Vai al contenuto
Melius Club

Jazz!


analogico_09

Messaggi raccomandati

@Revenant mIca male come battuta 🙂

@Masino ci hai messo del tuo...paragonare Tingvall al grande, grandissimo Bobo è un azzardo. Bobo è, a mio giudizio, uno dei più grandi pianisti in vita. Ha fatto sua la lezione dei grandi del passato ed ha poi scelto la sua strada fatta di armonie complesse e melodie scarne. Ha così ripercorso una strada importante che altri pianisti contemporanei stanno provando ad evolvere ulteriormente: Carsten Dahl, Kristijan Randalu ed il fenomenale Andreas Ulvo che suona nel gruppo di Matthias Rick e del quale vi lascio un assaggio, ma forse dovrei postare nel 3ad del jazz odierno 🙂

Ciao 

D.

  • Thanks 1
Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-174033
Condividi su altri siti

analogico_09

@damiano non importa se sia antico o moderno, purché sia jazz, "influenzato" in vario modo, nelle arricchenti mescolanze multiculturali, che conservi le sue identità estetiche, le sue radici blues, il suo battito remoto, sensuale,  mingusianamente "sessuale" , lo swing gioioso, la sua anima poetica dolente ed allegria, espressione della "negritudine" e non già dei prevalenti e affascinati folklori "vikinghi".  😉

 

Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-174232
Condividi su altri siti

Il 6/8/2021 at 10:39, damiano ha scritto:

Bobo è, a mio giudizio, uno dei più grandi pianisti in vita.

Sono del tutto d’accordo, e non intendevo metterli sulla stesso piano. Facevo riferimento alla sintesi sottrattiva di cui Bobo è maestro e Tingvall discontinuo discepolo, come nell’ultimo solo. 

 

Il 6/8/2021 at 10:39, damiano ha scritto:

fenomenale Andreas Ulvo

Ecco, questo mi piace dei post musicali. Tutto non si può sentire e delle valide proposte di musicisti che non conosco ancora sono utilissime. 

Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-176431
Condividi su altri siti

Il 5/8/2021 at 23:26, analogico_09 ha scritto:

nessuno in questo topic ha auspicato un jazz conforme o conformista a un modello unico, mai, tutt'altro.  

 

Il 6/8/2021 at 13:25, analogico_09 ha scritto:

espressione della "negritudine" e non già dei prevalenti e affascinati folklori "vikinghi".  😉


Con grande rispetto e ammirazione per la tua cultura musicale, non capisco. Forse sono nel thread sbagliato. 

Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-176471
Condividi su altri siti

analogico_09
3 ore fa, Masino ha scritto:

Con grande rispetto e ammirazione per la tua cultura musicale, non capisco. Forse sono nel thread sbagliato. 

 

 

Ma no, come oramai sapranno anche le pietre (non che voglia vantarmi di chissà quali qualità e notorietà), provo ad intuire la tua perplessità, io sono una vestale dei "meticciati" musicali tra ogni genere di musica, di ogni tempo e luogo del mondo (non avrei poposto ad esempio il disco di jazz latino se così non fosse, o non avrei mai parlato  però non sono per la preminenza di un'espressione musicale sull'altra quando tra le due espressioni non vi siano degli elementi comuni, delle affinità, forme di assonanza linguistica, poetica, stilistica, quando un'espressione fagocita l'altra della quale restano, sviliti, i connotati più esteriori, superficiali, di maniera. E il caso, secondo il mio modesto avviso, dell'"ultima"  produzione ECM, ad esempio, che cataloga, mi pare, sotto l'etichetta del jazz musiche, anche appetibili, che del jazz conservano qualche simulacrità residua...(io mi ci annoio abbastanza, già che mi sembrano un po' tutte fatte in serie, mia personale impressione;  la "prima" ECM era invece tutt'altra cosa.., ma d'altra parte la creatività musicale è da tempo in fase di grave crisi, il jazz è "morto"....)

Credo che tu sia nel topic giusto.., il mio è un discorso veloce che si potrebbe tranquillamente approfondire nello scambio delle idee che non sia confronto "competitivo".

Il jazz è un'espressione musicale "troppo" caratterizzata, troppo "propria, troppo legata alla spirito oltre che alla "forma", allo spettacolo. Di questo hanno dato prova i musicisti jazz che non sono più in vita, è il loro lascito che è tutto racchiuso nelle meravigliose musiche che ci hanno lasciato grazie a quella granc de invenzione dell'umanità che si chiama registrazione dei suoni... musicali.

 

 

  • Melius 1
Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-176661
Condividi su altri siti

@analogico_09 d'accordo sullo scambio di idee non competitivo, provo ad articolare i motivi di una mia visione più comprensiva del jazz rispetto ai vincoli di 'caratterizzazione' che mi pare tu indichi, quali la necessità di aderenza spirituale al jazz negro (absit iniuria verbo), militante, sensuale e radicato al blues dolente delle origini. Semplificando possiamo dire dal Bop, al Cool , all'Hard, con qualche puntata immagino nel Modale, spero i quintetti di Miles Davis e il quartetto di John Coltrane rientrino nella tua idea di jazz 'originale' 

Per me è puro jazz anche quello che nasce come musica di intrattenimento nei bordelli del Mississippi, ad esempio Bix Beiderbecke, e noto che anche un innovatore di assoluta importanza per lo sviluppo del jazz come Luis Armstrong tenne la sua musica di intrattenimento ben distinta dal suo impegno politico, peraltro ben presente. Lo sono anche le big band bianche di swing (ad es. Benny Goodman, Artie Shaw, Woody Herman),  e la musica dell'industria dello spettacolo (ad  es. George e Ira Gershwin, Irving Berlin, Cole Porter) che certo impegnate non furono. Come non lo furono le big band del Duke e del Count. 

Saltando quindi quello che va da Parker e Gillespie fino ai gruppi di Davis e Coltrane - senza discussione - per me è jazz tutta la successiva esperienza free, da Ornette Coleman a Cecil Taylor, al Coltrane di Ascension, a Max Roach di We Insist!, a Mingus di  Pithecanthropus erectus, fino ad Albert Ayler, Sun Ra,  Pharoah Sanders e Sam Rivers. Più 'negro' e 'con la spada' di così..

Come lo è il 'jazz samba' di Stan Getz e le collaborazioni con gli artisti brasiliani della Bossa Nova, il Third Stream dei Marsalis, la fusion dei Weather Report e dell'ultimo Davis di Bitches Brew.

Fino al famigerato jazz nordico, capostipite assoluto Bobo Stenson e poi gli storici Palle Danielsson, Arild Andersen, Jon Christensen, incluso il Don Cherry 'nordico', che a me piace tanto. Mentre Jan Garbarek che pure mi piacque mi è un po' venuto a noia.

E qui sono d'accordo con te, le produzioni recenti della ECM, dal '90 in poi sono poco interessanti, salvo l'omaggio meritatissimo a Enrico Rava. Giusto è gli italiani? Mi fermo qui ma per me Rava, Urbani, Gatto, Fresu, Petrella, Trovesi, Schiano, Cerri,  fino a Gianni Coscia. Dimenticavo la mia preferita Rita Marcotulli. Tutti questi fanno una musica che io chiamo jazz, perché ha a mio parere una evidente continuità culturale ed estetica con tutta la storia di cui sopra.

Così come Carmelo Bene era in continuità con Aristofane (l'ho sparata là come botto finale  per sdrammatizzare 🙂 )

 

 

  • Melius 2
Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-177591
Condividi su altri siti

analogico_09
2 ore fa, Masino ha scritto:

d'accordo sullo scambio di idee non competitivo, provo ad articolare i motivi di una mia visione più comprensiva del jazz rispetto ai vincoli di 'caratterizzazione' che mi pare tu indichi, quali la necessità di aderenza spirituale al jazz negro (absit iniuria verbo), militante, sensuale e radicato al blues dolente delle origini. Semplificando possiamo dire dal Bop, al Cool , all'Hard, con qualche puntata immagino nel Modale, spero i quintetti di Miles Davis e il quartetto di John Coltrane rientrino nella tua idea di jazz 'originale' 

Per me è puro jazz anche quello che nasce come musica di intrattenimento nei bordelli del Mississippi, ad esempio Bix Beiderbecke, e noto che anche un innovatore di assoluta importanza per lo sviluppo del jazz come Luis Armstrong tenne la sua musica di intrattenimento ben distinta dal suo impegno politico, peraltro ben presente.

 

 

Non scherziamo.. 😉

mi chiedi se i quintetti di Miles Davis e il quartetto di John Coltrane rientrino nella mia idea di jazz 'originale' ... vabbè che è andato tutto in fumo, ma pensavo che ti fosse capitato di leggere qualcuno dei miei numerosi interventi sul jazz nel quale esprimevo la mia passione per tutto il jazz, dal blues, da prima del blues, dalle prime piccole formazioni improvvistate che suonavano le nuove musiche "sincopate" col banjo, il washboard, il kazoo, ecc... fino alle setreme avanguardie del "free", della new thing... Non ti sarà capitato neppure di leggere il mio amore per il jazz del "bordelli" del mississipi, di new orleans.., dei locali "equivoci" delle metropoli americane frequentati anche dai bianchi, dove le donne bianche ballavano muovendo il sedere come facevano le volgari donne "negre" che assomigliavano alle scimmie.., anche in questo forse va rapportata la prima grande rivoluzione anche "culturale" oltre che estetica del jazz... quella che fece si che la "negritudine" vennisse imitata, adottata, benchè disprezzata (chi disprezza compra) dalle signore perbene della borghesia bianca... (Black is Beautiful!.., sarà molti anni dopo il grido delle Black Panther) Dai.., non farmi certe domande.. 🙂 anche in questo stesso topic, ho lasciato molti indizi anzi prove del  mio autentico e integrale senso d'amore per tutto il jazz.
Armostrong.., è tra le mie prime divinità del jazz... E mi fermo...

 

2 ore fa, Masino ha scritto:

Lo sono anche le big band bianche di swing (ad es. Benny Goodman, Artie Shaw, Woody Herman),  e la musica dell'industria dello spettacolo (ad  es. George e Ira Gershwin, Irving Berlin, Cole Porter) che certo impegnate non furono. Come non lo furono le big band del Duke e del Count. 

 

 

Certo.., grandi nomi, capisaldi del jazz... amo anche le grani big band dell'era swing e delle band che erano swing esse stesse, a prescindere dalle "etichette" di riferimento.., ma bisognerebbe fare dei distinguo, valutare ogni singola e diversa "band".., tu hai citato le migliori.., Ellington, Basie.., Gershwin nin era un band" ma molte band hanno suonato le sue straordinarioe composizioni.., e che te lo dico a fare... discorso lungo.., anche perchè lo strapotere di molte big band "bianche" che facevano uno swing alla moda, supeficiale, commerciale, tutto formale, essenzialmente mutuato dagli stilemi del  jazz afroamericano che venivano annacquati, mortificati, erano macchine per fare soldi.., senza che lo "swing" risalisse dalle profondità del sentimento, stavano svilendo la grande estetica e il profondo carattere spirituale del jazz. 

 

Ci vollero... (lupus in fabula...)

 

2 ore fa, Masino ha scritto:

Saltando quindi quello che va da Parker e Gillespie

 

 

no.., non lo saltiamo, ci mancherebbe.., capitolo fondamentale, inalienabile, ci vollero i Parker e i Gillespie, e loro "accoliti" del bop per poter scacciare i suddetti "mercanti" dal tempio.., "inventando" una musica per "iniziati" (erano in tanti.., non si pensi ad una setta elitaria.., da li in poi fu l'epocale cambio di rotta) che li avrebbe tenuti lontani, ridimensionandoli nella loro presuntuosa e vorace  vacuità sul puro piano della novella supremazia musicale profondamente "negra!",  mentre si compiva quella che fu la più grande, radicale e dirompente in rivoluzione del jazz: il be-bop!

 

2 ore fa, Masino ha scritto:

i gruppi di Davis e Coltrane - senza discussione - per me è jazz tutta la successiva esperienza free, da Ornette Coleman a Cecil Taylor, al Coltrane di Ascension, a Max Roach di We Insist!, a Mingus di  Pithecanthropus erectus, fino ad Albert Ayler, Sun Ra,  Pharoah Sanders e Sam Rivers. Più 'negro' e 'con la spada' di così..

 

Il mio pane quotidiano... la mia "spada nelle roccia", la mia "turlindana"... tutti più volte ascoltati dal vivo... meno Coltrane, morì troppo presto,  e Ayler, morì anche lui prematuramente poco dopo.

 

2 ore fa, Masino ha scritto:

Come lo è il 'jazz samba' di Stan Getz e le collaborazioni con gli artisti brasiliani della Bossa Nova, il Third Stream dei Marsalis, la fusion dei Weather Report e dell'ultimo Davis di Bitches Brew.

Fino al famigerato jazz nordico, capostipite assoluto Bobo Stenson e poi gli storici Palle Danielsson, Arild Andersen, Jon Christensen, incluso il Don Cherry 'nordico', che a me piace tanto. Mentre Jan Garbarek che pure mi piacque mi è un po' venuto a noia. A proposito del jazz nordico, dell'europeo tutto, mi piacerebbe in altro momento parlare un po' dei grandi musicisti afroamericani in esilio volontario in Europa per cercare la dignità umana e il riconoscimento della loro arte negata o sminuita, "stracciata", negli USA... Sarebbe interessante per cercare di tracciare quello che furono le influenze nei vari percorsi del jazz europeo.

 

Il jazz samba di Getz è rinomato.., un "classico", suadente, elegante, bello, fa andare alla grande l'hifi.., ma ma preferisco altre esperienze di jazz-samba/bossa più "graffianti", più "negre"... non sto a fare nomi senno' nun se ricapamo più... 🙂

Grandissimo il jazz nordico, i musicisti che citi, la presenza di Don Cherry è catalizzatrice.., quante volte ne abbiamo parlato.., Cherry altro musicista che ho avuto il privilegio di ascoltare tante volte in concerto.. Garbarek.., egli "danzava".., tanto tempo fa.., ora fa qualche "pantomima" che mi giunge a noia.

 

Mi fa piacere che si sia d'accordo sull'ECM "attuale".., non che non vi sia ancora del buono ma la maniera la fa da padrona.

2 ore fa, Masino ha scritto:

Giusto è gli italiani? Mi fermo qui ma per me Rava, Urbani, Gatto, Fresu, Petrella, Trovesi, Schiano, Cerri,  fino a Gianni Coscia. ....

Tutti questi fanno una musica che io chiamo jazz, perché ha a mio parere una evidente continuità culturale ed estetica con tutta la storia di cui sopra.

Così come Carmelo Bene era in continuità con Aristofane (l'ho sparata là come botto finale  per sdrammatizzare 🙂 )

 

 

 

E gli italiani, pure quelli andavo ad ascoltarli spesso.., specialmente Massimo Urbani, il più grande di tutti anche a livello europeo, il bianco con l'anima più "nera" di tutti.. . Senza dimenticare Gaslini, Franco D'andrea, Giovanni Tommaso, Dado Moroni, Gaetano Liguori, Nunzio Rotondo... mi fermo. 


Musicisti che, concordo con te, erano in continuità con lo spirito dell'autentico jazz conservando le loro particolarità culturali che si amalgamavano con quelle dei grandi musiccisti afroamericani in esilio in Europa cui faccio cenno sopra...

Azzeccatissima la battura su Carmelo Bene sdrammatizzando sdrammatizzando dice la "verità". 🙂

  • Melius 1
Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-177672
Condividi su altri siti

@analogico_09 evidentemente devo avere male interpretato qualche post (ti leggevo anche pre-fire) particolarmente appassionato su generi/musicisti specifici. È il noto problema della comunicazione specialistica che a una lettura di taglio ‘informativo’ può apparire assertiva. Capito come gestire forma e sostanza, non vedo l’ora di leggere i prossimi post. Mi piacerebbe proporti una riflessione sulla evoluzione della cultura musicale personale, mi spiego con un esempio: intorno al 1975, liceale, iniziai ad ascoltare jazz iniziando con la benedetta collezione di vinili De Agostini e su consiglio di un compagno acquistai dopo qualche mese Out To Lunch di Eric Dolphy, venendone violentemente respinto. Lo riposi nello scaffale e non lo riascoltai per circa 20 anni credo, finché sballando scatoloni di dischi dopo un trasloco lo misi sul piatto e rimasi folgorato dalla bellezza assoluta di quella musica. Cosa era cambiato? Io evidentemente. Mi piacerebbe leggere le esperienze di maturazione jazzistica tue e dei forumer, se non è ot. Il thread si chiama Jazz! e ci starebbe dentro tutto, ma è tuo e decidi tu. 🙃

Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-177768
Condividi su altri siti

analogico_09
2 ore fa, Masino ha scritto:

evidentemente devo avere male interpretato qualche post (ti leggevo anche pre-fire) particolarmente appassionato su generi/musicisti specifici.

 

Ovviamente, pur essendo "onnivoro" ho le mie prefernze. Sicuramente avrò parlato molto più di Mingus (benissimo) che di Brubeck ("tiepidamente"... 😄 )

 

Capisco che agli inizi del cammino una musica come quella di Out to lunch di Dolphy possa disorientare.., la musica come ogni altra arte va presa con feeling, uno stato d'animo "intimo", e potremmo dire che questo stato chiamiamolo di  "confidenza" si raggiunge attraverso una costante a volte lunga frequentazione, durnte la quale si apprendono i linguaggi e il carattere delle arti, un po' come accade tra persone..

I miei inizi col jazz risalgono alla mia fanciullezza, quando non sapevo che quella "strana" ed attrattiva musica si chiamasse jazz che tuttavia ascoltavo rapito dalla radiolina portatile di un signore che veniva tutti i pomeriggi a sedersi all'ombra del "parco della rimembranza" del paesello mio di montaga nel quale si giocava a guerra o a pallone con gli amichetti miei... Io iniziavo a sentire quelle note e mi incuriosivo, mi distraevo dai giochi, mi allontanavo dal gruppetto e mi concentravo sugli ascolti avvicinandomi al signore con la radiolina quasi attaccata all'orecchio per "rubare" quei suoni... Un girno il signore fece caso alla mia curiosità, mi domando qualcosa e una volta rotto il ghiaccio iniziarono in tal modo le mie prime "lezioni" di ascolto del jazz...

Passarono alcuni anni, non avevo in casa dischi di jazz.., solo classica, opere, leggera.., cercavo di ascoltare tutto l'ascoltabile dalla radio, fino a quando, oramai giovanotto, non decisi di approfondire questa passione tutta d'istinto e iniziai a comprare i dischetti 45 e 33 giri più fascicolo nonografico della Storia della Musica dei Fratelli, volume dedicato jazz, uscite settimanali in edicola, quando correva l'anno 1964.
Questi dischetti divulgativi, qualcuno magari li snobbava pure.., mi aprirono tutto un mondo di meraviglie musicale, e in modo più "organico", nonostante la non esaustività delle proposte a fronte dell'esteso e complesso paesaggio musicale afroamericano. Le più importanti basi però c'erano.., si trattava di approfondire e completare le conoscenze a parte, in proprio, cosa che feci. 
Con 13 uscite, la prima dedicata al "jazz delle origini", l'ultima al "jazz di protesta" ovvero al free degli anni '60,
imparai ad orizzontarmi nella storia del jazz, a conoscerlo meglio, dalle prime fortunose registrazioni di musica "sincopata" fatte su campo dagli etnomusicisti, fino alle "avventure" rivoluzionarie del fre jazz che mantenevano stretti legali con tali origini, con le proprie radici, con la tradizione mai rinnegata.

Devo dire che questo 13mo disco, il più "ostico" di tutti, sulla carta.., lo gustai senza particolari problemi.., anzi.., i 4 brani "free" che formavano il dischetto, tra cui uno dello stesso Eric Dolphy, mi eccitarono in modo particolare anche perchè in essi mi sembrava riconoscere qualcosa delle musiche "atonali", d'avanguardia, del '900 di diretta emanazione della tradizione musicale "classica".

 

Mi si schiudeva nelle orecchie e davanti agli occhi nuovi mondi musicali magici, sconosciuti, tutti da scoprire...

 

Potrei condividere il branno di Dolphy che mi colpì particolarmente.., con la musica ci si capisce più di quanto non ci si possa capire con le parole... In questo brano ci sono le origini, la tradizione, lo swing, il bop.., tutto quanto venne dopo... Miss Ann... un free "moderato", per così dire... (viene considerato erroneamente un brano "Last Date" ma non è l'ultima seduta di registrazione o concerto di Dolphy molto prossimi al giorno della sua morte).

 


 

 

E poi c'era l'altro brano "contrappuntistico" che sentivo essere una lancinante, dolente e gemente "richiesta" e "offerta" di amore universale:  You don't know what love is , un celebre e frequentatissimo "standard" del jazz, dall'album URGE di Ted Curson, tromba,  con Booker Ervin, sax tenore... due "mingusiani" di ferro, strepitosi anche qui, trasfugurato in pura, graffiante poesia ... (ho segnato il punto di inizio del brano.., ma è un disco, come quello di Dolphy, da bere avidamente dall'inizio alla fine)

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-177895
Condividi su altri siti

1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

URGE di Ted Curson, tromba,  con Booker Ervin, sax tenore... due "mingusiani" di ferro, strepitosi anche qui, trasfugurato in pura, graffiante poesia ... (ho segnato il punto di inizio del brano.., ma è un disco, come quello di Dolphy, da bere avidamente dall'inizio alla fine)

È veramente bello e pieno dei valori che citi nel definire quello che ami.

 

Ne approfitto per citare un:altra interpretazione di You don't know what love Is di John Scofield che gronda blues da tutti i pori...

Ciao 

D.

  • Melius 1
Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-178027
Condividi su altri siti

analogico_09

@damiano Molto bella questa interpretazione del grande John Schofield, l'ultimo "bianco" in blues della terra... 😉 

 

 

"You don't know what love Is" per me è uno degli "standar" più belli del jazz che in molti hanno interpretato ciascuno secondo la propria sensibilità musicale, poetica.

 

Splendida Nina Simone.., abiamo con lei anche le "parole"...

 

 

 

Violini a parte... anche lei "Lady Day" ...
 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/1001-jazz/page/26/#findComment-178051
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora



  • Badge Recenti

    • Reputazione
      PL-L1000
      PL-L1000 ha ottenuto un badge
      Reputazione
    • Membro Attivo
      simo15
      simo15 ha ottenuto un badge
      Membro Attivo
    • Ottimi Contenuti
      Paky33
      Paky33 ha ottenuto un badge
      Ottimi Contenuti
    • Membro Attivo
      Oscar
      Oscar ha ottenuto un badge
      Membro Attivo
    • Badge del Vinile Verde
      jackreacher
      jackreacher ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Verde
  • Notizie

  • KnuKonceptz

    Kord Ultra Flex speakers cable

    Rame OFC 294 fili 12 AWG

    61dl-KzQaFL._SL1200_.jpg

  • 50 Diffusori significativi degli anni ‘70

    1. 1. Quali tra questi diffusori degli anni '70 ritieni più significativi?


      • Acoustic Research AR-10π
      • Acoustic Research AR-9
      • Allison One
      • B&W DM6
      • BBC LS3/5a
      • Dahlquist DQ10
      • Decibel 360 Modus
      • ESS AM-T 1B
      • IMF TLS 80
      • JBL L300 Summit
      • Jensen Model 15 Serenata
      • KEF 105 Reference
      • Linn Isobarik
      • Magnepan Magneplanar SMG
      • Magnepan Magneplanar Tympani 1
      • Philips RH545 MFB Studio
      • RCF BR40 & BR55
      • Snell Type A
      • Technics SB-10000
      • Yamaha NS-1000M

×
×
  • Crea Nuovo...