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Jazz!


analogico_09
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16 minuti fa, max56 ha scritto:

ma 500 euro/dollari minimo minimo per un paio di occhiali da sole

Da The Jazz World:

"Quando la famiglia di MILES DAVIS è venuta da noi con l'idea, non potevamo crederci", ha detto il proprietario di Vinylize Zack Tipton nel comunicato stampa. "Lo slogan del nostro marchio Vinylize è "Indossa la musica", poiché le cornici sono fatte con dischi in vinile. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto con i musicisti. Innumerevoli star internazionali indossano i nostri occhiali. Miles Davis è anche un'icona in termini di moda il cui stile possiamo solo reinterpretare con il dovuto rispetto. Miles ha indossato la cornice che ci ha ispirato nel 1958. Newport, come le nostre cornici in generale, è un'edizione limitata. Solo 200 cornici sono realizzate. » Che potrebbe in parte rappresentare il prezzo elevato di 695 dollari. I modelli che prendono il nome da Dave Brubeck, Dexter Gordon, Duke Ellington, Max Roach e Charles Mingus vanno per un po' meno.

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@naimtante belle parole ( non quello che dici tu ) quelle che riporta l'articolo ,guarda proprio stamattina dopo colazione ho guardato 15 minuti di TV e sul 5 facevano un programma che mi sembra si chiami "x-style" ...parlavano di moda : ecco , non ti dico con che termini e/o come definivano/parlavano di moda e dei capi di abbigliamento ......"romantico e selvaggio"...moda "connect-online"...."ibrido ma reale".....queste sono solo alcune chemi vengono in mente, ma ne hanno sparate di più grosse....

quindi gli occhiali che"ci raccontano" che son fatti con i vinili o con la pelle dell'orso in estinzione....non ci credo più, parole parole , per un costo ingiustificato.

ah se dopo uno vuole comprarli ....libero di far che vuole

PS tornando in tema , altro che occhiali, con il prezzo degli occhiali ( non di Miles davis ma degli altri) tu pensa che 3/4 anni fa ho comprato tutta la raccolta in vinile Jazz De Agostini ( quasi tutta sigillata) , quelli son stati 500 euro spesi bene per 100 vinili Doc ....altro che occhiali da marketing

 

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48 minuti fa, max56 ha scritto:

per un paio di occhiali da sole perchè erano come quelli del tal dei tali  ????

Ma cosi il carisma e sintomatico mistero aumentano in modo proporzionale, che dico, in rapporto di scala (modale) crescente!

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analogico_09

Non vorrei apparire antipatico o bacchettone.., queste faccende gossippare trattabili altrove sarebbero pure curiose ma non c'entrano nulla col jazz con il carattere di questo topic dedicato al jazz, alla musica jazz e non al merciandaise del jazze. 👋

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18 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Non vorrei apparire antipatico o bacchettone.., queste faccende gossippare trattabili altrove sarebbero pure curiose ma non c'entrano nulla col jazz con il carattere di questo topic dedicato al jazz, alla musica jazz e non al merciandaise del jazze

oh yes , infatti ho scritto OT per la  faccenda  "occhiali da sole"   e restando in tema del 3D ho scritto che con quel prezzo "io mi son fatto l'intera raccolta JAZZ De Agostini" 👍🙂👍🙂

PS magnifica e ottimamente registrata( la raccolta Jazz De Agostini) , le altre raccolte non sono ben registrate come questa.

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22 ore fa, ansonico ha scritto:

Segnalo la ristampa, ormai risalente a qualche mese, di questo ottimo, molto bello disco hard bop, nulla di 'esotico', del 1968.

https://mrbongo.bandcamp.com/album/yakhal-inkomo-2

Ritorno a questa segnalazione, fatta di corsa, rimandandola ancora rischiavo di non farla più.

Come ho detto nulla di esotico, perché si tratta del tipico suono ritrovabile in innumerevoli dischi afroamericani anni '60; è però stato registrato da musicisti sud africani a Johannesburg.

Sino a poco tempo fa ignoravo l'esistenza di questo disco.   Winston Monwabisi "Mankunku" Ngozi, il sassofonista titolare del lp, nato nel 1943, in epoca apartheid scelse di rimanere nel suo paese, poche incisioni a suo nome tra cui questa, la prima e più famosa.

Un disco suonato egregiamente, quattro pezzi in tutto, due di "Mankunku", sul primo lato, il soul/jazz della title track ed un tipico brano alla Shorter dei dischi Blue Note, dal titolo inequivocabile, per partenza ed arrivo di ispirazione: Dedication (to Daddy Trane and Brother Shorter).

Sul secondo lato due cover, un brano di Horace Silver, Doodlin', ed uno di Coltrane, Bessie's Blues.

Poco altro da aggiungere, da ascoltare.

 

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BEST-GROOVE
Il 26/2/2022 at 20:00, ansonico ha scritto:

Disco meraviglioso!


ovviamente è questione di gusti e tutte le segnalazioni sono meritevoli di attenzione, l'ho ascoltato ma purtroppo con tutta la buona volontà l'ho trovato tremendamente atroce non essendo il tipo di jazz che prediligo a differenza di Yakhal' Inkomo segnalato più su il quale dopo averlo ascoltato in streaming l'ho acquistato.

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ansonico

@BEST-GROOVE

😊

Ti capisco e proprio per quanto dici riguardo al disco di Cecil Taylor, un classico nel suo genere, mi sono limitato ad un pensiero a voce alta.

È un tipo di musica che va macinata, ascoltata a piccole dosi ed elaborata.

 

Di recente sono stati ristampati alcuni titoli del catalogo anni '60 della Blue Note slegati dal classico suono della label.
Mi riferisco in particolare ad Out to Lunch di Eric Dolphy, un disco senza etichetta, per la cui definizione mi rifaccio a Wikipedia: "Uno dei cardini delle avanguardie jazzistiche degli anni '60" e non solo, aggiungo io.

Mi sono reso conto che chi non conosce il disco, fagocitato dalle leggi di mercato gli si approccia guardando alla bontà della ristampa del momento, al suo costo, senza avere ancora realmente un buon rapporto con ciò che è importante, la musica offerta con quel disco.

È invece giusto ciò che dici; dovremmo sempre arrivare ad un disco (ed al relativo eventuale acquisto) in funzione del valore soggettivo che diamo in prima persona all'artista ed alla musica che ci offre, non della bontà o economicità del supporto.

Non so se sono chiaro, è un discorso generale che riguarda l'unione di tanti piaceri: l'ascolto della musica, la collezione, la ricerca di un buon suono, etc.

Per "Mankunku" il discorso è diverso, un classico di certo non è, se messo a confronto diretto con i dischi di 'papà Coltrane' e 'fratello Shorter' si individuano subito i suoi limiti, però è un ascolto piacevole e di fruizione più immediata.


 

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analogico_09
20 ore fa, BEST-GROOVE ha scritto:

ovviamente è questione di gusti e tutte le segnalazioni sono meritevoli di attenzione, l'ho ascoltato ma purtroppo con tutta la buona volontà l'ho trovato tremendamente atroce non essendo il tipo di jazz che prediligo

 

 

Però se dici di non prediligere il free jazz ti credo che poi non ti piace un disco capitale, uno dei più significativi manifesti del "genere", come quello di Cecyl Taylor circondato da sei muscisti di straordinaria caratura. Provo a sintetizzare ora.., avevo scritto un post per dire qualcosa del genere pasticciando.., ho cancellato, infine mi sono dimenticato di riscrivere.
In ongi caso l'aggettivo "atroce" esprime bene il concetto, potrebbe anche rappresentare il segno di una tua inconfessata forla di "masochismo... scherzo naturalmente!   😄

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analogico_09
38 minuti fa, ansonico ha scritto:

1 - riguardo al disco di Cecil Taylor, un classico nel suo genere, mi sono limitato ad un pensiero a voce alta. ..... 2 - È un tipo di musica che va macinata, ascoltata a piccole dosi ed elaborata.

 

1 - Abbiamo spesso affrontato il free jazz in lunge discussioni; ho sempre cercato di "difendere" strenuamente il "genere", nel tentativo di smitizzare anche la ricorrente vulgata secondo la quale questa musica è solo rumore, senza capo nè coda, dove ho più volte constatato come chi giudica e disporezza spesso non ha idea di cosa parla...

Interessante il tuo contributo.., stimolerebbe la riflessone ma ho esauruto le "parole" per questo tema... è una guerra persa. 😉

 

2 - Io penso che il free jazz sia un'esperienza musicale che piace o non piace. E' una musica "segreta" che si fa riconoscere subito, al primo ascolto, dall'ascoltatore degno di lei subito, oppure mai più, altri metodi non funzionano e dunque non saranno rose nè spunteranno le violette 😄

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BEST-GROOVE
1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Però se dici di non prediligere il free jazz


infatti, c'ho provato diverse volte ma non mi prende, non riesco ad entrarci, non mi catapulta dentro...non mi mette allegria.

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analogico_09
Il 3/3/2022 at 23:02, BEST-GROOVE ha scritto:

Infatti, c'ho provato diverse volte ma non mi prende, non riesco ad entrarci, non mi catapulta dentro...non mi mette allegria.

 

 

Beh.., difficile trovare l'allegria in una forma di jazz che è poesia del dolore, della rabbia, della protesta.., è più facile imbattersi in quello stato di "Serenity che prelude alla "Joy"..,  l'allegria vera e propria e spensierata è più nel calypso di origine antilliana  il cui semplice tema viene ripreso da Sonny Rollins per le sue vertiginose improvvisazioni...

Poi tutto si potrebbe mescolare insieme.., gioia, serenità, allegria.., anche alternando con nil dolore.., perchè no?.., fa tutto parte della vita, non ci sono i compartimenti stagno nelle umoralità dell'animo umano musicale... 🙂

😉

 


 

 


 

 

 

 



 

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ansonico
Il 3/3/2022 at 21:13, analogico_09 ha scritto:

penso che il free jazz sia un'esperienza musicale che piace o non piace

 

Il 3/3/2022 at 23:02, BEST-GROOVE ha scritto:

non mi mette allegria

La predisposizione, anche caratteriale, ad assimilare un certo tipo di espressione musicale indubbiamente ci deve essere.

Io provo lo stesso tipo di emozione di @BEST-GROOVE con altri generi.

La mia esperienza con il free e l'avanguardia è stata graduale, il mio interesse iniziale è stato nel tempo riempito, rinforzato, anche da fattori extramusicali più o meno strettamente personali che hanno coinvolto tutti i sensi, per usare le parole di @analogico_09 'l'umoralità dell'animo umano'.

Credo che anche vivere socialmente una musica al momento giusto abbia la sua importanza per la sua assimilazione più o meno veloce, soprattutto se quella musica, come il free, è fortemente legata agli eventi storici (i movimenti degli anni '60 e le sue derive degli anni '70).

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Sicuramente il Free Jazz non è una musica facile, personalmente ho provato qualche volta ( Eric Dolphi- Out to Lunch, Max Roach certi CD......) ma non sono riuscito a entrarci in sintonia.

Preferisco tutte le altre forme di musica Jazz dagli anni 50 ad oggi.

Con l'età sono diventato più saggio e mi dispiace non riuscire ad apprezzare questa forma d'arte, come anche altri generi musicali.

D'altro lato mi rendo conto che non tutte le forma d'arte possono entrare in sintonia con me e trasmettermi emozioni, l'importante é restare mentalmente aperti.

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analogico_09
Il 6/3/2022 at 12:11, Look01 ha scritto:

D'altro lato mi rendo conto che non tutte le forma d'arte possono entrare in sintonia con me e trasmettermi emozioni

 

 

Vero, non possiamo forzare lo stato delle cose.., se non c'è intesa non c'è, pazienza, si passa ad altra musica e senza mai aspettarsi che l'arte sia a nostra disposizione per farci provare "goisticamente" le emozioni, consapevoli del fatto che siamo noi che dobbiamo umilmente provare ad entrare in sintonia con l'arte, non l'arte - la musica o la pittura, ecc - con noi 😄 😉

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analogico_09
Il 5/3/2022 at 03:24, ansonico ha scritto:

Credo che anche vivere socialmente una musica al momento giusto abbia la sua importanza per la sua assimilazione più o meno veloce, soprattutto se quella musica, come il free, è fortemente legata agli eventi storici (i movimenti degli anni '60 e le sue derive degli anni '70).

 

 

Assolutamente vero. La necessità di vivere la musica in diretta, per poterla merglio comprendere nel suo divenire estetico e sociale, la musica che trae ispirazione, influenza e nutrimento dagli eventi sociali della viva cronaca che diventeranno storia, vale per tutte le musiche, soprattutto per il jazz tutto, non solo per il free-jazz.
A sua volta la musica potrà influenzare il sociale., diventare testimonianza storica, elemento della ricerca, della conoscenza. L'arte risente gli "umori" del vita, delle idealità,della realtà, degli avvenimenti sociali, politici, culturali, socio-economici .., l'arte e la vita sono uniti da un ponte a doppio senso di circolazione.

E' di grande importanza, fattore determinante,  poter vivere la musica, l'arte tutta, mentre la "pellicola" della vita scorre sullo schermo con accompagnamento di una colonna sonora musicale.

Per motivi anagrafici , che ho cercato di rendere anche "elettivi, ho avuto la possibilità di acoltare il jazz dalla fine dei '60 in avanti, il grande jazz dei grandi musicisti oramai quasi tutti o scomparsi, o troppo avanti negli anni.
Ascoltavo Archie Sheep, Mingus, o Albert Ayler, Ornette Cileman, ecc,  mentre leggevo delle rivolte razziali degli afroamericani... era tutto "osmotico"..., vita e musica. Ho ascoltato l'ultima musica "free" (è solo un'etichetta...) di Coltrane nello stesso anno della sua morte.., quando era ancora idealmente, poeticamente, psichicamente più che mai vivo...

La percezione degli "umori" della vita trasferitisi nella musica che scandiva a sua volta il divenire esistenziale degli afroamericani, mi aiutavano ad assimilare e a capire - entro certi limiti ero solo un insignificante "cūlus bianco" -,  il senso della musica "nera", il "free" quale rappresentazione dell''istanza sociale, politica,culturale, antropologica e razziale, non solo estetica.

Posso capire che le nuove generazioni a cui viene a mancare il determinante aspetto esperenziale, l'esperienza il più possibile diretta, considerino il fre-jazz una musica da mal di pancia.., cosa anche vicina ad essere vera, in un certo qual modo.., quella musica voleva disturbare gli establishment bianchi razzisti nella digestione.., gli impresari e i padroni del mondo dello spettacolo musicale che miravano alla cassetta, facendo i soldi fruttando le musiche "negre" rivisitate e svilite.., la stessa cosa che fece Charlie Parker tra i '40 e ' '50 e gli altri boppers che rivoluzionarono il jazz per traghettarlo nella modernità, per renderlo inaccessibile ai bianchi della cosiddetta "era dello swing" inane, onanistica, mistificatrice di quello che era l'autentico spirito dell'arte musicale afroamenricana, del "popolo del blues"...

 

Il free jazz è la voce dell'anima. E' il pianto, il grido, un manifesto  dell'amore e della libertà,

 

 

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