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Nella riproduzione audio domestica l'influenza dell'ambiente è sopravvalutata


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mozarteum

Quello e’ il rischio. Suoni segaligni, si pensa di togliere la melma (ma quale melma? se un pianoforte scende agli inferi con chiarezza - la Cathedrale Engloutie ottimo banco di provola- dove sara’ sta melma mah) e “pulendo” per eccesso si arriva al dettaglio avulso, alla gragnuola di note timbricamente arida pur di sentire qualche frequenza bassissima che capita ogni morto di papa e non e’ manco sta gran libidine al dunque, in confronto a cio’ che si perde.

 

 

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ilmisuratore
15 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Quello e’ il rischio. Suoni segaligni, si pensa di togliere la melma (ma quale melma? se un pianoforte scende agli inferi con chiarezza - la Cathedrale Engloutie ottimo banco di provola- dove sara’ sta melma mah) e “pulendo” si arriva al dettaglio avulso, alla gragnuola di note, pur di sentire qualche frequenza bassissima che capita ogni morto di papa e non e’ manco sta gran libidine al dunque, in confronto a cio’ che si perde.

 

Non è che alla fine l'acustica agevola la riproduzione dell'organo a canne...certo...lo fa pure, ma è piu facile notarlo ad esempio con un trio di contrabbassi, dove le note si accavallano tutte e ne viene fuori un pastone

Di contro, relativamente al campo diffuso, vedo di buon orecchio le grandi masse corali e in generale tanti strumenti che suonano assieme

Articolazione, intelligibilità, padronanza nei passaggi...un gran bel sentire, e una voglia matta di continuare ad ascoltare senza il benchè minimo cenno di fatica di ascolto (cosa che oltre all'acustica deve anche contribuire l'impianto)

Mighty Quinn
5 ore fa, leonida ha scritto:

non consideri che possa esistere un fenomeno sconosciuto a te ed chiunque altro a qualsiasi livello,e  tale da  poter determinare sostanziali variazioni all'ascolto senza assolutamente alcuna variazioneel segnale digitale,  elettrico ed acustico, e pertanto a parità di vibrazione dell'aria spostata dal trasduttore acustico.

No

Ma considero più vuota di contenuto del vuoto cosmico sebbene e quantunque espressa in assoluta buona fede, la tesi secondo la quale possa esistere un fenomeno sconosciuto a me ed chiunque altro a qualsiasi livello,e  tale da  poter determinare sostanziali variazioni all'ascolto senza assolutamente alcuna variazioneel segnale digitale,  elettrico ed acustico, e pertanto a parità di vibrazione dell'aria spostata dal trasduttore

 

 

  • Melius 2

 

Se il segnale digitale non cambia, il segnale elettrico non cambia, e la vibrazione dell'aria è identica al milionesimo di millimetro :classic_biggrin:, secondo la fisica classica l'evento oggettivo è esattamente lo stesso.

Tuttavia, c'è un elemento cruciale che spesso crea il cortocircuito in questi dibattiti ovvero  l'ascolto non è l'onda sonora. L'onda sonora è il fenomeno fisico,  l'ascolto è l'elaborazione cerebrale di quel fenomeno.

 

  • Thanks 1
Mighty Quinn
14 minuti fa, Elettro ha scritto:

l'ascolto è l'elaborazione cerebrale di quel fenomeno.

Che è un fenomeno fisico 

Mica è magia 

E si sa che è soggetto a ogni tipo di vagarieta'

Per questo è facile dire che sento questo sento quello 

O marketing (se devi vendere), o suggestione (se sei un audiofilo poco misuratorato)

E vai che l' ambiente lo ottimizzi colla pecetta o l' olietto e poi si sente il nero! nero! nero!

Come il carbon!

 

 

  • Haha 1
pietralata

 

Gemini pro,  docet 🙄

 

Ha senso fare questa affermazione?


Nella riproduzione audio domestica l'influenza dell'ambiente è sopravvalutata

 

 

“No, non ha alcun senso. Nel mondo dell'ingegneria acustica e dell'alta fedeltà (Hi-Fi), è riconosciuto all'unanimità l'esatto opposto: l'influenza dell'ambiente nella riproduzione audio è fortemente sottovalutata.

La tua stanza non è un semplice contenitore vuoto, ma agisce come un vero e proprio "equalizzatore fisico" che altera pesantemente il suono prodotto dai diffusori prima che questo arrivi alle tue orecchie.

Ecco perché l'ambiente è considerato il componente più critico di qualsiasi impianto:

Onde stazionarie (Room modes): Nelle classiche stanze domestiche (spesso quadrate o rettangolari piccole), le frequenze più basse rimbalzano tra pareti parallele finendo per annullarsi o esaltarsi a dismisura. Questo fenomeno crea bassi "rimbombanti" o li fa sparire del tutto, a seconda del punto esatto in cui ti siedi. 

Riflessioni primarie: Il suono arriva alle tue orecchie in due modi: direttamente dalla cassa e, una frazione di secondo dopo, rimbalzando su pavimento, pareti e soffitto. Queste riflessioni precoci "sporcano" il messaggio originale, distruggendo la tridimensionalità del suono e la chiarezza delle voci. 

Tempo di riverbero (RT60): Una stanza con troppe superfici dure (grandi vetrate, marmo, pareti spoglie) genererà un'eco eccessiva rendendo il suono tagliente e confuso. Al contrario, una stanza troppo assorbente suonerà chiusa e "morta". Trovare il giusto equilibrio è fondamentale per far "respirare" la musica. 

Il paradosso dell'audiofilo

Molte persone spendono migliaia di euro per cambiare cavi, convertitori DAC o amplificatori sperando di ottenere un suono migliore, ignorando che è la stanza a causare la maggior parte dei problemi acustici.

Un impianto audio entry-level ben posizionato all'interno di un ambiente acusticamente trattato suonerà quasi sempre meglio di un impianto "esoterico" da decine di migliaia di euro piazzato a caso in un salotto spoglio, cubico e pieno di vetrate.

La tecnologia non fa miracoli

Oggi esistono eccellenti software di correzione acustica ambientale (DSP come Dirac Live o Audyssey) integrati in molti amplificatori. Sebbene aiutino moltissimo a correggere i difetti della stanza, non possono violare le leggi della fisica. L'elettronica non può cancellare fisicamente un lungo tempo di riverbero, motivo per cui un minimo di trattamento passivo (come tappeti spessi, tende, mobili o librerie posizionati strategicamente) resta imprescindibile. 

Chi afferma che l'ambiente sia sopravvalutato solitamente ignora i principi basilari dell'acustica o ha un interesse commerciale nel far credere che i problemi sonori si risolvano acquistando hardware sempre più costoso.”


Scusatemi se ho postato una risposta di IA e preciso che non conosco l’autore del thread ma il titolo della discussione mi pare una provocazione e come tale non necessariamente consona ad essere discussa, quantomeno senza qualche ulteriore precisazione in partenza. Personalmente, aggiungerei che quella descritta da gemini, per quanto si possa considerare una regola generale, espressa forse in modo semplicistico, debba contemplare delle fortunate eccezioni e che se si ascolta in nearfield, forse la questione potrebbe essere diversa, certo, al costo di togliere la variabile ambiente, dall’equazione..

 

 

  • Melius 1
jakob1965
16 minuti fa, gobert4 ha scritto:

Sei fuori strada e non di poco…

Terrore tipico audiofilo.

 

credo tu non abbia inteso quello che dice @mozarteum

 

Dai meno etichette :  moz è un musicofilo prima di tutto come anche altri qui - ha nelle orecchie come suonano le sale da concerto e i maggiori teatri europei - le sale di incisione non c'entrano nulla - dai 

1 minuto fa, Coltr@ne ha scritto:

Dipende, un cieco, un sordo e un muto, avranno tre risposte diverse.

 

mah ....   

Mi domando…

Ma quando andate ad ascoltare un concerto da camera o in un teatro…

 

I diffusori mica ci sono…

 

Cos’è che rende così bello e coinvolgente il tutto (eccetto la musica stessa)?

Lo strumento in quell‘ambiente.

Ambiente che non è casuale e che rispetta leggi ben precise, se parliamo di roba buona e non l’evento con il pianista e le candeline.

 

Ora, dovreste sentire, di una registrazione, i close mic piazzati sugli strumenti principali, escludendo gli altri.

Perdete tutto!

Suono asciutto, asettico, troppo diretto…

Cosa manca?

La stanza!

 

Ecco perché le grandi orchestre ad esempio sono piazzate in un teatro coi fiocchi, con una bella tecnica A/B o Decca, Mid/Side, ecc ecc ecc

 

Ma la stanza fa il suono!

Lo stradivari nel cesso dell’albergo è solo un cigolio stridente ed in una stanza anecoica un rantolo.

 

 

  • Melius 1
8 minuti fa, jakob1965 ha scritto:

Dai meno etichette :  moz è un musicofilo prima di tutto come anche altri qui - ha nelle orecchie come suonano le sale da concerto e i maggiori teatri europei - le sale di incisione non c'entrano nulla - dai


Agli Avatar ci registrano anche orchestre con un bel po’ di elementi.

Le sale non c’entrano nulla?

Non ci registrano dischi di tutti i generi?

Le sale di ripresa non rispettano gli stessi criteri dei teatri?

Quando registrano in un teatro non impiegano le stesse tecniche usate in studio?

Non noti niente di simile tra la sala degli Avatar studio ed un teatro?

 

 

 

 

 

 

jakob1965
13 minuti fa, gobert4 ha scritto:

Mi domando…

Ma quando andate ad ascoltare un concerto da camera o in un teatro…

 

Innanzitutto potresti scrivere : quando andiamo in una sala da concerto - non ci sei mai stato tu? Credo di si ...

 

Hai fatto un confronto prima che mi lascia molto perplesso:   una sala di incisione  ricca di strumentisti quindi molteplici sorgenti non puntiformi ammassate dentro  uno spazio limitato: funzione principale  di quella sala è di  raccogliere le info sonore di  tutti e poi fare le cose di cui tu come fonico sei esperto e mi taccio - trovo molto lontano da un punto di vista strutturale e fisico matematico una nostra sala di ascolto: molto più piccole mediamente con sorgenti sonore puntiformi o quasi -- mi sembrano 2 situazioni molto molto diverse e sono ancora più perplesso.   

4 minuti fa, gobert4 ha scritto:

Le sale non c’entrano nulla?

ripeto per me sei fuori strada

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