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Diffusori dal suono "Live"...un pregio o un difetto ?


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Inviato

Ci si deve approssimare al volume reale altrimenti c'è poco semso.

Giannimorandi
Inviato
6 minuti fa, Dufay ha scritto:

Ci si deve approssimare al volume reale altrimenti c'è poco semso.

Al volume reale in mezzo alla platea,  non in prima fila o tanto meno al posto del direttore d'orchestra 

Inviato
2 minuti fa, Giannimorandi ha scritto:

Al volume reale in mezzo alla platea,  non in prima fila o tanto meno al posto del direttore d'orchestra 

Essendo un piano solo.

Nelle prime file .

Si chiama musica da camera per un motivo 

 

Inviato
10 ore fa, Dufay ha scritto:

Ah altro disco dal suono live che avevo già consigliato.

Mica basta il mini diffusore e il volume vista la dinamica realistica mica può essere uno stormir di foglie

Screenshot_2026-10-06-11-31-29-905_com.aspiro.tidal.jpg

Lo ascolterò appena ho tempo, poi dipende "che" mini diffusore, in quanti mq, e a che distanza di ascolto.

Le ProAc DB3 / DB1 mica sono come delle Davis Eva.

:classic_smile:

Inviato
3 ore fa, Dufay ha scritto:

Essendo un piano solo.

Nelle prime file .

Si chiama musica da camera per un motivo

 

Il “volume reale” non esiste in astratto: dipende sempre da ambiente, distanza e posizione d’ascolto. Un pianoforte solo ascoltato a tre metri, a dieci metri o da metà sala non produce la stessa esperienza sonora, pur restando lo stesso evento musicale.

Anche il richiamo alla “musica da camera” va preso con cautela. Storicamente il termine nasce perché questo repertorio era destinato a piccoli organici e ambienti privati o raccolti, come camere e saloni aristocratici, non perché esistesse una distanza d’ascolto obbligatoria o un determinato SPL corretto.

Con Mozart, per esempio, molta musica strumentale e cameristica veniva eseguita in ambienti relativamente piccoli, ma anche lo strumento era molto diverso: il fortepiano dell’epoca aveva potenza, sostegno, attacco e proiezione ben differenti da un moderno pianoforte da concerto.

Con Chopin il salotto resta importantissimo, soprattutto a Parigi, ma già convivono ambienti privati e sale pubbliche. Con Liszt la scala cambia ancora: nasce il recital pianistico moderno e il pianoforte entra stabilmente in sale molto più grandi, davanti a pubblici di centinaia o migliaia di persone.

E nel tempo sono state costruite anche vere sale da musica da camera con capacità notevoli: non necessariamente salottini da poche decine di posti, ma anche sale da circa mille spettatori o più. Quindi l’equazione “pianoforte solo = prime file perché è musica da camera” è storicamente troppo semplice e molto debole, dettate solo da preferenze personali magari per valorizzare il proprio impianto.

Per questo, quando si parla di “volume reale”, bisognerebbe sempre specificare: reale dove? a quale distanza? in quale sala? con quale acustica? Non esiste un unico SPL universale della musica dal vivo, nemmeno per un pianoforte solo.

 

PS: Con Liszt e con lo sviluppo del concerto pubblico cambia anche lo strumento stesso. Il pianoforte moderno non è semplicemente un fortepiano più evoluto: viene progressivamente progettato anche per sviluppare maggiore potenza, sustain e capacità di proiezione, proprio perché deve funzionare in sale sempre più grandi e, nel concerto, confrontarsi con orchestre sempre più ampie (non per rompere i timpani alle persone sedute nelle prime file)

 

  • Thanks 1
ilmisuratore
Inviato
5 minuti fa, Titian ha scritto:

 

Il “volume reale” non esiste in astratto: dipende sempre da ambiente, distanza e posizione d’ascolto. Un pianoforte solo ascoltato a tre metri, a dieci metri o da metà sala non produce la stessa esperienza sonora, pur restando lo stesso evento musicale.

Anche il richiamo alla “musica da camera” va preso con cautela. Storicamente il termine nasce perché questo repertorio era destinato a piccoli organici e ambienti privati o raccolti, come camere e saloni aristocratici, non perché esistesse una distanza d’ascolto obbligatoria o un determinato SPL corretto.

Con Mozart, per esempio, molta musica strumentale e cameristica veniva eseguita in ambienti relativamente piccoli, ma anche lo strumento era molto diverso: il fortepiano dell’epoca aveva potenza, sostegno, attacco e proiezione ben differenti da un moderno pianoforte da concerto.

Con Chopin il salotto resta importantissimo, soprattutto a Parigi, ma già convivono ambienti privati e sale pubbliche. Con Liszt la scala cambia ancora: nasce il recital pianistico moderno e il pianoforte entra stabilmente in sale molto più grandi, davanti a pubblici di centinaia o migliaia di persone.

E nel tempo sono state costruite anche vere sale da musica da camera con capacità notevoli: non necessariamente salottini da poche decine di posti, ma anche sale da circa mille spettatori o più. Quindi l’equazione “pianoforte solo = prime file perché è musica da camera” è storicamente troppo semplice e molto debole, dettate solo da preferenze personali magari per valorizzare il proprio impianto.

Per questo, quando si parla di “volume reale”, bisognerebbe sempre specificare: reale dove? a quale distanza? in quale sala? con quale acustica? Non esiste un unico SPL universale della musica dal vivo, nemmeno per un pianoforte solo.

 

Nel post ho sottolineato "percettivamente" congruo...ma tale percezione di esserlo non viene data soltanto dalla SPL dello strumento, bensi dalle caratteristiche ambientali della ripresa

E' come se si riuscisse a capire a quale distanza è stato ripreso, dunque da qui l'adeguamento del corretto volume, che non spaccherà il capello...ma, sempre percettivamente, potrà creare un illusione maggiormente credibile

Inviato
9 ore fa, ilmisuratore ha scritto:

Nel post ho sottolineato "percettivamente" congruo...ma tale percezione di esserlo non viene data soltanto dalla SPL dello strumento, bensi dalle caratteristiche ambientali della ripresa

il mio discorso era in un altro contesto e non si riferiva ad affermazioni tue

Inviato
9 ore fa, Titian ha scritto:

 

Il “volume reale” non esiste in astratto: dipende sempre da ambiente, distanza e posizione d’ascolto. Un pianoforte solo ascoltato a tre metri, a dieci metri o da metà sala non produce la stessa esperienza sonora, pur restando lo stesso evento musicale.

Anche il richiamo alla “musica da camera” va preso con cautela. Storicamente il termine nasce perché questo repertorio era destinato a piccoli organici e ambienti privati o raccolti, come camere e saloni aristocratici, non perché esistesse una distanza d’ascolto obbligatoria o un determinato SPL corretto.

Con Mozart, per esempio, molta musica strumentale e cameristica veniva eseguita in ambienti relativamente piccoli, ma anche lo strumento era molto diverso: il fortepiano dell’epoca aveva potenza, sostegno, attacco e proiezione ben differenti da un moderno pianoforte da concerto.

Con Chopin il salotto resta importantissimo, soprattutto a Parigi, ma già convivono ambienti privati e sale pubbliche. Con Liszt la scala cambia ancora: nasce il recital pianistico moderno e il pianoforte entra stabilmente in sale molto più grandi, davanti a pubblici di centinaia o migliaia di persone.

E nel tempo sono state costruite anche vere sale da musica da camera con capacità notevoli: non necessariamente salottini da poche decine di posti, ma anche sale da circa mille spettatori o più. Quindi l’equazione “pianoforte solo = prime file perché è musica da camera” è storicamente troppo semplice e molto debole, dettate solo da preferenze personali magari per valorizzare il proprio impianto.

Per questo, quando si parla di “volume reale”, bisognerebbe sempre specificare: reale dove? a quale distanza? in quale sala? con quale acustica? Non esiste un unico SPL universale della musica dal vivo, nemmeno per un pianoforte solo.

 

PS: Con Liszt e con lo sviluppo del concerto pubblico cambia anche lo strumento stesso. Il pianoforte moderno non è semplicemente un fortepiano più evoluto: viene progressivamente progettato anche per sviluppare maggiore potenza, sustain e capacità di proiezione, proprio perché deve funzionare in sale sempre più grandi e, nel concerto, confrontarsi con orchestre sempre più ampie (non per rompere i timpani alle persone sedute nelle prime file)

 

Si parla di situazioni medie.

Non cominciamo a sottilizzare che poi questi si sentono autorizzati ad ascoltare il pianoforte dal foyer

 

Inviato
18 minuti fa, Dufay ha scritto:

Si parla di situazioni medie.

“Situazione media” va bene, ma allora bisognerebbe spiegare media di che cosa e calcolata come. Altrimenti non è una media: è solo un riferimento personale non dichiarato.

Inviato
5 minuti fa, Titian ha scritto:

“Situazione media” va bene, ma allora bisognerebbe spiegare media di che cosa e calcolata come. Altrimenti non è una media: è solo un riferimento personale non dichiarato.

Si semplifica .

Se c'è un piano solo o pochi strumenti cerca di metterti vicino.

Cioè non a 30 metri ma a 5.

Più persone ci sono e che suonano e più è il caso di allontanarsi per sentire l'insieme.

Inviato
16 minuti fa, Dufay ha scritto:

Si semplifica .

Se c'è un piano solo o pochi strumenti cerca di metterti vicino.

Cioè non a 30 metri ma a 5.

Più persone ci sono e che suonano e più è il caso di allontanarsi per sentire l'insieme.

 

In linea di massima, più grande è la sorgente sonora, più una certa distanza può favorire l’integrazione spaziale dell’insieme. Con una grande orchestra, per esempio, allontanarsi può aiutare a percepire meglio la fusione tra le sezioni e il rapporto complessivo con la sala. Ma non esiste una distanza musicalmente corretta determinata semplicemente dal numero degli esecutori: dipende dalla sala, dall’acustica, dagli strumenti, dal repertorio e anche da ciò che si vuole ascoltare.

Nel caso specifico, però, tu parlavi di pianoforte solo e di prime file. Ed è proprio qui che non vedo una regola generale. Il pianoforte moderno da concerto si è sviluppato anche per avere maggiore potenza, sustain e capacità di proiezione in sale molto più grandi rispetto a quelle del fortepiano settecentesco. Non è stato costruito per essere ascoltato necessariamente da pochi metri e tantomeno per rompere i timpani a chi siede nelle prime file ma per mantenere presenza e intelligibilità anche a distanza.

Altro discorso può valere per strumenti con caratteristiche di emissione e proiezione molto diverse, come chitarra, arpa o altri strumenti relativamente meno potenti e più direzionali, dove una distanza più ravvicinata può effettivamente cambiare molto la quantità e il tipo di informazione percepita.

Quindi il principio generale può avere senso, ma “piano solo = prime file” resta una semplificazione personale (e non ho problemi se tu preferisci quelle posizioni), non una regola musicale o acustica.

 

  • Thanks 1
Erik il Rosso
Inviato
10 ore fa, ilmisuratore ha scritto:

bensi dalle caratteristiche ambientali della ripresa

E' come se si riuscisse a capire a quale distanza è stato ripreso, dunque da qui l'adeguamento del corretto volume

Concordo, e in registrazioni e produzioni corrette la distanza ideale e conseguente volume è ragionevolmente identificabile così da consentire un volume adeguato, senza dubbio. Ciò sia in considerazione dei dettagli degli strumenti percepiti, ma per me soprattutto delle informazioni e riverberi ambientali che, insieme, consentono di capire l’ambiente ove è stata collocata in sede di master la registrazione e la conseguente distanza d’ascolto. Ribadisco che per me trattasi comunque di ambiente fittizio. Credo che a volte si cerchi di riproporre quello reale di esecuzione, in altre venga artificialmente creato, ricostruito o simulato con gli infiniti effetti a disposizione.

@Titian per me nell’ascolto non dobbiamo cercar di ricreare un preciso evento reale, ma goderci ove possibile solo la corrispondenza del riprodotto ad una possibile riproduzione reale magari in un ambiente immaginario o che riusciamo noi a ricreare. Anche più soddisfacente come approccio.

bic196060
Inviato

Mi sembra che per molti "live" voglia dire "volume alto".

  • Melius 1
Inviato
14 ore fa, Giannimorandi ha scritto:

Al volume reale in mezzo alla platea,  non in prima fila o tanto meno al posto del direttore d'orchestra 

Ma che stai a di 

Inviato
8 minuti fa, bic196060 ha scritto:

Mi sembra che per molti "live" voglia dire "volume alto".

Il volume giusto che è quello degli strumenti non amplificati alla distanza giusta...

Poi certa musica va ascoltata necessariamente a volume molto alto altrimenti è come degustare un salume vegano 

 

Screenshot_2026-10-07-10-43-01-305_com.aspiro.tidal.jpg

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