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Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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analogico_09
23 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Si diceva delle gallerie a lato dell’orchestra. Stesso discorso per i posti dietro l’orchestra. 
In realta’ almeno per me l’acustica di una sala e la posizione di ascolto incidono sul godimento estetico della musica e sul coinvolgimento fisico.

Naturalmente un gran concerto e’ percepibile come tale in quasi qualunque sala e posto, ma se si ascolta meglio…meglio. Non e’ questione dei pedalini del

direttore, ma di percezione piu’ precisa della trama sonora, della ricchezza armonica, della potenza.

Piu’ ci allontana piu’ tutto cio’ si attenua.

 

 

Benchè collocato in un punto laterale rispetto all'orchestra, se l'acustica della sala è buona, l'aìcoltatore avrà la sensazione di un suoino "centrale". Soprattutto in una sala immensa con la Santa Cacilia ed altre simile, di buona acustica, nelle quali il suono ha spazio e tempo di omogenizzarsi. Non credo che le differenze di suono tra platea e gallaria, in condizioni di qualità sonora sostanzialmente omogenea, possa incidere sull'estetica se non in maniera soggettiva, in base alle proprie sensibilità od ipersensibilità individuale. La buona estetica la fa la buona interoretazione, a prescindere dalle differenze acustiche spesso minime od ininfluenti. 
In una sala piccola, una piccola chiesa, spazi contenuti, un ensemble barocco, piccolo o grande, per esempio, se ti metti di lato e vicino al palco, è ovvio che senti di più gli strumenti laterali. Se ti metti troppo lontano, se l'acustica non è ottimale, senti echeggiare o "attufarsi" il suono. Non sempre è così ovviamente, ma tendenzialmente in questi casi avviene ciò. Lo dico per esperienza personale, da corista che con il nostro ensemble ci siamo ritrovati a fare concerto  nelle sale più disparate e con le acustiche a voote da paura... 

Insomma, tutto è realtivo.Perfino il suono carente, con problematiche vaie, non catastrofiche,  in ogni caso non potrà non permettere all'ascoltatore concentrato sulla musica d riconoscere la buona o cattiva qualtà estetica degli interpreti, direttori, musicisti, cantanti, coro. E' nella frase il "valore", non nel suono della stessa. Certo, migliore il suono, migliore la percezione, ma se in un concertto in cui l'acustifa fa schifo e il gruppo si rivela eccezionale, uno dell'acustica se ne fa una ragione e punta tutto sulla musicalità dell'interpretazione. Se inceve l'acustica è straordinari e gli interpreti mediocri, tutto diventa da buttare.  Il mito dell'eccellenza esecutiva assoluta e a tutti i costi è stato da tempo sfatato dai nuovi corsi interpretativi che attarverso la ricerca, l'indagine musicilogica specifica ed approfondita, mirano alla musicalità che è trascendenza separata dalle prosaicità del sistema "spettacolo". 

 

 

analogico_09
1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Si diceva delle gallerie a lato dell’orchestra. Stesso discorso per i posti dietro l’orchestra. 

 

 

ps - I posti dietro l'orchestra rappresentano  l'estrema ratio poichè in posizione innaturale in un contesto concertistico. Se si fa festa musicale con suioni, canti e balli sta bene ascoltare anche aggrappati ad un lamapdario di cristalli di boemia magari ubriachi... :classic_biggrin:

3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

interpreti mediocri, tutto diventa da buttare.  Il mito

Questo mi pare talmente ovvio da ritenersi inutile proporlo qua. 

Non siamo in riproduzione audio dove si discute dell'ultima uscita di Jazz at the Pawnshop. 

3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

ogni caso non potrà non permettere all'ascoltatore concentrato sulla musica d riconoscere la buona o cattiva

Con questo pensiero si è arrivati a proporre di tutto in un teatro di eccellenza ma con tante carenze come La Scala. 

Stasera ho ascoltato su RaiPlay la diretta del concerto per Milano in piazza Duomo: non mi è sembrata la migliore performance dei tecnici audio RAI, c'erano parecchi rumori strani...

Curioso bis finale dell'orchestra della Scala diretta da Chailly con il pianista giapponese Hayato Sumino: il primo movimento della Jazz Suite di Tsfasman, brano piuttosto raro che avevo ascoltato eseguito da Zlata Chochieva.

 

Front.jpg

analogico_09
9 ore fa, garmax1 ha scritto:
13 ore fa, analogico_09 ha scritto:

interpreti mediocri, tutto diventa da buttare.  Il mito

Questo mi pare talmente ovvio da ritenersi inutile proporlo qua. 

Non siamo in riproduzione audio dove si discute dell'ultima uscita di Jazz at the Pawnshop. 

  

Ciò che intendevo esprimere con la frase non ancora strappata dal contesto integrale e trasformatain incomprensibile moncherino lessicale, c'entra nulla con le tue conclusioni che ci capano come i cavoli a merenda. :classic_wink: Fa piacere constatare come da uno scritto che tocca diverse questioni eposte in maniera più o meno chiara se ne ricavi stitica e incongrua sintesi. Saprai perdonare il mio volgare francesismo. :classic_cool:

6 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Fa piacere constatare come da uno scritto che tocca diverse questioni eposte in maniera più o meno chiara se ne ricavi stitica e incongrua sintesi.

Hai ragione, non si capisce nulla. 

Però mi piaceva rimarcare il concetto audiofilo ma soprattutto questa cosa del teatro alla Scala 

analogico_09
13 ore fa, garmax1 ha scritto:

mi piaceva rimarcare il concetto audiofilo ma soprattutto questa cosa del teatro alla Scala

 Va da sé che puoi farlo liberamente ma a parte che cosa c'entra con quello che avevo scritto io? Quali relazioni con il teatro della scala tra l'altro di cui francamente me ne infischio. Fu grande nell'Ottocento come espressione anche patriottica ma al giorno d'oggi è soltanto il tempio dei ricconi borghese i milanesi e non dove si fa per lo più musica spettacolo o della musica spettacolo. Su questa questione magari potresti esprimere il tuo parere in maniera centrata. Sia Poi chiaro che insomma te lo dico con affetto che non devi essere tu a dirmi di cosa devo parlare di cosa no. Se non ti interessa quello che scrivo lascia correre non legge non rispondere ma se proprio devi rispondere rispondi a cecio. 

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Poi chiaro che insomma te lo dico con affetto che non devi essere tu a dirmi di cosa devo parlare di cosa no.

Non è possibile abbia scritto una cosa simile. Sicuramente mi sarò espresso molto male. 

Buona serata Peppe 😘 

analogico_09

 Torno e torniamo semiseri, ho fatto il biglietto per Venersì prossimo per Mendelssohn e Tchaykowskij, un programma bellissimo che comprende il concerto per violino e orchestra op 64 di Mendels che trovo di un sottile, struggente bellezza. 

Non ho mai ascoltato i due interpreti, il direttore Jakub Hrusa e la violinista Karen Gomyo, spero abbiano scelto bene per fare il botto con il concerto col quale si chiude la stagione 2025/26.

Cosa ne pensate, chi sa parli ora o mai più. Non mi va di razzolare sull'internet, magari solo per un assaggino youtubesco.

analogico_09
11 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Non ho mai ascoltato i due interpreti, il direttore Jakub Hrusa e la violinista Karen Gomyo...



Indagando un po' ho trovato un video con la violinista alle prese con il concerto di Mendelssohn e mi è sembrato molto musicale. Con Hrusa direttore di valore voleremo alti durante il concerto. Ah, mi pare che suoni nun violino senza mentoniera, questo mi piace molto... 
 

 

analogico_09
43 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Alla Scala si fa tuttora grande musica lirica, non sempre ma spesso. E’ un Teatro caro questo si, ma nonostante cio’ sempre strapieno e sold out  


Un pubblico da "patrimoniale" mi pare capire... :classic_biggrin: Il mio unico ed ultimo contatto con La Scala fu intorno al 1983/84 giù di lì. Davano il Don Giovanni di Mozart (non ricordo chi fosse l'interprete) e pensai di andare. Ai tempi si facevano i biglietti anche per telefono. Mancavano ancora parecchi giorni alla rappresentazione.  Mi rispose la bigliettaia  con il tono di sufficienza riservato a colui che viene dalla montagna del sapone...  Con un accento milanese di servile saccenza bracciantile lievemente scandalizzata mi apostrofò come segue, a stringere:  uè [tremacua], qui siamo alla Scala, i biglietti sono già terminati da prima che l'evento venisse annunciato! Non voglio dire, da persona legittimo qual son io, la luce della ragione mi rende molto compito, in che modo avrei voluto risponderle alla romana, cosa che non feci. :classic_laugh:
 

mozarteum

E tu volevi trovare i biglietti del Don Giovanni di Strehler (penso fosse fine anni 80) qualche giorno prima? Ah ah ah.

Telefona a Salisburgo o Vienna o Londra… altro che mesi prima.

E’ un sudoku che va organizzato mesi e mesi prima. C’e’ sempre l’incognita di non poter andare piu’ al momento, e pazienza… se si decede non si avverte manco la perdita di denaro:classic_biggrin:.

Se si vuole andare al momento ci sono sempre agenzie e intermediari (a Vienna un efficientissimo sistema di bagarini slavi) si trova sempre.

Comunque in tutti i teatri del mondo e’ indicato il giorno in cui si apre la vendita al pubblico dei biglietti non in abbonamento e non in prelazione (da parte di donors, mecenati ecc). All’orario di apertura, ci sono piu’ chances: danno un numero di coda virtuale al botteghino al pc di modo che si possono stimare anche i tempi d’attesa.

A monaco per walkiria nonostante fossi arrivato all’apertura, quando e’ toccato a me nisba di nisba ausverkauft.

Ho rimediato dopo quando e’ ricomparso un bgl in platea (ogni tanto ricollocano bgl che vengono disdetti).

Insomma e’ un lavoro delicato.

Una volta per l’Anna Bolena con Netrebko e Garanca partii per Vienna senza bgl alla ventura.

Con i bagarini slavi trovai un bellissimo posto

analogico_09
32 minuti fa, mozarteum ha scritto:

E tu volevi trovare i biglietti del Don Giovanni di Strehler (penso fosse fine anni 80) qualche giorno prima? Ah ah ah.

Telefona a Salisburgo o Vienna o Londra… altro che mesi prima.

 
Eh..  ma io vengo dalla sgurgola... :classic_cool: :classic_biggrin: Comunque  è certo che fosse dopo e vicino al 1982, anno che cambiai lavoro un evento che non si dimentica. Di qualche dormita in macchina davanti all'auditorio della Conciliazione stipati in due o quattro dentro la mia 500L parcheggiata verso le 20 di sera davanti al portone, primi anni '70, aspettando l'alba quando sarebbero stati distribuiti i prenumeri per la fila alla biglietteria ne conservo memoria anch'io. Frementi attendevamo di poter ascoltare i più grandi dei tempi: Rubinstein per esempio, ascoltato due volte in tal modo, una volta con Chopin e l'altra con il terzo pianococento di Beethoven. Bei tempi, beata gioventù. Erano cose che volendo, dietro la spinta della passione, era possibile conseguire con qualche sacrificio, ma tu le batti tu in spericolatezze avventurose ... e approvo la tua filosofia che fu anche mia: prima il piacere della musica poi il lavoro, se posso permettermi :classic_cool:

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