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Bi-Amplificazione con ampli in classe D: nuova esperienza istruttiva …


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@Bunker Infatti è la somma delle esperienze che funziona da parametro per avvicinarsi a un sistema audio in grado di rispondere con fedeltà alle diverse registrazioni. Che poi a loro volta si avvicinano o meno all'evento reale.

Detto così sembra banale, ma spesso qualche sistema audio si perde per strada. Musica da camera, hip-hop, melodramma, rock, jazz, folk; e infine organo da chiesa e pianoforte (terribili banchi di prova): l'impianto deve cavarsela bene con tutto.

Da Wagner a Satie; da Coleman Hawkins a Nathan Milstein: cascano parecchi asini.

Inoltre valgono i rapporti di scala, diciamo così. Una buona cuffia attaccata a un receiver vintage può suonare bene e meglio di un impianto da milioni di euro. Un boombox di qualità ascoltato da vicino può fare la barba a diverse soluzioni audiofile. Perciò le variabili sono tante; non darei la palma a una tipologia sola di amplificazione su tutte le altre. 

  • Thanks 1

Uscirono interessanti articoli con tanto di prove varie, sulla biamplificazione passiva , nei numeri di Suono 435 ( dicembre 2009), 477 e altri, prove con recensioni entusiastiche di ampli di primo prezzo che pare facessero incrementi prestazionali non indifferenti quando usati in biamplificazione passiva orizzontale. Forse erano dei Denon usati assieme a delle Indiana Line , ma fecero prove anche con componenti più costosi. Ho gli articoli ma non nella casa dove sono adesso purtroppo

Qui un parere di segno contrario : https://www.renatogiussani.it/la-multiamplificazione-passiva/

28 minuti fa, Luca44 ha scritto:

Chi meglio di Giussani poteva in modo impeccabile e tecnicamente ineccepibile spiegare i miti e le realtà fisiche legati al bi-amping passivo e al bi-wiring....

  • Melius 2

Mario Bon

un sistema multiamplificato (per esempio a tre vie) il segnale che "esce" dalla sorgente (lettore CD, giradischi, ecc.) entra in un cross-over elettronico (attivo) che provvede a dividere il segnale in bande (per esempio bassi, medi, acuti). Ciascuna banda viene poi indirizzata ad un amplificatore cui è collegato un altoparlante specializzato (woofer per i bassi, midrange per i medi e tweeter per gli acuti).

Vediamo i vantaggi di questo sistema.

Il vantaggio subito evidente è l'eliminazione del cross-over passivo per gli altoparlanti. Questo significa annullare le perdite resistive e qualsiasi forma di distorsione causata da resistenze, condensatori e induttanze in base al principio "meno roba c'è e meglio è". Già questo è un vantaggio significativo.

Per quanto riguarda l'amplificatore al posto di uno che lavora su tre decadi (da 20 a 20000 Hz) ne abbiamo tre che lavorano ciascuno su una singola decade (per es. 20-200, 200_2k e 2k-20k Hz). Il primo vantaggio è che si possono utilizzare amplificatori di potenza minore o avere una maggiore riserva di potenza.

Ma il vantaggio maggiore riguarda la distorsione ed in particolare la distorsione di intermodulazione.

La distorsione di intermodulazione dipende da tre fattori: l'ampiezza dello stimolo, la sua forma nel tempo ed il suo contenuto spettrale. E' noto infatti che, a fronte dello stesso spettro, un segnale può avere forme nel tempo molto diverse. Con lo spettro di un rumore rosa (modificando solo le relazioni di fase) si può ottenere un impulso o uno sweep logaritmico. Ai fini della distorsione di forma è importante l'ampiezza dello stimolo, ai fini della distorsione di intermodulazione è importante lo spettro. Nel sistema multiamplificato, avendo diviso la banda in tre parti (diciamo A, B e C) le frequenze presenti nella banda A non possono "intermodulare" con le frequenze presenti nelle bande B e C (e altrettanto per le bande B e C) quindi la probabilità che si manifesti distorsione per intermodulazione diminuisce di molto.

In oltre, se un amplificatore dovesse clippare (per esempio quello dei bassi) l'amplificatore dei medi e degli acuti potrebbero continuare a funzionare regolarmente e la percezione della distorsione sarebbe sicuramente meglio tollerata. Ultimo, ma non ultimo, il carico. La mancanza del filtro cross-over fa si che solo l'amplificatore collegato al woofer veda un carico con componenti reattive importanti (dovute al picco di risonanza del woofer stesso). L'amplificatore collegato al midrange e quello collegato al tweeeter, nella loro banda di funzionamento, vedono come carico una resistenza con in serie una modesta componente induttiva. Gli amplificatori a stato solido non temono questo tipo di carico ed hanno quindi un motivo in più per funzionare meglio (o non hanno motivi per funzionare "male").

 

Riassumendo:

- eliminazione del cross-over passivo (ogni altoparlante vede un fattore di smorzamento alto)

- tre amplificatori di potenza limitata anziché uno di "grande" potenza

- minore distorsione di intermodulazione

- almeno 2 ampli su tre funzionano su carichi "facili" (quindi meglio)

- anche se un amplificatore clippa l'effetto è meno percepibile.

 

Quindi la distorsione non solo diminuisce in valore assoluto ma diventa anche meno percepibile e maggiormente tollerabile.

Uno degli errori che frequentemente vengono fatti nel comporre i sistemi multiamplificati è quello di adottare amplificatori di potenza alta per le vie basse e potenza minore per le vie alte. Se si guarda solo alla distribuzione energetica del programma musicale è facile cadere in questo tranello. Il realtà il fattore di cresta risulta più basso per la via bassa ma molto più elevato per le vie alte. L'altro errore è quello di pensare di poter impiegare amplificatori di qualità inferiore confidando nella riduzione della distorsione garantita da questo sistema.

 

Per concludere potenzialmente un sistema multiamplificato suona meglio di un sistema "passivo" ma bisogna poi vedere come viene realizzato nella pratica a cominciare dal cross-over elettronico (che dovrebbe essere analogico).

  • Melius 1
  • Thanks 1
jakob1965
6 ore fa, Bunker ha scritto:

Idem per chi ha un abbonamento alla stagione operistica in piccionaia e chi invece ce lha in prima fila.

 

Vero quello che scrivi - ma almeno un riferimento c'è - se un appassionato conosce bene la musica classica e conosce anche come vien eseguita dal vivo - penso abbia un metro di giudizio più affidabile di un altro appassionato invece di musica elettronica  - chiarisco che vi è ottima musica e che mi piace molto in entrambe le 2 macro-famiglie:

 

equinox di JMJ  ad esempio e la 4 di Brahms - 

 

Da ex frequentatore delle sale da concerto (circa in platea 15 -esima fila)  noto che spesso ascoltiamo a casa più forte rispetto all'evento dal vivo sui valori medi  

 

Se no siamo nel caso dei vini  - anche se l'ornellaia che recentemente ho gustato a mio parere è più buono di un brunello da circa 30 -40 euro a bottiglia  - ma lì ahimé il vero vino come riferimento non c'è

@Coltr@ne I due scritti (Giussani/Bon)  sono le due metà di una stessa mela.

Giussani spiegava che il bi-amping passivo (usare due ampli senza crossover a monte) è quasi inutile perché la tensione di clipping non cambia e si rischia solo di sbilanciare la risposta in frequenza se i due amplificatori non hanno lo stesso identico guadagno.

jakob1965
12 minuti fa, Coltr@ne ha scritto:

Per concludere potenzialmente un sistema multiamplificato suona meglio di un sistema "passivo" ma bisogna poi vedere come viene realizzato nella pratica a cominciare dal cross-over elettronico (che dovrebbe essere analogico).

 

Grazie - direi chiaro e comprensibile 

SimoTocca

Rispondo un po’ a tutti gli interventi fatti sul medesimo punto: la credibilità sonora, cioè la “fedeltà” all’evento dal vivo.

Discorso complesso, basta giustamente pensare a quanto cambia il suono della medesima orchestra in un teatro rispetto ad un altro, o addirittura nello stesso teatro se ci si siede in platea piuttosto che in prima o seconda galleria. Assolutamente d’accordo… ma perdindirina… ho ascoltato Lang Lang all’Auditorium di Roma (bellissima acustica) in posizione un po’ da piccionaia… ma il grancoda che usa di solito Lang Lang si riconosceva perfettamente! Eppure l’ultima volta avevo ascoltato Lang Lang a Parigi, e la penultima a Firenze! Cioè a dire: giusti tutti i ragionamenti, ma esiste un “archetipo” del suono di ciascun strumento naturale suonato dal vivo, in condizioni di acustica assai diverse…(da buone a ottime, poi se l’acustica è pessima sarebbe come riconoscere le colline toscane in una mattinata di nebbia fitta…!) ma ecco, un bel violino si riconosce comunque e dovunque (poi per dire se è uno Stradivari o altro forse sono necessarie alcune condizioni, e forse neppure quelle su è visto in tests a doppio cieco…).

Chi ascolta assiduamente musica, ha ben in mente come “suonano” certi strumenti, anche in posizioni di ascolto diverse. Lo dico perché qualche tempo fa l’Orch Regionale Toscana (ORT) consentiva a 4 abbonati di salire, ogni sera di concerto, sul palco e schierarsi insieme ai musicisti.

Esperienza fatta più e più volte e abbastanza “sconvolgente” rispetto al classico ascolto in platea e galleria. Per escursioni dinamiche, certo, ma anche per come cambia la percezione del suono…

E però…e però.. I violini suonavano “da violini”, con i caratteri che sono abituato ad ascoltare dalla sezione archi. Poi ..vero che gli archi dei Wiener Philharmoniker suonano in maniera più bella e più pregiata di quelli dell’ORT, è verissimo che la Sala d’Oro a Vienna ha una acustica che surclassa decine di volte quella del Teatro Verdi di Firenze…. 
Ma il punto  che la “timbrica generale”, il DNA sonoro, lo riconosci sempre! Se la timbrica di riproduzione è scorretta, tutto viene fuori molto più innaturale.. insomma si sente subito che è sbagliato! 
Non è una medaglia di merito, o un bollino rosso, il fatto di sapere bene come suonano gli strumenti naturali dal vivo. Ma è l’unico modo per evitare di cadere nella MyFi! 
Che nella gran massa di appassionati di HiEnd, soltanto una piccola parte sia anche realmente appassionata di concerti dal vivo (classica e jazz), mi rende ragione di molte sale dal suono “aberrante” che ho ascoltato a Vienna: in molti casi un paio di KEF LS50 da un paio di mila euro surclasserebbe alla grande diffusori da centinaia di migliaia di euro… solo per maggiore “verosimiglianza” alla musica “vera”! Tutto qui…

  • Thanks 1
SimoTocca

E tornando “a bomba” sul tema del mio thread, ribadisco che ci sono cose che si capiscono solo con l’ascolto. Hai voglia a parlare di “effetto Placebo”.. di autosuggestione (che poi… non è forse l’intera nostra vita fatta di suggestioni e autosuggestioni? Non passa forse tutto, tutto quello percepito dai nostri sensi, dal nostro cervello… per cui tutto, e sottolineo tutto, alla fin fine è pura soggettività..!).

Capisco il discorso tecnico di Giussani, ma non lo approvo perché manca il riscontro dell’ascolto “fatto in maniera appassionata-spassionata).

Che poi Giussani fa l’esempio della BiAmp in verticale… forse qualcosa cambia se si fa in orizzontale.

A casa mia cambia parecchio, in meglio, la BiAmp rispetto ad usare solo uno dei due amplificatori identici.

P.S. @Mighty Quinn il discorso “rovinoso” riferito al patron di Meridian, Bob Stuart, e alla sua invenzione MQA è riferito all’intera evoluzione di MQA. Quando venne introdotto, un album “veramente” in MQA suonava molto meglio del corrispondente in CD o in file 16/44.

La comparsa precoce degli album in HiRes originale ha fatto capire che l’album in HiRes è spesso un “pelino” migliore di quello in MQA (roba da poco … e solo per gli album in formato 24/96) e quindi ha “affossato” MQA rendendo il metodo “privo di senso” in quanto già presenti sul mercato e in streaming gli album in HiRes originale,

La cantonata non è stata roba da poco…. ma all’inzio MQA era una genialata…

 

  • Melius 1

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