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Jazz!


analogico_09

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@analogico_09 capisco il punto di vista e lascio il 3D,  ma io la penso “liberal” come Quincy Jones!

 

Today bebop makes the hip hop pick
These musical genius's souls are so clever
They changed the face of music forever
And if you can't understand
Here's a past and present Birdland

 

 

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analogico_09
2 ore fa, damiano ha scritto:

Andando ad ascoltare Berg sapevo cosa avrei trovato, anche quando usciva con Mike Stern, con Brecker era quasi sempre una sorpresa. Era capace di suonare il bop, come un sassofonista degli anni 60, oppure di avventurarsi verso sonorità rockeggianti anche se dalla forte impronta blues.

 

Ecco la parola magica, l'elemento meta-musicale trasfigurante e poetico che fa della forma "sincopata" lo stato psichico e spiritualle di cui si nutre il jazz, per raggiungere il quale occorre molto di più che la diligente esecuzione della cosiddetta "scala" del blues.
Per poter suonare i blues il musicista deve essere "posseduto" dal blues che si trasferisce nel jazz. Senza il blues il jazz non è tale,

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analogico_09
1 ora fa, Lumina ha scritto:

@analogico_09 capisco il punto di vista e lascio il 3D,  ma io la penso “liberal” come Quincy Jones!

 

 

Ti ringrazio per la comprensione, ma non confonderei il liberal con la discrezionalità o forse con l'anarchia.
il Grand Quincy  con la sua autorevole osservazione mi pare rafforzi la mia umilissima convinzione circa quale sarebbe l'autentica eredità del jazz, traduco con google, spero sia corretto, non conosco l'inglese:

"Oggi il bebop è la scelta hip hop"  (ri-aggiungerei rap, funk "ghetto"  .., anche di chiara discendenza davisiana)

Quello che ho sempre sostenuto, anche qui, l'altro giorno qualche post più su, anche a propostito della musica di Whashinton che ha in eredita una certa parte del "vecchio "Eddie Gale". Etc.
Il mio discorso era riferito alla tendenza a fare le  ammucchiate tra i generi, in generale, non riferito a te. Ma vedo che fai lo sdegnoso e ne sono dispiaciuto del tuo abbandono  vorrà dire che ce se ne dovrà farà una ragione.

Jones non ha ha scritto che l'eredità del jazz sia finita nei tribalismi musicali dell'Amazzonia e in analoghi meravigliosi luoghi e musiche esotiche, né il jazz bianco wikingo "ECM" che mischia  il folklore nordico col cappotto con i canti "sudati" dei "neri" che lavorano sotto l'incudine del sole nelle piantagioni o ai  binari ferroviari incandescenti. Ed è quello che penso anch'io. La videoclip che posti è un mix di passato e di presente in continuità tra di loro che si "riconoscono" tra fratelli, figli del "popolo del blues" non già di "Odino"... 🤷‍♂️

 

 

 

 

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@dariob che bel disco! Comprato anche io (ovviamente) ed è uno di quelli che ho fatto diventare liquido per la macchina 🙂

È un disco di contaminazione pura, sicuramente lo sviluppo dei pezzi, tema-solo, la dinamica degli assolo, i fraseggi usati, seguono le regole della casa madre jazz. Il dialetto usato è quello impostato dalla rivoluzione di Davis. Un brano come Syzygy io lo manderei all'infinito perché mostra la capacità di innovazione di Brecker che si era fatto costruire uno strumento ad-hoc, lo Steinerphone, poi EWI, per andare oltre le sonorità del sax ed impostare uno scenario evolutivo. Comunque c'è del vero in quello che scrivi: Mike Manieri, co-fondatore di Steps (poi Steps Ahead) in una intervista a  Jazz Journal International  disse, me la ricordo piuttosto bene: parlano poco di noi, ad esempio Michael, se fosse nero, direbbero che è un genio....

Ciao

D.

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analogico_09
55 minuti fa, one4seven ha scritto:

Diciamo che se non è un genio, perchè non è nero, tanto lontano non sta...

 

Non credo  sia per questo, altrimenti cosa ne sarebbe stato di BIll Evans, di Gil Evans, Lee Konitz, Tristano, Charlie Haden, Mulligan, Chet Baker, Art Pepper, Scott La Faro (pure di origine calabrese), Jimmy Knepper, Steve Lacy.., etc... per restare al jazz "classico-moderno" e aggiungiamo Michael Brecker che è uno dei pochi che non ho ascoltato dal vivo. I più  grandi musicisti bianchi emersero a prescindere dal colore della pelle - semmai è il conrtrario, nella stortia del jazz gli ostracismi li subivano i neri mentre componevano per i bianchi... a volte. Tutti eccellenti, sa van sans dire, poi il genio..,  il genio per sua natura è raro "solitario" votato a rivoluzionare la musica, a cambiarla nelle profondità estetiche e psicologiche, espressive, a creare nuovi impulsi, nuove direzioni..  anche per gli altri, Tra i geni del jazz se ne contando molti ma molòti di più in black che in white, ed è normale, visto che il jazz nasce nero proverniente dalle musiche nere di origine e da quelle "schiave".

Magari il bianco viene premiato di più dalle hall of fame del jazz redatte mi pare ddai bianchi.., l'industria è sempre stata bianxca.. .domando non saprei, non mi piace seguire nessun tipo di classifica da quando ho scopèerto molto tempo fa che sono tutte "guidate"... 

 

 

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@analogico_09 in realtà volevo solo sottolineare che il commento di Manieri riportato da @damiano, somiglia tanto ad una sorta di "piagnisteo" (non so se si capisce il termine :classic_biggrin:)... 

.

Cmq, d'accordo su tutto, ma alle mie orecchie, il sax tenore di Berg risulta più "ammaliante". Il suo "sound" intendo... Così morbido... (Ovviamente sentito solo su disco, per ovvie ragioni).

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@Gaetanoalberto ha suonato pure col nostro Pino Daniele, in "Sciò live".

Più partecipazioni che dischi suoi, alcuni non disponibili in streaming, come il primo e forse il migliore, short stories.

Se trovi la stampa Jappo originale Denon, hai fatto bingo. Io mi accontento della stampa Italiana (cmq molto bene suonante) e però anche del CD Denon. 😁

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