antonew Inviato 2 ore fa Inviato 2 ore fa 2 ore fa, Franzbossio ha scritto: La tua è un'argomentazione affascinante e ben scritta, ma dal punto di vista della psicoacustica, della metodologia scientifica e della psicologia cognitiva, commette diversi errori concettuali, logici e metodologici. Confusione sul ruolo della Memoria Sensoriale (Memoria Ecoica) L'errore scientifico è l'esatto contrario. La memoria ecoica (la memoria sensoriale uditiva a brevissimo termine) dura circa 2-4 secondi. È l'unico momento in cui il cervello conserva un'impronta acustica ad altissima fedeltà, non elaborata e priva di astrazioni cognitive. Perché sbaglia, man mano che il tempo passa, l'informazione acustica grezza viene sovrascritta dalla memoria a lungo termine, che non registra le frequenze o i micro-dettagli, ma ricostruisce il suono basandosi su aspettative, umore, ambiente e bias (incluso il prezzo). Lo switch rapido non serve a "ingannare" l'orecchio, ma a confrontare due segnali all'interno della finestra di validità della memoria ecoica. C'è un incomprensione della Metodologia Blind e del Bias di Conferma. L'errore logico: il metodo dello switch rapido nei test scientifici (come il test ABX) viene eseguito esclusivamente in doppio cieco. Nel test ABX rapido, l'ascoltatore non sa quale dispositivo sta ascoltando (A, B o l'incognita X). Di conseguenza, è matematicamente impossibile che il bias del prezzo ("il DAC costoso deve suonare meglio") influenzi la scelta durante lo switch rapido, poiché il soggetto non sa quale sia il DAC costoso. Attribuire il bias del prezzo al "click rapido" dimostra di non aver compreso che il test si svolge alla cieca. Falsa Causalità e "Fisica Fantasma" sulla Fatica d'Ascolto (Listening Fatigue) Un DAC economico o mal progettato introdurrebbe "micro-distorsioni" o "lavoro invisibile di decodifica" che il cervello deve correggere, causando fatica d'ascolto dopo ore, non rilevabile a breve termine. L'errore scientifico è che nei DAC trasparenti e ben progettati (compresi quelli economici moderni o apparecchi da studio come l'RME citato), le alterazioni di frequenza o di fase sono piatte e le distorsioni THD+N sono ben al di sotto della soglia di udibilità umana. Ipotizzare l'esistenza di "distorsioni fantasma" che non si misurano e non si sentono nei primi 10 secondi, ma che il cervello "decodifica con sforzo" è sbagliato. Se una distorsione o un'alterazione acustica esiste ed è udibile, deve essere rilevabile dal sistema nervoso come variazione della pressione sonora o dello spettro. Se non è rilevabile nei primi secondi per via dei limiti fisici dell'orecchio, non può magicamente accumularsi a livello sensoriale puro. "Comfort Acustico/Psicologico" e "Trasparenza del Segnale" L'ascolto prolungato sarebbe "l'unico protocollo valido per valutare il comfort acustico" e la fedeltà reale ? Scambi l'adattamento edonico/psicologico con la fedeltà di riproduzione. Nel corso di 2 ore di ascolto, intervengono decine di variabili non controllate. Affaticamento fisico dei muscoli timpanici. Variazione della pressione sanguigna e dell'attenzione. Adattamento del cervello al timbro (il cervello "equalizza" ciò che sente). Sbalzi di umore o livello di stress. In un ascolto prolungato è impossibile stabilire se la sensazione di relax o fastidio sia causata dalle prestazioni del DAC, dal genere musicale, dalla stanchezza della giornata o dalla consapevolezza (se non è in cieco) di stare ascoltando un oggetto di lusso. "L'ideale scientifico sarebbe un ascolto prolungato svolto rigorosamente alla cieca", ma continui a promuovere l'ascolto prolungato casuale come prova di superiorità. Questa ipotetica disciplina ha un tasso di fallimento altissimo nel dimostrare differenze tra sorgenti trasparenti, o altro studio su qualsiasi DUT. Proprio perché sul lungo periodo il cervello perde qualsiasi riferimento di confronto diretto, le risposte nei test lunghi in cieco diventano indistinguibili dal lancio di una moneta quindi il 50% di probabilità. Confondi la piacevolezza soggettiva dell'esperienza d'ascolto con la capacità discriminativa dell'apparato uditivo. Lo switch rapido alla cieca non serve per "godersi la musica", ma per verificare se due segnali sono fisicamente e percettivamente diversi. L'ascolto prolungato serve per godersi la musica, ma è il contesto metodologico peggiore per condurre un test di confronto scientifico. Vedo che la fazione dei "misuratori" è accorsa in massa a suon di like, ma nella fretta di sfoderare il bignami di psicoacustica avete preso un granchio metodologico macroscopico. Caro amico, hai costruito un perfetto "uomo di paglia", pretendendo di applicare le regole teoriche di un blind test in laboratorio alla realtà dell'ascolto conscio sul divano di casa di cui stiamo parlando. Smontiamo la tua "scienza" con la scienza vera: 1. L'errore sul Bias: Se l'audiofilo a casa sa benissimo cosa sta suonando (DAC costoso vs RME), lo stacca-attacca rapido non è l'antidoto alla suggestione, ma il suo terreno ideale. Il cervello coglie una micro-enfatizzazione transitoria nei primi 3 secondi e la cavalca immediatamente per confermare l'aspettativa del prezzo. La rapidità del click, in regime conscio, amplifica il bias, non lo annulla. Tirare in ballo il rigore matematico dell'ABX in doppio cieco quando si parla di un utente che fa "taca-staca" a occhi aperti nel proprio salotto è un cortocircuito logico imbarazzante. 2. L'errore sulla Memoria Ecoica:Confondi un test audiometrico con l'ascolto della musica. La memoria ecoica di 3 secondi serve nei laboratori per scovare gli artefatti dei file compressi (le norme ITU), non a valutare una struttura complessa e dinamica che si sviluppa nel tempo. Lo switch rapido satura i recettori su un dettaglio isolato, ingannando l'orecchio con un'illusione ottica. Un flusso musicale coerente, la ricostruzione della scena tridimensionale e il decadimento armonico richiedono processi cognitivi superiori della corteccia uditiva che vanno ben oltre il buffer temporale della memoria sensoriale grezza. 3. L'errore sulla Fatica d'Ascolto: Liquidare il fenomeno come "fisica fantasma" dimostra che sei rimasto all'acustica elementare delle sinusoidi statiche. Il concetto di cognitive load (carico cognitivo) nell'elaborazione dei segnali è neuropsicologia da manuale. Se un apparecchio introduce micro-incongruenze nel dominio del tempo (interazioni dei filtri di ricostruzione digitale, jitter dinamico, risposte all'impulso non ideali), non le isoli nel click istantaneo dello switch dove tutto sembra apparentemente "piatto" sulla THD+N. Tuttavia, dopo due ore il cervello si stanca di fare il lavoro invisibile di interpolazione del segnale per correggere quegli sfasamenti energetici. Il tempo non è un bias, è l'unità di misura del carico biologico applicato al sistema nervoso. Liquidare la prova del tempo per glorificare la sacralità del "taca-staca" casalingo è di un riduzionismo quasi commovente. Se per voi l'alta fedeltà si riduce a un quiz a premi in cui bisogna indovinare un impulso in 3 secondi netti, vi auguro buon divertimento con i vostri grafici. Io la musica preferisco ascoltarla, non vivisezionarla. 2
rpezzane Inviato 2 ore fa Inviato 2 ore fa 13 ore fa, ascoltoebasta ha scritto: In realtà questo concetto dovrebbe valere a qualunque età,sarebbe folle non cercare e scegliere il suono che più ci emoziona,io fin dall'inizio ho perseguito e scelto il suono che più mi emozionava,e ad altri amici appassionati emozionava un suono più o meno differente,son passati parecchi anni ma lo stesso concetto è sempre valido. Vedi quello che dici è corretto ma per scegliere il suono che più ti emoziona devono succedere 2 cose: 1) emozionarti con la musica 2) ammettere a mente aperta che le cose suonano diverse. Leggendo questo thread tu hai la sensazione che le due cose si verifichino per tutti ? Io dubito fortemente. Siamo arrivati a paragonare STI con SPL che nella stessa frase nenache dovrebbero comparire, a paragonare NAD con PASS che poi quale NAD e quale PASS in quale impianto con quali diffusori. Vedo raccontare sempre le stesse romanze dalle stesse persone. Senza fare mai un nome che sia uno in modo che quella persona possa confutare. Fatica sprecata.
Erik il Rosso Inviato 2 ore fa Inviato 2 ore fa 2 minuti fa, rpezzane ha scritto: 1) emozionarti con la musica 2) ammettere a mente aperta che le cose suonano diverse. Scusami non capisco la seconda. Emozionarsi con la musica credo sia comune a tutti o quasi tutti gli auto fili, se no si dedicherebbero ad altro, che poi sia emozionarsi per ogni musica riprodotta ovunque, dal vivo, radiolina o hifi, nulla cambia. È la seconda che non capisco, cosa vuoi dire? Cosa sarebbero “le cose” ?
Franzbossio Inviato 2 ore fa Inviato 2 ore fa 27 minuti fa, scroodge ha scritto: Salvo una, per me doverosa precisazione, su questa tua ultima affermazione: io sostituirei il termine "peggiore" con "difficile". Ma per me (da me) perfettamente realizzabile, adeguando metodologia (prassi operativa) e contesto di esecuzione a questo, laddove ve ne fosse esigenza, ovvero la necessità di disporre di un adeguato comfort per il tester, che preveda un tempo sufficientemente lungo. Ti sei risposto da solo: laddove ve ne fosse l'esigenza. Per cose futili, da quello che leggo, ovvero confronto di oggetti la cui sotto-soglia (o stimolo subliminale) implica una commutazione rapida, l'applicazione della metodologia a lungo termine assume aspetti del tutto cavillosi. Se la differenza diventa così difficile da cogliere da non essere più percepita consciamente il tempo ne modificherà ulteriormente il responso, rendendolo di fatto fuorviante. Prima stabilire se A differisce da B. Una volta stabilito poi si può approfondire. 11 minuti fa, antonew ha scritto: Vedo che la fazione dei "misuratori" è accorsa in massa a suon di like, ma nella fretta di sfoderare il bignami di psicoacustica avete preso un granchio metodologico macroscopico. Caro amico, hai costruito un perfetto "uomo di paglia", pretendendo di applicare le regole teoriche di un blind test in laboratorio alla realtà dell'ascolto conscio sul divano di casa di cui stiamo parlando. Smontiamo la tua "scienza" con la scienza vera: 1. L'errore sul Bias: Se l'audiofilo a casa sa benissimo cosa sta suonando (DAC costoso vs RME), lo stacca-attacca rapido non è l'antidoto alla suggestione, ma il suo terreno ideale. Il cervello coglie una micro-enfatizzazione transitoria nei primi 3 secondi e la cavalca immediatamente per confermare l'aspettativa del prezzo. La rapidità del click, in regime conscio, amplifica il bias, non lo annulla. Tirare in ballo il rigore matematico dell'ABX in doppio cieco quando si parla di un utente che fa "taca-staca" a occhi aperti nel proprio salotto è un cortocircuito logico imbarazzante. 2. L'errore sulla Memoria Ecoica:Confondi un test audiometrico con l'ascolto della musica. La memoria ecoica di 3 secondi serve nei laboratori per scovare gli artefatti dei file compressi (le norme ITU), non a valutare una struttura complessa e dinamica che si sviluppa nel tempo. Lo switch rapido satura i recettori su un dettaglio isolato, ingannando l'orecchio con un'illusione ottica. Un flusso musicale coerente, la ricostruzione della scena tridimensionale e il decadimento armonico richiedono processi cognitivi superiori della corteccia uditiva che vanno ben oltre il buffer temporale della memoria sensoriale grezza. 3. L'errore sulla Fatica d'Ascolto: Liquidare il fenomeno come "fisica fantasma" dimostra che sei rimasto all'acustica elementare delle sinusoidi statiche. Il concetto di cognitive load (carico cognitivo) nell'elaborazione dei segnali è neuropsicologia da manuale. Se un apparecchio introduce micro-incongruenze nel dominio del tempo (interazioni dei filtri di ricostruzione digitale, jitter dinamico, risposte all'impulso non ideali), non le isoli nel click istantaneo dello switch dove tutto sembra apparentemente "piatto" sulla THD+N. Tuttavia, dopo due ore il cervello si stanca di fare il lavoro invisibile di interpolazione del segnale per correggere quegli sfasamenti energetici. Il tempo non è un bias, è l'unità di misura del carico biologico applicato al sistema nervoso. Liquidare la prova del tempo per glorificare la sacralità del "taca-staca" casalingo è di un riduzionismo quasi commovente. Se per voi l'alta fedeltà si riduce a un quiz a premi in cui bisogna indovinare un impulso in 3 secondi netti, vi auguro buon divertimento con i vostri grafici. Io la musica preferisco ascoltarla, non vivisezionarla. Lascia perdere. Grazie.
rpezzane Inviato 2 ore fa Inviato 2 ore fa 1 minuto fa, Erik il Rosso ha scritto: È la seconda che non capisco, cosa vuoi dire? Cosa sarebbero “le cose” ? Un cavo suona diverso da un altro cavo, un ampli da un altro ampli, un diffusore da un altro diffusore, un pre da un altro pre...... Io sul punto 1 invece ho forti dubbi. Chi dall'ascolto musicale e dalla riproduzione audio toglie l'ascoltatore come principale artifice del suono percepito non ha proprio nulla a che fare con ascolto e riproduzione audio e benchè meno con la musica. Quello che emoziona a te non necessariamente è quello che emoziona a me. E questo vale per qualsiasi cosa: l'esecuzione di un concerto in una sala così come il suono riprodotto da due impianti audio. Nel momento in cui una persona possa solo pensare che un microfono possa sostituire una persona già non si è capito nulla e si può tranquillamente smettere di parlare. Per parlare cercando di capirsi serve una condizione ossia partire da un vocabolario comune. Se si riduce la riproduzione audio ad un fatto meramente tecnico si può subito smettere di parlare per quanto mi riguarda. Saluti
antonew Inviato 2 ore fa Inviato 2 ore fa 19 minuti fa, Franzbossio ha scritto: 30 minuti fa, antonew ha scritto: Vedo che la fazione dei "misuratori" è accorsa in massa a suon di like, ma nella fretta di sfoderare il bignami di psicoacustica avete preso un granchio metodologico macroscopico. Caro amico, hai costruito un perfetto "uomo di paglia", pretendendo di applicare le regole teoriche di un blind test in laboratorio alla realtà dell'ascolto conscio sul divano di casa di cui stiamo parlando. Smontiamo la tua "scienza" con la scienza vera: 1. L'errore sul Bias: Se l'audiofilo a casa sa benissimo cosa sta suonando (DAC costoso vs RME), lo stacca-attacca rapido non è l'antidoto alla suggestione, ma il suo terreno ideale. Il cervello coglie una micro-enfatizzazione transitoria nei primi 3 secondi e la cavalca immediatamente per confermare l'aspettativa del prezzo. La rapidità del click, in regime conscio, amplifica il bias, non lo annulla. Tirare in ballo il rigore matematico dell'ABX in doppio cieco quando si parla di un utente che fa "taca-staca" a occhi aperti nel proprio salotto è un cortocircuito logico imbarazzante. 2. L'errore sulla Memoria Ecoica:Confondi un test audiometrico con l'ascolto della musica. La memoria ecoica di 3 secondi serve nei laboratori per scovare gli artefatti dei file compressi (le norme ITU), non a valutare una struttura complessa e dinamica che si sviluppa nel tempo. Lo switch rapido satura i recettori su un dettaglio isolato, ingannando l'orecchio con un'illusione ottica. Un flusso musicale coerente, la ricostruzione della scena tridimensionale e il decadimento armonico richiedono processi cognitivi superiori della corteccia uditiva che vanno ben oltre il buffer temporale della memoria sensoriale grezza. 3. L'errore sulla Fatica d'Ascolto: Liquidare il fenomeno come "fisica fantasma" dimostra che sei rimasto all'acustica elementare delle sinusoidi statiche. Il concetto di cognitive load (carico cognitivo) nell'elaborazione dei segnali è neuropsicologia da manuale. Se un apparecchio introduce micro-incongruenze nel dominio del tempo (interazioni dei filtri di ricostruzione digitale, jitter dinamico, risposte all'impulso non ideali), non le isoli nel click istantaneo dello switch dove tutto sembra apparentemente "piatto" sulla THD+N. Tuttavia, dopo due ore il cervello si stanca di fare il lavoro invisibile di interpolazione del segnale per correggere quegli sfasamenti energetici. Il tempo non è un bias, è l'unità di misura del carico biologico applicato al sistema nervoso. Liquidare la prova del tempo per glorificare la sacralità del "taca-staca" casalingo è di un riduzionismo quasi commovente. Se per voi l'alta fedeltà si riduce a un quiz a premi in cui bisogna indovinare un impulso in 3 secondi netti, vi auguro buon divertimento con i vostri grafici. Io la musica preferisco ascoltarla, non vivisezionarla. Expand Lascia perdere. Grazie. Traduzione: non appena il discorso supera il livello della fisica delle scuole medie e si parla di cognitive load, la tua spocchia scientista va in blocco per mancanza di argomenti. Liquidare con un "lascia perdere" ciò che palesemente non hai le basi culturali per confutare è una ritirata imbarazzante. Tranquillo, ti lascio volentieri ai tuoi grafici colorati. Ognuno si difende come può.
Erik il Rosso Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 29 minuti fa, rpezzane ha scritto: per scegliere il suono che più ti emoziona devono succedere 2 cose Sinceramente e senza alcun spirito polemico non riesco a Comprendere il tuo punto di vista. se parliamo di musica in generale, come sto intende do io in questa discussione, cioè da qualunque sorgente provenga e venga ascoltata, non vedo perché debba avverarsi la seconda condizione che hai indicato, posto che è pacifico che, quantomeno i diffusori e relativa amplificazione,che hai citato, (e lasciando perdere il resto) suonino palesemente in maniera diversa. Conseguenza è che non credo sia complicato come tu dici. Poi la questione tecnica è ovviamente la base di ogni impianto di riproduzione, Certo se n’è una ne fa l’unico interesse della propria passione ( mi pare di interpretare Così il “meramente”) limita il proprio interesse all’ascolto al solo giudizio dell’impianto per cui la musica diventa strumentale e non il fine ultimo. Ma quale é il problema? Libero di farlo e non credo per ciò debba essere ritenuto limitato o sminuito. Solo sarà meno Musicofilo.
Franzbossio Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 12 minuti fa, antonew ha scritto: Traduzione: non appena il discorso supera il livello della fisica delle scuole medie e si parla di cognitive load, la tua spocchia scientista va in blocco per mancanza di argomenti. Liquidare con un "lascia perdere" ciò che palesemente non hai le basi culturali per confutare è una ritirata imbarazzante. Tranquillo, ti lascio volentieri ai tuoi grafici colorati. Ognuno si difende come può. Si, probabilmente non ho ancora le basi per discutere con chi non ha padronanza della materia e risponde per conto dell'intelligenza artificiale istruita per ricevere risposte di tornaconto. Buona giornata. 2
antonew Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 2 minuti fa, Franzbossio ha scritto: Si, probabilmente non ho ancora le basi per discutere con chi non ha padronanza della materia e risponde per conto dell'intelligenza artificiale istruita per ricevere risposte di tornaconto. Buona giornata. Quindi, ricapitolando: zero risposte sul bias casalingo, zero risposte sulla memoria ecoica, zero risposte sul carico cognitivo. Solo un'accusa di usare l'AI per poter fuggire a testa alta. Sipario. Buona musica!
scroodge Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 37 minuti fa, Franzbossio ha scritto: Prima stabilire se A differisce da B. Ovvio. Prima stabilire se A è diverso da B (osservazione oggettiva del dato percepito) Poi esprimere una preferenza, elaborando oppure no (anche il semplice mi piace-non mi piace va benone), una griglia di criteri peferenziali (giudizio sul dato osservato) Ma non lo devo dire certo a te. 😉
mozarteum Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa Il 24/10/2026 at 15:01, Renato Bovello ha scritto: Quando tutto e' giustamente dimensionato e "a fuoco" il parlato diventa piu' chiaro e cogli parole ,anche in lingue poco conosciute, in modo chiaro e netto . La Pentecoste audiofila 2
gimmetto Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 1 ora fa, antonew ha scritto: Vedo che la fazione dei "misuratori" è accorsa in massa a suon di like, ma nella fretta di sfoderare il bignami di psicoacustica avete preso un granchio metodologico macroscopico. Caro amico, hai costruito un perfetto "uomo di paglia", pretendendo di applicare le regole teoriche di un blind test in laboratorio alla realtà dell'ascolto conscio sul divano di casa di cui stiamo parlando. Smontiamo la tua "scienza" con la scienza vera: 1. L'errore sul Bias: Se l'audiofilo a casa sa benissimo cosa sta suonando (DAC costoso vs RME), lo stacca-attacca rapido non è l'antidoto alla suggestione, ma il suo terreno ideale. Il cervello coglie una micro-enfatizzazione transitoria nei primi 3 secondi e la cavalca immediatamente per confermare l'aspettativa del prezzo. La rapidità del click, in regime conscio, amplifica il bias, non lo annulla. Tirare in ballo il rigore matematico dell'ABX in doppio cieco quando si parla di un utente che fa "taca-staca" a occhi aperti nel proprio salotto è un cortocircuito logico imbarazzante. 2. L'errore sulla Memoria Ecoica:Confondi un test audiometrico con l'ascolto della musica. La memoria ecoica di 3 secondi serve nei laboratori per scovare gli artefatti dei file compressi (le norme ITU), non a valutare una struttura complessa e dinamica che si sviluppa nel tempo. Lo switch rapido satura i recettori su un dettaglio isolato, ingannando l'orecchio con un'illusione ottica. Un flusso musicale coerente, la ricostruzione della scena tridimensionale e il decadimento armonico richiedono processi cognitivi superiori della corteccia uditiva che vanno ben oltre il buffer temporale della memoria sensoriale grezza. 3. L'errore sulla Fatica d'Ascolto: Liquidare il fenomeno come "fisica fantasma" dimostra che sei rimasto all'acustica elementare delle sinusoidi statiche. Il concetto di cognitive load (carico cognitivo) nell'elaborazione dei segnali è neuropsicologia da manuale. Se un apparecchio introduce micro-incongruenze nel dominio del tempo (interazioni dei filtri di ricostruzione digitale, jitter dinamico, risposte all'impulso non ideali), non le isoli nel click istantaneo dello switch dove tutto sembra apparentemente "piatto" sulla THD+N. Tuttavia, dopo due ore il cervello si stanca di fare il lavoro invisibile di interpolazione del segnale per correggere quegli sfasamenti energetici. Il tempo non è un bias, è l'unità di misura del carico biologico applicato al sistema nervoso. Liquidare la prova del tempo per glorificare la sacralità del "taca-staca" casalingo è di un riduzionismo quasi commovente. Se per voi l'alta fedeltà si riduce a un quiz a premi in cui bisogna indovinare un impulso in 3 secondi netti, vi auguro buon divertimento con i vostri grafici. Io la musica preferisco ascoltarla, non vivisezionarla. Bellissima(??!) ed inutile spatafiata... La commutazione in tempo reale è un ottimo metodo per mettere in evidenza le reali differenze tra dispositivi e permette di quantificarle; ascolti prolungati dei singoli dispositivi, anche di mesi, confermeranno le iniziali differenze emerse in commutazione diretta. Le preferenze ovviamente sono soggettive. Le emozioni della musica appartengono a tutti e ovviamente non c'entrano nulla con l'oggettiva qualità della riproduzione hi-fi...Ma è un argomento che spesso viene tirato fuori...da chi non ha argomenti...
mozarteum Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 2 minuti fa, gimmetto ha scritto: ascolti prolungati dei singoli dispositivi, anche di mesi, confermeranno le iniziali differenze emerse in commutazione diretta. Non ne sono convinto.
ilmisuratore Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 13 minuti fa, mozarteum ha scritto: Non ne sono convinto. Si..Moz...se una differenza emerge in commutazione veloce continuerà ad emergere anche dopo mesi Parliamo di differenza...ovvero che "cambia qualcosa" e non cosa soggettivamente si preferisce Come anticipato da altri...una volta stabilito che i due oggetti sono realmente diversi...possiamo applicare il nostro lato passionale e scegliere quello che maggiormente ci piace Insomma alla fine una cosa è la ricerca e la comprovazione...ben altra scegliere secondo le proprie percezioni (dovessero essere anche farlocche nel caso ci si imbattesse in confronti la cui realtà fisica fosse identica)
mozarteum Inviato 59 minuti fa Inviato 59 minuti fa Mi spiego meglio. Si la differenza e' confermata. Quello che non si capisce, con la commutazione istantanea, ed ecco che serve l'ascolto prolungato, e' se il "nuovo" elemento fa al caso nostro. il "caso nostro" e' il giudizio che noi diamo ad un suono (meglio a una registrazione) in base a parametri fisologici e di esperienza del suono vero che possono non coincidere con misure strumentali. Si tratta di percezioni soggettive, ma dobbiamo fidarci di esse se il fine e' sentire bene la maggior parte delle registrazioni che ci piacciono e non solo quelle perfette. p.s. Il topping riposa per il 90 per cento del tempo. L'Mbl si e' fatto preferire alla lunga 2
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