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Mozart: concerti per pianoforte e orchestra


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Grancolauro

Sarebbe divertente disegnare una specie di mappa interpretativa del concerto il LA maggiore, tante sono le (belle) interpretazioni disponibili. Butto lì qualche idea:

 

1) I classici-apollinei: Casadeus/Szell; Curzon/Kertesz; Brendel/Marriner (classicismo francese); Pollini/Bohm (classicismo asburgico)

2) I lirico-umanistici: Perahia/ECO; Lupu/BSO; Haskil/Sacher

3) I post-romantici: Horowitz/Giulini; Barenboim/Berliner
4) Gli strutturalisti: Uchida/ECO; Gulda/Harnoncourt
5) I cameristici: Pires/Abbado; Zacharias/Losanna Chamber

 

Funziona?

 

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SimoTocca

@jakob1965 Li ho ascoltati dal vivo … proprio in Mozart, è proprio in questi concerti registrati dalla DG il divo Abbado e la divina Argerich …non a Bologna dove pure si erano esibiti, ma a Parigi, alla Salle Pleyel…Teatro stracolmo…

Però, posso dire che la Martha mi piace in tutto fuorché in Mozart? Eppure è noto che io ho una specie di religiosa reverenza e sacra ammirazione per la Argerich…

Vale un po’ quello che ho detto per Ashkenazy, altro interprete gigantesco per moltissimi autori… ma non per Mozart….

Mentre in Mozart ho sempre trovato la Pires molto più appropriata… è lei che in qualche modo è la vera erede della mitica Clara Haskill (che poi i suoi concerti di Mozart registrati con Fricsay sono belli anche proprio come tecnica audio…).

@Grancolauro Sì ..la tua “RoadMap” può essere una chiave di lettura sintetica e utile … 

Però è pur vero che per ogni concerto io ho un interprete ideale, cioè che preferisco sugli altri, e spesso se il/la pianista ri-registra i concerti nella doppia veste, solista e direttore, il risultato cambia…

Per dire: la eccellente Uchida  (in Mozart io l’ho sempre stimata moltissimo)  con Tate e la English Chamber va bene, ma forse “troppo scolastica”, troppo “per benino”, poi nelle sue (poche) registrazioni con l’orchestra di Cleveland prende maggior “valore”… molto bello il 23, per esempio, ma anche gli altri registrati nella doppia veste…

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analogico_09
Il 07/07/2026 at 20:39, Grancolauro ha scritto:

Sarebbe divertente disegnare una specie di mappa interpretativa del concerto il LA maggiore, tante sono le (belle) interpretazioni disponibili. Butto lì qualche idea: Funziona?


Benchè tu abbia già citato la memorabile, straordinaria, acclamata interpretazione di Kristian Bezuidenhout al fortepiano con Freiburger Barockorchester, mancherebbe la categoria dei "fortepianisti"  :classic_biggrin:  lo strumento che suonava Mozart (il fortepiano, quello c'era, sarebbe da farsene una ragione musicologicamente e storicamente parlando)  con viva e vibrante soddisfazione e nche non potrà pertanto  essere paragonato ad un "chitarrino" stando a quando afferma il buon @mozarteum sull'intervento prima sfuggitomi).
Dal momento che il genio Salisburghese, che non apparteneva a nessun'altra "categoria" interpretativa di là da venire, se non alla sua, quella del suo tempo che nessuno potrà mai cambiare, sostituire con altre,  figlio del suo tempo benchè molto avanti coi tempi sul piano dell'invenzione musicale (compositiva), mentre respirava a pieni polmoni l'aria artistica e mondana salisburghese ad egli coeva, comprese le ciprie.., riceveva dal tanto bistrattato fortepiano - strumento sul quale, in virtù delle sue specifiche caratteristiche tecnco-meccaniche, organologiche ed espressive, niente affatto in contraddizione con le grazie delle architetture ed a altre abitudini locali - la possibilità di eseguire al massimo grado della forma e della musicalità, stessa cosa varrà per l'oggi,  le proprie frasi, scale, note ribattute articolate in maniera luminosa e cristallina, nel rigoroso e libero equilibrio dinamico, agogigo, ritmioco-armonico-tonale, l'intera costruzione che insomma gravita introrno alla folgorante melodia. Forse che Mozart al fortepiano interpretasse se stesso "scorbuticamnte" (cit) ? :classic_rolleyes:

 

Parlare di tali interpreti in questi termini, potranno legittimamente non piacere, non serve precisare, mi sembra tuttavia un po' esagerato, idem negare al fortepiano notevoli se non anche straordinarie qualità espressive.Lo strumento non c'entra, non facciamone un feticcio delle proprie preferenze, è una questione di manico dive il buono e il cattivo manico lo troviamo sia al fortepiano e che al pianoforte... 

 

Altro grande fortepianista che esegue su copie di vari strumenti d'epoca. Posto il celeberrimo adagio visto che è quello su cui ci siamo soffermati maggiormente; nel Tubo c'è  l'integrale delle registrazioni effettuate da Brautigam , interpretazioni di rara, rapinosa brillante musicalità. 

 

 

 

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analogico_09
2 ore fa, faber_57 ha scritto:

Sei l'unico in grado di far sparire nel nulla gli ultimi 70 (e più anni), evocare scrocchi e distorsioni e rendere inutile il secondo diffusore. Hai un tocco magico. :classic_biggrin:

 

 

Quei dischi specialmente i mono, suonano alla grande e fannno risparmiare i soldi per le tasse... :classic_cool:

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analogico_09

Non adatto certamente a chi ama ascoltare il romantico in tutte le musiche di ogni tempo, stile, autore, non consiglierei la splendida interpretazione del pianoconcerto mozartiano nr.  17 di Andreas Staier "specialista" nei repertori del "classicismo", la cui saggezza e qualità espressiva ed improvvisativa nel trattare con grande musicalità le cadenze che abbisognano di ampi margini di improvvisazione, va per nominata.  Grande anche nel barocco, mediovalista, insomma una grande figura musicale a tutto tondo che non suona chitarrini (graziosa però la citazione mozartiana...) Staier con l'altrettanto straordinario Concert Koln affrontano l'allegretto a tempo giusto, con una chiarezza di frase vivace e straordinariamenteb affettuosa, con quel ritmo felice e sempre in avanti in modo da dare grande risalto  alle dissonanze e cadenze di danza che che caratterizzano il movimento del 17, rendendolo ancora più vario e appetitoso, che nelle interpretazioni "placide" e romantiche, arrotondate e piane, alla ricerca di climax espressivi etranei, non di rado sonnolente (quasi)

 

Questi concerti, nelle forme sonata,  i movimenti che li costituiscono derivano dalle suite di danze "antiche" rinascimentali e barocche (giga, bourrè, sarabnse, minuet, etc)  i cui nomi vengono sostituiti dalle diverse indicazioni dinamiche di tempo e ritmo Allegro, maestoso, adagio.., ete)  quindi non bisognerebbe mai frustrare l'ispirazione, lo spirito originario della danza che seguita a caratterizzare i "movimenti". 

E' ciò che fanno 'sti sonatori qua... Non è che tutto si possa inglombare nell'unica formula romantica, post-romantica accademico ottocentesca. 
 

 

 

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Il K488 riusciva particolarmente bene a Michelangeli, sia con il suo amico Carlo Maria Giulini sia, e forse anche meglio, nella registrazione con Franco Caracciolo.

 

Per tutti gli altri io chiamerei anche Ingrid Haebler e Rudolf Buchbinder.

 

E c'è anche, in un'esecuzione quasi integrale e abbastanza stupefacente su tutta la linea, Eric Heidsieck con Hans Graf e l'orchestra del Mozarteum, ma stateci alla larga se siete quelli a cui piacciono i pianoforti col telaio di legno.

 

Ciao

C

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