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Melius Club

L'ultimo film che avete visto, al cinema, in casa, dove volete...


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analogico_09
41 minuti fa, Napoli ha scritto:

visto un po' di tempo fa concordo con te nel giudizio positivo.

 

 

Ma si, forse qualche mia riserva è ecccessiva, il film vale, c'è stoffa si è meritato critiche per lo più positive. 

spersanti276

lamante1970.jpg

 

Visto ora, 'cucinato' ieri.

Titolato da noi pessimamente in "L'amante" (siamo famosi in questo), è un gran film.

Piccoli monumentale (fuma più di Bogart e camperà comunque fino a 95 anni...), Schneider e Massari intense e splendidamente diverse (bellezza palese vs bellezza malinconica). Salti temporali continui che seguono i pensieri di un uomo alla guida che non sa più chi amare né come amare, pieno di contraddizioni e rimpianti per le cose vissute e perdute.

Da una trama veramente povera, minimale, Sautet costruisce un dramma amoroso e amaro che non può lasciarci indifferenti.

Grande fotografia e montaggio incredibile.

Consigliatissimo.

  • Melius 2
analogico_09

Mi sarebbe piaciuto vederlo sul grande schermo. "La moglie di Tchaikovsky", 2022, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov che covava da tempo il progetto incentrato sulla tragica vicenda matrimoniale del  grande compositore Pyotr Tchaikovsky e Antonina Miliukova (interpretata da una struggente Alyona Mikhailova), aspirante musicista,  perdutatamente innamorata del maestro. Il quale a seguito delle forti insistenze dell'allieva accetta di sposarla pur non avendo mai amato una donna, unicamente per coprire la sua più che scomoda omosessualità nella Russia imperiale ortodossa, reprerssiva e moralista di fine ottocento (I due sono stati marito e moglie dal 1877 fino alla morte del compositore, avvenuta nel 1893).

E' una storia di amour-fou devastante e disperato che vede la donna, autentica anti-eroina tardo romantica - emblema invero buono per tutte le stagioni - attraversare tutti gli stadi della sofferenza fisica, morale e psicologica, tra deliri mistici e illusori, financo stregoneschi, nella cieca volontà di possedere l'impossibile - vittima e cernefice di se stessa - una sorta di schizofrenia dei sentimenti che sfogherà in pazzia conclamata da sordido manicomioo.
L'unico epilogo possibile - è storico -, nulla potendo la donna contro l'inespugnabile ostilità ed i rifiuti di cotanto marito e dell'intera società borghese fatta di anime morte nella quale l'autore de Il Lago dei cigni è di altre "favole" musicali è destinato a vivere nascostamente l'omosessualità bandita e tuttavia affatto brulicante - stando al racconto filmico -, interessato esclusivamente alla sua arte musicale universale che trascende le vicende dell'uomo, del suo mondo in declinio. 
La figura del compositore ciente tuttavia trattata in modo essenziale: il tratto psicologio e il caratteriale emergono di per sè, non serve aggregare altro in una messinscena che lavora per ammirevole sottrazione. In fondo traspare chiaramente anche nell'economia salvifica dei mezzi che anche il grande, osannato creatore di musica sia costretto a vivere a denti stretti le proprie contraddizioni e lacerazioni esistenziali in quel male di vivere che sembra attanagliare l'intera, decadente società imperiale fin de siecle sulla quale iniziano ad addensarsi le fatali ombre, o luci, della rivoluzione di Ottobre. 

Il regista scava invece nel profondo della psiche, nel delirio lirico e psicotico (spesso si assomigliano) della moglie di Tchaikowsky nel cui corpo l'interprete cinematografica Alyona Mikhailova si infila prendendo letteralmente possesso della sua anima - indissolubile simbiosi -  dando prova s di una capacità di percezione divinatoria davvero straordinaria.

Una regia di rara e raffinata qualità visiva plastico-fotogenica; il testo è di blando complemento mentre l'immagine vibra di luce propria nella piena autonomia narrativa ed espressiva. Le scene non si susseguono pertanto secondo la logica narrativa corrente, al contrario ciò che lo spettatore potrà intuire in proprio viene saltato per passare ai quadri succesivi per snellire il racconto stesso e portare la durata del fim a circa h 2,30 di instancabili, affascinanti benchè dolorose visioni. . 

La fotografia sottolinea in modo magistrale le tensioni emotive, esaltando le magnifiche scenografie con le quali si sia cercato di ricostruire le atmosfere, gli ambienti, interni ed esterni, le cose d'epoca con grande naturalezza evitendo i "posticci".., tutto sembra reale, lo spettatore ne è fisicamente ed emozionalmente attratto, sembra situarsi all'interso delle inquadrature stese sentendosi attraversato dalla rare luci, avvolto nelle ombre. 

Non di meno le musiche contribuiscono a sottolineare efficacementela forza delle immagini, la costante incombente tragedia che svanisce per un attimo nel sogno pateticamente felice e beffardo della donna che immagina l'impossibile riconciliazione familiare, con i figli avuti da un altro uomo da lei detestato e che svanisce nella tetraggine mortuaria. Nessuna musica è presa dal repertorio di Tchaikovsky, ottima scelta quella di evitare una prevedibile, facile banalizzazione. 

Insomma, questi sono i film che dimostrano come l'arte cinematografica sia ancora capace di sfornare opere meravigliose, dove purtroppo è il mondo del mercato della distribuzione che mira alla cassetta a determinare il troppo sommerso del quale molto poco c'è dato scoprire. Nello streaming tutto è molto più facile, ma il cinema è fatto per essere visto al cinema. Questo film che mi ha molto colpito in visione Prime, al cinema, sul grande schermo mi avrebbe fatto "impazzire"... 
 

 

 

locandinapg1.jpg

  • Melius 1

ieri sera davano "Inferno" terzo film dopo "Ilcodice Da Vinci e Angeli e Demoni", bei film ( e anche i libri) "Inferno, dicevo: amnesia totale ...mi sembrava strano, non ricordavo se l'avevo visto o no.Sicuramente , già guardando l'inizio del film, non l'avevo visto; non sapevo nemmeno della sua esistenza. Cmq, più andava avanti meno ci capivo.A poco mno di metà film ho chiuso la tv, troppo noioso...altri pareri?

 

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