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Jazz!


analogico_09
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Progressive

C'è chi lo definisce Jazz Rock.

A prescindere da questo il disco è bello.

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analogico_09
Il 23/5/2022 at 00:00, Antonino ha scritto:

La storia del Music Inn di Roma!

Da non perdere per chi come me non lo aveva visto 

 

 

Lo aveo segnalto qui  , per chi fosse interessato è possibile recuperare il dicumentario in RayPlay

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analogico_09
16 ore fa, Progressive ha scritto:

C'è chi lo definisce Jazz Rock.

A prescindere da questo il disco è bello.

 

 

In effetti nella musica deil WR confluiscono tutta una serie di generi musicali: jazz, rock, pop, forme varie di "avanguardia" elettonica outsider del '900, musica word,  fascinazioni  "esotiche" afro-orientali, ecc.
E' la musica degli dei suoi anni, della "fusion" che esplodeva massivamente in forme più o meno (con)fusionarie...

Direi che l'etichetta lascia il tempo che trova.., quel che conta è che la musica del WR vada dall'eccellenza segno di originalità fino a momenti di manierismo che pure imperava all'epoca della "diaspora" davisiana.

Potremmo convenzionalmente azzardare l'etichetta "fusion", che dice tutto e niente, di sicuro la musica del WR formato da musicisti provenienti anche dal jazz (Zawinul, Shorter, ecc) non è storicamente ed esteticamente assimilabile al jazz della tradizione musicale afromericana. Per apprezzarla non occorre necessariamente affibiargli un'etichetta...

In ogni caso in questo topic dedicato al jazz, al jazz pieno"  (non dico "puro", termine troppo "morale" e "impegnativo") vorrei si seguitasse a parlare di jazz (pieno), non per discriminare le musiche cugine e ciginastre..,bensì per una mera questione di coerenza e di attinenza al tema della discussione. Di musiche "limitrofe", fusionarie, rock/jazz, o jazz/rock.., chi più ne ha ne metta, imparantate più o meno alla lontana anche col jazz, se ne può parlare altrove. A meno che non si vogliano sviluppare anche qui delle discussioni più mirate e circostanziate sugli artisti delle "contaminazioni" per parlare anche di jazz, non solo per citare qualche disco.

Questa è la "ca(u)sa del jazz", delle idee sul jazz. 😉

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Progressive

Che belle foto, dove ti trovavi? Che anno era? Mi vado a sentire il disco.

 

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ansonico
Il 29/5/2022 at 15:18, analogico_09 ha scritto:

Grazie a te per aver raccolto le mie considerazioni "erratiche" con la sensibilità e l'attenzione che ti contrattistinguono.

Grande album il Lost Album From Ronnie Scott's di Mingus, lo ascolto da Tidal, non ho ancora preso il CD perchè mi piacerebbe acquistare il trilpo vinile che però costa 90 euretti appena.., e con gli aumenti del gas, benzina e luce, tocca stare un po' al risparmio... 😄

Straordinario recupero che contiene una delle più avvincenti interpretazioni del celebre cavallo di battaglia mingusiano,  quel Fables of Faubus che si dipana per 35 minuti nell'improvvisazione collettiva sanguigna, incalzante, sarcastica e violenta, arrabbiata e appassionata, libertaria, sociale e politica, poetica, riflesso dello spirito musicale ed esistenziale di MIngus. il quale sembra "vendicarsi" dell'edizione del brano stesso edulcorato e "anestetizzato" per volere della Columbia per motivi tecnico-commerciali in fase di  realizzazione dell'album Mingus Ah Um, tra i più celebrati tra quelli usciti nel fatidico 1959 nonostante lo scempio...

Mi fa piacere che abbia apprezzato il ritratto di Billie Holiday dal quale emerge il senso spirituale, musicale ed esistenziale più profondo della irripetibile, autentica bellezza artistica ed unama della somma Signora del Blues. Questo resta racchiuso solo nei suoi dischi, i film .., per lo "spettacolo" a rischio di divulgare delle sconsideratezze...

Musicista molto interessante Charle Tolliver, con la sua tromba scattante, nervosa e lirica, melodie "spezzate", con i rapidi ed evocativi grumi di note, tra il modern mainstream e il modale... Ha collaborato con i grandi del jazz moderno e d 'avanguardia, incidendo anche per la Black Lyon, suggerisco in particolare questo ottimo The Ringer 
 

Tornerò volentieri sulle mie due serata con  C. Tolliver... Lascio un paio di foto del concerto con  l'ottimo batterista Alvin Quenn (fatte col flash.., prima ed ultima volta ai concerti..,  ma la luce del Music inn era davvero impossibile...



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Con ritardo ritorno.

Così mi hai fatto arrossire! Però hai ribaltato il punto, sono le tue considerazioni "erratiche" che destano attenzione!

 

Tolliver lo hai 'pittato' bene...grazie per il suggerimento, recupererò The Ringer, grazie soprattutto per le (bellissime, anche col flash !) foto dal concerto, ci speravo!!

Lo metto un po' da parte, ma mi riprometto di tornarci.

Per quanto riguarda Mingus è vero, Fables of Faubus strepitosa, riesce a non sfigurare con la versione che ho impressa (il primo amore....) del live a Parigi del '64 con Dolphy.

 

Mingus, con quella personalità piena di sanguigne sfaccettature contrastanti ben messe a fuoco nella sua musica mi ha fatto da sempre ritornare alla mente il cinema di Sam Peckinpah, più forte di me...sogno sempre il film meraviglioso che sarebbe potuto uscire da una loro collaborazione.

Il tempo per ora mi è un po' tiranno, così velocemente vorrei attirare l'attenzione sul 'solito' Bill Evans.

Recentemente sono stati pubblicati due suoi live, come quello di Mingus dalla Resonance Records (son riuscito ad acchiappare i vinili ad un prezzo molto inferiore a quello da te segnalato, mentre ho rinunciato per il costo ad un altro live cui tenevo molto, quello di Albert Ayler: Revelations, Fondation Maeght Recordings, testo sacro ayleriano, per il quale abbozzerò all'edizione cd).

I due live di Evans, entrambi fantastici, come immagino già noto, sono 'Morning Glory', del 1973, ed 'Inner Spirit', del 1979.

Sono accomunati dall'essere stati registrati a Buenos Aires e da un evento, luttuoso: nel 1973 morì la fidanzata del pianista; nel 1979 il fratello.

Il primo live trasmette un senso di esuberanza, gaiezza (se la sua autobiografia non fosse lì impietosa a ricordare le sue difficoltà - e l'evento tragico di quell'anno detto prima - direi che tale gaiezza è esteriorizzata da Evans con il look - quei baffetti da sparviero!!) trascinante, la batteria è sempre presente ma l'interplay tra piano e contrabasso, l'alternarsi tra i due strumenti (sin troppo prevedibile, ma con tutto il piacere!), lascia un segno frizzante, come percepiscono bene i presenti in sala (Gomez applauditissimo!) e come emerge dall'ottima registrazione.
Il secondo concerto è più intimista, la parola che me lo fa definire è astrattezza. La presenza del tema dal film MASH (Altman mon amour!!) sembra quasi fuori contesto. La batteria non è più sempre presente, il suono di Evans qui è centrale e si miscela col contrabasso, il gioco dell'alternanza dell'altro disco del 1973 è limitatissimo, il piano vola verso non si sa quali spazi sconfinati (e qui rientra in gioco la biografia: suo fratello scompare quell'anno, lui l'anno successivo). Poco altro da dire su questo concerto, anch'esso registrato benissimo e, come e più dell'altro, imperdibile.


Non pretendo di capire lo Zen come filosofia ma lo trovo confortante e molto simile al jazz. E’ come il jazz che non puoi spiegare a chiunque senza farne l’esperienza.

da sempre m lo ha  

 

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ansonico

Mi sono accorto di aver dimenticato di togliere dal mio ultimo messaggio quest'ultima parte

Il 3/6/2022 at 19:23, ansonico ha scritto:

Non pretendo di capire lo Zen come filosofia ma lo trovo confortante e molto simile al jazz. E’ come il jazz che non puoi spiegare a chiunque senza farne l’esperienza.

da sempre m lo ha  

Si tratta di una citazione di Bill Evans, che sono comunque contento di avere lasciato e di un refuso.

Finalmente questa notte sono riuscito a vedere il documentario sul Music Inn...mi è piaciuto tanto ed è proprio vero, oltre a far conoscere uno spaccato di vita  da un periodo d'oro per il jazz, personaggi memorabili, offre tantissimi spunti di

riflessione sulla fruizione del jazz, che si ricollegano a mio avviso proprio alla frase di Evans sopra riportata.

 

 

 

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analogico_09
5 ore fa, ansonico ha scritto:

Qualcuno ha avuto la fortuna di esserci?

 

Non io, purtroppo. Però Braxton lo ascoltai sempre a Bologna tanti anni fa, prima metà dei '70, ultimo festival del jazz storico della città che proprio quell'anno chiuse i battenti, dopo quella ultima serata nella quale c'era anche Mingus con il suo ultimo quintetto. Un concerto magico di cui ho già parlato.

Dopo tanti anni difficile tentare una "recensione" di Braxton.., mi resta il ricordo di free sanguigno .., totalmente improvvisato, suonato a solo.., musica "mentale" e insieme poetica, intrisa di tradizione, legata alle radici "affettive" del blues. 

 

Forse da due o tre  immagini del concerto che scattai potrebbe  trasparire qualcosa della mia esperienza piiù che dalle parole...
 @ansonico per mancanza di tempo non ho ripreso dai tuoi ultimi interventi, come sempre interessanti e generosi.., mi riprometto di tornare al più presto con autentico piacere... 😉


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ansonico

Caspita, come si fa a rimanere impassibili davanti a questa magnificenza di foto!

Ma Braxton stava lì seduto, composto e mansueto...perlomeno ascoltava Mingus!

 

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ansonico

Che spettacolo!

E che storie....

 

18 ore fa, analogico_09 ha scritto:

erano carichi di belli humori e  infatti tosto s'udiron furori! ... 🤩 (parafrasando il "Festino" di Adriano Banchieri)

Attacarono con una Fable of Fabus devastante! carica di invenzioni, un torrente di idee musicali improvvistate che si alternavano senza soluzione di continuità, tra "grida" e pochissimi "sussurri".., con una verve "Blues and Roots"  che riconduceva direttamente alla tribalità africana, per poi passare in Gospel nelle chiese "battiste" dei "Wednsday night prayer Meeting... Impressionante! Fu un concerto di quelli che ti penetrano e ti rimangono per sempre nelle ossa.

 

Con questa descrizione, il racconto di prima e le immagini ognuno può ricreare il 'suo' concerto, come una vera e propria improvvisazione...obiettivo raggiunto, penso che lo spirito di Mingus guardi contento 😎

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ansonico

A proposito di 'stati di alterazione' dei musicisti, ho ricordato un episodio con effetti purtroppo opposti (e dove alla fine l'alcool o altro non c'entrava nulla).

Alla fine degli anni '80 vidi un concerto di Freddie Hubbard (dovrei avere la brochure ancora conservata nel ripostiglio, ben seppellita, se resuscita dirò data esatta e musicisti), che per tutta la sera suonò svogliatamente, un atteggiamento che mi trasmetteva nervosismo, che non era tensione artistica, ma un vero e proprio 'ho le p... gonfie!'

Pensai fosse ubriaco, altro, comunque era la prima volta che lo ascoltavo, ero pure molto giovane ed arrabbiato, per cui ne ebbi un'antipatia tale da non considerarlo più per anni.

In seguito scoprii i problemi di salute che aveva, cui ad inizio anni '90 si aggiunse quello al labbro superiore, che come noto non gli consentì più di suonare col 'suo' suono.

Ritornai a quella serata con uno sguardo totalmente differente...l'alcool non c'entrava nulla, chissà cosa passava per la testa a quell'uomo.

Da quel momento fui 'Ready for Freddie'

 

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analogico_09

@ansonico

Grazie della condivisione.

Non sapevo dei guai di Freddie Hubbard se non che sia morto a soli 70 anni. E' stato e resta una delle mie trombe preferite, a cavallo di un vigoroso hard-bob mai di maniera che sconfinava spesso con le tensioni espressive e formali della new-thing della quale a mio avviso il trombettista fu co-iniziatore. Potremmo citare numerose, straordinarie performance registrate a suo nome o come copotagonista con i massimi jazzman del momento, della intera storia del jazz.

Alla come mi vengono in mente, tutti eccellenti: il suo Blue Note "Open Sesame"; il grandissimo lavoro che svolge con Sam Rivers, titolare,  in "Contours", ancora Blue Note"; con Sonny Rollins, Elvin Jones, Jimmy Garrison, in "East Broadway Run Down", uno dei massimi capolavori del jazz del "futuro"... Mi fermo.., non cito le collaborazioni "free" con Ornette Coleman, con Coltrane, ecc.. si farebbe troppo lunga la lista... 

 

Ascoltai Hubbard a Umbia Jazz, prima, "onirica" edizione itinerante, il modo più straordinario e irripetibile di presentare il jazz, il gotha del jazz internazionale , gratis per tutti.., su palcoscenici che avevano come "fondale" le meravigliose vedute artistiche-monumentali e a volte naturalistiche, "paesane" e popolari, di "Perugia", Orvieto, Gubbio, Citta di Castello, Terni, Villalago di Piediluco e altre preziose città della verde Umbria. I soliti moralisti "guardoni" e invidiosi borbottavano.., signora mia non c'è più decoro.., co' 'sti zozzi capelloni... mentre allora  Jarrett a Piediluco stava bono.., non si era ancora abituato ai teatri borghesi.., e come suonava!! io c'ero, anche a Pescara jazz, e potrei testimoniare che Koln Concert con le sue raffinate morbidezze spesso di reiterata oleografia era ancora da venire.., allora il pianista suonava la musica, anzi, il midollo della musica improvvisata con furone e con dolcezza, non si preoccupava di essere distratto dalla coatta teppa ascoltatoriale, o che gli rubassero i diritti delle immagini e delle registrazioni.., quante cose ci sarebbero da dire su quando si stava meglio pur stando peggio,,, ma terrò a freno il turbo.., lascio solo un paio di scatti del "nutrito" reportage che feci prima e durante concerto di Hubbard in quel di Orvieto nel luglio del 1978.
In ultimo.., quella sera Hubbard era una forza scatenata della natura.., ti sarebbe piaciuto @ansonico, qual è il tuo nome?..,  potremmo sincerarcene guardando e ascoltando il video RAI della serata che grazie a Ghezzi di "Schegge Jazz" e al tubo non è andato perso...
Non c'era "trincea" tra il pubblico e gli artisti, ero sul palco a fotografare.., altri tempi, meno paranoie e assatanamenti pel profitto.. Una piccola vanteria.. 😄  mi si vede passare sul fondo del palco per pochi attimi dal minuto 1:53.., sono/ero diversi lustri fa quello con occhiali, baffo e macchina fotografica appesa al collo... 📷 ☺️

 



 

 

Le mie foto

 

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ansonico

@analogico_09

Hai condensato mille spunti in un unico post, non so da dove iniziare!!

Intanto sono Anselmo (prima le presentazioni 😊)

E poi la sfilza di grazie: come sempre per le foto, sinceramente delle vere chicche; per il video, con la tua simpaticissima silhouette e la musica splendida.

I primi 10 minuti sono per me manifesto del jazz americano più sapido, verace, musica di strada, senza ghirigori, tutti diritti al sodo...e Hubbard è vero, un furore, la sua tromba cristallina è pura vitalità e spirito animale, che forza!

Per darti un'idea, l'opposto di quello che si presentò a me circa dieci anni dopo, imbolsito, infagottato in un vecchio abito...

Devo andare, ma ogni titolo che hai citato merita, e la questione Jarrett, Umbria Jazz, il modo di ascoltare e di fare musica...

È difficile stare appresso al tuo turbo, ma ci provo!

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analogico_09

@ansonico Grazie a te, Anselmo, sei a tempo giusto.., sono io che vengo speso assalito dai miei stessi  ricordi musicali, dalle associazioni di idee in libertà, difficile trattenerla una volta solleticata l'immaginazione, il flusso delle memorie... 😄  D'altra parte non è che tu sia  avaro di stimoli e interventi interessanti che invitano alla riflessione e allo scambio delle idee delle sensazioni. E' cosa  buona mi sembra seguire i propri impulsi, parlare delle nostre esperienze dirette, in una sorta di scambio "improvvisato".., in jazz... 😉  senza la tirannia del tempo e le scadenze da rispettare per quanto riguarda le risposte: si va ai nostri ritmi fisiologici 🙂

Ci sarà tempo se se ne avrà voglia di tornare sulle questioni da te "spillate" allargando ad altre del mondo del jazz che non si esaurirebbero mai...

 

 

 

 

 

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ansonico

@analogico_09

Il 14/6/2022 at 20:30, analogico_09 ha scritto:

senza la tirannia del tempo e le scadenze da rispettare per quanto riguarda le risposte: si va ai nostri ritmi fisiologici

E' vero, poter rispondere col proprio tempo, come con le lettere di una volta, non mette ansia da prestazione

 

Il 14/6/2022 at 20:30, analogico_09 ha scritto:

E' cosa  buona mi sembra seguire i propri impulsi, parlare delle nostre esperienze dirette, in una sorta di scambio "improvvisato".., in jazz..

 

🙂  spesso, per quanto mi riguarda, lo spazio ritagliato e rubato non mi permette di intavolare una vera e propria discussione, ma il più delle volte di scambiare piccole emozioni  o pensieri o anche amenità dettate dal momento, dall'ascolto momentaneo.

Ed a proposito di amenità, piccolo cambio stile, mainstream anni '50

Da qualche settimana ho ricevuto la ristampa di The Pool Winners, classico titolo Contemporary del 1957, di cui posto la (famosa) copertina

 

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Il disco non lo avevo mai ascoltato, il trio fa faville, ma glisso sulle qualità musicali del disco.

Storicamente e nel sentire comune il jazz della west-coast, di cui Contemporary records era portavoce, era ben diverso da quello east-coast, mettiamola così, più pulito, patinato ed adatto ai salotti. In perfetta linea erano le foto di William Claxton utilizzate per le copertine Contemporary, con i suoi colori sgargianti e le pose studiate.

E vengo all'amenità!

Leggendo le note di copertina del disco scopro che  il titolo del disco e la posa raggiante di 'vittoria' dei tre (fantastici) musicisti è dovuta al fatto che i tre erano risultati nel '56 vincitori ognuno di un premio quale miglior jazzman su tre distinte riviste americane, estremamente popolari, uno per ogni rivista: Down Beat, Metronome e Playboy.

Playboy!!!!! Incomincio a pensare 'che tempi diversi, oggi quale musicista potrebbe vincere un premio su Playboy....'

Sul disco non viene specificata la distribuzione dei premi, cioè se ad esempio Brown ha vinto su Down Beat o su Playboy, ho dunque girato la copertina ed ho guardato la foto, tre bei giovani eleganti, mi sono chiesto: ma chi tra i tre avrà vinto su Playboy! Ci fosse stato Frank Sinatra, Dean Martin, sarei andato a colpo sicuro!

Così ho fatto la mia classifica: Barney Kessel? Ma non può essere, non ha il fisique du role!; Ray Brown, per quanto di bella presenza, rimane pur sempre un nero negli anni '50; così ecco il vincitore, Shelly Manne!

Ed ecco che la scoperta sul significato di una copertina e di un titolo di un disco jazz mi ha portato a considerazioni su un premio dato da una rivista mainstream e di costume ad un musicista jazz, ma bianco...e ritornano in mente i post delle pagine precedenti sulla discriminazione razziale; persone ricevevano premi e fama internazionale ma poi, come Miles Davis nel '59, si ritrovavano ad essere presi a pugni dalla polizia sul marciapiedi durante una pausa-concerto...

Per la cronaca, Kessel Down Beat (per tre anni di seguito!); Brown Metronome; Manne Playboy.

 

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analogico_09

@ansonico Le tue ghiottissime "provocazioni" non cadranno nel vuoto.., ma 'sto impicciatissimo mentre vorrei rispondere in kodo degno; riesco a ricaparmi un po' di tempo per le cose più "veloci". "Torno subito".., come da cartello che appendeva il mo barbiere di gioventù sulla porta della bottega mantendeno al 98,75% la promessa... 😄 😉

Mi piacerebbe tra l'altro parlare un po' del grande trombonista Grachan Moncur III della cui recente scomparsa ho appreso poco fa da questo topic https://melius.club/topic/8846-addio-a-grachan-moncur-iii/

Esponente di punta del free jazz che vanta collaborazioni straordinarie con i più grandi musicisti che hanno fatto l'avanguardia della musica afroamericana legata alla tradizione...

Poco fa ho terminato l'ascolto dell'album "Mama to tight", un capolavoro di Archie Spepp sinfonico-poli_contrappuntistico, se mi si consente l'espressione, ispirato alla grande lezione "espressionistica" di Ellington.., al suo "bandismo" al suo lirismo afro-jungle metropolitano, al quale, diversamente  si ispirò anche MIngus.., e chissà se non anche il Miles Davis elettrico, "funky", "brodocagnesco"...

Credo sia questi il luogo più deputato, e pure "senatore" 😄 ... per parlare del trombonista, della sua musica, dei suoi dischi, delle sue collaborazioni.

 

 

Grachan Moncur lll, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Cecil McBee, Anthony Williams.

 

 

 

 

 

 



Archie Shepp : sassofono tenore
Tommy Turrentino : tromba
Grachan Moncur III : trombone
Roswell Rudd : trombone

Howard Johnson : tuba
Perry Robinson : clarinetto
Charlie Haden : basso
Beaver Harris : batteria

 

 

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analogico_09
Il 17/6/2022 at 00:38, ansonico ha scritto:

Ed ecco che la scoperta sul significato di una copertina e di un titolo di un disco jazz mi ha portato a considerazioni su un premio dato da una rivista mainstream e di costume ad un musicista jazz, ma bianco...e ritornano in mente i post delle pagine precedenti sulla discriminazione razziale; persone ricevevano premi e fama internazionale ma poi, come Miles Davis nel '59, si ritrovavano ad essere presi a pugni dalla polizia sul marciapiedi durante una pausa-concerto...

 

 

Velocemente..., nel '59, anno fatidico delle fiotiture di vari noti capolavori del jazz.., tra cui KOB, e tanti altri "neri "neri"...  nella prima pagina di LIFE venne sbattuta la faccia di Brubick.., troppo "nere" e indecenti quelle di Mingus, Miles, Coleman Ornette.., etc, etc..., per l'america ancora ferocemente razzista.. se pensiamo che nel 1963, 4 anni dopo il '59.., un attentato razzista del Ku Klux Klan in una chiesa battista dell'Alabama, quattro bambine furono assassinate!!

 

Il mesto, toccante, straziante  "omaggio" di John Coltrane che volle tradurre in musica le costernate "parole" funebri di Martin Luter King sulla assurda sorte delle bimbe innocenti colpevoli per i barbari razziati  di avere la pelle scura.

 

 

 

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