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Solidarietà e uguaglianza


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6 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

@senek65 Mi mancano i ragazzi ...

Sopra ho postato l'immagine di un libro di Hobsbawm, "L'età della rivoluzione" (fortemente consigliato).

L'ho riletto recentemente perché ho pensato ad una analogia tra la dissoluzione dei diritti consuetudinari dei regimi liberali, la reazione a questa dei contadini dell'epoca e i comportamenti di chi sta subendo nei nostri giorni il mutamento della struttura economica della socetà. 

Citazione: "L'applicazione del liberalismo alla terra fu insomma una specie di silenzioso bombardamento che distrusse la struttura sociale in cui il contadino era sempre vissuto e al suo posto non lasciò che i ricchi: una solitudine che si chiamava libertà.

Era quindi più che naturale che i contadini poveri, o addirittura tutta la popolazione rurale, si opponessero con tutte le loro forze, ed era più che naturale che lo facessero in nome dell'antichissimo ideale consuetudinario di una società stabile e giusta, cioè in nome della Chiesa e del legittimo sovrano."

Anche oggi è la popolazione rurale che vota per partiti dichiaratamente illiberali. Ciò che è cambiato, e radicalmente, è che gli stessi che oggi votano per i movimenti illiberali valutano il mondo con i criteri dell'individualismo liberale, ma senza alcuna fiducia nella razionalità e nel progresso.

 

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33 minuti fa, Savgal ha scritto:

ed era più che naturale che lo facessero in nome dell'antichissimo ideale consuetudinario di una società stabile e giusta, cioè in nome della Chiesa e del legittimo sovrano

Stabile direi di sì, giusta fa morire dal ridere, della nostalgia non ne parliamo.

Confondere poi i piani di un eventuale shock del momento con le conquiste sociali avvenute in seguito grazie allo sviluppo economico conseguente, mi pare davvero troppo.

Lo vorrei conosce quel contadino che vorrebbe tornare alla falce e al rastrello in legno visibili ormai solo nei musei contadini.

Ohi, io li ho conosciuti quelli che aravano ancora con Ro il bue che stava destra e Bunì quello che stava a sinistra.

E conosco i loro figli, e nipoti, lasciamo perdere ogni possibile confronto.

 

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5 minuti fa, audio2 ha scritto:

in sintesi solidarietà e uguaglianza li diamo al gatto ? direi che per come funziona ora abbastana di si.

Siamo alla romanrica nostalgia per la plebe, povera, rozza, ignorante, ma pura e non contaminata dal liberismo.

Gente che non chiedeva nulla perché per generazioni non aveva avuto nessuna speranza che nulla gli fosse concesso.

Che poi per molti luoghi il tutto è rimasto immutato fino a pochi decenni fa.

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Adesso, audio2 ha scritto:

da quello che vedo in giro secondo me oggi non si merita niente nessuno, intendo oltre il dovuto.

Su questo non metto lingua.

Però chiediti in quale partito militava l'autore del libro.

Indovina un po', un piccolo aiuto, vi è rimasto iscritto fino al 1991.

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1 ora fa, nullo ha scritto:

Stabile direi di sì, giusta fa morire dal ridere, della nostalgia non ne parliamo.

Naturalmente il testo postato da Sav non si interpreta letteralmente, ma si cerca di intuire che lo studioso ha rappresentato esattamente alcuni aspetti della cultura della classe contadina dei tempi.

1 ora fa, nullo ha scritto:

onfondere poi i piani di un eventuale shock del momento con le conquiste sociali avvenute in seguito grazie allo sviluppo economico

Anche qui, la possibile confusione è molteplice. Le conquiste avvenute "grazie allo sviluppo economico" dimenticano la parte conflittuale che è stata necessaria, sia sotto il profilo sociosindacale, sia spiccatamente politico dopo i rivolgimenti del primo conflitto mondiale.

1 ora fa, nullo ha scritto:

Siamo alla romanrica nostalgia per la plebe, povera, rozza, ignorante,

Ma dove lo si ricava?

1 ora fa, nullo ha scritto:

Gente che non chiedeva nulla perché per generazioni non aveva avuto nessuna speranza che nulla gli fosse concesso.

Un po' per questo, e più, come detto prima, per quel fatto culturale che ratificava l'assetto ereditato della società.

 

La classe contadina, che non esiste più, non si può inquadrare romanticamente. Ancor meno romantici sono i discendenti.

Altruismo ed egoismo li vedo personalmente distribuiti con equità tra le persone di diversa condizione sociale.

Spesso i più egoisti li trovi tra i fortunati che hanno salito qualche scalino in termini di proprietà e benessere.

Lo dico con cognizione di causa, avendo avuto uno studio nella bassa padana, in zona agricola, con il minuto neoquasiarricchito che si scannava con ferocia indicibile verso i pari.

Effetti della fame atavica metabolizzata nel dna.

Con questi, parlare di solidarietà ed uguaglianza è come parlare di caviale seduti al bar con un cinghiale.

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44 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:
1 ora fa, nullo ha scritto:

Stabile direi di sì, giusta fa morire dal ridere, della nostalgia non ne parliamo.

Naturalmente il testo postato da Sav non si interpreta letteralmente, ma si cerca di intuire che lo studioso ha rappresentato esattamente alcuni aspetti della cultura della classe contadina dei tempi

Ma certo, mica non si capisce. Ma torniamo di nuovo a fotograre un istante nel corso della storia invece di mettere attenzione sul film intero.

Inoltre l'autore vede il tutto col un filtro ideologico non proprio neutro e che gli stato contestato da pìù un altro studioso.

È talmente palese che l'ho capito da quei passaggi e ne ho trovato subito conferma.

Non lo trovi curioso?

E non è la prima volta peraltro, è successo ancora con altri libri ed altri passaggi. Bias di conferma?

Vedi tu.

Ps aggiungo, non dimentico la parte conflittuale che comunque non ha interessato milioni di persone che si sono affrancate dalla povertà senza dover affatto confliggere proprio grazie al progresso e il liberismo.

 

 

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