sono più grandi capolavori, soprattutto non c'è innovazione, ma ce ne siamo fatti una ragione. Rimuginare un tema come ha fatto Davis con Time After Time era, a mio avviso, continuare a fare jazz come se non fosse successo niente (come se non ci fosse stata la svolta cerebrale di Coleman che Davis, intelligentemente dal suo punto di vista, non ha mai digerito). m2c e scusate se ho sproloquiato :classic_biggrin:

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analogico_09

@campaz Davis, una prima "stella" del jazz e dello spettacolo, non avrebbe potuto seguire una scia tracciata da un altro musicata; preferì "avvilupparsi su se stesso" durante l'ultima fase degli anni '80/'90 che precede la sua stessa morte nella quale inizia pure la lenta "agonia" del jazz stesso, dopo aver creato l'ultimo capolavoro a cavallo tra i '60 e i '70,  l'ultima "innovazione" del jazz, con Bitches Brew. 

Apprezzo le tue osservazioni, non penso tuttavia che si abbia un rapporto più rilassato con il jazz di oggi, penso che non esista più rapporto, che non vi sia più neppure l'ombra del rapporto struggente che strigevamo con il jazz dei "capolavori", delle continue innovazioni e rivoluzioni, nell'incessante divenire.

Ahinoi!

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analogico_09
2 ore fa, campaz ha scritto:

la svolta cerebrale di Coleman che Davis, intelligentemente dal suo punto di vista, non ha mai digerito

 

Ne parlavo anche l'altro ieri con un amico appassionato di jazz, non sapevo che Davis non apprezzasse Coleman - Ornette immagino. Avevo però letto da fonte scrasamente attendibile che fosse Teloniuos Monk  a dis-prezzare l'autore di "Free Jazz". La cosa mi appare improbabile dal momento che tra Monk e Coleman esistessero delle affinità per quanto riguarda la maggiori libertà linguistico-formale ed espressiva sui fronti "armonico-tonali", più o meno radicali, pur nei differenti stili.

 

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@analogico_09 per quelle che sono le mie letture (scrivere la discografia che ti avevo inviato ha qualche effetto collaterale positivo, devi studiare!) Monk avrebbe dichiarato, dopo aver sentito il primo Ornette, qualcosa come “io quelle cose lì le ho sempre suonate senza ricamarci sopra una teoria rivoluzionaria”. Appena posso cerco la fonte e la riporto…

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analogico_09
21 minuti fa, campaz ha scritto:

per quelle che sono le mie letture (scrivere la discografia che ti avevo inviato ha qualche effetto collaterale positivo, devi studiare!) Monk avrebbe dichiarato, dopo aver sentito il primo Ornette, qualcosa come “io quelle cose lì le ho sempre suonate senza ricamarci sopra una teoria rivoluzionaria”. Appena posso cerco la fonte e la riporto…

 

 

Hai ragione!  😅 ma ho smarrito quella bella corposa discografia jazz, me la rimanderesti per favorer? 💙 Ora ricordo come fu precisamente l'arcano di Monk vs Coleman diversa da come venne raccontata da altra persona interpretando a modo suo, concludendo che il Monaco disprezzasse il sassofonista del free jazz a prescindere...

Cmq la battuta di Monk è divertente ma un po' "birichina"... :classic_biggrin: ... bencè non sprezzante. Ovvio che nulla nasce dal nulla e non credo che Coleman abbia copiato al geniale pianista vanagloriosamente registrando all'uffico brevetti la sua musica innovativa con la dicitura "rivoluzionaria".., cosa che merge da se' dal solo ascolto senza didascalie... .
L'unico primo "manifesto" della sua svolta innovativa che, come dicevo nel precedente intervento ha dei punti in comune con Monk, il quale conferma la cosa, è l'epocale, straordinario e personalissimo album intitolato "Free Jazz" (sulla cui falsariga Coltrane dirà la sua con "Ascension" analogo nella forma e anche in spirito, fatte debitamente salve le rimarchevoli differenze) sul quale credo vi sia qualche post in questo thread.

Forse Monk non apprezzo, da pianista, che Coleman, per poter osservare una maggior libertà espressiva sempre più "free" nei mood formali e sostanziali svincolati dalle progressioni accordali più consuete, avesse eliminato il pianoforte dalle sue formazioni. 'Sti musicisti erano, sono a volte un po' "polemici" tra di loro... :classic_cool:

 

 

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te la mando subito via mail. intanto ho trovato la citazione: "Monk essentially declared that while he liked the music of Ornette and his colleagues, he felt it wasn’t really so new, and that he had been doing similar things for almost 20 years." da https://www.theloniousmonkmusic.com/jazz-and-love-monk/#/

 

 

 

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analogico_09
2 ore fa, campaz ha scritto:

te la mando subito via mail. intanto ho trovato la citazione: "Monk essentially declared that while he liked the music of Ornette and his colleagues, he felt it wasn’t really so new, and that he had been doing similar things for almost 20 years." da https://www.theloniousmonkmusic.com/jazz-and-love-monk/#/

 

Grazie, ben gentile.
Appuriamo quindi che Monk non dis_prezzasse la musica di Coleman, come sotenuto da "certi cervellini usciti in fretta - cit)
Comunque sia, chi siamo noi per giudicare le dichiarazioni del grande Monaco tuttavia riportate dal suo "esegeta" autore dello scritto interessante ma un po' "categorico" che hai linkato?
Restano le musiche di entrambi i grandi jazzman; sarà possibile trovare attraverso gli ascolti la chiave per dirimere la questio. Sicuramente l'influenza di Monk nel jazz dei tempi e in quello a venire fu fondamentale, non solo per quanto riguarda Coleman, ma, senza entrare nelle singole realtà storico-estetiche, i musicisti che avevano bevuto dall'alta fonte monkiana, trasformatisi in torrenti della più travolgente e "precipitante" musicalità, iniziarono a scavare altrettante personali, floride ed inedite valli musicali. Chissà se Coleman e suoi colleghi  - tanti, compresi Coltrane... e tutti gli altri musicisti citati dall'autore del suddeddo testo - abbiano a loro volta dichiarato di essere stati influenzati anche da Monk... Io penso che potrebbero averlo fatto e sarebbe come dire che tutti i sassofonisti discendono da Coleman Hawkins il quale aveva inventato il "suono" e lo stile musicale del sassofono che da alla ora in poi smise di suonare come una tromba... Chissà perchè l'"iconoclastico" Antony Braxton delle più avventurose avanguardie free, avesse a cuore e come punto di riferimento il classico-moderno, rivoluzionario Lester Young, oppure perchè nella musica di Sun Ra risuonasse la musica di Fletcher Henderson, idem Mingus e Sheep adoratori di Ellington. Etc. Etc.
Verrebbe inoltre da chiedersi chi prima di Monk potrebbe aver anticipato in qualche modo Monk la cui musica non glie la portò certamente la cicogna proveniente dal cosmo depositandola sotto un cavolo... :classic_biggrin:

Queste sarebbero le domande da farsi e sulle quali scambiarci le nostre opinioni, senza sparare sommarie frivolezze mutuate da testi onesti e purtroppo fraintesi. Non mi riferisco movviamente all'amico @campaz

Il jazz, l'intera storia del jazz, fui in realtà figlio di una grande, irripetibile "cooperativa" di musi neri... (così affettuosamente appellati) :classic_wink:

 

 

 

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17 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Monk essentially declared that while he liked the music of Ornette and his colleagues, he felt it wasn’t really so new, and that he had been doing similar things for almost 20 years.

@campaz io penso che Monk, che ritengo uno dei più grandi, se non il più grande in senso complessivo, volesse esprimere la sensazione di un'occasione mancata. Non a causa sua, forse l'obiettivo non era OC bensì, gli altri, i fruitori, pubblici e critica. 

Io TM ho scritto le cose che sono l'ABC di quella che oggi tutti chiamate "rivoluzione". Questo fatto è stato, nelle cose, sanato da molto suonato dopo. Provate a fare un giro, chi non lo conoscesse,  col disco che allego: Steve Lacy e Roswell Rudd due degli interpreti della "rivoluzione" in un disco intitolato, non a caso (penso), School Days....

Ciao

D.

 

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analogico_09

@damiano  Infatti, i travisamenti di ciò che intendesse dire esattamente Monk sono ad opera di certi "critici" da social improvvisati che sanno tutto dei dischi e poco della musica, da una certa critica "rampante" che la deve dire strana per farsi leggere da un pubblico sprobvveduto e influenzabile. Diciamo le cose come stanno.

Il disco che posti è eccezionale, Steve Lacy, "monkiano" di ferro,  più famoso dello straordinario trombonista Roswell Rudd che fu costretto a fare il tassinaro in una N.Y.,se non ricordo male, ingenerosa con i suoi artisti...

Monk è stato  un po' il "padre" del post bop, della new think, del free, del jazz/psychedelia ed altre avant-garde..., dove la "rivoluzione" è un fenomeno estetico-linguistico corale che si sviluppa gradualmente e in diverse forme verso molteplici direzioni.  E questo significa semplicemente che i padri sono importanti quanto i figli, i quali, a meno di non essere delle indegne teste di legno , i padri se li potrebbero "mangiare", dove, non dovesse ciò succedere, sarebbe un male...

Cè un progetto concertistico e discografico fantastico INTERPRETATIONS OF MONK   [Recorded at the Wollman Auditorium, Columbia University, New York, November 1, 1981. Two different concerts 3:00 pm (CD1-2) and 7:30 pm (CD3-4), introductory Nat Hentoff, con la presenza del poeta, scrittore, drammaturgo, musicoilogo, musicsta, "rivoluzionario", etc  Amiri Baraka alias Le Roy Jones]  attraverso il quale i vari "figli" del Monaco rendono omaggio  a tanto "padre". Attraverso 4 CD si alternano 4 pianisti - Muhal Richard Abrams; Barry Harrtis; Antony Davis; Mal Waldron - ciascuno alla testa di comprimari del calibro di Don Cherry; Steve Lacy; Charlie Rouse; Roswell Rudd; Ben Riley; Ed Blackwell; Amiri Baraka, voice. Tutti alle prese con i brani più o meno celebri di Monk. La scaletta compoleta in Discogs
Invidio chi sia stato presente a quella maratona delle meraviglie musicali ma mi accontento di poter ascoltare le musiche dai 4 CD che a fatica riuscii a rimediare ai tempi; oggi in è Discogs usato con quotazioni elevate.

C'è tuttavia san YouYube che vede e provvede e offre a tutti la possibilità popoplare di ascoltare l'intero progetto con un buon audio 
 

 

CD 1 e 2 (Abrams e Harris / scaletta  1-9, con Abrams, Poetry By Amiri Baraka - prego chi capisce l'inglese di ascoltare e magari fare una sintesi per gli "idiosincrasici" con l'anglo-lessico qual è il sottoscritto ) 

 

 


CD 3 e 4  (Davis e Waldrom) 
 

 

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analogico_09

Ancora c proposito di Ornette Coleman, prendo spunto dall’intervento di @Gaetanoalberto nel topic degli ascolti vinilici (https://melius.club/topic/484-il-disco-in-vinile-che-state-ascoltando-ora/?do=findComment&comment=1198918), il quale mi pare riassuma la lunga e approfondita analisi, forse un po' troppo "certosina” presente nem web, da egli stesso segnalata (https://verrina.it/wp/2023/08/06/laltra-faccia-di-ornette-coleman-virgin-beauty-1988-portrait-records/), per tornare sull’album “Virgin Beauty” realizzato dal musicista texano nel 1988, sul quale, per fattori extra musicali ma non del tutto estranei alla musica, è recentemente ricaduta la mia attenzione.
Penso anch'io che questo disco di Coleman sia piacevolmente apprezzabile. Benchè "assediato" dai vari elementi di "confine" più o meno "clandestini" che sembrano discostarsi al primo ascolto dal carattere "fondante" colemaniano innovativo e germinale e giammai statico, per il quale il musicista texano viene celebrato come uno dei più importanti "snodi" della storia del jazz, la musica contenuta i Virgin Beauty, tolti i "mascheramenti" [forse non fu scelta a caso la "strana" immagine della cover... poi ci arrivo]  resta puramente colemaniana.
Questa mistura di pop/rock, funky, hip op, etc, mista a quella, non aliena la "passione" del nostro", né lo spirito musicale, lo stile, la forma, il "lessico" pur con qualche rivisitazione sintattico-grammaticale e con l'apporto di sonorità e strumenti "ospiti".
In questo progetto musicale in "maschera" risuonarono frasi e note spesso sofferte, strazianti e liriche che ascoltiamo nei precedenti "Crisis", "Science Fiction", "The Art of the Improvisers" The SHape of Jazz to Come, nello struggente brano "Lovely Woman" e in altri album e brani capitali di Ornette Coleman, capolavori del jazz e della musica del ‘900. Questo a mkio avviso fa di "Virgin Beauty" un album assolutamente da rivalutare.

 

 

 

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analogico_09

segue da sopra...

 

 

Ma i motivi che mi portano a riparlare dell’album sono di natura cinematografica. Una curiosità. Nel senso che ho infine scoperto attraverso un documentario di Werner Herzog rivisto recentemente cosa rappresenti la front cover in black speculare e contraria alla back cover in White … Ho sempre pensato che si trattasse di un “concept” polemico e sarcastico, allusione alla eterna dicotomia razziale e culturale del Black & White contrapposti, che l’immagine delle giovani “bellezze vergini” africane fosse una sorta di fotomontaggio grottesco ed irridente: più realistica benché “stravagante” l’immagine delle donne “bianche” (Photography By [Front Cover] – Angela Fisher - Photography By [Inner Sleeve] – David Gahr)
E invece… scopro che le “belle vergini” sono degli uomini en travesti

Vediamo… da wiki

MC0xMzkwLmpwZWc.jpeg

**Wodaabe - I pastori del sole (Wodaabe - Die Hirten der Sonne. Nomaden am Südrand der Sahara) è un film documentario del 1989 diretto da Werner Herzog.
un ritratto della tribù sub-sahariana dei Wodaabe dell'etnia Fulani, che si autoconsidera come "la gente più bella del mondo". Le tribù a loro vicine però li disprezzano chiamandoli "Bororo", che significa "pastori in cenci".
Questo popolo nomade di allevatori di bestiame vive nel Sahel occidentale e si muove principalmente tra il Niger meridionale e la Nigeria settentrionale alla ricerca di nuovi pascoli. In base a quello che racconta un anziano durante il documentario, il suo gruppo sarebbe originario del Kajauri e migrato in seguito a Tahoua e ad Asbin.
Dopo la stagione delle piogge, a settembre, si radunano per una festa chiamata Gerewol. I ragazzi si truccano, mettendo in evidenza il bianco dei denti e del bulbo oculare, si vestono con abiti dai colori vivaci e cercano di attrarre l'attenzione delle ragazze presenti. Queste ultime devono infatti scegliere fra di loro i più belli con cui avere un'esperienza amorosa.
**


Quindi ANCHE anche nella back cover (Photography By [Back Cover] – The Collection Of Prince Jean Louis Faucegney) la situazione “barocca” potrebbe assume significati altrettanto  “controversi” ?


NS00Mzc4LmpwZWc.jpeg


Nel Tubo c’è uno spezzone del documentario, filmati del  “concorso” di bellezza atipico nel quale si canta, c’è musica e danza, pertanto si torna al “tribalismo” afro arcaico che torna nella musica afroamericana, nel jazz, nella musica di Ornette Coleman con gli “aggiornamenti” del caso ….

 

 

 

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giorgiovinyl
Il 17/5/2024 at 12:34, analogico_09 ha scritto:

Ne parlavo anche l'altro ieri con un amico appassionato di jazz, non sapevo che Davis non apprezzasse Coleman - Ornette immagino. Avevo però letto da fonte scrasamente attendibile che fosse Teloniuos Monk  a dis-prezzare l'autore di "Free Jazz". La cosa mi appare improbabile dal momento che tra Monk e Coleman esistessero delle affinità per quanto riguarda la maggiori libertà linguistico-formale ed espressiva sui fronti "armonico-tonali", più o meno radicali, pur nei differenti stili.

Sto finendo di leggere la bella biografia di Miles Davis scritta da Ian Carr, trombettista scozzese, e vi posso riferire.

Rileggendo il blindfold test condotti da Down Beat, Miles già negli anni 50 rispettava musicisti come Ellington ma criticava i jazzisti più routinieri. Poi ebbe una svolta non sopportava il movimento free Coleman non ricordo ma sicuramente Shepp.

Ma criticò terribilmente anche Eric Dolphy.

Poi a anni 60 inoltrati smise praticamente di ascoltare il jazz, Leonard Feather che andò a intervistarlo, di non trovare alcun disco di jazz tra quelli che Miles ascoltava. Cito a memoria The Byrds, Fifth Dimension musica soul.

Evidentemente stava sviluppando in suo concetto di musica black r non voleva essere ingabbiato nella definizione di jazz, che riteneva un'etichetta creata dai bianchi.

Da questo punto di vista non sarebbe stato d'accordo con il titolo del thread...:classic_smile:

 

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giorgiovinyl
Il 17/5/2024 at 12:43, campaz ha scritto:

per quelle che sono le mie letture (scrivere la discografia che ti avevo inviato ha qualche effetto collaterale positivo, devi studiare!) Monk avrebbe dichiarato, dopo aver sentito il primo Ornette, qualcosa come “io quelle cose lì le ho sempre suonate senza ricamarci sopra una teoria rivoluzionaria”. Appena posso cerco la fonte e la riporto…

Anche io mi ricordo qualcosa del genere, ma non riesco dove l'ho letto online, ricordo "le cose che fa Ornette io le facevo molti anni prima di lui, ma un brano qui un brano là, senza bisogno di farci un'intero disco...

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giorgiovinyl
Il 17/5/2024 at 13:36, analogico_09 ha scritto:

ma ho smarrito quella bella corposa discografia jazz, me la rimanderesti per favorer?

 

Il 17/5/2024 at 12:43, campaz ha scritto:

scrivere la discografia che ti avevo inviato ha qualche effetto collaterale positivo, devi studiare

mi aggiungo anche io alla lista :classic_smile:

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