Napoli Inviato 16 Settembre Inviato 16 Settembre Il 27/08/2026 at 23:19, spersanti276 ha scritto: Notevole davvero. Lungo piano sequenza iniziale di povere case di ringhiera (ce ne sono pochissime a Roma) con infiniti ballatoi e panni stesi e tanta gente in miseria che sopravvive a contatto di gomito; sorprendente perchè inaspettato il sottofondo jazz molto bello del maestro Piccioni. Un ritmo walkin' che mi ha ricordato in piccolo(!) il Davis de Ascensore per il patibolo (inarrivabile). Un film di eterno movimento, si cammina e si cammina per una Roma che si sta preparando per le Olimpiadi, sugli argini del Tevere, nella pineta di Castelfusano, Fiumicino, Fregene, Portuense, l'Anagrafe, Corso Italia. E' una estate come ricordo da bambino: ombre cortissime, poca e malmessa gente in giro, palazzi borghesi dalle scale pretenziose ma scrostate, fatiscenti come spesso vedo nei film su Napoli. C'è continua ricerca di qualcosa, non solo di un posto di lavoro come appare superficialmente. Si cerca una direzione, uno scopo, un posto nel mondo. Sorel bravissimo e bellissimo, Lea Massari intrigante con i suoi occhi di visone...che donna affascinante. In cabina di regia Bolognini, sceneggiatori Moravia, Pasolini e Visconti, non so se mi spiego. Consigliato. Cercatelo o ve lo mando. Ciao me lo mandi grazie.
spersanti276 Inviato 16 Settembre Inviato 16 Settembre 7 ore fa, Napoli ha scritto: Ciao me lo mandi grazie. E' in arrivo. Fammi sapere se ok.
Napoli Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre 15 ore fa, spersanti276 ha scritto: E' in arrivo. Fammi sapere se ok. ricevuto,grazie.
analogico_09 Inviato 18 Settembre Inviato 18 Settembre Il 12/09/2026 at 16:05, Napoli ha scritto: La doppia vita di Madeleine Collins,gran bel film su raiplay. Visto anch'o! 👍🏻
shoegazer_82 Inviato 18 Settembre Inviato 18 Settembre non è un film perfetto e talvolta mi pare sconfini troppo su una certa attitudine arty (da questo punto di vista meglio l'esordio, Kaili Blues), tuttavia rimane visivamente una delle cose più appaganti degli ultimi anni, una sorta di fusione di Tarkovskij e Wong Kar Wai (ammesso abbia qualche senso), che conferma quanto la maestria tecnica Bi Gan, già fulgida nell'esordio, abbia preso il volo (chissà l'ultimo Resurrection) Il viaggio al termine della notte di un sognatore. Su MUBI.
analogico_09 Inviato 18 Settembre Inviato 18 Settembre Ho rivisto dopo tanrto tempo, in ottima copia, grazie a Stefano, "La Giornata Balorda" di Mauro Bolognini basato sugli script di Pasolini da I Racconti romani di Moravia coppia ancor più saporosa della deliziosa combinazione mangerecca del pizza e fichi (entrambi rigorosamente romani). Superba carrellata di splendide interpreti dove tuttavia spicca in bellezza "sfrontata" e per turgore interpretativo, che stacca dal mainstream di eccellente e poetica fattura, la grande, "innovativa" Lea Massari. Regia saggiamente avventuosa: piani sequenza memorabili, molto articolati che non pagano il dazio al cinema americano, né al francese rispettivamente di Orson Welles o di Max Ophuls, ad esempio. Fusi con l'alta cifra stilistica del regista, gli squarci fotografici del maestro Aldo Scavarda di un bianco e nero post neorealista rigoroso e drammatico, si rivelano in grado di cogliere magistralmente l'essenza interiore dei personaggi, dei corpi e dei volti, le espressioni, le psicologie, la plastica fisionomia degli scorci cittadini, popolari e borghesi di una Roma straniente e stranita, irriconoscibile (impossibile da immaginare non in "bianco e nero"), tuttavia pulsante, viva e vitale, oltre il "bene ed il male". Mi è venuto in mente che la sceneggiatura scritta da Pasolini, molto pasoliniana - il quale scrisse anche la sceneggiatura de' "La Notte Brava" sempre di Bolognini - potrebbe aver impresso in Bolognini una sorta di inconscia e "misteriosa" forma di "lungimiranza" anticipatrice di quello che sarebbe stato il cinema di Pasolini che verrà dopo, nel 1960, anno di "Accattone", primo film del poeta assassinato. Una sorprendende, duplice forma di adivinazione... una tensione innovatrice che sembra agire come un ponte tra il cinema italiano di prima e quello che verrà anche grazie a Bolognini e a Pasolini, specialmente a quest'ultimo, il quale rivoluzionerà il modo di intendere e fare cinema anticipando gli altri grandi maestri del post neorealismo e post commedia all'italiana che non era solo roba "comica"... Il già citato "La Notte Brava" di Bolognini (sempre scritto da Pasolini), presenta una struttura narrativa corale, mentre "La Giornata Balorda" di Bolognini scritto da Pasolini, stringe essenzialmnete l'obiettivo tramico e immaginifico su un solo protagonista, su Davide, ben interpretato dal giovanissimo Jean Sorel, che viene pedinato per tutto il giorno alla ricerca di un lavoro, etc. Un po' quello che accade con trama e regia diverse in "Accattone" scritto e diretto da Pasolini, un "inseguimento" marcato sul personaggio interpretato da Franco Citti un borgataro qualunque che darà il volto ad uno dei personaggi più complessi ed iconici dell'intera storia del cinema italiano e d oltre... Entrambi i film sono del 1960 ma il film di Bolognini vene girato prima ed esce nell'Ottobre dello stesso anno, "Accattone" viene girato a cavallo del 1960/61 (vissi il privilegio di assistere da regazzetto ad un ciack in quel di Torpignattara, perdonate il momento del vanTalismo) ed uscirà nel 1961 creando grande scadalo! Se il fim di Bolognini è opera eccellente, l'Accattone di Pasolini si attesta sui più altri gradi della genialità. Senza dimenticare il robusto e suggestivo commento musicale in jazz di Pietro Piccioni, tra i più importanti compositori di scores cinematografici italiani. Tuttavia, pur rispettandolo, nonostante qualche attinenza la si possa giustamente riscontrare, personalmente non condivido il paragone stretto che mi pare si stato fatto da un compagno di chiacchiere filmiche, tra le musiche del film di Bolognini e quelle dell'Ascensore per il patibolo dove queste ultime sono puramente fuse con le immagini, sono trasfigurazione, l'immagine che si fa musica rendendo musicale l'immagine. Ovviamente è questione di sensazioni personali tutte valide e tutte giuste. Straordinario tuttavia l'iniziale plastico piano sequenza cinemusicale della durata di ben 2:32 1
Questo è un messaggio popolare. spersanti276 Inviato 23 Settembre Questo è un messaggio popolare. Inviato 23 Settembre In versione integrale (2h28') restaurato e con sottotitoli. Stupefacente. "Tratto da un romanzo del 1950 di Georges Arnaud, è uno dei capolavori del polar. Lo sguardo crudele di Clouzot mostra la condizione umana degradata dal profitto e dall’avidità, costruendo fotogramma dopo fotogramma un atto d’accusa, senza speranza, verso la bassezza cui è stata ridotta." "Quello che Clouzot realizza è un film che volteggia sul filo del rasoio come fosse una lumaca, il ralenti di una caduta vertiginosa, fino all’inevitabile e definitivo impatto. Da grande maestro riesce nella magia di fondere gli opposti ed è in grado di inchiodare lo spettatore con un ritmo lento e il gusto per il dettaglio. Vite vendute può essere suddiviso in due parti, due lati della stessa medaglia, quella che rappresenta la vita di chi non ha più nulla da perdere, non è più niente ed è bloccato come in una prigione, una condizione condivisa dallo stesso Clouzot agli albori della sua carriera come autore. Due parti, una lunga introduzione volta ad approfondire sia la personalità dei protagonisti, sia lo scenario dove ha luogo il dramma e una parte dedicata al trasporto della nitroglicerina, nella quale viene fatto esplodere ciò che si è costruito in precedenza, affogato nel nero del petrolio. I ruoli si ribaltano e l’esperto e arrogante malvivente Mister Jo (uno straordinario Charles Vanel) muta in un vecchietto timoroso e cagionevole, mentre Mario (Yves Montand), il suo lacchè, si rivela coraggioso e determinato. Nello sguardo di Clouzot non c’è però spazio per la speranza o il riscatto e i protagonisti sono destinati a cadere uno a uno. Sarebbe comunque riduttivo attribuire solo alla causalità e caducità della vita il triste destino riservato ai diseredati protagonisti di questa storia, un criminale in fuga, due migranti manovali e un vagabondo, tutti bloccati nella cittadina di Las Pedras, immersi in questa zona di frontiera, liminale, una babele di linguaggi, razze e modi di vita. Come suggerisce il titolo originale, le cause ultime di questa tragedia sono il salario e l’avidità, delle multinazionali, rappresentata da Mister “stelle e strisce” O’Brien, ma anche dell’individuo. Non è un caso che lungo tutto il film torni ossessivo il rumore dei motori dei camion, quasi a ricordare il suono delle macchine nelle catene di montaggio." 3
Napoli Inviato 23 Settembre Inviato 23 Settembre 4 ore fa, spersanti276 ha scritto: In versione integrale (2h28') restaurato e con sottotitoli. Stupefacente. "Tratto da un romanzo del 1950 di Georges Arnaud, è uno dei capolavori del polar. Lo sguardo crudele di Clouzot mostra la condizione umana degradata dal profitto e dall’avidità, costruendo fotogramma dopo fotogramma un atto d’accusa, senza speranza, verso la bassezza cui è stata ridotta." "Quello che Clouzot realizza è un film che volteggia sul filo del rasoio come fosse una lumaca, il ralenti di una caduta vertiginosa, fino all’inevitabile e definitivo impatto. Da grande maestro riesce nella magia di fondere gli opposti ed è in grado di inchiodare lo spettatore con un ritmo lento e il gusto per il dettaglio. Vite vendute può essere suddiviso in due parti, due lati della stessa medaglia, quella che rappresenta la vita di chi non ha più nulla da perdere, non è più niente ed è bloccato come in una prigione, una condizione condivisa dallo stesso Clouzot agli albori della sua carriera come autore. Due parti, una lunga introduzione volta ad approfondire sia la personalità dei protagonisti, sia lo scenario dove ha luogo il dramma e una parte dedicata al trasporto della nitroglicerina, nella quale viene fatto esplodere ciò che si è costruito in precedenza, affogato nel nero del petrolio. I ruoli si ribaltano e l’esperto e arrogante malvivente Mister Jo (uno straordinario Charles Vanel) muta in un vecchietto timoroso e cagionevole, mentre Mario (Yves Montand), il suo lacchè, si rivela coraggioso e determinato. Nello sguardo di Clouzot non c’è però spazio per la speranza o il riscatto e i protagonisti sono destinati a cadere uno a uno. Sarebbe comunque riduttivo attribuire solo alla causalità e caducità della vita il triste destino riservato ai diseredati protagonisti di questa storia, un criminale in fuga, due migranti manovali e un vagabondo, tutti bloccati nella cittadina di Las Pedras, immersi in questa zona di frontiera, liminale, una babele di linguaggi, razze e modi di vita. Come suggerisce il titolo originale, le cause ultime di questa tragedia sono il salario e l’avidità, delle multinazionali, rappresentata da Mister “stelle e strisce” O’Brien, ma anche dell’individuo. Non è un caso che lungo tutto il film torni ossessivo il rumore dei motori dei camion, quasi a ricordare il suono delle macchine nelle catene di montaggio." capolavoro.
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