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Jazz!


analogico_09

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Un disco non molto conosciuto che ascoltavo oggi, si tratta di Ted Curson Quartet - Urge, su etichetta Fontana. Sonorità free, tanto da sembrare una registrazione attuale, mentre siamo invece nel 1966. Dopo una serie di album più ''facili'', ho scelto qualcosa di un po' più ostico, ma sicuramente di ottimo livello.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il 8/4/2021 at 11:25, lofuoco ha scritto:

Inizio qui allora proponendo un disco che ho in ascolto proprio adesso. 

Premetto che sono un grande estimatore del genio Haden e di come ha sempre saputo coniugare passato presente e futuro nella sua musica oscillando e padroneggiando linguaggi ostici ma al tempo stesso sapendosi calare con grande stile e maestria nelle ballate di un più rassicurante jazz melodico.

Le collaborazioni che ha stretto nella sua lunga carriera sono molteplici ed a volte anche contraddittorie e me lo fanno apprezzare come un musicista a tutto tondo.

 

 

Torno un attimo indietro, a questo post... Ammiro molto, moltissimo Charlie Haden, mi ritrovo pienemente in ciò che scrivi di lui. Ho inizato a conoscerlo e ad amarlo quando militava con le piccole, straordinarie formazioni di Ornette Coleman.., era una forza della natura.., nel tesissimo "contrappuntistico" duo con Scott La Faro dell'album "Free Jazz" è da annalli... e poi il lungo assolo dell'album "Liberation Music Orchestra, nel brano "Song for Che", un modo di suonare quasi "chitarristico", se così si può dire, che qui emerge in maniera particolare, è da brividi...

 

 

 

 

 

 

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2 ore fa, naim ha scritto:

Un disco non molto conosciuto che ascoltavo oggi, si tratta di Ted Curson Quartet - Urge,

 

 

 

Adoro questo disco.., in vinile raro e costoso (uno dei miei rari acquisti discografici un po' folli...) ne ho parlato altre volte, anche in questo topic forse, non ricordo... ma repetita iuvant.., il brano che preferisco, per me il più "sconvolgente",  è l'interpretazione del celebre standard "You dont not what love is"; con Booker Ervin al sax (altro mingusiano) fanno una musica giocata di contrappunto di rara intensità espressiva e filigranatura linguistica.., un disco modernissimo come fai giustamente notare, non troppo "ostico" per chi non sia abituato a questa forma di linguaggio jazz.., con momenti di estatica mai leziosa melodia "assediata" da accordi "tendenziosi"...

 

Non c'è purtroppo nel tubo.., un brano che nasce "felice", potremmo riconsolarci, si fa per dire.., con la versione dello stesso brano interpretato da Booker Ervin con il suo splendido sestetto
 

 

 

 




 

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14 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

il brano che preferisco, per me il più "sconvolgente",  è l'interpretazione del celebre standard "You dont not what love is"...

... Non c'è purtroppo nel tubo

 

 

E invece l'ho trovato altrove... :))


https://www.nicovideo.jp/watch/sm17919540

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58 minuti fa, naim ha scritto:

In file ho anche il gemello dell'anno prima, sempre su Fontana, Ted Curson Quartet - Tears For Dolphy. Su Youtube è mostrata la cover dell'edizione Black Lion, mentre la copertina originale è questa:

 

 

Grande jazz anche questo, della più pura (f)orma anni '60, un decennio memorabile per la "new thing" in tutte le sue declinazioni, si sente anche in questo disco come la musica "nera", soprattutto, che scardina anche le etichette - la stessa espressione "jazz" viene "contestata" -  stesse ribollendo aggiornando e rivoluzionando, senza distaccarsi dalle solide basi della "tradizione", il paesaggio musicale afroamericano.

Ho questo album tra i preferiti in Tidal; anche un vecchio CD masterizzato oramai giunto al capolinea, così, spinto dalle tue stimolanti proposte (complimenti per le altre, per la scelta che denota una raffinatezza di gusti e di ottima conoscenza del mondo del jazz), ho già orf dinato, un attimo fa, la copia in vinile made in Japan con la cover della gloriosa casa "Fontana" a un prezzo abbordabile.., anche questo è un disco, anzi, un vinile da avere! Speriamo che sia una riedizione su "matrice" della stessa Fontana...

https://www.amazon.it/gp/your-account/order-details/ref=ppx_yo_dt_b_order_details_o00?ie=UTF8&orderID=403-2997291-1929114

 

Il brano migliore dell'album credo sia quello che gli da il titolo: "lacrime" per il grande Dolphy per il quale alla sconfinata ammirazione provata per il musicista aggiungo il senso più sentito della mia pietas per l'uomo che fa corpo e spirito unico con colui che suonava quella grande musica che con la morte dell'uomo non è stata sconfitta,  che anzi vive in eterno proprio perchè prematuramente  "incompiuta"...


Pasolini portò Tears For Dolphy nel suo film "Teorema"...

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Tete Montoliu, pianista spagnolo non vedente, ha lasciato una vasta discografia distribuita tra diverse etichette, molti lavori si trovano su SteepleChase e sulla catalana Ensayo. Nelle sue registrazioni rivela uno stile pulito ed una grande tecnica che gli hanno consentito di raggiungere una fama internazionale. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il 6/8/2021 at 13:25, analogico_09 ha scritto:

non importa se sia antico o moderno, purché sia jazz, "influenzato" in vario modo, nelle arricchenti mescolanze multiculturali, che conservi le sue identità estetiche, le sue radici blues, il suo battito remoto, sensuale,  mingusianamente "sessuale" , lo swing gioioso, la sua anima poetica dolente ed allegria, espressione della "negritudine" e non già dei prevalenti e affascinati folklori "vikinghi".  😉

sembra una risposta ale mie "inzicchiature".....🤣

tutto giusto, il concetto di negritudine è chiaro. Mi è meno chiaro, però, il concetto di identità estetiche. Chiaro che le influenze culturali e le mescolanze fanno virare la musica, anche in autori indiscutibili.

Ornette Coleman, Don Cherry, il grande C. Haden (per esempio) a volte se ne sono discostati fortemente pur mantenendo alta la qualità artistica. Quest'ultimo dall'hard bop me lo ritrovo con la Liberation Music O. che ripercorre il folk e la canzone politica sudamericana, ma poi mi spazia e deborda con Garbarek il norvegese (Madico, ecm records)..... è il suo percorso artistico. Oppure Gianluidi Trovesi che ho conosciuto con "Dance" album di free (red record) e me lo ritrovo con Gianni Coscia alla fisarmonica in "Radici" (Egea music) a suonare standard della tradizione popolare italiana ricco di tanghi et similia.... Non è tecnica "pettinata e levigata" o solo manierismo, è la rielaborazione delle sue radici culturali. Esempi ne potrei farei far mille, ma è questa continua ricerca della contaminazione che mi affascina e solletica l'orecchio.

Sul manierismo W. Marsalis è stato fortemente criticato anche in maniera eccessiva, ma il suo J-mood rimane ottimo e l'ascolto volentieri. Tanto per parlare di manierismo.

Certo, apprezzo ed ascolto ancora tantissimo i classici, ma amo anche seguire le nuove (si fa per dire) vie e le reinterpretazioni (secondo i canoni estetici classici del jazz) di altre musiche: Nino Rota (guarda caso) reinterpretato da maestri del jazz come Haden e Motian, oppure l'album dedicato a Battisti (Ci ritorni in mente, Gala record) con molti jazzisti italiani ed anche Mango e M.Martini.

Non ho volutamente menzionato il jazz turcomanno (🤣🤣), ma ha una sua forte identità multietnica, che forse stride con l'immaginario occidentale.

Sorvolo poi sugli ottimi J. Zorn, Uri Caine e D. Douglas

Con sincera stima e, soprattutto simpatia.

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50 minuti fa, mchiorri ha scritto:

Certo, apprezzo ed ascolto ancora tantissimo i classici, ma amo anche seguire le nuove (si fa per dire) vie e le reinterpretazioni

Di etichette importanti, se ad esempio si è interessati al free e alle nuove forme del jazz di avanguardia, ce ne sono tante.

 

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Sono da poco rientrato nel vortice del vinile, abbandonato da 20 anni.. Ho acquistato un gira top degli anni 80 e spolverato i dischi di jazz acquistati da ragazzo. Bello! Ora mi sono messo in testa un'idea malsana, quella di acquistare, principalmente da Discogs aimè a prezzi non popolari, i 100 album più importanti della storia del jazz. Posterò le mie conquiste, inizio con queste.go.jpg.ba64caecdaa59c9eea25d4c295f20bca.jpg

  • Melius 2
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@naim come ti ha fatto notare l'ottimo Massimo (ciao!), ne mancano alcune che "oggi" si sforzano di portare nuove identità alla musica che continuiamo a chiamare jazz e che forse andrebbe chiamata diversamente. Auand, che fa incidere molti musicisti italiani, Rare Noise Record, che è una vero pozzo dal quale escono cose bellissime, es. https://www.mescalina.it/musica/recensioni/cuong-vu-4tet-feat-bill-frisell-change-in-the-air

ACT altra ottima etichetta tedesca 

..... 

Ciao 

D.

 

 

 

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1 ora fa, damiano ha scritto:

ACT altra ottima etichetta tedesca 

ACT la conosco bene, ma tra tante cose interessanti ho anche ascoltato dischi che trovo un po' ''leggerini'', una certa fusion un po' scolastica, un funk simpatico ma che porta poco. Certo non mi riferisco agli album di Rudresh Mahanthappa, che considero ottimi. 

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