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34 minuti fa, Coltr@ne ha scritto:

Pendenza?

LR24.....ma come scritto ho buttato una misurata di Dirac al volo, giusto per dare un senso provvisorio. E non sembra male nemmeno all'orecchio. 

Fra l'altro voialtri ne sapete assai più di me. 

Appena riesco a dedicare un paio d'ore o più cerco di sistemare.

Però che differenza su certi brani.......

Mi sembra quasi di avere esagerato......

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7 ore fa, Nacchero ha scritto:

sembra quasi di avere esagerato

Non è esagerato il sub, ma le regolazioni. 

I picchi potrebbero ambientali potrebbero portarti i bassi con presenza a lungo nel tempo. In base a dove ti trovi nella stanza la situazione cambia.

Come dissi post sopra sono stato in ascolto mesi per gestire i livelli.

Parti con una linearità sui 75db della risposta a aumenta in modo progressivo di soli 2 3 db i bassi sono ai 25hz.

Così come ora sei anche a più 6 db e non corretti nei picchi.

Ascolta un mese così, poi pian pianino aumenta di 1 o 2 db progressivo dai 200 si 25hz.

Anche un solo db può essere molto al nostro orecchio, andare diretto di 5 6 db come te sei ora non è da tutti.

Da me in 24mq ho 4x30cm ed 1x46, non è troppo se regoli bene in modo naturale. Chiaro che se sei fuori di anche solo 2 db saranno troppi. In 19mq ho 2x38cm sui 20hz....

Credimi che il singolo db ed il.singolo picco non curato sarà importante.

Nulla di che, se è troppo, metti tutto diritto a 75db la risposta ed una volta a settimana aumenta di mezzo db a salire dai 200hz.

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32 minuti fa, Coltr@ne ha scritto:

Quella con Dirac mi accontenterebbe, mi accontento gia con rew a segare i picchi, bravo uaglione

Fondamentalmente non ho fatto niente, ha fatto tutto Dirac.

Ah, a proposito, non so cos'è successo ma dove a 62hz (più o meno)nella  c'è il buco, è apparso poi un picco e non mi spiego perché e non son riuscito a spianarlo, ma ci sono stato poco. 

@Dubleu Dirac mi ha proposto una curva che parte da +4,5db e scende a -1,5db. Ho provato a fare degli interventi coi control point direttamente sulla target ma ho ottenuto poco al momento. Un po' ho raddrizzato sui 130. Invece quel buco fra 200 e 300 c'è sempre.

A dicembre era così 

IMG-20251206-WA0015.thumb.jpeg.0dcf447a83b9776a5a484c245ccfa6f5.jpeg

 

Ora faccio una domanda stupida ma una risposta mi servirebbe davvero.

Se ottenessi questa curva qua, col sub nuovo, sentirei allo stesso modo di quando avevo il Tzero? Immagino di no, altrimenti prenderlo forse non sarebbe stato utile.

La differenza che sento adesso è un suono più energico sui passaggi spinti e sugli attacchi decisi delle chitarre, ad esempio. La cassa di una batteria che ti arriva allo stomaco è più materiale.

Si vede si qualche grafico tutto ciò?

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@Coltr@ne più tardi lo leggo con calma. Adesso prendo il ragazzo e mi faccio un giro, approfittando del ponte e conseguente giornata libera.🙂

Al di là di questo scritto che sicuramente mi sarà utile, non so se mi sono spiegato bene. Ovvio che fra un cono da 6" e 100w e uno da 10" ci 500w ci sono 3 ci devono essere differenze. Chiedevo proprio per mia ignoranza se questi 2, collegati allo stesso impianto, arrivando alla stessa Rif, producessero anche lo stesso risultato. E mi aspetterei di no, vista la differenza. Quindi, sempre nella mia ignoranza (e giuro che è genuina perché non so niente davvero) mi chiedo se ci siamo dati per verificare ciò. 

 

A dopo 

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14 minuti fa, Nacchero ha scritto:

Chiedevo proprio per mia ignoranza se questi 2, collegati allo stesso impianto, arrivando alla stessa Rif, producessero anche lo stesso risultato

Prendi i tuoi due totem, il destro e il sinistro non hanno rif uguale, te ne accorgi? Te ne frega? La rif in ambiente ci serve non sia tormentata, che nasconde al cervello ben di più di quel che si vede. Rilassati e godi

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39 minuti fa, Coltr@ne ha scritto:

Prendi i tuoi due totem, il destro e il sinistro non hanno rif uguale, te ne accorgi? Te ne frega? La rif in ambiente ci serve non sia tormentata, che nasconde al cervello ben di più di quel che si vede. Rilassati e godi

Le mie poi......😃 Quando misurerò ti farò vedere come stanno messe. 😬

Quindi la maggior pienezza che sento nel suono adesso non ci azzecca con la Rif.

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3 minuti fa, Nacchero ha scritto:

Quindi la maggior pienezza che sento nel suono adesso non ci azzecca con la Rif.

Dovrei capire cosa intendi con "pienezza", se le nuove son più estese la rif centra eccome, se riempi meglio i buchi la rif centra eccome, la rif che intendi comprende l'ambiente se cambiano i due apporti la rif centra eccome. Se cambiano le distorsioni servono altre misure, nei picchi musicali la gestione diversa si vedrebbe da altre misure.

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1 ora fa, Nacchero ha scritto:

Ora faccio una domanda stupida ma una risposta mi servirebbe davvero.

Se ottenessi questa curva qua, col sub nuovo, sentirei allo stesso modo di quando avevo il Tzero? Immagino di no, altrimenti prenderlo forse non sarebbe stato utile.

La differenza che sento adesso è un suono più energico sui passaggi spinti e sugli attacchi decisi delle chitarre, ad esempio. La cassa di una batteria che ti arriva allo stomaco è più materiale.

col sub in genere, ma anche con altro, ciò che ti colpisce e ti piace al primo colpo, verrà poi ridimensionato con gli ascolti successivi e sarai (giustamente) portato a ritarare ed aggiustare il tiro verso il tuo optimum.

Tendenzialmente la RIF del sistema complessivo (sistema+stanza) dovrebbe avere una leggera pendenza verso il basso al salire della frequenza, e per fortuna l'hardware ed il software a tua disposizione ti aiuta tantissimo a livellare in queata direzione. Rispetto al REL, credo che ciò che ti serve non è tanto il maggiore SPL ma la maggiore estensione in basso.

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Hai un sub migliore, non sei abituato ai bassi, tutto li e non hai solo 2db di tortuosità nella rif.

Metti 

2 ore fa, Nacchero ha scritto:

+4,5db

Più 2 e tira diritto

Ascolta per un po' di giorni e poi se serve alza.

Il rel non si muoveva abbastanza e spostava ben meno aria.

Ti stai domandando perché un Ferrari un prima marcia a 30km orari non sia diverso di un Panda alla stessa velocità.

La velocità è la stessa, non il modo di vivere la vettura, la ripresa etc etc.

Sposti molta più aria velocemente, sii delicato e preciso e pian pianino otterrai un risultato migliore.

Con il rel un picco, un buco, una reazione meno precisa con meno aria in movimento non dava noie.

Parlo io che per il piacere di ascolto ho regolato i miei tweeter per 6 mesi a prove di resistenze per una lotta di 0,2db a somma di canali.

Ho 3 tipi di sub diversi, arrivo sui 25 anche meno su tutti e tre e le regolazioni anche se fino sono diverse.

Più grandi i sub più fini le regolazioni, nulla più.

La domanda perché non suona uguale, è come dire che a parità di rif tutti i diffusori suonino uguale, un sub a parità di rif suina uguale?

A questo punto un ampli di da 70watt o da 3000 farebbe muovere lo stesso cono uguale?

Il tipo di woofer, membrana, magnete, carico, volume a parità Rif suonerà uguale? 

No di certo.

Regola finemente per cominciare e stai più basso di rif sul sub. Se lo metti a zero vedrai che non sarà troppo.

Più 4,5db sono solo 4,5 volte più watt impiegati rispetto il resto, ben più del doppio della pressione sonora quando l'orecchio si infastidisce se allenato o meglio nota un 0,2db...

Se parti a Rif diritta e non tormentata e alzi di 0,2 0,5 db a settimana in poco più di un paio di mesi arrivi ben più alto..

Hai più forza anche in frequenza di incrocio, magari misura solo il sub e vedi se ha senso togliere con correzione manuale lavoro sopra la frequenza di taglio.

Nel mio su ad esempio taglio a 48db sui 33hz mi pare ma ho un modo in stanza sui 47hz che si fa sentire. Ho applicato un calo di 10db circa al sub sui 47hz, anche se era ben fuori zona di lavoro e da rif compariva poco misurato in stereo o non compariva nulla si faceva sentire. 

Magari hai carichi dai 80hz a salire che sporcano il suono.

Controlla la misura del sub da solo, e correggi finemente tutto. 

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2 ore fa, Coltr@ne ha scritto:

Percepire l’impercettibile

2 novembre 2011 Galileo

di Mario Bon

 

L’ apparato uditivo (nel seguito a.u.) una volta stimolato, fornisce comunque una risposta (percezione uditiva) che può essere giusta, sbagliata, incerta, confusa o inventata. L’a.u. cerca di svolgere il proprio compito nel minor tempo e con il minor sforzo possibile. In pratica è uno scansafatiche precipitoso.

L’apparato uditivo, sostanzialmente, sente quello che vuole sentire.

Fatevene una ragione.

 

Se fosse vero tutto quello che si dice, non sarebbe necessario investire migliaia di euro per acquistare un impianto stereo: basterebbe andare in un centro commerciale, comprare una coppia di diffusori acustici amplificati per PC (Manhattan modello 150200, 2 vie bass reflex amplificati, 80 euro) e quindi dotarsi di quella particolare ciabatta, cambiare il cavo di alimentazione, girare la spina nella presa, mettere un foglio blu sotto al vaso di fiori, spostare gli oggetti dentro i cassetti, cospargere il pavimento di petali di rosa, disporre sassolini sopra e davanti ai diffusori acustici, ….. secondo alcuni, ognuno di questi espedienti, comporta drammatici miglioramenti (“impossibili” da non percepire) alla qualità del suono riprodotto aumentando la spazialità, il dettaglio, il “nero infrastrutturale”, dinamica, ecc. ecc. . Aumenta di qua e aumenta di là, alla fine la riproduzione diventa perfetta. Poi, spostando qualche sassolino, migliora ulteriormente….. Ma cosa succede quando, all’insaputa dell’ignaro audiofilo, qualche avventato sposta gli oggetti dentro ai cassetti? e se una corrente d’aria sposta i petali di rosa? e se i sassolini non sono stati raccolti lungo le rive del Gange ma in un campo dove un tempo c’era un cimitero Maya con annessa maledizione? sono domande drammatiche.

 

Una delle questioni che tormenta le notti insonni degli audiofili , riguarda la udibilità di qualsiasi variazione apportata all’ impianto stereo. Tali variazioni possono essere macroscopiche (sostituzione dei diffusori) o microscopiche quali la nascita di un nuovo acaro tra le fibre del tappeto o delle tende.

 

Diciamo subito che:

 

Affinché la variazione di una qualità sonora (attributo) possa essere giudicata percepibile, lo deve essere per almeno il 71% di una popolazione formata da individui dall’udito perfetto. Per la psicoacustica l’individuo medio non è “mezzo sordo” ma possiede “udito perfetto”.

(Un eventuale individuo con super-poteri acustici rientrerebbe nel 71%)

 

Ad ogni quantità monodimensionale corrisponde una soglia minima di udibilità (al di sotto della quale non si sente) e una soglia differenziale di percezione che misura la minima variazione percepibile. Per esempio un suono diventa percepibile quando supera il livello di 20 micro Pascal a 1000 Hz ( 0 Phon, soglia di udibilità). La minima variazione di livello SPL diventa percepibile quando supera 0.5 dB (secondo alcuni e ancor meno secondo altri: dipende dalla banda passante sulla quale avviene questa variazione e dal particolare “suono” utilizzato).

 

Ciò non esclude che un individuo possa percepire un enorme aumento di profondità della scena acustica perché ha posto un sassolino davanti ad un diffusore ma, probabilmente, è l’unico a goderne. Quello che non deve accadere, e che purtroppo accade, è che la percezione di un singolo individuo venga elevata a standard di percezione per tutta la popolazione.

 

Piccola digressione:

Poniamoci una domanda: il tempo di riverberazione è definito come il tempo che impiega il campo riverberato per attenuarsi di 60 dB. Perché questa definizione non è cambiata negli ultimi 100 anni (anche se sono disponibili strumentazioni con 130 dB di rapporto segnale/rumore)? l nostro apparato uditivo ha dei limiti e, pochi secondi dopo una esposizione ad un suono con livello di X dB, un suono a X-60 dB non è udibile (ipoacusia temporanea). E’ ben vero che la dinamica dell’apparato uditivo è di 120-130 dB (dalla soglia di udibilità fino alla soglia del dolore) ma, per apprezzare un suono a 0 dB (20 micro Pascal di Pressione) si deve rimanere immersi nel silenzio per almeno 15-30 minuti in modo che la soglia di percezione si porti al suo massimo (l’orecchio ripristina l’amplificazione massima di circa 30 dB).

Questo per dire che le soglie di percezione (assolute e differenziali) dipendono dalle condizioni ambientali contingenti. L’apparato uditivo è un sistema dotato di memoria e ogni percezione è condizionata dalle percezioni precedenti e condiziona le percezioni successive. Questo va tenuto presente.

(fine della digressione)

 

Ripercorriamo brevemente la strada del suono dal timpano al cervello:

 

Trasformazione acustico meccanica

La variazione di pressione (stimolo) mette in moto il timpano e una serie di “leve” meccaniche (catena degli ossicini) che, alla fine, portano il moto alla membrana basilare ed alle cellule ciliate nell’organo del Corti.

 

Trasformazione meccanico elettrica

Le cellule ciliate trasformano lo stimolo meccanico in treni di impulsi elettrici che vengono incanalati nel nervo acustico (sensazione). Più precisamente vengono discriminate circa 1500 frequenze diverse. Di queste due terzi coprono l’estensione della tastiera del pianoforte e solo un terzo le frequenze oltre 4000 Hz. Ne segue che sulle ultime due ottave l’a.u. è sensibile ma non selettivo. Alle basse frequenza invece l’a.u. è poco selettivo e poco sensibile. L’ a.u. è specializzato nella percezione della voce (gamma media) e in tale range di frequenze è sensibile e selettivo. Le cellule ciliate producono impulsi elettrici che hanno sempre la stessa forma ed in numero proporzionale all’intensità (fino ad un massimo di 150 impulsi al secondo).

 

Trasmissione elettrica

Il nervo acustico trasmette i segnali a diverse zone del cervello dove vengono elaborati. Per prima cosa il cervello decide se il “messaggio sonoro” contiene un segnale di pericolo (se è il caso viene prodotta adrenalina in quantità). Questo è un possibile meccanismo che produce “emozione collegata alla dinamica” (ma questa è una mia supposizione da prendere con le pinze).

 

Elaborazione – Processo di percezione

La sorgente viene localizzata e il messaggio viene interpretato diversamente a seconda si tratti di musica, parola o rumore. Il cervello riconosce il timbro confrontandolo con i pattern memorizzati e lo memorizza a sua volta.

A questo punto percepiamo il suono in forma conscia.

Nel frattempo una quantità di impulsi nervosi, circa 20 volte superiore a quelli pervenuti al cervello, viene inviata dal cervello alle cellule ciliate esterne per modificare lo stimolo percepito.

 

Ricapitolando per quanto riguarda sensibilità e selettività:

Basse < 100 Hz circa): L’udito è Non Selettivo e Non Sensibile Medie (voce) : L’udito è Selettivo , Selettivo Alte (> 4000 Hz): L’udito è Non Selettivo, Sensibile

 

(*) il fatto che l’a.u. non sia sensibile sotto i 100 Hz si deduce dalle curve di loudness e non vuol dire “che non si sentono” ma che si sentono “meno” delle frequenza medie a parità di livello SPL. Dire che l’a.u. non è selettivo significa che fatica o non riesce a determinare la frequenza con precisione.

 

Finalmente il risultato della elaborazione viene percepito dall’individuo come “suono”. Il suono è il risultato del processo di percezione che avviene nel cervello.

 

Per quanto possa dispiacere ai patiti “dell’analogico senza controreazione”, l’apparato uditivo è un sistema che converte una variazione di pressione (analogica) sul timpano in un treno di impulsi (segnale elettrico digitale). Il sistema è dotato di (almeno) tre anelli di retroazione negativa di cui due eseguono un controllo automatico del guadagno (tipo AGC) ed il terzo (gestito direttamente dal cervello) ne fa di tutti i colori e tra queste sopprimere gli echi di uno specifico suono nell’intervallo di integrazione.

Il sistema di retroazione dell’ a.u. utilizza almeno tre “dispositivi”:

 

- il muscolo stapedio (collegato alla staffa – retroazione meccanica)

- il muscolo tensore del timpano (collegato al martello – retroazione meccanica)

- le cellule ciliate esterne (nell’organo del Corti – retroazione elettrica).

 

Il “suono” che udiamo ci appare oggettivo, perché è quello che “sentiamo”, ma è soggettivo perché la sensazione cambia da individuo a individuo (per cause anatomiche) e la percezione cambia da individuo a individuo in base alle esperienze pregresse, cultura, stato psicofisico contingente, ecc.. Ciò avviene anche, banalmente, a causa della natura fermionica dei corpi solidi: due individui non possono trovarsi nello stesso posto nello stesso istante. Ciascuno di noi assiste allo stesso evento (un concerto) da punti di ascolto diversi ed è sottoposto a stimoli oggettivamente diversi. Una delle difficoltà dell’audiofilo sta nell’accettare la relatività delle percezioni: si tende a dare alle proprie percezioni un valore assoluto che non hanno e, peggio ancora, le si vorrebbe imporre anche agli altri. Nel tentativo di ottenere questo risultato si amplificano sfumature impercettibili (o inesistenti) descrivendole con superlativi assolutamente fuori luogo. Si dovrebbero, per cominciare, moderare i termini del linguaggio. Una sfumatura è una sfumatura non un cambiamento epocale.

 

Un microfono trasforma una variazione di pressione in una tensione elettrica ad essa proporzionale. La parte dell’ a.u. simile al microfono finisce con la catena degli ossicini. E’ interessante notare che il cervello non riceve nulla che somigli all’andamento della pressione sonora (analogica) che ha eccitato il timpano: riceve una serie di segnali digitali (treni di impulsi). La sensazione uditiva è determinata dalla combinazione di molti fattori che agiscono contemporaneamente nel tempo.

 

La formazione della percezione uditiva è una operazione olistica (gestalt) condizionata dallo “stato” fisico, psicofisico e culturale del soggetto e dell’ambiente che lo circonda.

 

Tra i fenomeni che determinano lo stato del soggetto citiamo i pregiudizi e la memoria delle percezioni pregresse. La memorizzazione delle percezioni pregresse è un processo continuo quindi lo “stato” del soggetto muta continuamente nel tempo.

 

Può succedere che, anche ascoltando lo stesso brano due volte di seguito, si abbia l’impressione di percepire delle differenze. La causa può essere meramente “meccanica”: se stiamo mangiando le patate fritte il tensore del timpano interviene per ridurre la sensibilità rispetto al rumore della masticazione e noi diventiamo “un po’ più sordi” anche a tutto il resto quindi non sentiamo più la musica allo stesso modo. Se ci soffiamo il naso muta la pressione tra il cavo faringeo e l’orecchio medio. Ne segue che non si devono magiare le patatine fritte e tanto meno soffiare il naso quando si ascolta musica.

Anche a parità di condizioni al contorno, lo stato psico-fisico di chi ascolta muta continuamente nel tempo. Infatti:

 

- il grado di attenzione posto nell’ascolto non è costante (e anche difficilmente controllabile).

- l’ascolto critico continuato porta a concentrarsi su aspetti diversi del fenomeno sonoro ottenendone percezioni diverse.

- ogni ascolto modifica la memoria precedente del fenomeno e quindi la sua percezione successiva (che sulla memoria è basata).

- la fatica da ascolto aumenta nel tempo e interferisce con l’ascolto critico.

- altre cose ancora…

 

Ci sono anche variazioni strettamente fisiche: una persona produce 0,1-2,1 kg di vapore ogni ora. La presenza di più persone in un ambiente chiuso altera il grado di umidità dell’aria e, con essa, le condizioni di propagazione del suono. Lo stesso vale per la temperatura dell’ambiente e dei dispositivi (basta pensare al riscaldamento causato dagli amplificatori a valvole e alla compressione termica per gli altoparlanti). Ascoltare la musica da soli o in compagnia non è la stessa cosa.

Riassumendo, nel tempo, si osservano variazioni sia fisiche (ambienti, nei dispositivi) che psico-fisiche del soggetto: è normale mutino anche le percezioni. A questo punto si potrà obiettare che si tratta di variazioni minime… saranno anche minime ma sicuramente fisicamente più rilevanti di quelle prodotte da un cartoncino blu posto sotto ad un vaso da fiori (magari per un ascolto al buio).

 

Ascolto Critico

Sia data la registrazione di una conversazione (per esempio una normale intercettazione telefonica). Ad un primo ascolto la conversazione appare non completamente intelligibile. Allora la stessa registrazione viene riascoltata più volte fino a comprenderne tutto il contenuto. Durante questa operazione il cervello sfodera tutte le sue risorse (ascolto critico, completamento automatico, completamento euristico, interpretazione dal contesto, ecc.). Una volta “decriptata”, riascoltando la stessa registrazione inizialmente non intelligibile, questa sarà immediatamente riconosciuta perché il suo contenuto è stato memorizzato: il suono è collegato al messaggio e il cervello “salta” direttamente al contenuto del messaggio memorizzato (manco lo scolta più).

Vogliamo imparare un assolo di chitarra di Jimi Hendrix. In questo caso si devono riconoscere tutte le note eseguite per poi rieseguirle con la chitarra (possibilmente una Fender Stratocaster). La procedura è la stessa: l’assolo viene riascoltato più volte e, ad ogni ascolto, si scopre qualche cosa di nuovo. Alla fine sentiamo distintamente tutte le note che non potevamo riconoscere al primo ascolto. L’assolo è stato memorizzato e non “suonerà” mai più come la prima volta che lo abbiamo sentito. Probabilmente, dopo averlo ascoltato decine di volte, ci verrà a noia.

In questi processi l’attività di analisi dei suoni operata dal cervello, la memoria e l’ ascolto critico sono determinanti ed è evidente come la memoria del fenomeno ne modifichi la percezione successiva.

 

Quando confrontiamo due cavi di segnale facciamo la stessa cosa: ascoltiamo ripetutamente lo stesso brano o lo stesso frammento musicale e ogni ascolto modifica l’ascolto successivo. Se la differenza è superiore alla soglia differenziale di percezione (per un qualche attributo) la differenza “sonora” percepita è oggettiva. Quando le differenze sono al di sotto della soglia differenziale di percezione, l’attesa di sentire una differenza, o un pregiudizio, può indurre a percepire anche le differenze che non ci sono. Quando le differenze sono troppo piccole o non ci sono, l’apparato uditivo, se ne ha motivo, è perfettamente in grado di inventarsele. Dato che non possiamo distinguere le due situazioni, l’unico modo per venirne fuori è utilizzare sia l’ascolto che le misure.

 

Gli strumenti di misura

Gli strumenti di misura sono molto più sensibili e precisi dell’orecchio. Una delle caratteristiche delle misure è la ripetibilità. I microfoni hanno un range dinamico lineare superiore, distorcono molto meno e la risposta in frequenza è più ampia, piatta e indipendente dal livello SPL. L’organo del Corti analizza circa 1500 frequenze ogni 50-100 millisecondi (intervallo di integrazione). L’ analizzatore di spettro FFT “analizza” segmenti temporali anche di decine di minuti con una risoluzione in frequenza migliaia di volte superiore.

Stando così le cose, se l’orecchio rileva qualche differenza, a maggior ragione dovrebbero poterlo fare gli strumenti di misura (con le procedure adeguate e spesso le procedure non sono adeguate). Se lo strumento di misura non rileva differenze si deve concludere che queste non ci sono anche se si sentono. Uno strumento, correttamente utilizzato, non si inventa nulla, l’apparato uditivo si.

 

Ciò non significa che le misure siano esaustive: le misure si fanno su una grandezza (attributo) per volta, la formazione della percezione sonora è un processo olistico. Le misure producono dati riassunti in grafici e tabelle, l’ascolto può essere sintetizzato in “mi piace/non mi piace”.

Per stabilire la corrispondenza tra risultati delle misure e qualità del suono riprodotto si dovrebbero elaborare i risultati delle misure in senso olistico come farebbe il cervello (inserendo anche gli elementi caratteristici di diverse popolazioni di audiofili). Attualmente possiamo solo misurare gli attributi del suono e confrontarli con quello che sappiamo sulle soglie della percezione dei diversi attributi.

 

Ciò non toglie che il progettista di diffusori acustici non sia in grado di progettare un sistema “ben suonante” anche senza eseguire alcuna prova di ascolto: dipende dai mezzi che ha a disposizione. Per esempio basta realizzare un diffusore secondo i criteri elaborati da Toole: il risultato è sicuramente un ottimo diffusore (anche se non il migliore in assoluto per tutti come del resto avviene sempre).

 

Differenze Oggettive e Soggettive

Dopo un’ora di ascolto a livelli SPL anche normali (tipo qualche Watt RMS) la risposta dei diffusori acustici non è la stessa rispetto a quando l’ascolto è iniziato. La temperatura degli altoparlanti è aumentata (anche nei magneti), il ferrofluido (se c’è) ha viscosità minore, i componenti del filtro cross-over non hanno più gli stessi valori. Tanto per fare un esempio: una variazione di 15° della temperatura della bobina mobile di un altoparlante comporta una variazione di SPL superiore a 0.5 dB (udibile). La temperatura della bobina mobile di un altoparlante può raggiungere allegramente i 100°.

 

Dove non si misurano differenze oggettive restano le differenze soggettive che vanno ricondotte alle mutate condizioni del soggetto: la differenza (nel suono) non c’è ma il soggetto percepisce un suono diverso perché le “sue” condizioni sono mutate (quindi le variazioni percepite sono la misura delle mutate condizioni del soggetto).

 

Nel rapporto stimolo-soggetto-percezione la percezione cambia se cambia lo stimolo, se cambia il soggetto o se cambia l’ambiente (influendo sul soggetto).

 

Si tenga presente che solo il 5% degli impulsi nervosi va dall’orecchio al cervello mentre il 95% degli impulsi nervosi vanno dal cervello all’orecchio e modificano la sensazione su indicazione (inconscia) del cervello. Si dice che il cervello “scarti” oltre il 99% delle informazioni sonore che riceve per concentrarsi solo su quello che “vuole” sentire. In sostanza sentiamo quello che il cervello vuole farci sentire (se vogliamo, anche inconsciamente, sentire una differenza la sentiremo anche se non c’è).

 

Confronti a distanza di tempo:

La memorizzazione di un fenomeno è un processo dinamico (cambia nel tempo). Prendiamo una conversazione: nell’immediato siamo in grado di ripetere le frasi pronunciate dal nostro interlocutore ma a distanza di tempo potremo ricordare il tono della conversazione, l’argomento, una sintesi del contenuto. Nel tempo i dettagli vengono perduti e rimangono gli “attributi”. Esistono più livelli di memorizzazione: con il tempo i dettagli vanno persi, aumenta il livello di sintesi e alla fine restano solo gli attributi. Questa è una necessità: la capacità di memorizzazione del cervello è limitata quindi i ricordi “meno usati” vengono prima sintetizzati e poi anche cancellati.

 

Per realizzare “l’economia di pensiero” il cervello tende alla “unità di trattazione” organizzando i ricordi in categorie (o attributi).

(Prof. Villi : Corso di Metodi Matematici per la Fisica – Istituto G. Galilei – Università di Padova)

 

Trascorso un certo periodo di tempo da quando abbiamo assistito ad un concerto. possiamo aver dimenticato tutto ma ancora ricordare che il concerto era bellissimo. Ad un evento come un concerto resta collegato solo un attributo: “bellissimo”. E’ dimostrato che, quando incontriamo una persona sovrappeso a distanza di tempo, ci sembra più magra: questo avviene perché la sua siluette è stata memorizzata come “sovrappeso” e non con i dettagli delle sue dimensioni reali.

 

I confronti di “qualità sonora” basati sulla memoria (a distanza di tempo) non sono affidabili perché, come tutti i fenomeni, anche il suono viene memorizzato per attributi: possiamo ricordare che il suono del tal diffusore era magnifico ma in realtà non ricordiamo altro che questo. Quando si fanno dei confronti, specie per valutare la qualità della 

Andrebbe stampato e appeso al muro.  Mon mi stancherei mai di leggere Bon. A me non da fastidio, anzi, ma sono certo che a molti faccia venire un po di incubi...

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