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Max Richter, le Quattro Stagioni "recomposed"


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analogico_09

 

 

6 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Però sì, anche l’elaborazione di Marx Richter è interessante e...perché no? Fa pienamente parte della “musica classica”.... non fosse altro perché prodotta dalla casa per eccellenza della classica, la Deutsche Grammophon!

 

 

Non la penso infine come il nostro amico @SimoTocca per il quale va bene tutto col rischio che non vada bene nulla... 😄

La Deutsche Gramm ha prodotto anche registrazioni non appartenenti alla tradizione "classica".., in ogni caso la DG non è l'etichetta/dogma con il marchio DOC dell'infallibilità..,  di "markette" ne ha fatte pure lei, fermo restando il suo indiscusso, prezioso  prestigio.  Non è da te usare queste argomentazioni "populiste"... 😉


L'elaborazione di Richter delle stagioni di vivaldi sarà anche interessante , potrà certamente piacere, questione di gusti,  ma appartiene pienamente alla "tradizione classica" come  il Pictures at an Exhibition degli Emerson, Lake & Palmer appartengono alla stessa... per il solo fatto di "parodiare", o rielaborare liberamente gli originali che appartengono storicamente ed esteticamente in pieno, nei primissimi posti, alla tradizione musicale "classica", o colta? ...  uhmmm... 

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analogico_09
4 ore fa, Look01 ha scritto:

Richter ha realizzato una nuova registrazione di questa partitura che viene eseguita su strumenti originali, come quelli utilizzati in epoca barocca, e sintetizzatori vintage ...

... Si tratta di un’interpretazione alternativa, “un progetto multidimensionale” che Richter descrive come “un nuovo viaggio attraverso questa partitura che utilizza i colori di Vivaldi, con epoche diverse che parlano tra loro”.

 

 

Strumenti originali? Non mi risulta che i violini barocchi venissero suonati , ieri come oggi, con  tutto quel vibrato...

Cmq sia, da come descrivi l'elaborazione di Richter traspare chiaramente il tipo di approccio pretestuoso a vivaldi, meramente di "partenza", per elaborare un progetto proprio, lontanissimo, come già sostenuto nel mio primo post, da vivaldi, dallo spirito vivaldiano, dalla muscalità vivaldiana, dalla forma e dalla sostanza espressiva, stilistica e linguistica di vivaldi. Altro pianeta...

Il mio primo intervento era per dire che secondo me non è possibiloe tornare ad amare vivaldi attraverso questo rifacimento.., il vivaldi quello lì che compose guarda caso i 4 concenrti delle stagioni tratti dalla raccolta di concerti  denominata  "Il  Cimento dell'armonia e dell'invenzione"...  e che invenzioni.., ancora oggi danno benzina a  nostri ristagnanti e asfittici tempi musicali...

 

Interpretazione "alternativa".., a cosa? "un nuovo viaggio".., poi..,  certo, un viaggio fatto con il "carretto" degli altri.., tutto questo non significa nulla. Neppure che vengano utilizzati i "colori" di vivaldi dei quali si fa una lontana , imparagonabile, perfino presuntuosa parodia date tle disinvolte affermazioni.., non so di chi siano ma lasciano intendere che non si sappia molto di cosa sia il "colore", e tutto il resto, di vivaldi che vive il presente, nel presente, che parla all'uomo contemporaneo unicamente in virtù della sua autentica ed originaria peculiarità compositiva, linguistica, stilistica, estetica;  non ha bisogno di essere "supportata" da questi rifacimenti che se presi nel verso sbagliato, cosa che potrebbe non corrispondere alla volontà dell'autore, finirebbero per adulterare e svilire l'autentico spirito musicale vivaldiano.

 

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@analogico_09 Scusami  mi rendo conto che il mio senso dell'umorismo ogni tanto possa venire frainteso non era mia intenzione mancare di rispetto a nessuno.

La mia non voleva certo essere una sfida tra classica e neoclassica ed é ovvio che certe opere e certi compositori resteranno per sempre nella storia della musica.

Però certe rielaborazioni sia in classifica che in Jazz le trovo apprezzabili. Hanno forse anche la possibilità di allargare e aumentare l'ascolto , in un certo senso, di questi capolavori del passato .

 

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analogico_09
2 minuti fa, Look01 ha scritto:

Scusami  mi rendo conto che il mio senso dell'umorismo ogni tanto possa venire frainteso non era mia intenzione mancare di rispetto a nessuno.

 

Non non mi sembra che tu abbia mancato di rispetto a me o a chiunque altro,  il fatto non sussiste quindi le scuse , ti ringrazio ugualmente per il garbo, non occorrono.

Rispondevo anch'io  ironicamente, enfatizzando volutamente il fatto che si sia usato più volte, anche da altri utenti, il termine "blasfemo". Dietro il quale si cela credo implicitamente l''dea un po' compassata del purista della classica che resta "scandalizzato" da certe proposte musicali non "ortodosse", disiamo così.., mentre si prende diversa posizione per altri motivi più sostanziali.

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analogico_09
9 ore fa, Severus69 ha scritto:

 

Screenshot_2022-04-23-15-00-40-89_99c04817c0de5652397fc8b56c3b3817.jpg

 

 

Una delle più "disarcionanti" interpretazioni delle Stagioni.., è con questa e con altre non di meno ottime esecuzioni delle stesse che dovremmo tornare ad amare l'opera di Vivaldi,  senza dover ricorrere a con-fuse scorciatoie con le quali arriveremmo semmai ad amare altro.., magari il "maligno"...  😄  😉

 

Senza dimenticare la prima, pionieristica interpretazione filologica di Harnoncourt,  rivoluzionaria forse in funzione del fatto che il grande maestro ridona alla partitura la sua schietta "normalità"....

 

 

 

  • Melius 2
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Stravinsky che riscrive Pergolesi è vivo e vegeto, Waldo de Los Rios che riscrive Mozart forse me lo ricordo solo io.
Sta tutto nel manico, come sempre. Ai posteri dunque l'ardua sentenza. Personalmente trovo questa specie di minimalismo vicina all'ipnosi: non fa danno, un po' mi culla ma quando mi sveglio non resta nulla.

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A mio modesto parere ,quando un artista intitola un album con il nome di un capolavoro del passato o lo suona così come il compositore l'aveva composto o lo reinterpreta a suo piacimento.

Sono comunque modi diversi di omaggiare questi capolavori.  Secondo me una reinterpretazione nuova non va paragonata all'originale , ma va vissuta come una nuova esperienza.

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analogico_09
Il 23/4/2022 at 18:04, MCnerone ha scritto:

Aggiungerei anche Vikingur Òlafsson, i due dischi  di Bach Rework sono deliziosi.

 

Sarà forse perchè è da queste rielaborazioni per così dire "facilitate" della musica del Cantor che potresti eventualmente cogliere, l'autentica e profonda essenza dello spirito musicale bachiano nel caso in cui non la conoscessi , oppure tornare ad amarla di nuovo se te ne fossi stancato dopo tanti ascolti?

 

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14 ore fa, Look01 ha scritto:

Secondo me una reinterpretazione nuova non va paragonata all'originale , ma va vissuta come una nuova esperienza.

 

9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Ed io cosa vado scrivendo da quando è iniziato questo topic?

Penso anch'io che il disco di Richter vada vissuto come una nuova esperienza, senza paragonarlo alle opere originali di Vivaldi.

Quello che trovo strano è che si tratta di un lavoro eclettico e un po' discontinuo. In alcuni casi Richter usa brevi incisi o frammenti di Vivaldi per costruirci sopra il proprio pezzo. Questi sono i brani che a me piacciono di più perché si coglie bene lo stile di Richter, il suo modo di costruire la musica. In altri casi invece Richter usa lunghe porzioni della partitura originale facendo qua e là delle modifiche ritmiche, melodiche o nell'armonizzazione. Insomma, "corregge" l'originale per tirarne fuori qualcosa di nuovo. Questi pezzi a me sembrano francamente quelli meno riusciti e non ne capisco bene il senso. Forse, ma dico forse, si tratta di un tentativo di "alterare" l'originale inoculando degli elementi che generano nell'ascoltatore delle associazioni con la musica contemporanea non-classica (ad esempio, quella delle colonne sonore di cui Richter è autore di successo). Poi ci sono dei pezzi (la serie Shadows) fatti col Moog dove la musica di Vivaldi traspare soltanto per brevi istanti, come emergendo dalla nebbia per dissolversi subito dopo. Qui il senso è ancora diverso, mi sembra: la musica di Vivaldi e il suo grande dinamismo appaiono oggi come ombre del passato affogate nella continuità di un flusso sonoro indistinto. Questi brani mi sembrano interessanti, anche se piuttosto poveri dal punto di vista musicale.

Insomma, in questo lavoro mi sembrano convergere idee e progetti diversi che non è chiaro come si connettano tra loro.

Detto questo, uno potrebbe dire: e chi se ne frega?? 😀

In effetti, la musica serve anche (e soprattutto) per staccare la mente e farsi trasportare dai suoni, ovunque essi ci portino. E Richter ha senz'altro la capacità di farlo. Altrimenti non si spiegherebbe il suo grande successo.

  • Melius 2
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analogico_09
4 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Quello che trovo strano è che si tratta di un lavoro eclettico e un po' discontinuo. In alcuni casi Richter usa brevi incisi o frammenti di Vivaldi per costruirci sopra il proprio pezzo. Questi sono i brani che a me piacciono di più perché si coglie bene lo stile di Richter, il suo modo di costruire la musica. In altri casi invece Richter usa lunghe porzioni della partitura originale facendo qua e là delle modifiche ritmiche, melodiche o nell'armonizzazione. Insomma, "corregge" l'originale per tirarne fuori qualcosa di nuovo. Questi pezzi a me sembrano francamente quelli meno riusciti e non ne capisco bene il senso. Forse, ma dico forse, si tratta di un tentativo di "alterare" l'originale inoculando degli elementi che generano nell'ascoltatore delle associazioni con la musica

Sono d'accordo, con quanto quoto e sul resto del tuo mex; avevo più o meno espresso analoga osservazione in modo più sintetico rispetto alla tua nel mio primo post, chiedo scusa se mi autocito: Le parti più somiglianti all'originale sono viepiù peggiori delle parti più "arbitrarie" alle quali potrenno perlomeno attribuire il merito di essere più personali e "coraggiose". 

 

 Penso inoltre in generale che le intenzioni "letterarie" dell'autore contino poco; io guardo ai risultati musicali, agli sviluppi e agli esiti, che, piacciano o meno, non hanno bisogno di essere spiegati..,a meno che non si tratti di musica a "programma" , ad imitazione o naturalistica come di si voglia, associata a un testo letterario specifico, come nel caso della 4 Stagioni di Vivaldi: ogni stagione viene accompagnata da "didascalie" poetiche, dove anche in questo caso la riuscita estetica  puramente musicale che trascende il pre-testo letterario, darà ragione o torto alle intenzione, più o meno "pie", dell'autore.

 

4 ore fa, Grancolauro ha scritto:

In effetti, la musica serve anche (e soprattutto) per staccare la mente e farsi trasportare dai suoni, ovunque essi ci portino. E Richter ha senz'altro la capacità di farlo. Altrimenti non si spiegherebbe il suo grande successo.



La musica, l'ascolto musicale, per me è come una sorta di hic et nunc ... mi aiuta spesso a ritrovarmi con la mia mente stressata dalle tante cose prosaiche della vita. Durante l'ascolto musicale vivo delle "contingenze" mentali ed emozionali "guidate", diciamo così, ma lascio che la mente resti anche libera di andare dove la musica c vorrebbe portarla quando tra la mente e i "suoni" vi siano delle affinità elettive, purchè la mente sappaia a quale strumento del "viaggio" si sia affidata. Quando non si verificano tali condizioni di solito scendo alla prossima.., non ce la facciom ad arrivare fino al capolinea.

Ma credo che questo valga un po' per tutti. 🙂

 

EDIT -  dimenticavo..  il successo di Max Richter credo sia dovuto anche alle numerose colonne cinematografiche, per film più o meno celebrati.

 

Mi viene in mente la "beethoveniana" (e non solo quella) realizzata da Walter Carlos per Arancia Meccanica di Kubrick.., uno score parodia/adattamento che presenta una sua specifica e organica funzione cinematografica che diventa "altro" rispetto alla sinfonia nona del compositore tedesco...

Non mi pare infatti che tale adattamento, benchè a mio avviso di per se molto interessante, già passato alla storia come una delle prime "icone" cinematografiche più popolari e amate, sia particolarmente celebrato all'infuori della collocazione filmica.

 

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