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Ma vi sono ancora persone e giornali che non credono al cambiamento climatico?


Messaggi raccomandati

https://www.cmcc.it/it/articolo/climate-spread-the-cost-of-warming-for-italys-public-finances-and-economic-growth

 

 

Spread climatico: il costo del riscaldamento per le finanze pubbliche e per la crescita in Italia

07.07.2026

Una nuova analisi del CMCC quantifica per la prima volta il legame tra rischio climatico e finanze per l’Italia, mostrando come il cambiamento climatico possa indebolire in modo strutturale la fragile crescita economica italiana e aggravare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Il riscaldamento può costare all’Italia fino a 6 punti di PIL entro metà secolo, e raddoppiare i rischi di rifinanziamento del debito italiano. Le perdite non colpiscono l’Europa in modo uniforme: le regioni meridionali e orientali risultano più esposte, mentre, per l’Italia, il rischio principale è una traiettoria di crescita e di esposizione fiscale strutturalmente più fragile.

Il riscaldamento globale è un fattore che può incidere in modo duraturo sulla crescita economica italiana e la sostenibilità delle finanze pubbliche. Secondo una recente analisi del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici – in collaborazione con Deloitte Climate & Sustainability e European University Institute, in assenza di politiche climatiche e misure di adattamento adeguate, l’Italia potrebbe registrare entro il 2050 un livello di PIL inferiore fino a 6 punti percentuali rispetto a uno scenario senza danni climatici. Un impatto che non si esaurisce nella perdita di ricchezza prodotta, ma si trasmette anche alla sostenibilità delle finanze pubbliche attraverso una dinamica di crescita più debole e un rapporto debito/PIL più difficile da contenere.

“Questo è il primo studio che quantifica il rischio climatico per le finanze in Italia,” spiega Massimo Tavoni del CMCC, dove è Direttore dello European Institute on the Economics and the Environment ed autore dello studio. “Troviamo che il rischio climatico sia anche un rischio sovrano – spiega Tavoni – con impatti macroeconomici che si propagano alle finanze pubbliche, agendo da fattore di stress su una vulnerabilità economica e fiscale già esistente”.

Italia: più caldo, meno crescita

Per l’Italia, le stime indicano un impatto rilevante già entro la metà del secolo. Per allora, il livello di PIL italiano risulta inferiore rispetto allo scenario senza danni climatici di una quota compresa tra circa l’1,6% e il 4,2% nello scenario ad alta crescita, fino a raggiungere valori compresi tra il 2,2% e il 6,0% nello scenario tendenziale con temperatura più elevata. In un contesto come quello italiano in cui la crescita è già strutturalmente bassa, questo si traduce in una perdita di crescita che può raggiungere il 15% .

La differenza è particolarmente significativa se letta lungo l’intero arco dei venticinque anni considerati: una crescita più bassa riduce la base imponibile, indebolisce il denominatore del rapporto debito/PIL e incide sulla dinamica fiscale complessiva.

 

Clima e finanze pubbliche, un legame indissolubile

“Lo studio che abbiamo realizzato mostra effetti dei cambiamenti climatici troppo spesso poco considerati”, spiega Carlo Carraro, rettore emerito dell’Università ca’ Foscari di Venezia e tra i fondatori del CMCC. L’aumento del rapporto debito/PIL e la maggior rischiosità del debito inducono un aumento dei tassi di interesse, un aumento che potremmo chiamare spread climatico. Il tasso che lo stato deve pagare per finanziare il debito pubblico è quindi più alto in conseguenza del rischio climatico, questo significa maggiori costi per lo stato, quindi maggiori imposte o maggiore debito, in un circolo vizioso che si ripercuote sui costi di tutti i finanziamenti alle famiglie e alle imprese”.

Queste perdite di PIL si ripercuotono sulle finanze pubbliche attraverso canali strettamente intrecciati. Una crescita più debole aumenta meccanicamente il rapporto debito/PIL, riduce lo spazio fiscale disponibile e rende più complessa la gestione della sostenibilità del debito nel medio e lungo periodo.

Dalle analisi emergono due messaggi principali: i danni climatici aggravano il rischio di sostenibilità delle finanze pubbliche, soprattutto negli scenari di aumento più elevato della temperatura; e il rischio climatico agisce come amplificatore di vulnerabilità, propagandosi dal sistema economico alla finanza pubblica. Il premio sovrano – già alto per l’alto livello di debito – si allarga per l’effetto dello spread climatico.

L’analisi evidenzia quindi che mitigazione e adattamento sono strumenti di protezione della crescita economica e della stabilità finanziaria.

“Per un Paese come l’Italia, esposto sia agli impatti climatici sia a vincoli di finanza pubblica, ritardare l’azione significa aumentare il costo economico del riscaldamento globale,” spiega Matteo Calcaterra del CMCC e autore della ricerca. “I nostri risultati mostrano che mitigazione e adattamento non sono solo strumenti di tutela ambientale, ma vere e proprie leve di stabilità macroeconomica e finanziaria: agire tempestivamente nell’affrontare la crisi climatica significa proteggere la traiettoria di crescita del Paese e la sostenibilità del debito nel lungo periodo”.

Europa: perdite asimmetriche e costi già rilevanti

Il quadro europeo mostra come gli impatti economici del cambiamento climatico siano distribuiti in modo diseguale. Le aree meridionali e orientali dell’Europa risultano più esposte agli effetti del riscaldamento globale, con conseguenze più marcate sulla produttività, sulle infrastrutture e sui sistemi economici locali.

Gli estremi meteorologici e climatici producono già oggi costi rilevanti. Nel periodo 1980-2024, gli eventi estremi hanno causato nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro. Gli ultimi quattro anni rientrano tra i cinque anni con le perdite più elevate dell’intera serie storica: nel complesso, il quadriennio 2021-2024 ha fatto registrare perdite per oltre 208 miliardi di euro, più del 25% del totale degli ultimi 45 anni.

Queste stime riguardano soprattutto le perdite sugli asset fisici e non esauriscono l’insieme dei costi indiretti, sanitari, produttivi e distributivi associati al cambiamento climatico.

https://zenodo.org/records/20353948

 

Il cittadino medio ha due possibilità

a) non pretendere, non capendo normalmente un catzo, di mettere il becco in tutto lo scibile umano per scrivere poi, a caratteri cubitali sui forum noncielodiconooooh !!1!  e delegare chi ne capisce di più, specie laddove c'è ampio consenso scientifico (non popolare). Preciso preciso come fanno, normalmente, quando abbastanza cagati addosso, si affidano a un chirurgo senza pretendere di insegnargli il lavoro.

b) chiudere i social e studiare almeno una ventina di anni, quanto meno per rendere più flessibile la mente e capire concetti essenziali del tipo che respirare aria pulita, in pianura padana, non in Cina o nella terra del fuoco, è meglio che respirare aria inquinata, che adottando strategie elementari di risparmio energetico e di efficientamento si risparmiano soldi sulla benedetta bolletta, così come usare fonti rinnovabili, che bruciare fossili fa ammalare milioni di persone e anche questi sono costi che paga il cittadinomedio, che i green deal fanno girare l'economia per una serie di fattori (se non si è maniscalchi), che in buona parte del mondo, compresi gli USA del Trombone, il green deal è in atto, che il suddetto Trombone (con i vari magamaghella) hanno dichiarato guerra ai green deal perché ci guadagnano vendendo petrolio, ancora meglio a prezzi alti, mentre il cittadinomedio la prende in quel posto e magari gli piace pure.

 

 

@extermination

Evidentemente non hanno figli, il pensiero di lasciare ai miei due un mondo peggiore di quello lasciatomi dai miei genitori mi rattrista.

E mi fa sentire in colpa con gli adolescenti con cui lavoro.

  • Melius 1
5 minuti fa, senek65 ha scritto:

cosa possiamo fare per contrastare il fenomeno?

Non possiamo fare niente, i rettiliani ormai hanno sostituito i 40mila scienziati che studiano il clima e falsificato 7mila pubblicazioni.

  • Haha 1
1 minuto fa, extermination ha scritto:

A me pare che qua dentro non sia disposto nessuno a fare sacrifici personali per il bene comune.

Io ho, neanche troppo sommessamente, chiesto chi ha l'auto elettrica. E @senek65 mi ha dato dell'imbecille.

La tua conclusione è corretta.

40 minuti fa, TetsuSan ha scritto:

Leggendo la tua dotta disamina, viene da chiedersi : ma come caxxo hanno fatto ad accadere tutti gli altri (ben più importanti) cambiamenti climatici che il pianeta Terra ha vissuto prima della rivoluzione industriale, quando sulla Terra vivevano si e no in nostri antenati armati di clava ? E prima ? Tutti eventi SICURAMENTE irripetibili, che non c'entrano nulla col cambiamento attuale ??? Se un grado centigrado di scostamento combina il casino che hai descritto, pensa allo tsunami del 2004 in Indonesia che ha spostato l'asse di rotazione terrestre.

P.s. ascolta un cretino : vacci piano con l'AI, che te pija n'coccolone.

L'unica cosa corretta che hai detto è che sei un cretino, ma questo lo abbiamo capito dalla prima cazsata che hai scritto sulla demonizzazione della CO2 (poverina). Poi, quella sull'inclinazione dell'asse terrestre è la ciliegina sulla torta per qualificarti come cretino da bar che è uno status peggiore del cretino semplice.

Se tu avessi un minimo di istruzione oltre il diplomino del catechismo e lasciassi perdere le figure di Bioblu, sapresti che le crisi climatiche in passato sono avvenute con popolazioni molto meno numerose (il che, quantomeno diluisce l'impatto antropico) e sono avvenute su archi temporali molto più lunghi, dai 100 ai 1000 anni.

Ma a scuola, se ci sei mai stato, tu dormivi o ti toccavi sotto il banco guardando la compagnuccia che non te la dava. Poi capisco perfettamente che a un somaro come te, un vero TI, mi raccomando la pronuncia ti ai (true idiot) quattro stupidaggini che si imparano in un liceo scientifico scritte in un italiano decente possano sembrare un parto della ia.

Ringrazia l'amministratore che consente ai cretini come te di confrontarsi con gli altri facendogli correre il rischio di imparare qualcosa. Io ti avrei già mandato in vacanza.

4 minuti fa, extermination ha scritto:

Ma anche qui; la comprano coloro ai quali, per una serie di circostanze,  conviene.

Hai posto il problema in maniera corretta, cercherò di fare altrettanto. Non si può fare la supercazzola ecologista - greendeal - grado in più - grado in meno e poi inquinare girando con la Giulietta a nafta. Se la Giulietta a nafta eventualmente non inquina perché Euro Iddiosaquanto, che qualcuno mi spieghi perché fior di Aziende automobilistiche sono state costrette a riempire i piazzali di auto elettriche invendibili (ed andare dal culus ).

Se vuoi fare la morale, devi essere il primo a rispettarla, anche se "non conviene". ECC !!!

2 minuti fa, wow ha scritto:

Ringrazia l'amministratore che consente ai cretini come te di confrontarsi con gli altri facendogli correre il rischio di imparare qualcosa. Io ti avrei già mandato in vacanza.

Per questo ringrazia tu l'amministratore perché, è evidente, solo di quello sei capace. Di insultare.

A proposito, anche tu giri in Tesla o hai la Panda Diesel ??

Comunque devo dire che vi ammiro molto, bel club di pipparoli.

  • Melius 1
Adesso, TetsuSan ha scritto:

Per questo ringrazia tu l'amministratore perché, è evidente, solo di quello sei capace. Di insultare.

Ho semplicemente confermato quello che hai scritto e dimostrato: che sei un cretino.

21 minuti fa, TetsuSan ha scritto:

Io ho, neanche troppo sommessamente, chiesto chi ha l'auto elettrica. E @senek65 mi ha dato dell'imbecille.

La tua conclusione è corretta.

Io ho un auto ibrida,sistema fotovoltaico e pompe di calore.

Ti basta o pretendi altro.

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