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Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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Il 08/05/2026 at 00:29, mozarteum ha scritto:

Stasera una bella 4 di Mahler diretta da Harding coi Cecilier in gran forma.


Concerto favoloso.
Accoppiata Wagner Mahler azzeccata.
Pubblico già estasiato dal preludio e morte di Isotta, poi la scelta di iniziare immediatamente con la quarta di Mahler è stata vincente.
Nessuna pausa per non spezzare la magia.
Secondo movimento e terzo mi sembrava di entrare in un sogno.
Finale molto sentito anche dal pubblico, in perfetto silenzio per parecchi secondi al termine della sinfonia.
Pubblico, che solitamente, a Bologna hanno fretta di scappare in questo caso non se ne volevano andare!
Applausi lunghissimi.
Il confronto con Rattle e la Chamber Orchestra che ho ascoltato una settima fa è impietoso a favore dei Cecilier 😍

Consiglio a @analogico_09e @Spadaccino1di non perdere assolutamente il concerto a Roma 

analogico_09

 

 

Non ho capito, il concerto ceciliano a Roma non prevede Wagner... quindi ieri la cecilier era a Bologna con un progamma diverso Wagner + Mahaler, ecco perchè è saltato il consueto appuntamento romano del venerdì... Ho capito bene?
Ieri sera ero pronto per andare mentre 'sto we mi resterebbe difficile incastrare con altri impegnigià  presi.  Se ce la faccio m'accatto quindi i biglietti direttamente in auditorium. 

 

 

 

Segnalo il 99esimo compleanno di Blomsdedt il 18 luglio a Bamberga, dirigera’ 1 di LvB e prima di Brahms. (sentite la settima di Bruckner sulla digital di qualche settimana fa, il piu’ grande bruckneriano vivente ma da quel di, l’integrale con Lipsia e’ un riferimento; e soprattutto sentite l’intervista che precede il concerto: incredibile).

Bamberga e’ facile da raggiungere da Monaco in un’ora e 40. Ovviamente ho provveduto, capita di sabato e quindi perfetto per luglio nei cui weekend bisogna rifuggire dal lanzichenecchiume rivierasco. Il Maestro si muove col carrellino ma ha idee chiarissime in fatto di Musica e soprattutto sa comunicarle con gesto parco.

Il 4 ottobre fara’ a Londra la 5 di Bruckner, il giorno prima Muti a Vienna con l’8, il giorno prima ancora a Firenze la 7 con Guggeis il bravo allievo di Barenboim. Una tre giorni Bruckneriana di cui parleremo.

Speriamo che arrivi a festeggiare i 100 anni a luglio 2027

Vi riporto una recensione del concerto di giovedì scorso a Reggio Emilia, con cui mi ritrovo.

 

Reggio Emilia. Al Teatro Municipale Valli la Filarmonica Toscanini, diretta dal giovane moldavo Stepan Armasar, con Mischa Maisky, violoncello solista, ha proposto un programma di rara intelligenza e varietà, capace di attraversare linguaggi e sensibilità differenti: dalla contemporaneità della prima assoluta di Nature’s Cry di Martino Traversa, al grande sinfonismo romantico della Nona Sinfonia di Dvořák, passando per il Concerto per violoncello n.1 in la maggiore di Saint-Saëns e per la raffinata trascrizione per violoncello e orchestra, dello stesso Maisky, dell’aria di Lenskij dall’Evgenij Onegin di Čajkovskij,
La sorpresa della serata è stata senza dubbio la direzione del ventiseienne Stepan Armasar, già vincitore nel 2025 del Primo Premio e del Premio del Pubblico alla Toscanini Competition. Il giovane direttore moldavo ha impressionato per maturità interpretativa, chiarezza del gesto e capacità di controllo dell’orchestra, confermandosi talento autentico e personalità musicale già compiuta.
La Toscanini, in splendida forma, ha risposto con precisione, intensità e compattezza, confermando in questi ultimi anni una significativa crescita che la colloca stabilmente tra le migliori orchestre italiane. Colpisce soprattutto la duttilità con cui affronta repertori tanto diversi: il contemporaneo di Traversa, il lirismo slavo di Čajkovskij, la brillante scrittura concertistica francese di Saint-Saëns e il sinfonismo ampio e brillante di Dvořák.
Molto interessante anche la nuova composizione di Martino Traversa, Nature’s Cry, commissionata dalla Fondazione Toscanini nell’ambito del progetto Ecosounds. Il brano, costruito come un paesaggio sonoro sospeso tra modernità e suggestioni impressionistiche, sviluppa con efficacia l’idea di un “grido della natura”, evocando atmosfere inquietanti e stratificate senza mai indulgere nell’effetto descrittivo.
Mischa Maisky, leggenda del violoncello e musicista di indiscusso carisma, è apparso più convincente nella pagina čajkovskiana che nel Concerto di Saint-Saëns. Nell’aria di Lenskij il suono si è fatto intensamente cantabile, quasi vocale, mentre nel concerto francese si sono avvertiti una certa stanchezza della cavata e qualche imprecisione nei passaggi più virtuosistici. La composizione peraltro, pur amatissima dai violoncellisti per i passaggi virtuosisti e la ricchezza timbrica, non favorisce interpretazioni memorabili, mostrando una struttura discontinua non sempre sorretta da autentica ispirazione, interessata più all’effetto che a una sincera comunicazione. Resta però intatta la grandezza dell’interprete, accolta da un’autentica ovazione dal pubblico reggiano, grandezza e statura artistica confermate nel bis bachiano – la Sarabanda dalla Quinta Suite per violoncello solo – eseguita con concentrazione e intensità quasi ascetiche.
Ma il momento davvero memorabile della serata è stata la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”. Armasar ha saputo evitare ogni facile retorica folkloristica e ogni lettura oleografica di una partitura spesso banalizzata dalla sua popolarità. La sua interpretazione ha invece scavato nella complessità della scrittura dvořákiana, mettendone in luce la ricchezza timbrica, la fitta rete di richiami interni, la continua trasformazione dei materiali tematici.
Particolarmente straordinario il secondo movimento: un Adagio condotto con tempi molto distesi, capaci di far emergere la profondità della tessitura orchestrale e la straordinaria varietà dinamica della pagina. Le melodie sembravano nascere da lontano, affiorando come da uno spazio sonoro remoto, in un gioco di piani e prospettive orchestrali di rara suggestione e percepibili come moderne spazializzazioni del suono. Una lettura intensa, meditata, modernissima.
Il trionfo finale tributato dal pubblico reggiano ha consacrato soprattutto il giovane direttore, autentico protagonista di una serata destinata a lasciare il segno.

Ieri sera all’Isarphilharmonie Currentzis e LUtopia con Vilde Frang, programma: concerto per violino di Berg e prima di Mahler. In sintesi, la Frang conferma la sua affinità con il concerto di Berg, grazie a un fraseggio lucidissimo e la capacità di mantenere equilibrio fra lirismo e modernità (ho un debole per Vilde).

 

Currentzis è sempre alla ricerca di un’espressività radicale attraverso contrasti dinamici ed espressivi esasperati: scelta che genera momenti di grande intensità, ma anche una certa frammentarietà del racconto musicale.

nota 1: Frang si fermata come primo violino per Mahler

nota 2: un direttore sul podio in calzamaglia non si può vedere

 

 

 

  • Thanks 1

A giugno anche a Roma stesso programma. 

 

14 ore fa, peng ha scritto:

Currentzis è sempre alla ricerca di un’espressività radicale attraverso contrasti dinamici ed espressivi esasperati: scelta che genera momenti di grande intensità, ma anche una certa frammentarietà del racconto musicale.


Concordo, aggiungo una marcata e radicale currentzis_azione della partitura  sulla cui legittimità bisognerebbe aprire finalmente :classic_biggrin:  un dibbbattito. Al momento la sua formula attrae molta gente e consola chi ama provare emozioni musicali forti e "spettacolari" sempre e com(esiasia)unque. 

Il 09/05/2026 at 21:28, mozarteum ha scritto:

Sto sentendo quest’altro incantesimo, a proposito di marcia funebre. Qui l’episodio centrale e’ un racconto struggente e non semplice consolazione. Da brivido

 

negli armonici del "basso" ostinato della prima parte si percepisce il monotono rintocco della campana a morto. 

Nella parte "cantabile" i rubato e le "inegalitè" ritmiche di Michelangeli esprimono una rara, raffinatissima musicalità. Opposto e speculare alla meravigliosa selvaggìa di Askenazi.

1 ora fa, garmax1 ha scritto:

@analogico_09 come ti è sembrata invece la quarta diretta da Harding?

 

Stendendo un velo pietoso sul brano, "inutile", di apertura, moz ha già sinteticamente e condivisibilmente decretato. 
Il lavoro di Harding mi è sembrato al solito molto equilibrato, questa volta mostrando però qualche incertezza nel raccordare gli improvvisi e repentini cambiamenti di "frase", di tempo e ritmo nel primo movimento molto frastagliato, senza far notare  il "buco" esistente nel punto in cui un "tema", un elemento contrappuntistico, succede all'altro saldandosi strettamente ad esso come in un un unico flusso musicale privo di "buchi" più o meno micro/mscroscopici. 
 Sfumature, forse una mia impressione, a volte tutto dipende dal ritmo interiore che si porta dietro l'ascoltatore.
Molto bene anche gli altri movimenti più "calmi, senza fretta", come da indicazione dell'autore, con pathos e misura e senza "svenimenti"... insomma, memori  dell'interpretazione della quarta diretta da Currentzis l'anno passato... l'interpretazione di Harding non aveva nulla a che vedere/sentire con quella. Per fortuna direi, tuttavia confesso che mi "divertii" di più con il direttore che sale sul podio in calzamaglia... 🫣😂

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