Jump to content

Cosa state leggendo?


Napoli
 Share

Recommended Posts

immagine.thumb.png.0b77db862f2cf30f6f3bd7e15876dd19.png

Cita

Uscita nel settembre 1971, "Le notti difficili" è l'ultima opera pubblicata da Buzzati. Nei cinquantuno testi spesso autobiografici che compongono la raccolta, elzeviri e racconti soprattutto, tornano in chiave rinnovata i temi più cari all'autore: l'inquietudine delle attese, il senso dello scorrere del tempo, gli incubi notturni, l'indifferenza del destino, la magia racchiusa nell'ovvio Il tutto sullo sfondo di una quotidianità percorsa da strani segni premonitori, in continua oscillazione tra la cronaca e un realismo favoloso nel quale vengono accentuati i toni, per altro non insoliti nella produzione dello scrittore bellunese, dell'ironia in ogni sua forma: dallo scherzo giocoso al sarcasmo crudele e fin apocalittico.

 

Letto da Jesus Emiliano Coltorti

  • Melius 1
Link to comment
Share on other sites

Ho terminato:

1. Oliver Sacks - Musicofilia - Adelphi

2. Kip Thorne - Buchi neri e salti temporali. L'eredità di Einstein - Oblò Castelvecchi

 

Sto leggendo:

3. Jordan Ellenberg - I numeri non sbagliano mai - Ponte alle grazie

 

Consiglio il n1 a tutto coloro che vogliono capire di più sull'impatto tra mente e musica. Sacks è neuropsichiatra e cita casi reali di assoluto rilievo. Si legge senza nessun impaccio. Consigliato a tutti coloro che si chiedono perché la musica riesce ad accompagnarci in qualsiasi momento della nostra esistenza.

 

Thorne (n2) è un eccellente divulgatore scientifico. Scoprire che lui e Hawking scommettevano un'abbonamento a Penthouse sulla veridicità delle scoperte reciproche, svela veramente un altro mondo: quello dei fisici che magari per anni hanno un blocco mentale e non pensano agli impatti "collaterali" delle loro o altrui scoperte. Si legge benissimo, le formule per chi vuole addentrarsi sono tutte nell'appendice. Consigliato a coloro a cui piace la materia.

 

In merito al n3 non posso che manifestare la mia sorpresa. Ci hanno insegnato per anni la matematica in modo da farcela odiare ma Ellenberg fa apprezzare quanto viceversa, il mondo ha bisogno della  matematica vera e purtroppo, quante persone ne fanno un uso inappropriato soprattutto in ambito statistico. Si si legge senza intoppi. Niente formule. Consigliato.

 

  • Thanks 2
Link to comment
Share on other sites

immagine.thumb.png.913d7af5f96e89a3e1fedc068d010f50.png

 

Cita

"Paura alla Scala" fu pubblicato nel 1949, dopo il successo de "Il deserto dei Tartari" e "I sette messaggeri". Nelle venticinque storie che compongono la raccolta si dispongono, con esiti letterari altissimi, i grandi temi della narrativa dello scrittore bellunese: il senso di solitudine di fronte alla vastità e all'inaccessibilità del cosmo; l'attesa di qualcosa che rompa l'incanto della mediocrità cui ci sentiamo fissati; l'impressione che esista un destino più forte degli uomini, che pure tanto si affannano per poi scoprire quanto sono modesti rispetto alle loro presunzioni. Ma il quadro non è tutto desolazione: non mancano, infatti, anche la spinta all'elevazione, all'amore, alla speranza, al compimento.

 

 

Letto da Jesus Emiliano Coltorti

Link to comment
Share on other sites

Nei miei venti giorni di vacanza, complice l'acquisto di un mai troppo lodato paio di occhiali multifocali,  mi sono dedicato con soddisfazione alla lettura di questi libri:

1) Estate a Baden Baden di Leonid Cypkin

2) Panico di James Ellroy (già citato da Nebraska)

3) L'anomalia di Hervé Le Tellier

4) Uno scritto apocrifo su Sherlock Holmes, comprato in edicola, di cui mi sfugge l'autore ma gradevole.

 

Estate a Baden Baden mi ha molto colpito. Scritto nel 1981 circa, l'autore è un medico che ha pagato a caro prezzo il trasferimento all'estero del figlio. Narra della vita di Dostoevskij, della sua propensione al gioco d'azzardo in un intreccio veramente interessate tra il punto di vista dell'autore e quello del protagonista. L'uso del punto  è assai sporadico, con frasi che arrivano anche a superare le due pagine ma, comunque, sempre abbastanza facile da seguire. La prefazione di Susan Sontag parla di capolavoro della letteratura. Non saprei, ma a me è piaciuto. 

Passare dalla letteratura russo sovietica alla narrazione tipica americana di Ellroy è stato spiazzante, quanto meno per l'uso della punteggiatura. Libro assai più facile, mi è piaciuto per lo stile rude, aderente allo stereotipo degli Stati Uniti a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta. Forse più descrittivo che introspettivo, ma vorrei avere il parere di Nebraska.

L'anomalia è un romanzo francese recentissimo. Molto ben scritto -ho letto le circa 370 pagine in due giorni- pecca forse della velleità francese di voler essere a tutti i costi filosofi senza averne le capacità. Rispetto a Ellroy è più ricco di citazioni colte -o, almeno, ne fa maggiore sfoggio- e lancia un interrogativo angoscioso e interessante. Tuttavia, a fronte del dilemma, non vi è profondità, né tentativo di trovare una soluzione appagante.

 

Mi piacerebbe sapere se li avete letti anche voi e cosa ne pensate.

Alessandro 

  • Thanks 1
Link to comment
Share on other sites

@Leoneattila

Dal momento che è stato richiesto un parere, rigorosamente IMO ho trovato "L'anomalia" un libro quasi costruito a tavolino. Pretenzioso e inconcludente. Lo spunto iniziale era anche interessante, ma sviluppato male e introducendo troppi personaggi non adeguatamente caratterizzati.

 

Nel frattempo ho letto anche "Klara e il Sole" di Kazuo Ishiguro e purtroppo anche questo mi ha un po' deluso. Introdurre tematiche proprie della fantascienza non mi è sembrato nelle corde di questo scrittore. Anche in questo libro poi troppo sottotracce non sviluppate adeguatamente. Il personaggio di Klara è comunque di impatto e di grande intensità emotiva.

Per andare sul sicuro e non rimanere deluso ho poi letto "Un giorno di felicità", una raccolta di brevi racconti autobiografici di Isaac B. Singer incentrati sui primi anni della sua vita. Uno o due racconti (es. "La lavandaia") valgono da soli l'acquisto, ma su Singer lo ammetto non sono obiettivo.

Link to comment
Share on other sites

@Leoneattila ciao, da grande fan di Ellroy ne penso bene (abbastanza) e mi spiego : lo stile del nostro è estremamente originale soprattutto se rapportato a altri autori di noir o bestsellers. Quel suo modo concitatato e frammentario di porre le frasi della narrazione oltre a essere unico è consono al tipo di narrazione, funziona. Qui però rispetto a opere precedenti suona un po' deja vu, sia come trama che come stile che in questo libro risulta per me meno efficace, troppo semplificato rispetto che so a American tabloid o Cinque pezzi da mille.

buona lettura per l'estate comunque 🙂

Link to comment
Share on other sites

Ciao,

ho iniziato iersera a leggere "La pelle" di Curzio Malaparte, difficile ma bello, tragico e di una crudezza particolare ma piacevole ed efficace.

Era tempo che volevo leggerlo ed ho approfittato di una visita in libreria per prenderlo, edizioni Gli Adelphi, 13€.

Interessante anche la storia di Curzio Malaparte, di cui ho sempre ammirato la stupendissima casa, forse ha peccato a non annunciare la sua distanza dal fascismo, che seguì agli inizi, per cui pagò con il confino e varie azioni simpatiche del regime nei suoi confronti.

Purtroppo questo non è conosciuto e chi ne parla, secondo me, lo fa spesso a sproposito.

Quindi un autore da ri-scoprire.

Fausto

 

  • Melius 1
Link to comment
Share on other sites

Dopo Detective Selvaggi nn mi aspettavo un altro capolavoro, invece 2666 mi è piaciuto, forse, ancora di piu. Il libro è diviso in 5 parti apparentemente slegate nella trama, ma nell'ultima (la parte di Arcimboldi) tutto converge in un finale che mi ha lasciato senza fiato (finale bolanesco, dove, com'è stato detto efficacemente, più che una fine sembra che i protagonisti saltino fuori dalle pagine e continuino a vivere altrove). 

A chi piace l'autore consiglio anche "la pista di ghiaccio". Più semplice nello svolgimento, è uno dei primi libri del nostro, ma per me uno dei migliori. 

Screenshot_20210825_213009_com.android.chrome.jpg

  • Melius 1
Link to comment
Share on other sites

ho appena finito la simmetria dei desideri di eskol nevo giovane autore israeliano che consiglio vivamente. adesso sto leggendo la disciplina di penelope di carofiglio

 

 

Link to comment
Share on other sites

 

 

FB_IMG_1630046309390.jpg.73793f12e828623a5ebe66ba7767fa65.jpg

Non sono certamente un moralista, ma questo romanzo mi ha disturbato parecchio; il linguaggio esplicito di un drogato di sesso, dedito ad alcool, droghe e ad ogni eccesso… ha imprevedibilmente superato la mia soglia (molto alta) di tolleranza al turpiloquio.
Sono stato deluso inizialmente, molto deluso dalla scrittura e come sempre ho pensato che quando uno è bravo a fare una cosa (e Cave è bravissimo a comporre ed interpretare le sue ballate) dovrebbe fare quello e lasciar perdere il resto! Penso di aver continuato la lettura solo perché il libro mi era stato regalato da mia figlia…
Poi progressivamente, la lettura è diventata più accessibile, mi sono tarato sul testo, nonostante la vicenda in realtà fosse un crescendo del delirio del protagonista, che naturalmente-inevitabilmente si avvicina alla sua fine, la sua morte, preannunciata fin dal titolo del romanzo. Progressivamente il rifiuto l’astio verso Bunny Munro si affievolisce, e l’affetto, l’empatia verso suo figlio Bunny jr, un povero ragazzino di nove anni, con la blefarite cronica e lo stronzo di suo padre che non lo fa curare, manco gli prende il collirio, equilibrano un po’ le cose.
Poi inaspettatamente, nonostante Bunny abbia comportamenti sempre più inaccettabili, il suo essere così perdente, così fuori dal mondo, fa scattare la solidarietà umana per questo piccolo mostro perdente, per questo inutile piccolo uomo egocentrico, edonista, e l’ultima parte del romanzo –affatto consolatoria- risulta davvero toccante, la fine dello sgangherato viaggio di Bunny Munro con la sua sgangherata Punto gialla. 
Credo che queste immagini non mi usciranno tanto presto dalla testa… non poco per uno che –a mio avviso- dovrebbe scrivere solo canzonette!

  • Thanks 1
Link to comment
Share on other sites

@regioweb Condivido e non mi capacito di come sia montato tanto entusiasmo per quest’autore che reputo un provinciale limitato, forse ( anzi sicuramente ) colpa della mia scarsa cultura, ma sarei felice se qualcuno potesse ribaltare la mia tesi..... 🙄

Link to comment
Share on other sites

immagine.png.fe1ab8e8a6d5fe1cb99d3890f195e9f9.png

 

Cita

 

I sette messaggeri (Mondadori, 2018) è la prima raccolta di racconti scritta dal grande scrittore bellunese, pubblicata nel 1942 e composta da diciannove racconti, alcuni dei quali confluiti in seguito anche in Sessanta racconti e ne La boutique del mistero. In tale raccolta emergono subito alcuni dei tratti caratteristici dell’opera di Buzzati, presenti anche in altri suoi romanzi e racconti della maturità e che rappresentano un’occasione preziosa per accostarsi per la prima volta alla lettura di questo autore per quanti non l’avessero ancora fatto.
Tra le caratteristiche che li accomunano ci sono: il passaggio inesorabile del tempo; il pensiero della morte, che, specialmente in alcune fasi della vita, diventa ricorrente nell’essere umano, dando al tempo stesso senso, ma anche l’impressione talvolta che la nostra esistenza ne sia priva; la curiosità per l’ignoto, inteso sia come luogo geografico, ma anche dell’anima. Nell’universo narrato da Dino Buzzati i personaggi sono sempre italiani che conducono un’esistenza normale, cioè in linea con quelle che sono le caratteristiche socio-culturali del loro tempo, che si differenziano tra loro solo a volte per la condizione economica, ma che incarnano quelli che sono pregi e difetti dell’uomo contemporaneo e per questo sempre di straordinaria attualità.

Leggendo questi bei racconti c’è il rischio di cadere nella tentazione di ritenere che essi siano improntati al pessimismo, ma tale interpretazione è decisamente troppo limitativa, in quanto la dimensione spirituale della quale sono permeati conferisce a essi una straordinaria vitalità, quasi come se l’autore volesse dirci che la vita è più forte della morte, anche quando assume una forma diversa.
Troppo spesso la critica ha sottovalutato nelle opere di Dino Buzzati una componente soprannaturale che implica, se non un’autentica ammissione di fede in una religione rivelata, almeno certamente una forte sensibilità spirituale e un’aspirazione all’eternità che impreziosisce la sua narrazione, rendendola straordinaria con la sua profondità di sguardo, la sua chiarezza espressiva e l’intensa emozione che tiene viva l’attenzione del lettore.

Dino Buzzati è uno scrittore di un’attualità talvolta sorprendente, come lo sono tutti coloro che sono da annoverare tra i classici della letteratura. Egli infatti è stato capace di anticipare questioni, fenomeni e temi che ancora troviamo nelle pagine dei giornali, nel dibattito televisivo nell’ambito dell’informazione e che sono oggetto di confronto su internet attraverso i social network e i forum. Tutto questo perché Dino Buzzati era troppo avanti nella visione del mondo rispetto ai suoi contemporanei e per questo non sempre del tutto compreso, considerato e apprezzato in vita.
Il suo maggior consenso di pubblico, pur ottenendo numerosi premi e riconoscimenti tra i quali lo Strega nel 1958 per la raccolta Sessanta racconti, lo ha ottenuto dopo la sua scomparsa avvenuta a Milano, sua città d’adozione dove ha vissuto gran parte della sua vita, il 28 gennaio del 1972.
La spiegazione è abbastanza semplice: nelle sue opere si possono facilmente riscontrare elementi di grande modernità, nei quali spesso può identificarsi meglio l’uomo dei nostri giorni, anche di questo secondo Millennio o comunque degli ultimissimi anni del Novecento, piuttosto che quello degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, cioè di quelli nei quali si colloca la maggior parte della produzione letteraria di Buzzati.
Il suo scarso interesse per le correnti letterarie, per l’ideologia politica della quale non è mai rimasto prigioniero a differenza di molti scrittori suoi contemporanei e per la vita mondana, lo rendono diverso da molti autori italiani del Novecento, tanto da essere accostato da gran parte della critica più a Kafka, Borges, Hoffmann e Poe, che certamente egli ben conosceva per aver letto diversi loro libri, che non a suoi connazionali. In effetti l’elemento grottesco, unito a quello misterioso e fantastico, lo rende unico nel panorama letterario, anche perché in realtà è praticamente impossibile collocare i suoi libri in un solo genere. Lo stile stesso di Buzzati può essere molto raffinato, ricco di vocaboli ricercati e caratterizzato da una descrizione minuziosa di ogni singolo dettaglio caratteristico dei grandi scrittori del Novecento, con proprietà di linguaggio e utilizzo anche di termini specifici legati all’ambito narrato nei suoi testi, ma può diventare anche all’interno del medesimo racconto più informale e colloquiale, laddove Buzzati lo ritiene necessario per rendere la narrazione più consona, efficace e fluida in determinati passaggi.

Nato a Belluno, in località S. Pellegrino, il 16 ottobre del 1906, da Giulio Cesare, importante giurista bellunese di famiglia di lontanissime origini ungheresi e scomparso nel 1920, quando il futuro scrittore aveva soltanto quattordici anni, e da Alba Mantovani, veneziana che aveva avuto un padre medico e una madre di famiglia nobile, Dino Buzzati Traverso, terzogenito di quattro figli, ha vissuto un’esistenza abbastanza lineare, anche se intensa, tra servizio militare con missioni anche all’estero durante la Seconda guerra mondiale, la passione per l’alpinismo con numerose escursioni compiute con amici nella zona delle Dolomiti bellunesi, quella per la pittura e naturalmente quella per la scrittura, prima come giornalista e poi in seguito come narratore.
Proprio il lavoro come inviato cronista, in seguito come corrispondente anche dall’estero e quello di redattore svolto per tanti anni a “Il Corriere della Sera”, giornale che di fatto non ha mai abbandonato, ha influenzato la sua vita ed è stato per lui fonte di ispirazione per molti suoi racconti, insieme al tanto tempo trascorso durante l’infanzia e la prima giovinezza nella villa proprio a S. Pellegrino e nella biblioteca di famiglia.

La sua straordinaria fantasia che pur se densa di simbolismo nasce partendo sempre da elementi della vita reale, come d’altronde anche i suoi personaggi, pur dando spesso loro nomi e cognomi inventati ma assolutamente verosimili, come perfette sono le descrizioni dei luoghi veri o immaginati che siano, trova forse nelle sue raccolte di racconti la massima espressione, toccando vette di assoluta grandezza.
I sette messaggeri, pubblicato come detto per la prima volta nel 1942 e da Mondadori nel 1984, con una recente ristampa dell’opera annoverata tra gli Oscar moderni nel 2018 impreziosita dalla bella introduzione di Fausto Gianfranceschi, è certamente un esempio virtuoso in tal senso e diverse sono le storie, delle diciannove che compongono la raccolta, davvero da ricordare.
Tra di esse c’è L’uccisione del drago, che narra le vicende di un gruppo di cacciatori che decide di organizzare una battuta di caccia alla ricerca di un misterioso drago che vive in uno sperduto paesino italiano di montagna, unico superstite della sua specie. Un drago classico con tanto di fauci dalle quali esce un fumo irrespirabile per l’essere umano, che si nasconde in una caverna e che tutti gli abitanti della zona temono, che solo tale gruppo di cacciatori capeggiati da un nobile, un conte per la precisione, osa affrontare, ma che in realtà sembra vecchio e praticamente innocuo se non provocato. In tale racconto è evidente la metafora tra il progresso tecnologico incarnato dall’uomo moderno incapace di accettare la presenza della natura nelle sue forme selvagge, arcaiche e misteriose incarnate dal drago, simbolo di un passato ricco di tradizioni, ma che sembra non trovare più spazio di fronte all’avanzata prepotente dell’essere umano. Egli non riesce a rispettare gli equilibri sui quali la natura si fonda, finendo con commettere atti dei quali in futuro è destinato a pentirsi.

L’assalto al gran convoglio invece è una sorta di omaggio al coraggio dei briganti, rappresentati dal personaggio di Gaspare Planetta, che pur nei loro atti violenti da fuorilegge, hanno una loro dignità per la capacita eroica che li contraddistingue e che li rende coraggiosi, perché si battono secondo i loro princìpi mantenendo un comportamento fiero da uomini veri e mai da codardi, capaci di rischiare la vita pur di non piegarsi a regole che ritengono ingiuste.
Sette piani è forse il racconto più emblematico della raccolta, dove Buzzati riflette sul peso della malattia, sul senso della vita e della morte, e su come spesso ingenuamente pensiamo di essere invulnerabili considerando che la malattia sia un problema che riguarda gli altri e mai noi. Il protagonista Giuseppe Corte, che si reca in un importante sanatorio specializzato nella cura di ogni genere di malattie per farsi ricoverare e risolvere così un suo piccolo problema di salute, scopre che in questa struttura i pazienti vengono ricoverati in stanze costruite su sette piani secondo la gravità del loro stato di salute, partendo da quelli più alti dove si trovano i degenti in condizioni migliori, fino ad arrivare gradualmente scendendo al più basso, dove ci sono quelli che sono in fin di vita senza nessuna speranza di guarigione. Le sue certezze iniziali verranno smontate a poco a poco nel corso della sua degenza tra elementi grotteschi, paradossali, ma anche con risvolti drammatici, dai quali imparerà molto senza più essere la stessa persona di prima, bensì un uomo privato di quelle certezze che lo avevano accompagnato nella sua vita fino ad allora.

Sinistre o misteriose presenze popolano racconti come Il dolore notturno e Ombra del sud, quest’ultimo ambientato tra Porto Said, in Egitto e Massaua in Eritrea. Ci sono anche attese che permangono anche oltre la durata stessa del racconto come ne Il memoriale, o ancora l’angoscia che colpisce i Gron, una famiglia molto benestante, nella loro abitazione in una sera durante un improvviso temporale, mettendone in crisi l’agiata vita domestica nel racconto Eppure battono alla porta.
Il sacrilegio è un racconto nel quale si parla invece del giudizio divino degli esseri umani alla fine della loro esistenza, ma il protagonista non è un adulto, bensi un bambino di dodici anni, Domenico Molo, che si appresta a ricevere la prima comunione. A lui non viene riservato nessun trattamento di favore nonostante la giovane età, con un finale a sorpresa che ci fa riflettere sul nostro destino, legato alle opere e ai comportamenti che hanno caratterizzato la nostra vita terrena, al quale non possiamo sottrarci, ma che fondamentalmente dipende da noi. Questo, per chi scrive, è da considerare il racconto più bello, per quanto sia difficile scegliere, per la purezza della narrazione che riflette l’animo di un bambino troppo maturo per la sua età, che con i suoi sensi di colpa, la sua umiltà e la sua sensibilità è destinato a soffrire di più, ma che grazie a questa consapevolezza riuscirà ad andare avanti.
Il mantello descrive in maniera breve ma efficace il ritorno a casa di un soldato ventenne, Giovanni, dalla guerra e dell’incontro con sua madre e i suoi fratelli con un esito davvero sorprendente.

I sette messaggeri è il racconto che dà il titolo alla raccolta, dove un principe di un immaginario e vasto regno parte per un lungo viaggio accompagnato appunto da sette messaggeri allo scopo di raggiungerne i confini dove non si è mai spinto. Durante tale spedizione li rimanda indietro, man mano che avanza, con intervalli regolari stabiliti dal principe stesso, per portargli notizie di quanto accade nella sua città d’origine. Il tempo che impiegano i messaggeri a tornare dal principe per dargli informazioni tramite notizie a voce o lettere diventa tuttavia sempre più lungo, in quanto egli sembra non riuscire a raggiungere mai i tanto sospirati confini del regno. Decide così di prendere una decisione forte: dopo ben otto anni di viaggio, facendo dei precisi calcoli, si rende conto che l’ultimo messaggero che riparte per percorrere nuovamente la strada verso casa non potrà probabilmente tornare in tempo a dargli notizie mentre egli è ancora vivo.

Dino Buzzati descrive le paure dell’uomo contemporaneo, ma anche la sua sete di conoscenza, il suo desiderio di valicare i limiti dell’ignoto, le sue passioni, il suo attaccamento ai beni terreni, ma anche in fondo la sua voglia di infinito e quindi di eternità. Questo è un libro tra i meno conosciuti di questo autore, tutto da scoprire e vivamente consigliato. Il racconto, per troppo tempo ingiustamente considerato in letteratura una forma minore di narrazione, in realtà rappresenta per lo scrittore un’occasione di condensare argomenti, temi e riflessioni spesso a lui care in un testo più breve, ma dove personaggi, luoghi e atmosfere hanno talvolta persino un’intensità maggiore in grado quindi di emozionare il lettore almeno quanto un romanzo.

Dino Buzzati resta uno dei più grandi autori italiani di ogni tempo e di grande attualità proprio perché nei suoi libri ci sono sempre elementi sui quali interrogarsi e soffermarsi a riflettere. In un’epoca frenetica dove sembra non esserci più tempo per pensare, egli sembra invitarci a recuperare il valore del tempo nella nostra vita, che non è soltanto prezioso perché fuggevole. Nei suoi racconti emerge infatti una dimensione più grande di esso, ancora a noi in gran parte ignota, non riconducibile solo a qualcosa di effimero, bensì di durevole dopo la nostra esistenza terrena, che si manifesta attraverso una forma di vita diversa che probabilmente, anche se Dino Buzzati non lo scrive apertamente, somiglia molto a quell’eternità che da sempre l’uomo va cercando affinché la sua anima possa trovare pace.

 

 

 

Letto da Jesus Emiliano Coltorti

Link to comment
Share on other sites

che dire, medico scrittore che descrive molti aspetti della vita e della morte con riferimenti che vanno da Seneca fino a Fellini..... 150 pag circa da leggere tutto d'un fiato. Consigliato

71yh-SwuhhL.jpg

Link to comment
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
 Share




×
×
  • Create New...